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	Commenti a: Un passo avanti, molti indietro	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Claudio Ursella		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Ursella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Dec 2012 08:56:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Condivido sostanzialmente l&#039;analisi, in particolare per ciò che concerne il tema dell&#039;esaurimento di ogni progetto politico legato ad una vecchia composizione di classe di tipo novecentesco; ciò che non mi convince è invece la liquidazione un po&#039; semplicistica del tema dell&#039; &quot;evento&quot;, sia esso un riot, piuttosto che una scadenza elettorale. C&#039;è secondo me in questo caso una sottovalutazione del nesso tra struttura e sovrastruttura, un nesso oggi sicuramente più complesso che non ai tempi di Lenin (il quale peraltro sono sicuro che sarebbe stato in grado di coglierne gli elementi di novità). L&#039;evento è in termini generali una modalità comunicativa: attraverso esso, che si tratti di un riot o di una elezione, una soggettività si manifesta e si riconosce, definendo quindi se stessa attraverso un atto di presa di coscienza; quanto più l&#039;evento è coinvolgente di soggetti diversi, tanto più la presa di coscienza trascende la propria specifica condizione, per divenire coscienza di essere parte di un più vasto blocco sociale, con una più ampia possibilità di esprimere conflittualità e progettualità. Se da un lato è evidente come l&#039;immenso sviluppo delle comunicazioni di massa ha contribuito a permettere alla borghesia di destrutturare l&#039;identità e la coscienza di classe, dovrebbe essere altrettanto evidente che anche questo è un terreno di lotta. Se è vero che ogni strategia va collocata in uno specifico contesto, anche  il parlamentarismo va ridefinito: non si tratta più, come nel &#039;900, di utilizzare la tribuna parlamentare per la lotta rivoluzionaria per le riforme, cosa oggi impossibile, visto il venir meno di ogni spazio nelle istituzioni democratiche borghesi, ma di utilizzare anche quella tribuna, come luogo di battaglia nello scontro mediatico. Pur condividendo la necessità di un cartello elettorale (per quanto a tratti ambiguo), non mi aspetto che una pattuglia di deputati trovi soluzioni  ai problemi dei lavoratori, ma penso che un positivo risultato di tale cartello, possa contribuire a ridare forza e a far uscire dalla rassegnazione, tutti quei soggetti che oggi non riescono a immaginare una alternativa possibile allo stato di cose presenti. E&#039; un evento, solo un evento, ma pur sempre un evento, come lo è stato il 14 dicembre di due anni fa, quando migliaia di cittadini si sono sentiti vicini agli studenti che assediavano il Parlamento di Scillipoti. Il mio Partito, il PRC, ha molto da imparare per ciò che riguarda il &quot;grigio lavoro&quot;, nel quale i compagni della Rete hanno conseguito risultati notevoli, ma penso che i compagni della Rete dovrebbero misurarsi con quella miserabile dimensione della politica spettacolarizzata, che pure tanta importanza ha nella nostra società. Forse anche questo è &quot;sale e riso&quot;. oggi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido sostanzialmente l&#8217;analisi, in particolare per ciò che concerne il tema dell&#8217;esaurimento di ogni progetto politico legato ad una vecchia composizione di classe di tipo novecentesco; ciò che non mi convince è invece la liquidazione un po&#8217; semplicistica del tema dell&#8217; &#8220;evento&#8221;, sia esso un riot, piuttosto che una scadenza elettorale. C&#8217;è secondo me in questo caso una sottovalutazione del nesso tra struttura e sovrastruttura, un nesso oggi sicuramente più complesso che non ai tempi di Lenin (il quale peraltro sono sicuro che sarebbe stato in grado di coglierne gli elementi di novità). L&#8217;evento è in termini generali una modalità comunicativa: attraverso esso, che si tratti di un riot o di una elezione, una soggettività si manifesta e si riconosce, definendo quindi se stessa attraverso un atto di presa di coscienza; quanto più l&#8217;evento è coinvolgente di soggetti diversi, tanto più la presa di coscienza trascende la propria specifica condizione, per divenire coscienza di essere parte di un più vasto blocco sociale, con una più ampia possibilità di esprimere conflittualità e progettualità. Se da un lato è evidente come l&#8217;immenso sviluppo delle comunicazioni di massa ha contribuito a permettere alla borghesia di destrutturare l&#8217;identità e la coscienza di classe, dovrebbe essere altrettanto evidente che anche questo è un terreno di lotta. Se è vero che ogni strategia va collocata in uno specifico contesto, anche  il parlamentarismo va ridefinito: non si tratta più, come nel &#8216;900, di utilizzare la tribuna parlamentare per la lotta rivoluzionaria per le riforme, cosa oggi impossibile, visto il venir meno di ogni spazio nelle istituzioni democratiche borghesi, ma di utilizzare anche quella tribuna, come luogo di battaglia nello scontro mediatico. Pur condividendo la necessità di un cartello elettorale (per quanto a tratti ambiguo), non mi aspetto che una pattuglia di deputati trovi soluzioni  ai problemi dei lavoratori, ma penso che un positivo risultato di tale cartello, possa contribuire a ridare forza e a far uscire dalla rassegnazione, tutti quei soggetti che oggi non riescono a immaginare una alternativa possibile allo stato di cose presenti. E&#8217; un evento, solo un evento, ma pur sempre un evento, come lo è stato il 14 dicembre di due anni fa, quando migliaia di cittadini si sono sentiti vicini agli studenti che assediavano il Parlamento di Scillipoti. Il mio Partito, il PRC, ha molto da imparare per ciò che riguarda il &#8220;grigio lavoro&#8221;, nel quale i compagni della Rete hanno conseguito risultati notevoli, ma penso che i compagni della Rete dovrebbero misurarsi con quella miserabile dimensione della politica spettacolarizzata, che pure tanta importanza ha nella nostra società. Forse anche questo è &#8220;sale e riso&#8221;. oggi.</p>
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