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	Commenti a: Uno su due non capisce	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Eros Barone		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eros Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jul 2023 15:46:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La sfida educativa posta dalla rivoluzione informatica è stata perduta, ed è stata perduta perché in questo Paese sono completamente mancati, a parte isolate e non influenti eccezioni, un ceto politico ed un ceto intellettuale animati dalla consapevolezza che i problemi linguistici sono, nella loro essenza, problemi che coinvolgono il ‘logos’, il ‘pathos’ e l’‘ethos’ (vale a dire il ragionamento, le emozioni e la moralità), che è quanto dire la formazione dell’identità nazionale e del senso civico. Del pari, si è rinunciato ad esigere dai nostri ragazzi, sul piano dell’impegno nello studio e nella conoscenza, molto di più di quello che è stato loro richiesto, abbassando sempre di più i livelli, i contenuti e la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento. Non è difficile quindi prevedere che nei prossimi decenni, che saranno segnati da enormi tempeste politiche, sociali e militari, e dalla poderosa avanzata di nuove potenze dotate di sistemi educativi di alto livello, ci toccherà pagare un conto assai salato, come Stato nazionale 8se ancora tale sarà), per la regressione linguistica delle nuove generazioni. Basti pensare che le misure indicate a suo tempo in un documento su questo tema sottoscritto da 600 docenti universitari (fra le altre cose, dettato ortografico, riassunto, comprensione del testo, conoscenza del lessico, analisi grammaticale e scrittura a mano, nonché verifiche nazionali periodiche di queste abilità durante gli otto anni del primo ciclo scolastico) rientrano tutte in quello che era il funzionamento ordinario della scuola dell’obbligo, prima che esso fosse investito e scosso, per un verso, dalle mutazioni epocali, e mutilato e distorto, per un altro verso, dalle sciagurate politiche scolastiche di questi ultimi decenni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La sfida educativa posta dalla rivoluzione informatica è stata perduta, ed è stata perduta perché in questo Paese sono completamente mancati, a parte isolate e non influenti eccezioni, un ceto politico ed un ceto intellettuale animati dalla consapevolezza che i problemi linguistici sono, nella loro essenza, problemi che coinvolgono il ‘logos’, il ‘pathos’ e l’‘ethos’ (vale a dire il ragionamento, le emozioni e la moralità), che è quanto dire la formazione dell’identità nazionale e del senso civico. Del pari, si è rinunciato ad esigere dai nostri ragazzi, sul piano dell’impegno nello studio e nella conoscenza, molto di più di quello che è stato loro richiesto, abbassando sempre di più i livelli, i contenuti e la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento. Non è difficile quindi prevedere che nei prossimi decenni, che saranno segnati da enormi tempeste politiche, sociali e militari, e dalla poderosa avanzata di nuove potenze dotate di sistemi educativi di alto livello, ci toccherà pagare un conto assai salato, come Stato nazionale 8se ancora tale sarà), per la regressione linguistica delle nuove generazioni. Basti pensare che le misure indicate a suo tempo in un documento su questo tema sottoscritto da 600 docenti universitari (fra le altre cose, dettato ortografico, riassunto, comprensione del testo, conoscenza del lessico, analisi grammaticale e scrittura a mano, nonché verifiche nazionali periodiche di queste abilità durante gli otto anni del primo ciclo scolastico) rientrano tutte in quello che era il funzionamento ordinario della scuola dell’obbligo, prima che esso fosse investito e scosso, per un verso, dalle mutazioni epocali, e mutilato e distorto, per un altro verso, dalle sciagurate politiche scolastiche di questi ultimi decenni.</p>
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		Di: Giovanna Tripodi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Tripodi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jul 2023 13:34:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[D&#039;accordo.
Ma non sarà opportuno riflettere su quale ruolo di coloro che insegnano per mutare lo stato delle cose?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>D&#8217;accordo.<br />
Ma non sarà opportuno riflettere su quale ruolo di coloro che insegnano per mutare lo stato delle cose?</p>
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