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	Commenti a: Sopravvivere, resistere e vincere. Riflessione sulla Palestina	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Sun, 29 Dec 2024 13:56:35 +0000</lastBuildDate>
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		<title>
		Di: gabriella grasso		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gabriella grasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Dec 2024 13:56:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Saleh afferma: &quot;È significativo che gli artigli di Teheran siano stati tagliati dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad e la sua uscita dalla Siria.&quot; Ma che cosa rappresenta l&#039;Iran nel mondo geopolitico di Saleh? Forse una potenza &quot;araba&quot; con mire espansionistiche?  Che cosa è l&#039;asse della resistenza per questo signore? Che cos&#039;è la stessa resistenza palestinese per questo signore molto premuroso nel difendere il criminale Abu Mazen e il suo ruolo strumento dell&#039;asse del male?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Saleh afferma: &#8220;È significativo che gli artigli di Teheran siano stati tagliati dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad e la sua uscita dalla Siria.&#8221; Ma che cosa rappresenta l&#8217;Iran nel mondo geopolitico di Saleh? Forse una potenza &#8220;araba&#8221; con mire espansionistiche?  Che cosa è l&#8217;asse della resistenza per questo signore? Che cos&#8217;è la stessa resistenza palestinese per questo signore molto premuroso nel difendere il criminale Abu Mazen e il suo ruolo strumento dell&#8217;asse del male?</p>
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		<title>
		Di: Alessio Galluppi		</title>
		<link>https://contropiano.org/interventi/2024/12/27/sopravvivere-resistere-e-vincere-riflessione-sulla-palestina-0178801#comment-263125</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessio Galluppi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Dec 2024 17:26:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“… Nonostante la reazione criminale di Israele che è e sarà sempre di più di estrema violenza, con un altissimo sacrificio di vite umane tra donne e bambini di Gaza, è chiaro che questa offensiva militare Palestinese era inevitabile, proprio per motivi di sopravvivenza dalla pulizia etnica e uccisione di bambini che l’IDF e le truppe di occupazione Israeliane portano avanti quotidianamente e con crescente violenza da tre anni in tutta la West Bank.

Uno stillicidio quotidiano operato con la collaborazione della direzione della ANP (Autorità Nazionale Palestinese), dei paesi Arabi e dell’Arabia Saudita e legittimata dall’Occidente che non può rinunciare al proprio storico avamposto imperialista in Medio Oriente.

Quello che viene definito come “attacco terroristico di Hamas” è una azione di difesa di massa che parte dalla striscia di Gaza – ovvero una vera e propria prigione, un lager a cielo aperto circondato da alte mura fortificate e armate Israeliane – per far respirare gli sfruttati Palestinesi di West Bank. Non si tratta – come si cerca di far credere – di una azione circoscrivibile a un pugno di miliziani di Hamas, ma si è trattato e si sta trattando di una vera incursione delle masse sfruttate di Gaza, che una volta che il colpo delle milizie ha conquistato militarmente e di sorpresa gli avamposti dell’esercito Israeliano lungo diversi punti del confine militarizzato di Gaza, ha sfondato le recinzioni in più punti e ha dato vita ad una invasione verso i centri abitati Israeliani in una sorta di euforia liberatoria di un popolo sfruttato, oppresso e segregato da troppo tempo. Un’azione militare, quella Palestinese, che non ha precedenti. Si tratta di un confronto impari sul piano militare tra lo Stato diIsraele e l’organizzazione della resistenza palestinese, in questo caso Hamas, e per queste ragioni le masse sfruttate Palestinesi possono andare incontro a una sconfitta.

   La domanda che il perbenismo democratico in Occidente si pone è: ne è valsa la pena?  Ma è una domanda stolta e interessata perché la storia non procede secondo logiche di interessate razionalità democratiche, ma  da necessità insopprimibili che divengono forza, che in questo caso hanno spinto le impari forze dei Palestinesi a un assalto capace di provocare in così breve tempo un numero di perdite che la fortezza Israele mai avrebbe immaginato…”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“… Nonostante la reazione criminale di Israele che è e sarà sempre di più di estrema violenza, con un altissimo sacrificio di vite umane tra donne e bambini di Gaza, è chiaro che questa offensiva militare Palestinese era inevitabile, proprio per motivi di sopravvivenza dalla pulizia etnica e uccisione di bambini che l’IDF e le truppe di occupazione Israeliane portano avanti quotidianamente e con crescente violenza da tre anni in tutta la West Bank.</p>
<p>Uno stillicidio quotidiano operato con la collaborazione della direzione della ANP (Autorità Nazionale Palestinese), dei paesi Arabi e dell’Arabia Saudita e legittimata dall’Occidente che non può rinunciare al proprio storico avamposto imperialista in Medio Oriente.</p>
<p>Quello che viene definito come “attacco terroristico di Hamas” è una azione di difesa di massa che parte dalla striscia di Gaza – ovvero una vera e propria prigione, un lager a cielo aperto circondato da alte mura fortificate e armate Israeliane – per far respirare gli sfruttati Palestinesi di West Bank. Non si tratta – come si cerca di far credere – di una azione circoscrivibile a un pugno di miliziani di Hamas, ma si è trattato e si sta trattando di una vera incursione delle masse sfruttate di Gaza, che una volta che il colpo delle milizie ha conquistato militarmente e di sorpresa gli avamposti dell’esercito Israeliano lungo diversi punti del confine militarizzato di Gaza, ha sfondato le recinzioni in più punti e ha dato vita ad una invasione verso i centri abitati Israeliani in una sorta di euforia liberatoria di un popolo sfruttato, oppresso e segregato da troppo tempo. Un’azione militare, quella Palestinese, che non ha precedenti. Si tratta di un confronto impari sul piano militare tra lo Stato diIsraele e l’organizzazione della resistenza palestinese, in questo caso Hamas, e per queste ragioni le masse sfruttate Palestinesi possono andare incontro a una sconfitta.</p>
<p>   La domanda che il perbenismo democratico in Occidente si pone è: ne è valsa la pena?  Ma è una domanda stolta e interessata perché la storia non procede secondo logiche di interessate razionalità democratiche, ma  da necessità insopprimibili che divengono forza, che in questo caso hanno spinto le impari forze dei Palestinesi a un assalto capace di provocare in così breve tempo un numero di perdite che la fortezza Israele mai avrebbe immaginato…”</p>
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		<title>
		Di: Gianni Sartori		</title>
		<link>https://contropiano.org/interventi/2024/12/27/sopravvivere-resistere-e-vincere-riflessione-sulla-palestina-0178801#comment-263095</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gianni Sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Dec 2024 06:28:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[KHALIDA JARRAR ANCORA IN DETENZIONE AMMINISTRATIVA 

Gianni Sartori

Risaliva giusto a un anno fa (26 dicembre 2023) l&#039;ennesimo arresto di Khalida Jarrar, militante del FPLP, ricercatrice all&#039;Istituto Muwatin dell&#039;Università di Birzeit, impegnata nella difesa  dei diritti umani, femminista, ex membro del Consiglio legislativo palestinese.
Posta in detenzione amministrativa (senza accuse né processo, un&#039;eredità del mandato britannico), tale condizione veniva rinnovata per altri sei mesi il 24 giugno 2024. Una sorte comune a quella di altri 3432 prigionieri palestinesi. Su un totale di circa 10mila, tra cui donne e bambini palestinesi detenuti (senza tener conto delle migliaia di abitanti di Gaza rinchiusi nei campi).
All&#039;epoca i suoi avvocati denunciavano che Khalida Jarrar era stata tenuta in isolamento per sette giorni consecutivi. Sottoposta a severe restrizioni, presumibilmente anche a veri e propri abusi, nonostante il suo precario stato di salute. 
Il 12 agosto 2024 gli agenti assaltavano, letteralmente, la sua cella nella prigione di Damon (dove sono state rinchiuse in pessime condizioni oltre un&#039;ottantina di detenute palestinesi, molte in detenzione amministrativa come Layan kayed, Dania Hanatsheh, Shata Jaraba...o condannate a lunghe pene detentive come Shatela Abu Ayad e Nawal Fatiha) prelevandola con la forza e costringendola in un&#039;altra, sporca e infestata di parassiti. Inoltre veniva privata degli indispensabili occhiali.
Tenuta per molte ore nel Bosta (il veicolo per i trasferimenti dei detenuti), senza essere interrogata, prima di essere trasferita nel carcere di Neve Tirza, solitamente destinato ai detenuti in isolamento. Senza poter incontrare il suo avvocato, in una cellula di due metri per 1,5 con l&#039;unico spazio disponibile occupato da un materasso. Senza finestre e senza prodotti per l&#039;igiene personale, vestiti e cibo adeguati.
In questi giorni (24 dicembre 2024) la detenzione amministrativa di Khalida Jarrar è stata ulteriormente prolungata almeno fino al 22 gennaio (ma non si esclude un ulteriore supplemento di pena).
Gianni Sartori]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>KHALIDA JARRAR ANCORA IN DETENZIONE AMMINISTRATIVA </p>
<p>Gianni Sartori</p>
<p>Risaliva giusto a un anno fa (26 dicembre 2023) l&#8217;ennesimo arresto di Khalida Jarrar, militante del FPLP, ricercatrice all&#8217;Istituto Muwatin dell&#8217;Università di Birzeit, impegnata nella difesa  dei diritti umani, femminista, ex membro del Consiglio legislativo palestinese.<br />
Posta in detenzione amministrativa (senza accuse né processo, un&#8217;eredità del mandato britannico), tale condizione veniva rinnovata per altri sei mesi il 24 giugno 2024. Una sorte comune a quella di altri 3432 prigionieri palestinesi. Su un totale di circa 10mila, tra cui donne e bambini palestinesi detenuti (senza tener conto delle migliaia di abitanti di Gaza rinchiusi nei campi).<br />
All&#8217;epoca i suoi avvocati denunciavano che Khalida Jarrar era stata tenuta in isolamento per sette giorni consecutivi. Sottoposta a severe restrizioni, presumibilmente anche a veri e propri abusi, nonostante il suo precario stato di salute.<br />
Il 12 agosto 2024 gli agenti assaltavano, letteralmente, la sua cella nella prigione di Damon (dove sono state rinchiuse in pessime condizioni oltre un&#8217;ottantina di detenute palestinesi, molte in detenzione amministrativa come Layan kayed, Dania Hanatsheh, Shata Jaraba&#8230;o condannate a lunghe pene detentive come Shatela Abu Ayad e Nawal Fatiha) prelevandola con la forza e costringendola in un&#8217;altra, sporca e infestata di parassiti. Inoltre veniva privata degli indispensabili occhiali.<br />
Tenuta per molte ore nel Bosta (il veicolo per i trasferimenti dei detenuti), senza essere interrogata, prima di essere trasferita nel carcere di Neve Tirza, solitamente destinato ai detenuti in isolamento. Senza poter incontrare il suo avvocato, in una cellula di due metri per 1,5 con l&#8217;unico spazio disponibile occupato da un materasso. Senza finestre e senza prodotti per l&#8217;igiene personale, vestiti e cibo adeguati.<br />
In questi giorni (24 dicembre 2024) la detenzione amministrativa di Khalida Jarrar è stata ulteriormente prolungata almeno fino al 22 gennaio (ma non si esclude un ulteriore supplemento di pena).<br />
Gianni Sartori</p>
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		<title>
		Di: Leonardo		</title>
		<link>https://contropiano.org/interventi/2024/12/27/sopravvivere-resistere-e-vincere-riflessione-sulla-palestina-0178801#comment-263088</link>

		<dc:creator><![CDATA[Leonardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Dec 2024 00:05:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[... in parte favorevoli a un rapporto &#039;normalizzato&#039; con l&#039;Occidente (nonostante i continui calci sui denti presi nei decenni).

sorry, è tardi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; in parte favorevoli a un rapporto &#8216;normalizzato&#8217; con l&#8217;Occidente (nonostante i continui calci sui denti presi nei decenni).</p>
<p>sorry, è tardi &#8230;</p>
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		<title>
		Di: Leonardo		</title>
		<link>https://contropiano.org/interventi/2024/12/27/sopravvivere-resistere-e-vincere-riflessione-sulla-palestina-0178801#comment-263087</link>

		<dc:creator><![CDATA[Leonardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Dec 2024 00:01:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il cosiddetto Asse della Resistenza è caduto. A conti fatti negli ultimi anni si è rivelato molto più debole, non tanto dal punto di vista militare (aveva pure delle buone carte, ma le ha giocate male) quanto dal punto di vista della coesione politica e della capacità di realizzare una strategia consistente.
 Al suo centro infatti c&#039;è un paese, come l&#039;Iran, molto diviso  non solo per malcontento popolare (sanzioni, crisi economica, corruzione, guerra ibrida e reale) ma soprattutto a livello di classe dominanti e dirigenti, in parte favorevoli (è bastata la scomparsa del Presidente Raisi in un sospettissimo incidente a metterne a nudo la fragilità politica). Soprattutto a differenza di Israele, sopra l&#039;Iran non c&#039;è nessuno (l&#039;adesione ai Brics non può minimamente sostituire l&#039;asse USA-Israele ...) e la fragilità diviene inaffidabilità strategica agli occhi di un potenziale alleato di rango come la Federazione Russa (il continuo rinvio del Trattato di alleanza strategica con Tehran questo significa).

E&#039; evidente che occorre un profondo ripensamento perché la giustezza della lotta (armata, qui) fine a sé stessa non può essere in criterio valido in circostanze così mutate. La prospettiva, spaventosa, è che, con il sigillo della nuova Amministrazione USA, l&#039;anno prossimo (o il successivo) sia quello della &quot;Soluzione Finale del problema palestinese&quot;. Uso volutamente questa espressione ...

Le difficoltà sono enormi come si evince dal testo (soprattutto circa il ruolo dell&#039;ANP e la difficoltà Hamas e Jihad I. di fare il punto in una situazione così tragica), ma il solo cambiamento dei rapporti di forza tra il Mondo multipolare e il nostro &#039;Giardino delle Delizie, per quanto rapido, rischia di arrivare troppo tardi per il popolo palestinese.

La lucidità di questo intervento è quasi commovente: anche nella tragedia (anzi tanto più, a causa di essa) Bassam Saleh crede, giustamente, nella funzione dell&#039;intellettuale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il cosiddetto Asse della Resistenza è caduto. A conti fatti negli ultimi anni si è rivelato molto più debole, non tanto dal punto di vista militare (aveva pure delle buone carte, ma le ha giocate male) quanto dal punto di vista della coesione politica e della capacità di realizzare una strategia consistente.<br />
 Al suo centro infatti c&#8217;è un paese, come l&#8217;Iran, molto diviso  non solo per malcontento popolare (sanzioni, crisi economica, corruzione, guerra ibrida e reale) ma soprattutto a livello di classe dominanti e dirigenti, in parte favorevoli (è bastata la scomparsa del Presidente Raisi in un sospettissimo incidente a metterne a nudo la fragilità politica). Soprattutto a differenza di Israele, sopra l&#8217;Iran non c&#8217;è nessuno (l&#8217;adesione ai Brics non può minimamente sostituire l&#8217;asse USA-Israele &#8230;) e la fragilità diviene inaffidabilità strategica agli occhi di un potenziale alleato di rango come la Federazione Russa (il continuo rinvio del Trattato di alleanza strategica con Tehran questo significa).</p>
<p>E&#8217; evidente che occorre un profondo ripensamento perché la giustezza della lotta (armata, qui) fine a sé stessa non può essere in criterio valido in circostanze così mutate. La prospettiva, spaventosa, è che, con il sigillo della nuova Amministrazione USA, l&#8217;anno prossimo (o il successivo) sia quello della &#8220;Soluzione Finale del problema palestinese&#8221;. Uso volutamente questa espressione &#8230;</p>
<p>Le difficoltà sono enormi come si evince dal testo (soprattutto circa il ruolo dell&#8217;ANP e la difficoltà Hamas e Jihad I. di fare il punto in una situazione così tragica), ma il solo cambiamento dei rapporti di forza tra il Mondo multipolare e il nostro &#8216;Giardino delle Delizie, per quanto rapido, rischia di arrivare troppo tardi per il popolo palestinese.</p>
<p>La lucidità di questo intervento è quasi commovente: anche nella tragedia (anzi tanto più, a causa di essa) Bassam Saleh crede, giustamente, nella funzione dell&#8217;intellettuale.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Flavia Lepre		</title>
		<link>https://contropiano.org/interventi/2024/12/27/sopravvivere-resistere-e-vincere-riflessione-sulla-palestina-0178801#comment-263082</link>

		<dc:creator><![CDATA[Flavia Lepre]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Dec 2024 23:14:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Colpisce la totale mancanza di analisi di che cosa sia l’”Autorità Nazionale Palestinese”, nata con gli Accordi di Oslo nel 1994 e ad essi strutturalmente legata, come agli “accordi per la sicurezza” con israele, alla cui sicurezza la subordinano. Ed è proprio ciò che sta accadendo in modo sempre più tragico e sconfortante. Non solo già ora l’ANP sta uccidendo palestinesi resistenti e ne sta ostacolando armi in pugno la resistenza, e non è un rischio che potrebbe avverarsi, ma non è affatto la prima volta che si impegni in questa direzione fratricida. https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/22/raid-israeliani-scontri-tra-palestinesi-e-polizia-per-ricerca-dei-ragazzi-rapiti/3152108/
Inoltre, quanto proposto sembra riavvolgere a ritroso il nastro del tempo, quando la chiusura tombale degli “Accordi di Abramo” erano all’orizzonte, causando il 7 ottobre 2023 come squarcio da cui mobilizzare un quadro che da anni sembrava non dare prospettive ai palestinesi come popolo, nonostante la generosa lotta di poco più di due anni dei giovani di diverse città della Cisgiordania. I giovani, forse insofferenti della privazione di prospettive politiche e personali di libertà e di dignità, avevano focalizzato su di sé le forze israeliane, dopo che il fallimento internazionale della “Grande Marcia del Ritorno” realizzata a Gaza lungo il 2018-19 faceva ritenere generalmente la Striscia ormai priva di forze e di intenzioni di lotta. Prima e per molti anni la “resilienza” era sembrata l’unica via percorribile e quasi la sola percorsa, sotto la cappa di un orizzonte chiuso sul piano internazionale. Oggi, quella cristallizzazione si è rotta e la realtà è in movimento, né i pesantissimi colpi inflitti all’Asse della resistenza garantiscono nell’immediato una nuova stasi internazionale duratura, impedita anche da altre dinamiche nei diversi continenti, come la frana del colonialismo francese in Africa. Anzi, nella moltiplicazione  e mobilità di alleanze e conflitti, è proprio vincente l’ipotesi di mettersi al carro dell’Arabia Saudita?  In un momento storico in cui il capitalismo nella sua estrema fase di finanziarizzazione mostra la corda proprio suscitando l’intensificarsi di queste crisi belliche e cercando di garantirne prolungamenti e moltiplicazioni per anni, rimodellando società e sistemi di vita, accentrando capitali ed esautorando istituzioni politiche, polverizzando istanze democratiche? In attesa di quali condizioni? Se manchevoli sono considerate analisi e strategia della resistenza, molto lo sono quelle che vengono proposte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Colpisce la totale mancanza di analisi di che cosa sia l’”Autorità Nazionale Palestinese”, nata con gli Accordi di Oslo nel 1994 e ad essi strutturalmente legata, come agli “accordi per la sicurezza” con israele, alla cui sicurezza la subordinano. Ed è proprio ciò che sta accadendo in modo sempre più tragico e sconfortante. Non solo già ora l’ANP sta uccidendo palestinesi resistenti e ne sta ostacolando armi in pugno la resistenza, e non è un rischio che potrebbe avverarsi, ma non è affatto la prima volta che si impegni in questa direzione fratricida. <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/22/raid-israeliani-scontri-tra-palestinesi-e-polizia-per-ricerca-dei-ragazzi-rapiti/3152108/" rel="nofollow ugc">https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/22/raid-israeliani-scontri-tra-palestinesi-e-polizia-per-ricerca-dei-ragazzi-rapiti/3152108/</a><br />
Inoltre, quanto proposto sembra riavvolgere a ritroso il nastro del tempo, quando la chiusura tombale degli “Accordi di Abramo” erano all’orizzonte, causando il 7 ottobre 2023 come squarcio da cui mobilizzare un quadro che da anni sembrava non dare prospettive ai palestinesi come popolo, nonostante la generosa lotta di poco più di due anni dei giovani di diverse città della Cisgiordania. I giovani, forse insofferenti della privazione di prospettive politiche e personali di libertà e di dignità, avevano focalizzato su di sé le forze israeliane, dopo che il fallimento internazionale della “Grande Marcia del Ritorno” realizzata a Gaza lungo il 2018-19 faceva ritenere generalmente la Striscia ormai priva di forze e di intenzioni di lotta. Prima e per molti anni la “resilienza” era sembrata l’unica via percorribile e quasi la sola percorsa, sotto la cappa di un orizzonte chiuso sul piano internazionale. Oggi, quella cristallizzazione si è rotta e la realtà è in movimento, né i pesantissimi colpi inflitti all’Asse della resistenza garantiscono nell’immediato una nuova stasi internazionale duratura, impedita anche da altre dinamiche nei diversi continenti, come la frana del colonialismo francese in Africa. Anzi, nella moltiplicazione  e mobilità di alleanze e conflitti, è proprio vincente l’ipotesi di mettersi al carro dell’Arabia Saudita?  In un momento storico in cui il capitalismo nella sua estrema fase di finanziarizzazione mostra la corda proprio suscitando l’intensificarsi di queste crisi belliche e cercando di garantirne prolungamenti e moltiplicazioni per anni, rimodellando società e sistemi di vita, accentrando capitali ed esautorando istituzioni politiche, polverizzando istanze democratiche? In attesa di quali condizioni? Se manchevoli sono considerate analisi e strategia della resistenza, molto lo sono quelle che vengono proposte.</p>
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