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	Commenti a: Una scomoda verità sulla classe operaia in Occidente	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Mauro Peconi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Peconi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Aug 2024 20:16:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Storia vecchia,già Lenin ne parlo&#039; riguardo agli opportunisti socialdemocratici che flirtavano con la politica coloniale dei loro paesi e non educavano la classe alla solidarietà internazionalista, ma si approfittavano e campavano sulle briciole e i dividendi che arrivavano loro da tale politica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Storia vecchia,già Lenin ne parlo&#8217; riguardo agli opportunisti socialdemocratici che flirtavano con la politica coloniale dei loro paesi e non educavano la classe alla solidarietà internazionalista, ma si approfittavano e campavano sulle briciole e i dividendi che arrivavano loro da tale politica</p>
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		Di: Enea Bontempi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enea Bontempi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Aug 2024 10:22:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nel riproporre l&#039;analisi di Emmanuel e di Bettelheim occorre stare attenti a non alimentare certi equivoci ìnsiti nelle posizioni delle correnti populistiche e sovraniste. Tali equivoci consistono nel ridurre totalmente le contraddizioni politiche e sociali del mondo moderno a quelle tra nazioni. Una siffatta operazione, che oggi si tende a far passare con le teorie sui Brics e sul campo antimperialista, è radicalmente riduttiva ed equivale ad opporre ogni nazione sfruttata, considerata come unità, ad ogni nazione sfruttatrice, considerata come unità, con il risultato, in primo luogo, di definire come antagonistiche fra di loro le rispettive classi oppresse dei due paesi, e, ciò facendo, di favorirne praticamente la divisione e incoraggiare nei paesi sviluppati lotte di tipo nazionalistico anziché di tipo antimperialistico: il nazionalismo dei popoli oppressi è rivoluzionario, ma quello degli oppressori è reazionario. In secondo luogo, il risultato di tale operazione è quello di definire come solidali tra di loro le rispettive classi dominanti e dominate nei due paesi, ignorando le contraddizioni tra oppressi ed oppressori, sfruttati e sfruttatori. Ciò significa non solo favorire la pace sociale, sia entro le metropoli sia entro i paesi satelliti, danneggiando con ciò ideologicamente le lotte di classe interne, ma anche negare l’autonomia del proletariato e delle altre classi lavoratrici entro quei fronti di alleanze (più o meno ampi, a seconda delle situazioni) che pure vanno costituiti, specie nei paesi sottosviluppati, ma sotto l’egemonia politica della classe operaia. Ciò significherebbe, infine, conferire alle classi borghesi antimperialiste o nazionaliste, ma sempre anticomuniste, l’egemonia di questi fronti di alleanze, precludendo al tempo stesso al proletariato industriale dei paesi più sviluppati ogni contributo alla lotta antimperialista. Per contro, a chi, per ultrasinistrismo o per miopia eurocentrica ed operaista, sostiene le posizioni già definite da Lenin dell’“economismo imperialistico” e nega il carattere necessario delle lotte tra nazioni e la validità delle aspirazioni dei popoli alla libertà nazionale, ha già risposto Lenin in tutti i suoi scritti sulla questione nazionale e coloniale. Le aspirazioni nazionali dei popoli sono giuste e devono essere difese dai comunisti di tutto il mondo; non però con un appoggio indiscriminato a tutte le forze nazionali come tali, bensì sostenendo gli elementi più rivoluzionari, risolutamente antimperialisti e comunisti, cioè, in ultima istanza, il proletariato e le masse popolari che si pongono al suo fianco, sotto la sua guida. Chi si oppone ai movimenti di liberazione nazionale, adducendo il loro carattere ‘democratico-borghese’ (come fanno, ad esempio, i gruppi bordighisti del tipo di Lotta Comunista), compie dunque un’operazione ideologica funzionale all’oppressione imperialistica e alla divisione del proletariato mondiale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel riproporre l&#8217;analisi di Emmanuel e di Bettelheim occorre stare attenti a non alimentare certi equivoci ìnsiti nelle posizioni delle correnti populistiche e sovraniste. Tali equivoci consistono nel ridurre totalmente le contraddizioni politiche e sociali del mondo moderno a quelle tra nazioni. Una siffatta operazione, che oggi si tende a far passare con le teorie sui Brics e sul campo antimperialista, è radicalmente riduttiva ed equivale ad opporre ogni nazione sfruttata, considerata come unità, ad ogni nazione sfruttatrice, considerata come unità, con il risultato, in primo luogo, di definire come antagonistiche fra di loro le rispettive classi oppresse dei due paesi, e, ciò facendo, di favorirne praticamente la divisione e incoraggiare nei paesi sviluppati lotte di tipo nazionalistico anziché di tipo antimperialistico: il nazionalismo dei popoli oppressi è rivoluzionario, ma quello degli oppressori è reazionario. In secondo luogo, il risultato di tale operazione è quello di definire come solidali tra di loro le rispettive classi dominanti e dominate nei due paesi, ignorando le contraddizioni tra oppressi ed oppressori, sfruttati e sfruttatori. Ciò significa non solo favorire la pace sociale, sia entro le metropoli sia entro i paesi satelliti, danneggiando con ciò ideologicamente le lotte di classe interne, ma anche negare l’autonomia del proletariato e delle altre classi lavoratrici entro quei fronti di alleanze (più o meno ampi, a seconda delle situazioni) che pure vanno costituiti, specie nei paesi sottosviluppati, ma sotto l’egemonia politica della classe operaia. Ciò significherebbe, infine, conferire alle classi borghesi antimperialiste o nazionaliste, ma sempre anticomuniste, l’egemonia di questi fronti di alleanze, precludendo al tempo stesso al proletariato industriale dei paesi più sviluppati ogni contributo alla lotta antimperialista. Per contro, a chi, per ultrasinistrismo o per miopia eurocentrica ed operaista, sostiene le posizioni già definite da Lenin dell’“economismo imperialistico” e nega il carattere necessario delle lotte tra nazioni e la validità delle aspirazioni dei popoli alla libertà nazionale, ha già risposto Lenin in tutti i suoi scritti sulla questione nazionale e coloniale. Le aspirazioni nazionali dei popoli sono giuste e devono essere difese dai comunisti di tutto il mondo; non però con un appoggio indiscriminato a tutte le forze nazionali come tali, bensì sostenendo gli elementi più rivoluzionari, risolutamente antimperialisti e comunisti, cioè, in ultima istanza, il proletariato e le masse popolari che si pongono al suo fianco, sotto la sua guida. Chi si oppone ai movimenti di liberazione nazionale, adducendo il loro carattere ‘democratico-borghese’ (come fanno, ad esempio, i gruppi bordighisti del tipo di Lotta Comunista), compie dunque un’operazione ideologica funzionale all’oppressione imperialistica e alla divisione del proletariato mondiale.</p>
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