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	Commenti a: Grandi opere e trasporto locale. Nel Recovery Plan un altro passo verso il baratro	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Thu, 06 May 2021 20:41:29 +0000</lastBuildDate>
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		Di: Andrea Bo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 May 2021 20:41:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Attenzione, però. 
Se vogliamo stare sui fatti, almeno a oggi la soluzione vera non ce l&#039;ha nessuno ma, numeri alla mano, è ormai dimostrato che un massiccio ricorso alle &quot;rinnovabili&quot; NON è la soluzione.
Anzi...
E&#039; tutt&#039;altro che rassicurante il bilancio complessivo, anche e soprattutto ambientale, in termini dei necessari materiali da estrarre e raffinare (basti pensare alle c.d. &quot;terre rare&quot;), o in termini di installazione e di (necessaria) copertura dei vuoti di produzione elettrica (quando non c&#039;è vento e/o di notte), o di picco della domanda, copertura che richiede a sua volta altri materiali critici (cobalto, nichel, litio, rame, grafite).
Non illudiamoci che le energie rinnovabili siano in mano a soggetti tanto diversi da quelli che gestiscono le centrali a carbone...
Basti una riflessione.
Ricavare energia dal vento non nasce da un colpo di genio della rivoluzione tecnologica: dove c&#039;è il vento i relativi mulini ci sono sempre stati. Ma l&#039;esplosione dell&#039;eolico industriale italiano, guarda caso, si è avviata con uno dei più significativi giri di boa delle privatizzazioni, cioè il decreto Bersani, nel 1999.
E la promozione dell&#039;eolico industriale è legata al fatto che i profitti sono di pochi (e tante volte neppure sappiamo di chi), ma il sovrapprezzo che sostiene tali profitti è pagato da chiunque riesca a saldare la bolletta. Anche se ha la pensione al minimo, ha perso il lavoro o la sua piccola attività.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Attenzione, però.<br />
Se vogliamo stare sui fatti, almeno a oggi la soluzione vera non ce l&#8217;ha nessuno ma, numeri alla mano, è ormai dimostrato che un massiccio ricorso alle &#8220;rinnovabili&#8221; NON è la soluzione.<br />
Anzi&#8230;<br />
E&#8217; tutt&#8217;altro che rassicurante il bilancio complessivo, anche e soprattutto ambientale, in termini dei necessari materiali da estrarre e raffinare (basti pensare alle c.d. &#8220;terre rare&#8221;), o in termini di installazione e di (necessaria) copertura dei vuoti di produzione elettrica (quando non c&#8217;è vento e/o di notte), o di picco della domanda, copertura che richiede a sua volta altri materiali critici (cobalto, nichel, litio, rame, grafite).<br />
Non illudiamoci che le energie rinnovabili siano in mano a soggetti tanto diversi da quelli che gestiscono le centrali a carbone&#8230;<br />
Basti una riflessione.<br />
Ricavare energia dal vento non nasce da un colpo di genio della rivoluzione tecnologica: dove c&#8217;è il vento i relativi mulini ci sono sempre stati. Ma l&#8217;esplosione dell&#8217;eolico industriale italiano, guarda caso, si è avviata con uno dei più significativi giri di boa delle privatizzazioni, cioè il decreto Bersani, nel 1999.<br />
E la promozione dell&#8217;eolico industriale è legata al fatto che i profitti sono di pochi (e tante volte neppure sappiamo di chi), ma il sovrapprezzo che sostiene tali profitti è pagato da chiunque riesca a saldare la bolletta. Anche se ha la pensione al minimo, ha perso il lavoro o la sua piccola attività.</p>
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