<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Volontè, fino all&#8217;ultimo respiro	</title>
	<atom:link href="https://contropiano.org/news/cultura-news/2023/08/12/volonte-fino-allultimo-respiro-0163090/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://contropiano.org/news/cultura-news/2023/08/12/volonte-fino-allultimo-respiro-0163090</link>
	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Sat, 12 Aug 2023 09:53:08 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>
		Di: T.S.		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/cultura-news/2023/08/12/volonte-fino-allultimo-respiro-0163090#comment-243131</link>

		<dc:creator><![CDATA[T.S.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Aug 2023 09:53:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://contropiano.org/?p=163090#comment-243131</guid>

					<description><![CDATA[Articolo splendido compagni, che rende perfettamente la grandezza di vasta parte della scena artistico-culturale degli anni &#039;60 e &#039;70 e il vuoto pneumatico che il suo esaurimento, anche umano, ha determinato nei decenni successivi.
Segnalo un piccolo refuso, il Leone d&#039;Oro alla carriera (davvero il minimo sindacale come riconoscimento e se ne comprendono i motivi) gli fu riconosciuto nel 1991 alla Mostra del cinema di Venezia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Articolo splendido compagni, che rende perfettamente la grandezza di vasta parte della scena artistico-culturale degli anni &#8217;60 e &#8217;70 e il vuoto pneumatico che il suo esaurimento, anche umano, ha determinato nei decenni successivi.<br />
Segnalo un piccolo refuso, il Leone d&#8217;Oro alla carriera (davvero il minimo sindacale come riconoscimento e se ne comprendono i motivi) gli fu riconosciuto nel 1991 alla Mostra del cinema di Venezia.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Eros Barone		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/cultura-news/2023/08/12/volonte-fino-allultimo-respiro-0163090#comment-243129</link>

		<dc:creator><![CDATA[Eros Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Aug 2023 09:08:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://contropiano.org/?p=163090#comment-243129</guid>

					<description><![CDATA[È indubitabile che Gian Maria Volonté sia da annoverare fra i migliori attori della storia del cinema. Secondo la felice definizione del regista Francesco Rosi, era un attore che «rubava l&#039;anima ai suoi personaggi». Stupisce allora che in questo articolo manchi la citazione di uno dei film più intensi e più rigorosi della sua carriera: mi riferisco al film “Il sospetto” di Citto Maselli (1975). Si tratta di un film che sembra emergere, in un paese che come l’Italia odierna somiglia sempre più a quello dei Lotofagi omerici, da una lontananza abissale, poiché rappresenta quella figura prototipica del Novecento che è il “rivoluzionario di professione”. Nell’Italia del 1934 un militante comunista “critico” (Emilio, interpretato per l’appunto da Gian Maria Volonté) viene prima allontanato dal partito, poi – dopo un periodo di rifugio in Francia – viene riammesso e usato per scovare l’infiltrato che si annida tra le fila del centro politico di Torino. Né il partito né Emilio hanno la sicurezza che questo infiltrato ci sia davvero, ma per scoprirlo non possono far altro che sacrificare un proprio militante – Emilio – affidandogli il compito di incontrarsi con gli altri membri del gruppo dirigente piemontese e, in sostanza, scoprire il traditore facendosi arrestare. Erano tempi in cui al Partito, che operava nell’esilio e nella clandestinità, era necessario sacrificare ben più della vita: l’onore stesso. Inflessibilità organizzativa ed eccezionalità storica convivono quotidianamente nel partito rivoluzionario: Emilio conosce il codice etico del rivoluzionario marxista-leninista, lo accetta fino alle estreme conseguenze e non se ne rammarica. Alla fine, davanti al funzionario dell’Ovra che gli ripete: “Il partito ti ha usato”, invitandolo a tradire, Emilio ripete ostinatamente: “Sono un militante del partito comunista italiano, non ho altro da aggiungere”. Dopodiché, di fronte alle insistenze, alla fine “cede”, benché in modo inaspettato: “Ma questo io l’ho sempre saputo. Eravamo d’accordo”. La disciplina rivoluzionaria secca e irrevocabile, l’accettazione di venti o trent’anni di dura galera come prezzo da pagare e il radicale rifiuto di ogni postura soggettivistica e della correlativa retorica eroicizzante trovano in Volonté, come sempre, un’incarnazione indimenticabile. Viene in mente il monito di Bertolt Brecht “a coloro che verranno”: «Anche l’ira per l’ingiustizia / fa roca la voce. Oh, noi / che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza, / noi non si poté essere gentili. / Ma voi, quando sarà venuta l’ora / che all’uomo un aiuto sia l’uomo, / pensate a noi / con indulgenza.»]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È indubitabile che Gian Maria Volonté sia da annoverare fra i migliori attori della storia del cinema. Secondo la felice definizione del regista Francesco Rosi, era un attore che «rubava l&#8217;anima ai suoi personaggi». Stupisce allora che in questo articolo manchi la citazione di uno dei film più intensi e più rigorosi della sua carriera: mi riferisco al film “Il sospetto” di Citto Maselli (1975). Si tratta di un film che sembra emergere, in un paese che come l’Italia odierna somiglia sempre più a quello dei Lotofagi omerici, da una lontananza abissale, poiché rappresenta quella figura prototipica del Novecento che è il “rivoluzionario di professione”. Nell’Italia del 1934 un militante comunista “critico” (Emilio, interpretato per l’appunto da Gian Maria Volonté) viene prima allontanato dal partito, poi – dopo un periodo di rifugio in Francia – viene riammesso e usato per scovare l’infiltrato che si annida tra le fila del centro politico di Torino. Né il partito né Emilio hanno la sicurezza che questo infiltrato ci sia davvero, ma per scoprirlo non possono far altro che sacrificare un proprio militante – Emilio – affidandogli il compito di incontrarsi con gli altri membri del gruppo dirigente piemontese e, in sostanza, scoprire il traditore facendosi arrestare. Erano tempi in cui al Partito, che operava nell’esilio e nella clandestinità, era necessario sacrificare ben più della vita: l’onore stesso. Inflessibilità organizzativa ed eccezionalità storica convivono quotidianamente nel partito rivoluzionario: Emilio conosce il codice etico del rivoluzionario marxista-leninista, lo accetta fino alle estreme conseguenze e non se ne rammarica. Alla fine, davanti al funzionario dell’Ovra che gli ripete: “Il partito ti ha usato”, invitandolo a tradire, Emilio ripete ostinatamente: “Sono un militante del partito comunista italiano, non ho altro da aggiungere”. Dopodiché, di fronte alle insistenze, alla fine “cede”, benché in modo inaspettato: “Ma questo io l’ho sempre saputo. Eravamo d’accordo”. La disciplina rivoluzionaria secca e irrevocabile, l’accettazione di venti o trent’anni di dura galera come prezzo da pagare e il radicale rifiuto di ogni postura soggettivistica e della correlativa retorica eroicizzante trovano in Volonté, come sempre, un’incarnazione indimenticabile. Viene in mente il monito di Bertolt Brecht “a coloro che verranno”: «Anche l’ira per l’ingiustizia / fa roca la voce. Oh, noi / che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza, / noi non si poté essere gentili. / Ma voi, quando sarà venuta l’ora / che all’uomo un aiuto sia l’uomo, / pensate a noi / con indulgenza.»</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>
