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	Commenti a: Speranze e dilemmi dell’auto elettrica	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		<title>
		Di: Francesco Morante		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Morante]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 09:55:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lo scenario tecnologico è quello delineato dall&#039;articolo e anche i dubbi espressi sono i dubbi legittimi. 
Io però vorrei far notare un aspetto sociale potente. Che è la straordinaria semplificazione del processo produttivo che porta - sostiene l&#039;articolo - ad una riduzione della manodopera pari al 70%. Nell&#039;articolo si parla di motori. La riduzione straordinaria si riflette anche nella costruzione dell&#039;automobile. Non ho i dati per quantificarla ma per certo la semplificazione è drastica e quindi anche la manodopera necessaria.
C&#039;è lo spettro della disoccupazione. Questo è evidente. Ma si intravede all&#039;orizzonte un fenomeno davvero dirompente, che potrebbe portare alla fine il fordismo in modo definitivo. Cioé, non occorrono più grandi aziende per produrre auto. La progettazione e la produzione di automobili diventa molto più semplice e si presta ad essere realizzata anche da unità piccole.
Che non sia iniziata l&#039;era della wiki-auto?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scenario tecnologico è quello delineato dall&#8217;articolo e anche i dubbi espressi sono i dubbi legittimi.<br />
Io però vorrei far notare un aspetto sociale potente. Che è la straordinaria semplificazione del processo produttivo che porta &#8211; sostiene l&#8217;articolo &#8211; ad una riduzione della manodopera pari al 70%. Nell&#8217;articolo si parla di motori. La riduzione straordinaria si riflette anche nella costruzione dell&#8217;automobile. Non ho i dati per quantificarla ma per certo la semplificazione è drastica e quindi anche la manodopera necessaria.<br />
C&#8217;è lo spettro della disoccupazione. Questo è evidente. Ma si intravede all&#8217;orizzonte un fenomeno davvero dirompente, che potrebbe portare alla fine il fordismo in modo definitivo. Cioé, non occorrono più grandi aziende per produrre auto. La progettazione e la produzione di automobili diventa molto più semplice e si presta ad essere realizzata anche da unità piccole.<br />
Che non sia iniziata l&#8217;era della wiki-auto?</p>
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		Di: Andrea Bo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Dec 2021 16:55:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Molti spunti sono condivisibili, per esempio in merito alla presa in considerazione del peso medio dei singoli veicoli e della non-risolutività delle “illusioni all’idrogeno”. O alla necessità di un approccio di pianificazione pubblica.
Altri spunti appaiono piuttosto discutibili.
Qui si afferma che la maggior parte della riduzione delle “emissioni generate dalla combustione e dalla produzione di combustibili e di elettricità per i trasporti” debba “provenire dalle autovetture, a causa dei maggiori vincoli tecnologici esistenti per la conversione ecologica dei trasporti pesanti, aerei e marittimi”: occorrerebbe, prima di questa affermazione, ponderare le quote di incidenza, sulle emissioni totali, di ciascuna di queste componenti. E temo che si scoprirebbero dati sconfortanti.
(Incidentalmente, nell’occasione non guasterebbe considerare le emissioni per le attività militari: si sarebbe andati fuori tema? Forse, ma questo “tema” sarebbe prioritariamente dirimente.)
E’ corretto il rinvio a note con le citazioni di fonti ma, sotto questo profilo, sarebbe stato significativo citare le “autorevoli fonti”, e i relativi interventi, che sostengono l’esistenza di benefici netti che i veicoli elettrici manifesterebbero durante il loro ciclo di vita, rispetto a quelli “tradizionali”. A rigore, andrebbero calcolate anche le differenze, in termini di costi ambientali, economici e sociali, dell’originario approvvigionamento delle materie prime necessarie alla produzione delle une e delle altre tipologie di veicoli. E anche qui, almeno in prospettiva, c’è di che temere qualche amara disillusione.
E’ poi ormai smentito dai fatti che le energie rinnovabili possano coprire il 100% della produzione elettrica in Europa, a meno che non si mettano in cantiere numerosi impianti di produzione idroelettrica. O a meno che non si consideri fonte rinnovabile anche il nucleare a fissione…
L’amara esperienza della Energiewende tedesca ha ben ridimensionato le potenzialità europee di eolico e fotovoltaico, al punto che è di pochi anni fa la disinvolta inaugurazione di una centrale (tedesca) a carbone di oltre 1 GW. E la cospicua colonizzazione di turbine e campi fotovoltaici, anche in Italia, soprattutto nel meridione e nelle isole, ha dimostrato una capacità di copertura del fabbisogno non solo intermittente e inaffidabile (come ammesso anche nell’articolo, al punto di porre il problema dello stoccaggio dell’elettricità prodotta), ma soprattutto scarsa anche in termini assoluti, e fra l&#039;altro piuttosto dispendiosa.
L’auspicata “decisa decarbonizzazione della generazione dell’elettricità” dimentica poi di fare i conti con il fabbisogno energetico, e soprattutto elettrico, dei paesi in via di sviluppo: a questo proposito è stato illuminante questo intervento, ospitato da questa stessa testata poche settimane fa: 
https://contropiano.org/news/news-economia/2021/11/03/fare-tutto-da-capo-lillusione-dietro-g20-e-cop26-0143597  
Va poi colta una contraddizione di fondo: se, come qui asserito, per il problema delle batterie, il litio sarebbe un materiale “relativamente abbondante”, perché si sarebbe concentrate sul governo della Bolivia le tensioni che abbiamo già visto?
Presupponendo poi il “beneficio potenziale derivante dal riutilizzo delle batterie e dal riciclo delle loro componenti” non possono omettere tre considerazioni:
- il riciclaggio, cioè il recupero di elementi chimici da manufatti a fine vita, presuppone comunque un’estrazione da quei manufatti, che è attività certo meno impattante dell’estrazione mineraria da formazioni geologiche, ma tutt’altro che scevra da effetti inquinanti ed (ulteriori) elevati fabbisogni energetici;
- la resa, in termini di materiale recuperato, diminuisce a ogni ciclo di riutilizzo dei dispositivi a fine vita;
- comunque sia, in fase di incremento di produzione e utilizzo, i dispositivi a fine vita, da cui estrarre gli elementi necessari per produrre nuove batterie, devono comunque essere GIA’ disponibili, e quindi essere GIA’ stati costruiti con materiali che a loro volta erano stati precedentemente oggetto di attività estrattive: non si può riciclare un materiale che ancora non sia stato estratto dai terreni…
Non è banale il fatto che il corrente e previsto aumento del fabbisogno di materiali per l’elettrificazione delle produzioni e dei consumi energetici stia già conducendo a prospezioni minerarie sui fondi oceanici: la prospettiva di sfruttamento dei giacimenti, in parte già individuati, ha conseguenze ambientali ignote e inquietanti...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molti spunti sono condivisibili, per esempio in merito alla presa in considerazione del peso medio dei singoli veicoli e della non-risolutività delle “illusioni all’idrogeno”. O alla necessità di un approccio di pianificazione pubblica.<br />
Altri spunti appaiono piuttosto discutibili.<br />
Qui si afferma che la maggior parte della riduzione delle “emissioni generate dalla combustione e dalla produzione di combustibili e di elettricità per i trasporti” debba “provenire dalle autovetture, a causa dei maggiori vincoli tecnologici esistenti per la conversione ecologica dei trasporti pesanti, aerei e marittimi”: occorrerebbe, prima di questa affermazione, ponderare le quote di incidenza, sulle emissioni totali, di ciascuna di queste componenti. E temo che si scoprirebbero dati sconfortanti.<br />
(Incidentalmente, nell’occasione non guasterebbe considerare le emissioni per le attività militari: si sarebbe andati fuori tema? Forse, ma questo “tema” sarebbe prioritariamente dirimente.)<br />
E’ corretto il rinvio a note con le citazioni di fonti ma, sotto questo profilo, sarebbe stato significativo citare le “autorevoli fonti”, e i relativi interventi, che sostengono l’esistenza di benefici netti che i veicoli elettrici manifesterebbero durante il loro ciclo di vita, rispetto a quelli “tradizionali”. A rigore, andrebbero calcolate anche le differenze, in termini di costi ambientali, economici e sociali, dell’originario approvvigionamento delle materie prime necessarie alla produzione delle une e delle altre tipologie di veicoli. E anche qui, almeno in prospettiva, c’è di che temere qualche amara disillusione.<br />
E’ poi ormai smentito dai fatti che le energie rinnovabili possano coprire il 100% della produzione elettrica in Europa, a meno che non si mettano in cantiere numerosi impianti di produzione idroelettrica. O a meno che non si consideri fonte rinnovabile anche il nucleare a fissione…<br />
L’amara esperienza della Energiewende tedesca ha ben ridimensionato le potenzialità europee di eolico e fotovoltaico, al punto che è di pochi anni fa la disinvolta inaugurazione di una centrale (tedesca) a carbone di oltre 1 GW. E la cospicua colonizzazione di turbine e campi fotovoltaici, anche in Italia, soprattutto nel meridione e nelle isole, ha dimostrato una capacità di copertura del fabbisogno non solo intermittente e inaffidabile (come ammesso anche nell’articolo, al punto di porre il problema dello stoccaggio dell’elettricità prodotta), ma soprattutto scarsa anche in termini assoluti, e fra l&#8217;altro piuttosto dispendiosa.<br />
L’auspicata “decisa decarbonizzazione della generazione dell’elettricità” dimentica poi di fare i conti con il fabbisogno energetico, e soprattutto elettrico, dei paesi in via di sviluppo: a questo proposito è stato illuminante questo intervento, ospitato da questa stessa testata poche settimane fa:<br />
<a href="https://contropiano.org/news/news-economia/2021/11/03/fare-tutto-da-capo-lillusione-dietro-g20-e-cop26-0143597" rel="ugc">https://contropiano.org/news/news-economia/2021/11/03/fare-tutto-da-capo-lillusione-dietro-g20-e-cop26-0143597</a><br />
Va poi colta una contraddizione di fondo: se, come qui asserito, per il problema delle batterie, il litio sarebbe un materiale “relativamente abbondante”, perché si sarebbe concentrate sul governo della Bolivia le tensioni che abbiamo già visto?<br />
Presupponendo poi il “beneficio potenziale derivante dal riutilizzo delle batterie e dal riciclo delle loro componenti” non possono omettere tre considerazioni:<br />
&#8211; il riciclaggio, cioè il recupero di elementi chimici da manufatti a fine vita, presuppone comunque un’estrazione da quei manufatti, che è attività certo meno impattante dell’estrazione mineraria da formazioni geologiche, ma tutt’altro che scevra da effetti inquinanti ed (ulteriori) elevati fabbisogni energetici;<br />
&#8211; la resa, in termini di materiale recuperato, diminuisce a ogni ciclo di riutilizzo dei dispositivi a fine vita;<br />
&#8211; comunque sia, in fase di incremento di produzione e utilizzo, i dispositivi a fine vita, da cui estrarre gli elementi necessari per produrre nuove batterie, devono comunque essere GIA’ disponibili, e quindi essere GIA’ stati costruiti con materiali che a loro volta erano stati precedentemente oggetto di attività estrattive: non si può riciclare un materiale che ancora non sia stato estratto dai terreni…<br />
Non è banale il fatto che il corrente e previsto aumento del fabbisogno di materiali per l’elettrificazione delle produzioni e dei consumi energetici stia già conducendo a prospezioni minerarie sui fondi oceanici: la prospettiva di sfruttamento dei giacimenti, in parte già individuati, ha conseguenze ambientali ignote e inquietanti&#8230;</p>
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