<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Scuola: Dsa/Bes: la normalizzazione del comportamento produce “disagiati”?	</title>
	<atom:link href="https://contropiano.org/news/cultura-news/2018/02/07/scuola-dsa-bes-la-normalizzazione-del-comportamento-produce-disagiati-0100515/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://contropiano.org/news/cultura-news/2018/02/07/scuola-dsa-bes-la-normalizzazione-del-comportamento-produce-disagiati-0100515</link>
	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Thu, 31 May 2018 21:30:16 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>
		Di: RM		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/cultura-news/2018/02/07/scuola-dsa-bes-la-normalizzazione-del-comportamento-produce-disagiati-0100515#comment-120543</link>

		<dc:creator><![CDATA[RM]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 May 2018 21:30:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://contropiano.org/?p=100515#comment-120543</guid>

					<description><![CDATA[In merito alla lettera
Capire cosa/chi temere e cosa/chi non temere ci permette di distinguere tra il favorevole e lo sfavorevole, distinguere gli amici dai nemici, o no?  perché quindi postulare immediatamente il timore reverenziale quale male?
Che il concetto di meritocrazia equivalga al concetto di compiacimento è tutto da dimostrare e dipende solo dall&#039;universo di riferimento entro il quale ci si esprime; interpretare poi il risultato imprevisto necessariamente quale sbaglio, a mio avviso, dipende più da un errore grossolano dettato dall&#039;incapacità a gestire imprevisti, un errore ascrivibile alla grettezza dell&#039;istruttore per intenderci, che un presupposto teoretico invalidante l&#039;idea che in ambito istruttivo si tratta di passare delle formule codificate, nozioni utili a chiunque ne sia in possesso - partendo dal presupposto che le nozioni non sono tutte uguali. Saper leggere un libro, e forse anche più di uno, gustare un momento, lasciarsi attraversare da un&#039;emozione, compier un&#039;acrobazia con destrezza sono tutte cose necessarie, prerequisiti per poi posizionarsi e partecipare alla dialettica politica della società a cui ci si riferisce. L&#039;istruzione nasce con i bisogni di una democrazia imperialista, non cerchiamo di dimenticare ciò; non saremo mai pronti a traghettarci fuori dal pantano se non percepiamo il pantano democratico.
Per quel che riguarda quanto scrivi al terzo capoverso francamente non capisco come un elemento ascrivibile oramai alla società tutta intera poi non debba ritrovarsi nella categoria degli insegnanti, questi si effettivamente bianchi dalla pelle rosa. Che le capacità autocritiche e quindi di produrre pensiero per le soggettività operanti questi processi mentali dipendano più dalla capacità di rappresentare creativamente un mondo che non c&#039;è che dalla disciplina di capire cosa vogliamo fare diventare quello che c&#039;è per trasformarlo in armonia con i nostri desideri è una posizione ideologica non sostenuta se non dall&#039;enfasi con cui viene espressa.
Per quel che riguarda il conflitto ancora una volta le tue posizioni mi appaiono confuse poiché figlie di un&#039;esperienza con buona coscienza ma in deficit di &quot;profitto&quot;. La questione in aula è molto semplice: c&#039;è un&#039;autorità che presiede al benessere di tutti/e; quello che accade in aula è sua responsabilità, sia che ne sia cosciente sia che non se ne accorga; è un adulto consapevole preposto a fare l&#039;adulto. Il cattivo insegnante crede a questa responsabilità tutta intera, ma anche qui è una questione di grettezza individuale; quello scaltro è consapevole che non si insegna se non si vuole imparare e che talvolta nella sfida dei ruoli è possibile fare di questo infelice scontro un caso fortunato in quanto esperienza redentiva di un disagio inconsapevole e quindi incapace di affrontare le cause poste alla base della sua determinazione. La cosa in aula va fatta  molto semplice: se l&#039;autorità (io) vi becca vi espone alla legge (tendenzialmente un pippotto volto a segnalare agli altri l&#039;inadeguatezza del comportamento in oggetto, posto che tendenzialmente nessun comportamento singolo è disastroso ma che se già tre comportamenti risultano inadeguati poi c&#039;è solo confusione); se non vi becco fatti vostri, non do credito agli spioni. In buona sostanza davvero credi che sia possibile una libertà senza vincoli? Davvero pensi che un processo rivoluzionario possa nascere da una sequenza di casi fortuiti? Comunque, anche qui siamo nell&#039;ambito delle opinioni e non di tesi.
Quanto poi dici in merito ai risultati correlando il presente a se stesso come causa di sé la cosa è vera in senso inverso; da un lato la scuola italiana rimane un sistema repressivo e coercitivo di nessun reato e lo è in quanto scuola di uno Stato borghese, tantopiù da quando questo Stato ha rinunciato a dotarsi di una sua scuola infognando ogni discussione nella falsa antitesi scuola pubblica-scuola privata a fronte della questione vera: scuola gestita privatisticamente o con spirito comunitario? Le difficoltà elencate potrebbero trovare la loro ragion d&#039;esser nella continua semplificazione dei compiti di apprendimento e quindi in un processo che, proprio perché nel tempo, richiedendo sempre meno virtù inevitabilmente educa ad una virtù sempre meno virtuosa, decadente, non in ascesa. Credere che bambino faccia rima con cretino ritengo appartenga maggiormente ai fautori della semplificazione delle richieste che ad una soggettività educante che voglia dirsi consapevole e critica.
Anche rispetto al ruolo della della scuola ritengo ingenua e inquietante questa visione per cui la società debba venirne forgiata. La scuola deve fornire a tutti un processo formativo che dall&#039;acquisizione di un insieme di strumenti riesca a destare l&#039;innesco del processo della coscienza individuale prima e dell&#039;autocoscienza collettiva poi. Questo lavoro va monitorato e giudicato in chiave industriale proprio a partire dal primo indice di ogni catena produttiva, lo scarto che produce. Ma c&#039;è un punto in cui siamo d&#039;accordo ed è questo: una scuola capace solo di criticare gli studenti è decisamente una cattiva scuola.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In merito alla lettera<br />
Capire cosa/chi temere e cosa/chi non temere ci permette di distinguere tra il favorevole e lo sfavorevole, distinguere gli amici dai nemici, o no?  perché quindi postulare immediatamente il timore reverenziale quale male?<br />
Che il concetto di meritocrazia equivalga al concetto di compiacimento è tutto da dimostrare e dipende solo dall&#8217;universo di riferimento entro il quale ci si esprime; interpretare poi il risultato imprevisto necessariamente quale sbaglio, a mio avviso, dipende più da un errore grossolano dettato dall&#8217;incapacità a gestire imprevisti, un errore ascrivibile alla grettezza dell&#8217;istruttore per intenderci, che un presupposto teoretico invalidante l&#8217;idea che in ambito istruttivo si tratta di passare delle formule codificate, nozioni utili a chiunque ne sia in possesso &#8211; partendo dal presupposto che le nozioni non sono tutte uguali. Saper leggere un libro, e forse anche più di uno, gustare un momento, lasciarsi attraversare da un&#8217;emozione, compier un&#8217;acrobazia con destrezza sono tutte cose necessarie, prerequisiti per poi posizionarsi e partecipare alla dialettica politica della società a cui ci si riferisce. L&#8217;istruzione nasce con i bisogni di una democrazia imperialista, non cerchiamo di dimenticare ciò; non saremo mai pronti a traghettarci fuori dal pantano se non percepiamo il pantano democratico.<br />
Per quel che riguarda quanto scrivi al terzo capoverso francamente non capisco come un elemento ascrivibile oramai alla società tutta intera poi non debba ritrovarsi nella categoria degli insegnanti, questi si effettivamente bianchi dalla pelle rosa. Che le capacità autocritiche e quindi di produrre pensiero per le soggettività operanti questi processi mentali dipendano più dalla capacità di rappresentare creativamente un mondo che non c&#8217;è che dalla disciplina di capire cosa vogliamo fare diventare quello che c&#8217;è per trasformarlo in armonia con i nostri desideri è una posizione ideologica non sostenuta se non dall&#8217;enfasi con cui viene espressa.<br />
Per quel che riguarda il conflitto ancora una volta le tue posizioni mi appaiono confuse poiché figlie di un&#8217;esperienza con buona coscienza ma in deficit di &#8220;profitto&#8221;. La questione in aula è molto semplice: c&#8217;è un&#8217;autorità che presiede al benessere di tutti/e; quello che accade in aula è sua responsabilità, sia che ne sia cosciente sia che non se ne accorga; è un adulto consapevole preposto a fare l&#8217;adulto. Il cattivo insegnante crede a questa responsabilità tutta intera, ma anche qui è una questione di grettezza individuale; quello scaltro è consapevole che non si insegna se non si vuole imparare e che talvolta nella sfida dei ruoli è possibile fare di questo infelice scontro un caso fortunato in quanto esperienza redentiva di un disagio inconsapevole e quindi incapace di affrontare le cause poste alla base della sua determinazione. La cosa in aula va fatta  molto semplice: se l&#8217;autorità (io) vi becca vi espone alla legge (tendenzialmente un pippotto volto a segnalare agli altri l&#8217;inadeguatezza del comportamento in oggetto, posto che tendenzialmente nessun comportamento singolo è disastroso ma che se già tre comportamenti risultano inadeguati poi c&#8217;è solo confusione); se non vi becco fatti vostri, non do credito agli spioni. In buona sostanza davvero credi che sia possibile una libertà senza vincoli? Davvero pensi che un processo rivoluzionario possa nascere da una sequenza di casi fortuiti? Comunque, anche qui siamo nell&#8217;ambito delle opinioni e non di tesi.<br />
Quanto poi dici in merito ai risultati correlando il presente a se stesso come causa di sé la cosa è vera in senso inverso; da un lato la scuola italiana rimane un sistema repressivo e coercitivo di nessun reato e lo è in quanto scuola di uno Stato borghese, tantopiù da quando questo Stato ha rinunciato a dotarsi di una sua scuola infognando ogni discussione nella falsa antitesi scuola pubblica-scuola privata a fronte della questione vera: scuola gestita privatisticamente o con spirito comunitario? Le difficoltà elencate potrebbero trovare la loro ragion d&#8217;esser nella continua semplificazione dei compiti di apprendimento e quindi in un processo che, proprio perché nel tempo, richiedendo sempre meno virtù inevitabilmente educa ad una virtù sempre meno virtuosa, decadente, non in ascesa. Credere che bambino faccia rima con cretino ritengo appartenga maggiormente ai fautori della semplificazione delle richieste che ad una soggettività educante che voglia dirsi consapevole e critica.<br />
Anche rispetto al ruolo della della scuola ritengo ingenua e inquietante questa visione per cui la società debba venirne forgiata. La scuola deve fornire a tutti un processo formativo che dall&#8217;acquisizione di un insieme di strumenti riesca a destare l&#8217;innesco del processo della coscienza individuale prima e dell&#8217;autocoscienza collettiva poi. Questo lavoro va monitorato e giudicato in chiave industriale proprio a partire dal primo indice di ogni catena produttiva, lo scarto che produce. Ma c&#8217;è un punto in cui siamo d&#8217;accordo ed è questo: una scuola capace solo di criticare gli studenti è decisamente una cattiva scuola.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Mario Galati		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/cultura-news/2018/02/07/scuola-dsa-bes-la-normalizzazione-del-comportamento-produce-disagiati-0100515#comment-97255</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mario Galati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Feb 2018 19:53:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://contropiano.org/?p=100515#comment-97255</guid>

					<description><![CDATA[Suggerirei di leggere più Gramsci e meno pedagogisti dell&#039;infanzia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Suggerirei di leggere più Gramsci e meno pedagogisti dell&#8217;infanzia.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>
