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	Commenti a: Riflessioni a partire dallo sciopero	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Oigroig		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Oigroig]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Oct 2025 07:18:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Condivido in parte, ma parlare della «natura anarcoide e disorganizzata di questo popolo» vuol dire non conoscere la storia delle lotte operaie in questo paese. Quando leggo certi discorsi, mi viene in mente che il sottotitolo di «giornale comunista» potrebbe significare anche solo un rimpianto nostalgico per il PCI e non il senso di continuità con la tradizione rivoluzionaria del movimento dei lavoratori. Non a caso qui la parola “rivoluzione”/“rivoluzionario” non compare nemmeno una volta e si stigmatizza invece la «ribellione anarcoide contro le istituzioni», con ragionamenti antropologici (adialettici?) che non tengono conto della progressiva involuzione della sinistra istituzionale dall’inizio degli anni Settanta in avanti.
Se questo programma che viene qui auspicato è: «defalcare le ingenti spese militari programmate (e anche quelle per il ponte) per reindirizzarle verso politiche del lavoro, piani di ammodernamento della rete ferroviaria secondaria (pendolari), piani per l’edilizia popolare, riqualificazione del territorio, ecc. Ovviamente scuola e sanità pubbliche, ecc.», queste cose ora le dice persino la Schlein, o Conte, o Fratoianni. Alla fine si ricadrebbe dalla brace fascista nella padella della sinistra liberaldemocratica (cioè liberista)…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido in parte, ma parlare della «natura anarcoide e disorganizzata di questo popolo» vuol dire non conoscere la storia delle lotte operaie in questo paese. Quando leggo certi discorsi, mi viene in mente che il sottotitolo di «giornale comunista» potrebbe significare anche solo un rimpianto nostalgico per il PCI e non il senso di continuità con la tradizione rivoluzionaria del movimento dei lavoratori. Non a caso qui la parola “rivoluzione”/“rivoluzionario” non compare nemmeno una volta e si stigmatizza invece la «ribellione anarcoide contro le istituzioni», con ragionamenti antropologici (adialettici?) che non tengono conto della progressiva involuzione della sinistra istituzionale dall’inizio degli anni Settanta in avanti.<br />
Se questo programma che viene qui auspicato è: «defalcare le ingenti spese militari programmate (e anche quelle per il ponte) per reindirizzarle verso politiche del lavoro, piani di ammodernamento della rete ferroviaria secondaria (pendolari), piani per l’edilizia popolare, riqualificazione del territorio, ecc. Ovviamente scuola e sanità pubbliche, ecc.», queste cose ora le dice persino la Schlein, o Conte, o Fratoianni. Alla fine si ricadrebbe dalla brace fascista nella padella della sinistra liberaldemocratica (cioè liberista)…</p>
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