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	Commenti a: &#8220;Prigionieri del mattone&#8221;. La questione abitativa come contraddizione strategica	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Eros Barone		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eros Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 May 2023 14:06:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La consistenza economica e le ramificazioni del blocco fondiario, industriale e finanziario dell’edilizia appaiono evidenti, sol che si consideri come, nonostante le profonde interrelazioni tra pubblico e privato, il segno di questo settore sia tuttavia nettamente privatistico. Dal punto di vista della produzione e della proprietà, il settore dell’edilizia è infatti tra i più privatizzati della nostra economia. Tale carattere privato del settore risulta ancora più evidente dal confronto con altri paesi nei quali l’ incidenza dell’intervento pubblico è di gran lunga superiore. Questa assoluta prevalenza privata non deve però indurre nell’errore di credere che l’intreccio tra pubblico e privato sia di scarsa rilevanza: esso si realizza, ed è fonte di affari quanto mai lucrosi e di interessi quanto mai corposi, che si esplicano attraverso l’intervento normativo, i piani regolatori e particolareggiati, gli oneri di urbanizzazione, la predisposizione dei servizi pubblici, le grandi opere pubbliche, la politica fiscale e creditizia ecc. Si tratta allora di individuare le aggregazioni sociali e le articolazioni economiche e culturali che compongono il blocco, tenendo conto che, in base ai rapporti di maggiore o minore subordinazione, in esso si raggruma un coacervo di forze che ricorda alcune delle pagine sociologicamente più vivide del saggio marxiano sul &quot;18 brumaio di Luigi Bonaparte&quot;. Nel microcosmo edilizio, una sorta di ologramma della società capitalistica e dell’intreccio perverso tra rendita e profitto, tra grande e piccola impresa, tra “omicidi bianchi” e lavoro nero che la caratterizza, ci sono tutti: reliquati di nobiltà fondiaria e gruppi finanziari, imprenditori d’assalto e colonnelli in pensione proprietari di più appartamenti, grandi professionisti e impiegati statali incatenati al riscatto di una casa che sta già deperendo, funzionari e uomini politici corrotti, piccoli risparmiatori che cercano nella casa quella sicurezza che non riescono ad avere dalla pensione oppure che ritengono di risparmiare in avvenire sul fitto pagando intanto elevati tassi di interesse, capimastri, cottimisti, lavoratori immigrati ecc. Così, il fanatismo dell’ideologia della casa in proprietà, lo sforzo drammatico di ottenere una casa anche a costo di gravosi sacrifici, la necessità di avere un lavoro fanno sì che un sistema basato sulla equivalenza coattiva tra valore d’uso (il bene-casa) e valore di scambio (la merce-casa) finisca con l’essere la condizione di forza del “blocco edilizio”. La logica risultante di questo processo di forzosa privatizzazione e, insieme, di suadente persuasione all’acquisto della merce-casa è la situazione attuale: un paese in cui i contingenti decisivi dell’“esercito conservatore” che i capitalisti si allevano contro il proletariato sono stati sostituiti dalla vasta massa dei proprietari di abitazioni (massa che oggi supera il 70% della popolazione, sia  pure con tutto il ventaglio di posizioni economiche, sociali e territoriali, che si cela dietro questa percentuale). La protesta degli studenti universitari contro il caro-affitti è solo una delle conseguenze che derivano dal micidiale meccanismo usurario su cui si fondano l&#039;esistenza e il funzionamento del &quot;blocco edilizio&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La consistenza economica e le ramificazioni del blocco fondiario, industriale e finanziario dell’edilizia appaiono evidenti, sol che si consideri come, nonostante le profonde interrelazioni tra pubblico e privato, il segno di questo settore sia tuttavia nettamente privatistico. Dal punto di vista della produzione e della proprietà, il settore dell’edilizia è infatti tra i più privatizzati della nostra economia. Tale carattere privato del settore risulta ancora più evidente dal confronto con altri paesi nei quali l’ incidenza dell’intervento pubblico è di gran lunga superiore. Questa assoluta prevalenza privata non deve però indurre nell’errore di credere che l’intreccio tra pubblico e privato sia di scarsa rilevanza: esso si realizza, ed è fonte di affari quanto mai lucrosi e di interessi quanto mai corposi, che si esplicano attraverso l’intervento normativo, i piani regolatori e particolareggiati, gli oneri di urbanizzazione, la predisposizione dei servizi pubblici, le grandi opere pubbliche, la politica fiscale e creditizia ecc. Si tratta allora di individuare le aggregazioni sociali e le articolazioni economiche e culturali che compongono il blocco, tenendo conto che, in base ai rapporti di maggiore o minore subordinazione, in esso si raggruma un coacervo di forze che ricorda alcune delle pagine sociologicamente più vivide del saggio marxiano sul &#8220;18 brumaio di Luigi Bonaparte&#8221;. Nel microcosmo edilizio, una sorta di ologramma della società capitalistica e dell’intreccio perverso tra rendita e profitto, tra grande e piccola impresa, tra “omicidi bianchi” e lavoro nero che la caratterizza, ci sono tutti: reliquati di nobiltà fondiaria e gruppi finanziari, imprenditori d’assalto e colonnelli in pensione proprietari di più appartamenti, grandi professionisti e impiegati statali incatenati al riscatto di una casa che sta già deperendo, funzionari e uomini politici corrotti, piccoli risparmiatori che cercano nella casa quella sicurezza che non riescono ad avere dalla pensione oppure che ritengono di risparmiare in avvenire sul fitto pagando intanto elevati tassi di interesse, capimastri, cottimisti, lavoratori immigrati ecc. Così, il fanatismo dell’ideologia della casa in proprietà, lo sforzo drammatico di ottenere una casa anche a costo di gravosi sacrifici, la necessità di avere un lavoro fanno sì che un sistema basato sulla equivalenza coattiva tra valore d’uso (il bene-casa) e valore di scambio (la merce-casa) finisca con l’essere la condizione di forza del “blocco edilizio”. La logica risultante di questo processo di forzosa privatizzazione e, insieme, di suadente persuasione all’acquisto della merce-casa è la situazione attuale: un paese in cui i contingenti decisivi dell’“esercito conservatore” che i capitalisti si allevano contro il proletariato sono stati sostituiti dalla vasta massa dei proprietari di abitazioni (massa che oggi supera il 70% della popolazione, sia  pure con tutto il ventaglio di posizioni economiche, sociali e territoriali, che si cela dietro questa percentuale). La protesta degli studenti universitari contro il caro-affitti è solo una delle conseguenze che derivano dal micidiale meccanismo usurario su cui si fondano l&#8217;esistenza e il funzionamento del &#8220;blocco edilizio&#8221;.</p>
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