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	Commenti a: La transizione ecologica italiana è una chimera	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Fri, 29 Oct 2021 17:36:20 +0000</lastBuildDate>
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		Di: Andrea Bo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Oct 2021 17:36:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un momento.
Il Manifesto la fa (molto) facile. E anche un po&#039; approssimativa.
Ma intanto fa da cassa di risonanza alle associazioni confindustriali del settore.
E “dimentica” molte cose. Molte altre, inopportunamente, le dà per scontate.
Cominciamo col dire che l&#039;incremento della POTENZA installata NON è garanzia dell&#039;aumento di produzione di ENERGIA. Se si installa una centrale eolica da un miliardo di TeraWatt dove non c&#039;è vento non si produrrà un solo WattOra di energia elettrica. Un campo fotovoltaico di POTENZA siderale non produce nessuna ENERGIA quando è al buio.
E non abbiamo bisogno di potenza installata, ma di energia prodotta. Ma la Passeri riporta solo dati (o auspici...) di potenza. Quindi parliamo di quasi niente.
Fatte ovviamente salve le esigenze ambientali, occorrono fonti di energia efficienti, cioè produttive. Investire in fonti poco efficienti conviene solo a chi ci specula e si fa coprire i disavanzi dall&#039;utenza. 
Le aste non “assegnano nuova potenza”: aggiudicano l&#039;acquisto di energia elettrica da parte del GSE (l&#039;agenzia governativa - Gestore dei Servizi Elettrici -) da chi ne può fornire a minor costo. Purtroppo la legge Bersani, nel 1999, ha messo in mano ai privati la produzione di energia elettrica, sottraendo alla collettività e affidando al capitale una leva strategica di valenza politica fondamentale quasi quanto quella dell&#039;acqua (se non altrettanto). 
La tesi secondo cui “la vera soluzione è l’aumento delle rinnovabili che, per altro, hanno un prezzo fisso e sono svincolate da chi apre e chiude a piacere i rubinetti di gas e petrolio” va rivista alla luce di qualche consapevolezza in più.
Togliamoci prima di tutto dalla testa che chi investe in fonti fossili eviti di farlo nelle “rinnovabili”, a parte pesci piccoli come Viscontini che guadagnano prevalentemente dal fotovoltaico, e funzionano quindi come l&#039;oste a chiedergli se ha il vino buono. L&#039;immagine socialmente... gradevole delle rinnovabili va COMUNQUE a favore dell&#039;investitore energetico. Solare ed eolico sono infatti fonti INTERMITTENTI e NON PROGRAMMABILI, ma godono della priorità di dispacciamento: le centrali eoliche e fotovoltaiche hanno cioè priorità, in ogni momento, a vedersi acquistate le relative produzioni, e la loro immissione in rete. E&#039; però ormai certo che il problema dell&#039;accumulo di energia elettrica non si risolverà, a media scadenza, né con le batterie (mancano i metalli necessari), né con i pompaggi (non bastano i bacini idroelettrici), né con l&#039;idrogeno (le rese sono bassissime), né con l&#039;elettrochimica (occorrerebbero impianti immani). I “buchi” di produttività eolica e fotovoltaica sono coperti dalle centrali programmabili (in Italia principalmente a turbogas), che però pretendono di vedere remunerata la loro disponibilità a “stare in panchina”: uno dei tanti “sussidi al fossile” (pagati dallo stato) è proprio per questa funzione ancillare, a oggi purtroppo necessaria. Quindi il produttore di elettricità guadagna due volte. In Olanda, che pure è in un&#039;area molto più ventosa dell&#039;Italia, in quanto prossima all&#039;interfaccia Oceano-Continente (come Francia, Spagna e Portogallo), si è giunti a una potenza installata doppia rispetto al picco della domanda potenziale, e la collettività paga produzione, oneri ancillari, incentivi alle rinnovabili, e tutto quanto. Francamente ignoro se gli olandesi paghino al produttore eolico, come accade in Italia e in Spagna, anche le produzioni INESISTENTI perché NON immesse in rete a causa dei momentanei picchi di ventosità che saturerebbero la rete di distribuzione.
Non fa notizia che il presidente dell&#039;Associazione Nazionale Energia del Vento auspichi un incremento della produzione eolica italiana. Ma ora che i siti più ventosi italiani (sardi, siciliani e del meridione) sono stati sfruttati, il vento copre, ordinariamente, circa il 5-6% del fabbisogno elettrico italiano, e circa il 2% del fabbisogno energetico totale. Briciole. Chi chiede “aste differenziate per zone, affinché anche al Nord sia conveniente realizzare una parte degli impianti” presuppone (ma non lo dice) che le casse pubbliche (o, peggio, quelle dell&#039;utenza elettrica, senza progressività di imposizione) si facciano carico del deficit di produttività: cioè paghino di più il funzionamento di impianti meno produttivi. 
Al solito, quindi, il capitale preda, mentre il cittadino, anche se proletario, paga.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un momento.<br />
Il Manifesto la fa (molto) facile. E anche un po&#8217; approssimativa.<br />
Ma intanto fa da cassa di risonanza alle associazioni confindustriali del settore.<br />
E “dimentica” molte cose. Molte altre, inopportunamente, le dà per scontate.<br />
Cominciamo col dire che l&#8217;incremento della POTENZA installata NON è garanzia dell&#8217;aumento di produzione di ENERGIA. Se si installa una centrale eolica da un miliardo di TeraWatt dove non c&#8217;è vento non si produrrà un solo WattOra di energia elettrica. Un campo fotovoltaico di POTENZA siderale non produce nessuna ENERGIA quando è al buio.<br />
E non abbiamo bisogno di potenza installata, ma di energia prodotta. Ma la Passeri riporta solo dati (o auspici&#8230;) di potenza. Quindi parliamo di quasi niente.<br />
Fatte ovviamente salve le esigenze ambientali, occorrono fonti di energia efficienti, cioè produttive. Investire in fonti poco efficienti conviene solo a chi ci specula e si fa coprire i disavanzi dall&#8217;utenza.<br />
Le aste non “assegnano nuova potenza”: aggiudicano l&#8217;acquisto di energia elettrica da parte del GSE (l&#8217;agenzia governativa &#8211; Gestore dei Servizi Elettrici -) da chi ne può fornire a minor costo. Purtroppo la legge Bersani, nel 1999, ha messo in mano ai privati la produzione di energia elettrica, sottraendo alla collettività e affidando al capitale una leva strategica di valenza politica fondamentale quasi quanto quella dell&#8217;acqua (se non altrettanto).<br />
La tesi secondo cui “la vera soluzione è l’aumento delle rinnovabili che, per altro, hanno un prezzo fisso e sono svincolate da chi apre e chiude a piacere i rubinetti di gas e petrolio” va rivista alla luce di qualche consapevolezza in più.<br />
Togliamoci prima di tutto dalla testa che chi investe in fonti fossili eviti di farlo nelle “rinnovabili”, a parte pesci piccoli come Viscontini che guadagnano prevalentemente dal fotovoltaico, e funzionano quindi come l&#8217;oste a chiedergli se ha il vino buono. L&#8217;immagine socialmente&#8230; gradevole delle rinnovabili va COMUNQUE a favore dell&#8217;investitore energetico. Solare ed eolico sono infatti fonti INTERMITTENTI e NON PROGRAMMABILI, ma godono della priorità di dispacciamento: le centrali eoliche e fotovoltaiche hanno cioè priorità, in ogni momento, a vedersi acquistate le relative produzioni, e la loro immissione in rete. E&#8217; però ormai certo che il problema dell&#8217;accumulo di energia elettrica non si risolverà, a media scadenza, né con le batterie (mancano i metalli necessari), né con i pompaggi (non bastano i bacini idroelettrici), né con l&#8217;idrogeno (le rese sono bassissime), né con l&#8217;elettrochimica (occorrerebbero impianti immani). I “buchi” di produttività eolica e fotovoltaica sono coperti dalle centrali programmabili (in Italia principalmente a turbogas), che però pretendono di vedere remunerata la loro disponibilità a “stare in panchina”: uno dei tanti “sussidi al fossile” (pagati dallo stato) è proprio per questa funzione ancillare, a oggi purtroppo necessaria. Quindi il produttore di elettricità guadagna due volte. In Olanda, che pure è in un&#8217;area molto più ventosa dell&#8217;Italia, in quanto prossima all&#8217;interfaccia Oceano-Continente (come Francia, Spagna e Portogallo), si è giunti a una potenza installata doppia rispetto al picco della domanda potenziale, e la collettività paga produzione, oneri ancillari, incentivi alle rinnovabili, e tutto quanto. Francamente ignoro se gli olandesi paghino al produttore eolico, come accade in Italia e in Spagna, anche le produzioni INESISTENTI perché NON immesse in rete a causa dei momentanei picchi di ventosità che saturerebbero la rete di distribuzione.<br />
Non fa notizia che il presidente dell&#8217;Associazione Nazionale Energia del Vento auspichi un incremento della produzione eolica italiana. Ma ora che i siti più ventosi italiani (sardi, siciliani e del meridione) sono stati sfruttati, il vento copre, ordinariamente, circa il 5-6% del fabbisogno elettrico italiano, e circa il 2% del fabbisogno energetico totale. Briciole. Chi chiede “aste differenziate per zone, affinché anche al Nord sia conveniente realizzare una parte degli impianti” presuppone (ma non lo dice) che le casse pubbliche (o, peggio, quelle dell&#8217;utenza elettrica, senza progressività di imposizione) si facciano carico del deficit di produttività: cioè paghino di più il funzionamento di impianti meno produttivi.<br />
Al solito, quindi, il capitale preda, mentre il cittadino, anche se proletario, paga.</p>
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