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	Commenti a: Il primo e il secondo Colletti: questioni aperte	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Redazione Contropiano		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Contropiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Dec 2017 22:25:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Commento di Eros Barone.
Franco Russo, arrivando a sostenere che Colletti ha completamente ignorato la questione della democrazia costituzionale, dimostra di non conoscere la fondamentale introduzione, concernente &quot;Bernstein e il marxismo della Seconda Internazionale&quot;, che il filosofo romano premise al saggio su &quot;Socialismo e socialdemocrazia&quot; (1968), inserito successivamente nel volume &quot;Ideologia e società&quot; (1969). D&#039;altronde, Russo non poteva farvi riferimento perché ciò che Colletti argomenta in modo rigoroso, da un punto di vista sia filologicamente marxiano sia teoreticamente marxista, circa il rapporto tra Costituzione e capitalismo fa crollare in un sol colpo l&#039;esangue concezione neo-socialdemocratica che egli si sforza di sostenere in questo articolo formalmente anti-collettiano. Allora, fermo restando che Colletti ha seguito un &#039;iter&#039; filosofico che lo ha portato, con l&#039;abbandono della dialettica, a regredire da Hegel a Kant, è comunque giusto sottolineare che in quell&#039;undicesimo paragrafo dedicato al rapporto inscindibile tra capitalismo e Costituzione egli ha avuto il grande merito sia di riconoscere quanto fosse realistica e complessa l&#039;analisi sviluppata da Marx sul tema dell&#039;eguaglianza politica sia di richiamare una delle formule più dense ed efficaci, coniata per l&#039;appunto da Marx nelle &quot;Lotte di classe in Francia&quot;, a proposito della Costituzione francese del 1848. Laddove è chiaro che Colletti, richiamando l&#039;analisi marxiana, si riferiva anche all&#039;attuale Costituzione italiana, il cui significato, che investe pure il tanto celebrato articolo 3, è proprio quello di impedire al proletariato e alle classi subalterne &quot;che non avanzino dall&#039;emancipazione politica all&#039;emancipazione sociale&quot;, nel mentre esige dalla borghesia &quot;che non retroceda dalla restaurazione sociale alla restaurazione politica&quot;. Ed è veramente paradossale che colui che sarebbe diventato uno strenuo avversario della dialettica dia prova, in questo saggio su Bernstein, di notevole perspicacia interpretativa in tema di dialettica, poiché rileva giustamente che Marx riconosce, sì, che, mediante il suffragio universale, la costituzione moderna mette le classi lavoratrici nel possesso del potere politico, ma aggiunge anche che, proprio di queste classi, essa deve &quot;eternare la schiavitù sociale&quot;. Marx riconosce dunque che la costituzione sottrae alla borghesia &quot;le garanzie politiche del suo potere&quot;, dichiarando, nel contempo, che essa ne &quot;sanziona il vecchio potere sociale&quot;. In breve: mentre per la socialdemocrazia vecchia e nuova, che si distende su un arco storico che da Bernstein giunge sino ai suoi attuali epigoni come Franco Russo, la contraddizione è solo tra costituzione e capitalismo, per Marx la contraddizione, che è all&#039;interno della società, passa anche all&#039;interno della costituzione. Nel senso che, se, da un lato, essa chiama, col suffragio universale, alla vita politica tutti i cittadini, e per la prima volta riconosce, così, l&#039;esistenza di un interesse comune o pubblico e, quindi, di una &quot;volontà generale&quot; o sovranità del popolo; per un altro verso, essa non può non fare di questo interesse comune solo un interesse &#039;formale&#039;, essendo gli interessi reali contrapposti a causa della divisione classista della società.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Commento di Eros Barone.<br />
Franco Russo, arrivando a sostenere che Colletti ha completamente ignorato la questione della democrazia costituzionale, dimostra di non conoscere la fondamentale introduzione, concernente &#8220;Bernstein e il marxismo della Seconda Internazionale&#8221;, che il filosofo romano premise al saggio su &#8220;Socialismo e socialdemocrazia&#8221; (1968), inserito successivamente nel volume &#8220;Ideologia e società&#8221; (1969). D&#8217;altronde, Russo non poteva farvi riferimento perché ciò che Colletti argomenta in modo rigoroso, da un punto di vista sia filologicamente marxiano sia teoreticamente marxista, circa il rapporto tra Costituzione e capitalismo fa crollare in un sol colpo l&#8217;esangue concezione neo-socialdemocratica che egli si sforza di sostenere in questo articolo formalmente anti-collettiano. Allora, fermo restando che Colletti ha seguito un &#8216;iter&#8217; filosofico che lo ha portato, con l&#8217;abbandono della dialettica, a regredire da Hegel a Kant, è comunque giusto sottolineare che in quell&#8217;undicesimo paragrafo dedicato al rapporto inscindibile tra capitalismo e Costituzione egli ha avuto il grande merito sia di riconoscere quanto fosse realistica e complessa l&#8217;analisi sviluppata da Marx sul tema dell&#8217;eguaglianza politica sia di richiamare una delle formule più dense ed efficaci, coniata per l&#8217;appunto da Marx nelle &#8220;Lotte di classe in Francia&#8221;, a proposito della Costituzione francese del 1848. Laddove è chiaro che Colletti, richiamando l&#8217;analisi marxiana, si riferiva anche all&#8217;attuale Costituzione italiana, il cui significato, che investe pure il tanto celebrato articolo 3, è proprio quello di impedire al proletariato e alle classi subalterne &#8220;che non avanzino dall&#8217;emancipazione politica all&#8217;emancipazione sociale&#8221;, nel mentre esige dalla borghesia &#8220;che non retroceda dalla restaurazione sociale alla restaurazione politica&#8221;. Ed è veramente paradossale che colui che sarebbe diventato uno strenuo avversario della dialettica dia prova, in questo saggio su Bernstein, di notevole perspicacia interpretativa in tema di dialettica, poiché rileva giustamente che Marx riconosce, sì, che, mediante il suffragio universale, la costituzione moderna mette le classi lavoratrici nel possesso del potere politico, ma aggiunge anche che, proprio di queste classi, essa deve &#8220;eternare la schiavitù sociale&#8221;. Marx riconosce dunque che la costituzione sottrae alla borghesia &#8220;le garanzie politiche del suo potere&#8221;, dichiarando, nel contempo, che essa ne &#8220;sanziona il vecchio potere sociale&#8221;. In breve: mentre per la socialdemocrazia vecchia e nuova, che si distende su un arco storico che da Bernstein giunge sino ai suoi attuali epigoni come Franco Russo, la contraddizione è solo tra costituzione e capitalismo, per Marx la contraddizione, che è all&#8217;interno della società, passa anche all&#8217;interno della costituzione. Nel senso che, se, da un lato, essa chiama, col suffragio universale, alla vita politica tutti i cittadini, e per la prima volta riconosce, così, l&#8217;esistenza di un interesse comune o pubblico e, quindi, di una &#8220;volontà generale&#8221; o sovranità del popolo; per un altro verso, essa non può non fare di questo interesse comune solo un interesse &#8216;formale&#8217;, essendo gli interessi reali contrapposti a causa della divisione classista della società.</p>
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