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	Commenti a: &#8220;Corpi urbani contesi&#8221;, sull&#8217;esperienza dei beni comuni di Napoli	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: juleBykiarr		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[juleBykiarr]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 13:43:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chiedo il di poter fare il  mirroring sul mio sito wordpress.Bababloobazoo.com]]></description>
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		Di: Fabio Corcione		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Corcione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 11:17:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono fermamente convinto del lavoro svolto da Rosario Marra, di indagine e partecipazione, mai come oggi è centrale nel dibattito urbano di tutte le realtà cittadine ed extra-cittadine messe sotto attacco dall&#039;attuale governo, che vorrebbe soffocare ogni tipo di dissenso, oggi gli spazi popolari occupati sono forma più complessa di resistenza oggi uno spazio sociale rappresenta: l&#039;autogestione e l&#039;organizzazione popolare in tutte le sue forme orientate al bene comune, la condivisione e la sua capacità di aggregazione essi non solo hanno la sfida di colmare il grande vuoto che le istituzioni, in preda alle privatizzazioni, hanno lasciato, ma tali realtà hanno il potere di due chiavi di lettura nella visione collettiva. Quella reale di valorizzazione del potere intrinseco non quantificabile in termini anti capitalistici ma recepito in senso sociale come organo risolutivo alle svariate esigenze territoriali e quindi apprezzate dalla cittadinanza e riconosciute dalle istituzioni locali; oppure sono disprezzate e criminalizzate da quella parte antisociale che valorizza il valore immobiliare per interessi multinazionali e speculativi di copertura e preservazione, per reggere il valore di quotazione di azionisti residenti in altra parte del mondo che dipendono dal surplus del dollaro in tutti i pacchetti azionari come garanzia ad argine di eventuali bolle finanziarie, vendono e comprano in giro per il mondo interi comparti abitati e produttivi, condividendo con chi ne detiene le veci di queste S.p.a. soggetti che hanno ruoli politici ben connotati alla cittadinanza il falso mito di rendere produttivi e redditizi: ruderi, unità immobiliari e zone residenziali, poli industriali in disuso potenzialmente riconvertibili con i soldi pubblici provenienti da fondi dirottati da altro quindi tolti dai contribuenti e se termializzati  abbandonati a sé stessi dopo la vendita delle quote al primo offerente a prezzi rialzati. E chi s&#039;è visto s&#039;è visto: un nuovo ecomostro, o un vergine in disuso edificio pronto per essere a questo punto o demolito o occupato dalla popolazione del posto. Due visioni in battaglia da un lato una esigente necessità governata dal desiderio di giustizia sociale e dall&#039;altro apparati affaristici che verticisticamente si nascondo dietro la legalità formale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono fermamente convinto del lavoro svolto da Rosario Marra, di indagine e partecipazione, mai come oggi è centrale nel dibattito urbano di tutte le realtà cittadine ed extra-cittadine messe sotto attacco dall&#8217;attuale governo, che vorrebbe soffocare ogni tipo di dissenso, oggi gli spazi popolari occupati sono forma più complessa di resistenza oggi uno spazio sociale rappresenta: l&#8217;autogestione e l&#8217;organizzazione popolare in tutte le sue forme orientate al bene comune, la condivisione e la sua capacità di aggregazione essi non solo hanno la sfida di colmare il grande vuoto che le istituzioni, in preda alle privatizzazioni, hanno lasciato, ma tali realtà hanno il potere di due chiavi di lettura nella visione collettiva. Quella reale di valorizzazione del potere intrinseco non quantificabile in termini anti capitalistici ma recepito in senso sociale come organo risolutivo alle svariate esigenze territoriali e quindi apprezzate dalla cittadinanza e riconosciute dalle istituzioni locali; oppure sono disprezzate e criminalizzate da quella parte antisociale che valorizza il valore immobiliare per interessi multinazionali e speculativi di copertura e preservazione, per reggere il valore di quotazione di azionisti residenti in altra parte del mondo che dipendono dal surplus del dollaro in tutti i pacchetti azionari come garanzia ad argine di eventuali bolle finanziarie, vendono e comprano in giro per il mondo interi comparti abitati e produttivi, condividendo con chi ne detiene le veci di queste S.p.a. soggetti che hanno ruoli politici ben connotati alla cittadinanza il falso mito di rendere produttivi e redditizi: ruderi, unità immobiliari e zone residenziali, poli industriali in disuso potenzialmente riconvertibili con i soldi pubblici provenienti da fondi dirottati da altro quindi tolti dai contribuenti e se termializzati  abbandonati a sé stessi dopo la vendita delle quote al primo offerente a prezzi rialzati. E chi s&#8217;è visto s&#8217;è visto: un nuovo ecomostro, o un vergine in disuso edificio pronto per essere a questo punto o demolito o occupato dalla popolazione del posto. Due visioni in battaglia da un lato una esigente necessità governata dal desiderio di giustizia sociale e dall&#8217;altro apparati affaristici che verticisticamente si nascondo dietro la legalità formale.</p>
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		Di: Francesco Maranta		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Maranta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 07:32:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La recensione di Rosario Marra mette in luce con chiarezza e sensibilità come siano gli individui a dare vita alla città contesa: abitanti, operatori turistici precari e membri di spazi autogestiti non sono pedine passive, ma soggetti attivi che plasmano relazioni e pratiche sociali. Luoghi come lo Scugnizzo Liberato o l’ex-OPG diventano spazi di resistenza e creatività, dove la precarietà convive con l’iniziativa collettiva. Complimenti a Marra per aver reso evidente il ruolo centrale delle persone nella contesa urbana e per la capacità di coniugare rigore critico e sensibilità verso le vite concrete.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La recensione di Rosario Marra mette in luce con chiarezza e sensibilità come siano gli individui a dare vita alla città contesa: abitanti, operatori turistici precari e membri di spazi autogestiti non sono pedine passive, ma soggetti attivi che plasmano relazioni e pratiche sociali. Luoghi come lo Scugnizzo Liberato o l’ex-OPG diventano spazi di resistenza e creatività, dove la precarietà convive con l’iniziativa collettiva. Complimenti a Marra per aver reso evidente il ruolo centrale delle persone nella contesa urbana e per la capacità di coniugare rigore critico e sensibilità verso le vite concrete.</p>
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