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	Commenti a: Tra don Milani e la “buona scuola”	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Manlio Padovan		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Manlio Padovan]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2017 15:29:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non potete immaginare quanto vi sia riconoscente per questo post.
Finalmente la figura di don Dilani è data con chiarezza di posizione sociale che nulla lascia al caso o alla immaginazione. A me pare che in generale, dice l’esperienza, non c’è persona più squallida di un prete, o di una suora, sulla cui sincerità in ogni caso non c’è da fidarsi perché non può essere sincero in quanto non può essere che una stampella al mondo che tenta di criticare che non gli consente la vita dell’uomo libero: non è questione solo di ideologia, ma di vera e propria schiavitù di posizione umana, almeno che non getti la tonaca alle ortiche. Me se raramente lo fanno, un motivo reale, non filosofico, ci sarà! Quando lo fanno nascono persone sincere come Luigi Cascioli. 
È sempre la mancanza di spirito critico che rende così creduloni i credenti e di cui le religioni tendono a servirsi. Quello spirito critico che le religioni annullano e nessun interesse hanno ad alimentare. Ed è il motivo per cui la chiesa si oppone sempre alla cultura.
Vedo confermata nel post la nulla considerazione per la cultura umanistica del don Milani: che è quella cultura che fa conoscere all’uomo se stesso ed il mondo: come affermava Goffredo Parise approposito della letteratura.
Pe esempio: ho letto questa mattina sull’ultimo numero del mensile LiberEtà dello SPI, che dovrebbe essere di sinistra essendo della CGIL ma ormai è tutto un minestrone, che un allievo di don Milani ha ricordato di essersi reso conto che la ricchezza esposta da certi partecipanti ad uno spettacolo alla Scala di Milano, dove erano andati con la scuola di Barbiana, era uno schiaffo alla povertà. Non gli è passato per la mente, né il suo maestro evidentemente glielo ha ricordato perché prete era, di vedere la ricchezza della sua chiesa che po’po’ di schiaffo dava ogni giorno, e dà, alla povertà: negli anni ’70 il vestito di un vescovo o di un cardinale costava dai 6 agli 8 milioni di lire!!! Sono sicuro perché la cosa mi è rimasta in mente in modo traumatico.
L’ambiente di don Milani ha interesse a far finta di non sapere, che è poi il problema di don Milani stesso, che se è giusto imparare a compilare un bollettino di c/c postale, è giusto che prima si impari bene a leggere, a scrivere e a far di conto. Ma per ottenere ciò occorre che la cultura umanistica sia disponibile per tutti e non mi sembra che don Milani pensasse a ciò perché è proprio quella cultura che può fregare il suo entourage. E la cultura deve essere come l’aria che si respira; cioè: pura e presente sempre, comunque e dovunque: solo così si può invitare la gente, il popolo, a sentirne la necessità e ad apprezzarla. Qui da me non c’è nemmeno un teatro! In campagna la cultura è una palude infetta in cui il maledetto idealismo la fa sempre da padrone. Dare la cultura a tutti  può farlo solo uno Stato che abbia il senso della comunità. Lo Stato borghese aborre l’articolo 3 della nostra Costituzione che si può realizzare solo se tutti concorrono ad alimentare il bilancio dello Stato, che è ciò che la ricca borghesia e molti straccioni della classi escluse non intendono fare.
Mi scuso per la lunghezza.
Grazie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non potete immaginare quanto vi sia riconoscente per questo post.<br />
Finalmente la figura di don Dilani è data con chiarezza di posizione sociale che nulla lascia al caso o alla immaginazione. A me pare che in generale, dice l’esperienza, non c’è persona più squallida di un prete, o di una suora, sulla cui sincerità in ogni caso non c’è da fidarsi perché non può essere sincero in quanto non può essere che una stampella al mondo che tenta di criticare che non gli consente la vita dell’uomo libero: non è questione solo di ideologia, ma di vera e propria schiavitù di posizione umana, almeno che non getti la tonaca alle ortiche. Me se raramente lo fanno, un motivo reale, non filosofico, ci sarà! Quando lo fanno nascono persone sincere come Luigi Cascioli.<br />
È sempre la mancanza di spirito critico che rende così creduloni i credenti e di cui le religioni tendono a servirsi. Quello spirito critico che le religioni annullano e nessun interesse hanno ad alimentare. Ed è il motivo per cui la chiesa si oppone sempre alla cultura.<br />
Vedo confermata nel post la nulla considerazione per la cultura umanistica del don Milani: che è quella cultura che fa conoscere all’uomo se stesso ed il mondo: come affermava Goffredo Parise approposito della letteratura.<br />
Pe esempio: ho letto questa mattina sull’ultimo numero del mensile LiberEtà dello SPI, che dovrebbe essere di sinistra essendo della CGIL ma ormai è tutto un minestrone, che un allievo di don Milani ha ricordato di essersi reso conto che la ricchezza esposta da certi partecipanti ad uno spettacolo alla Scala di Milano, dove erano andati con la scuola di Barbiana, era uno schiaffo alla povertà. Non gli è passato per la mente, né il suo maestro evidentemente glielo ha ricordato perché prete era, di vedere la ricchezza della sua chiesa che po’po’ di schiaffo dava ogni giorno, e dà, alla povertà: negli anni ’70 il vestito di un vescovo o di un cardinale costava dai 6 agli 8 milioni di lire!!! Sono sicuro perché la cosa mi è rimasta in mente in modo traumatico.<br />
L’ambiente di don Milani ha interesse a far finta di non sapere, che è poi il problema di don Milani stesso, che se è giusto imparare a compilare un bollettino di c/c postale, è giusto che prima si impari bene a leggere, a scrivere e a far di conto. Ma per ottenere ciò occorre che la cultura umanistica sia disponibile per tutti e non mi sembra che don Milani pensasse a ciò perché è proprio quella cultura che può fregare il suo entourage. E la cultura deve essere come l’aria che si respira; cioè: pura e presente sempre, comunque e dovunque: solo così si può invitare la gente, il popolo, a sentirne la necessità e ad apprezzarla. Qui da me non c’è nemmeno un teatro! In campagna la cultura è una palude infetta in cui il maledetto idealismo la fa sempre da padrone. Dare la cultura a tutti  può farlo solo uno Stato che abbia il senso della comunità. Lo Stato borghese aborre l’articolo 3 della nostra Costituzione che si può realizzare solo se tutti concorrono ad alimentare il bilancio dello Stato, che è ciò che la ricca borghesia e molti straccioni della classi escluse non intendono fare.<br />
Mi scuso per la lunghezza.<br />
Grazie.</p>
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