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	Commenti a: La scuola nell’epoca della sua aziendalizzazione	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Oltrelascuola		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Oltrelascuola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 May 2023 07:53:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;La domanda più generale sulla funzione della scuola oggi è quella concernente la sua natura di classe, e tale domanda non può essere circoscritta, pena uno scadimento di carattere moralistico e/o tecnicistico, all’àmbito sovrastrutturale del mercato, della aziendalizzazione e della comunicazione semiotica&quot;.

Il documento è lungo più 40 pagine e questi temi sono svolti nellle precedenti 30. E&#039; una base di discussione aperta fra lavoratori della scuola, non una piattaforma programmatica di un&#039;organizzazione che non siamo: https://documentoscuola.altervista.org/la-scuola-aziendalizzata-2/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La domanda più generale sulla funzione della scuola oggi è quella concernente la sua natura di classe, e tale domanda non può essere circoscritta, pena uno scadimento di carattere moralistico e/o tecnicistico, all’àmbito sovrastrutturale del mercato, della aziendalizzazione e della comunicazione semiotica&#8221;.</p>
<p>Il documento è lungo più 40 pagine e questi temi sono svolti nellle precedenti 30. E&#8217; una base di discussione aperta fra lavoratori della scuola, non una piattaforma programmatica di un&#8217;organizzazione che non siamo: <a href="https://documentoscuola.altervista.org/la-scuola-aziendalizzata-2/" rel="nofollow ugc">https://documentoscuola.altervista.org/la-scuola-aziendalizzata-2/</a></p>
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		Di: Eros Barone		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eros Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 May 2023 10:52:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La domanda più generale sulla funzione della scuola oggi è quella concernente la sua natura di classe, e tale domanda non può essere circoscritta, pena uno scadimento di carattere moralistico e/o tecnicistico, all&#039;àmbito sovrastrutturale del mercato, della aziendalizzazione e della comunicazione semiotica. Si tratta allora di far emergere la natura contraddittoria della scuola in quanto espressione dei conflitti e degli antagonismi sociali: ecco perché la scuola rappresenta qualcosa di diverso a seconda che venga inserita in un progetto alternativo che ha la sua radice oggettiva nella sfera produttiva oppure che sia sganciata da esso e sublimata su un piano meramente intersoggettivo (e dunque pedagogico in senso deteriore). Se invece noi consideriamo come protagonisti della scuola semplicemente gli individui con i loro progetti di vita, ecco che le soggettività collettive, le classi e le forze sociali scompaiono dall’orizzonte, talché la scuola perde il proprio aggancio ad un’idea di trasformazione della società che investa i metodi e i contenuti, la qualità e gli sbocchi della riproduzione del sapere, e che pertanto è irriducibile ai progetti riformatori della pedagogia di sinistra, laddove questi, essendo sempre incentrati sui problemi relativi ai diritti e alla loro violazione, alla discriminazione e all’inclusione, finiscono con l’occupare l’intero orizzonte della riflessione politica. D’altro canto, il fatto di focalizzare la natura conflittuale di ciò che avviene nella scuola come rispecchiamento di ciò che avviene nella società dovrebbe spingere chi riflette sulla scuola, quale che sia il livello in cui ciò avviene, ad uscire dall’ottica formale, metodologica e ortopedica della pedagogia e a reintrodurre le questioni politiche, la storicità e la determinazione sociale del sapere nel dibattito educativo. In altri termini, vi è bisogno di un’ottica che, per essere progressista, dovrebbe tornare ad essere materiale e tendere a individuare gli elementi strutturali che determinano il contesto in cui le relazioni accadono, rendendole possibili. Quindi, se da un lato occorre, come si è auspicato a suo tempo, “riscolarizzare la scuola” liberandola dalla paccottiglia utopistica e regressiva dell’antipedagogia di matrice sessantottesca, dall’altro è fondamentale mantenere la tensione tra scuola e società senza ridurre i problemi scolastici a problemi didattico-relazionali. Il punto è che la durezza granitica dei rapporti di produzione blocca in partenza e distorce ogni tentativo di modificarne gli effetti a partire dalle relazioni infrascolastiche: le proposte pedagogiche (ad esempio, quelle riguardanti il voto) possono certo modificare questo o quell’aspetto, rendere più inclusiva la scuola sotto questo o quel punto di vista (alimentando il mito irenistico della &quot;scuola di tutti&quot;). Ma ogni volta che la causa dell’esclusione si lega ai rapporti di classe ecco che il limite dell’intervento pedagogico diventa evidente e negarlo ci proietta direttamente nelle sfere sublimi dell’idealismo e dell’utopismo, nel sogno ad occhi aperti di una democratizzazione senza conflitto o di una retorica astrattamente ideologica dei diritti. Sennonché occorre comprendere, traendo da questa comprensione tutte le necessarie conseguenze, che la radice del male (dei mali) non sta nell’assenza dei diritti, ma nel capitalismo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La domanda più generale sulla funzione della scuola oggi è quella concernente la sua natura di classe, e tale domanda non può essere circoscritta, pena uno scadimento di carattere moralistico e/o tecnicistico, all&#8217;àmbito sovrastrutturale del mercato, della aziendalizzazione e della comunicazione semiotica. Si tratta allora di far emergere la natura contraddittoria della scuola in quanto espressione dei conflitti e degli antagonismi sociali: ecco perché la scuola rappresenta qualcosa di diverso a seconda che venga inserita in un progetto alternativo che ha la sua radice oggettiva nella sfera produttiva oppure che sia sganciata da esso e sublimata su un piano meramente intersoggettivo (e dunque pedagogico in senso deteriore). Se invece noi consideriamo come protagonisti della scuola semplicemente gli individui con i loro progetti di vita, ecco che le soggettività collettive, le classi e le forze sociali scompaiono dall’orizzonte, talché la scuola perde il proprio aggancio ad un’idea di trasformazione della società che investa i metodi e i contenuti, la qualità e gli sbocchi della riproduzione del sapere, e che pertanto è irriducibile ai progetti riformatori della pedagogia di sinistra, laddove questi, essendo sempre incentrati sui problemi relativi ai diritti e alla loro violazione, alla discriminazione e all’inclusione, finiscono con l’occupare l’intero orizzonte della riflessione politica. D’altro canto, il fatto di focalizzare la natura conflittuale di ciò che avviene nella scuola come rispecchiamento di ciò che avviene nella società dovrebbe spingere chi riflette sulla scuola, quale che sia il livello in cui ciò avviene, ad uscire dall’ottica formale, metodologica e ortopedica della pedagogia e a reintrodurre le questioni politiche, la storicità e la determinazione sociale del sapere nel dibattito educativo. In altri termini, vi è bisogno di un’ottica che, per essere progressista, dovrebbe tornare ad essere materiale e tendere a individuare gli elementi strutturali che determinano il contesto in cui le relazioni accadono, rendendole possibili. Quindi, se da un lato occorre, come si è auspicato a suo tempo, “riscolarizzare la scuola” liberandola dalla paccottiglia utopistica e regressiva dell’antipedagogia di matrice sessantottesca, dall’altro è fondamentale mantenere la tensione tra scuola e società senza ridurre i problemi scolastici a problemi didattico-relazionali. Il punto è che la durezza granitica dei rapporti di produzione blocca in partenza e distorce ogni tentativo di modificarne gli effetti a partire dalle relazioni infrascolastiche: le proposte pedagogiche (ad esempio, quelle riguardanti il voto) possono certo modificare questo o quell’aspetto, rendere più inclusiva la scuola sotto questo o quel punto di vista (alimentando il mito irenistico della &#8220;scuola di tutti&#8221;). Ma ogni volta che la causa dell’esclusione si lega ai rapporti di classe ecco che il limite dell’intervento pedagogico diventa evidente e negarlo ci proietta direttamente nelle sfere sublimi dell’idealismo e dell’utopismo, nel sogno ad occhi aperti di una democratizzazione senza conflitto o di una retorica astrattamente ideologica dei diritti. Sennonché occorre comprendere, traendo da questa comprensione tutte le necessarie conseguenze, che la radice del male (dei mali) non sta nell’assenza dei diritti, ma nel capitalismo.</p>
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		Di: Redazione Contropiano		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/cultura-news/2023/05/21/la-scuola-nellepoca-della-sua-aziendalizzazione-0160490#comment-240112</link>

		<dc:creator><![CDATA[Redazione Contropiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 May 2023 06:15:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://contropiano.org/news/cultura-news/2023/05/21/la-scuola-nellepoca-della-sua-aziendalizzazione-0160490#comment-240111&quot;&gt;MANLIO LO PRESTI&lt;/a&gt;.

Nessun problema...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://contropiano.org/news/cultura-news/2023/05/21/la-scuola-nellepoca-della-sua-aziendalizzazione-0160490#comment-240111">MANLIO LO PRESTI</a>.</p>
<p>Nessun problema&#8230;</p>
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		Di: MANLIO LO PRESTI		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/cultura-news/2023/05/21/la-scuola-nellepoca-della-sua-aziendalizzazione-0160490#comment-240111</link>

		<dc:creator><![CDATA[MANLIO LO PRESTI]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 May 2023 06:06:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Articolo molto interessante. Vorrei avere la vostra autorizzazione a pubblicarlo nella mia Rassegna stampa che diffondo su www.dettiescritti.com . Grazie]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Articolo molto interessante. Vorrei avere la vostra autorizzazione a pubblicarlo nella mia Rassegna stampa che diffondo su <a href="http://www.dettiescritti.com" rel="nofollow ugc">http://www.dettiescritti.com</a> . Grazie</p>
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