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	Commenti a: D&#8217;Istruzione pubblica. Una polemica con Christian Raimo sui peccati della scuola &#8220;liberal&#8221;	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Thu, 12 Feb 2026 21:37:53 +0000</lastBuildDate>
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		Di: alessia marabini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alessia marabini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 21:37:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono un&#039;insegnante di lettere presso un Istituto tecnico, non ho ancora visto il film, ma leggendo l&#039;articolo mi pare che affronti criticamente la didattica per competenze, critica sulla quale sono d&#039;accordo, tanto che ho deciso di occuparmene da circa una quindicina di anni. Gli ultimi miei libri &quot;Epistemologia dell&#039;educazione, pensiero critico, etica e ingiustizia epistemica&quot; del 2020 , e l&#039;altro &quot;Il fallimento dell&#039;educazione per competenze e la ricerca della  Bildung&quot; scritto con un collega (per ora però solo in lingua inglese The failure of competence based education and the demand for Bildung, 2025), sono proprio su questo. Devo dire, tuttavia, che sebbene sia assolutamente vero - e lo dico io stessa in vari miei articoli- che, la spinta a questo approccio economicista sia nato nel mondo neoliberal anglosassone, è solo nel mondo anglosassone che almeno fino a questo momento è stato possibile un dibattito serio e critico sul tema e dove non mi sono sentita un&#039;aliena in tutti questi anni, nel sostenere tale posizione. In Inghilterra, e anche in America. esistono dei Dipartimenti universitari di filosofia dell&#039;educazione, mentre in Italia, in Accademia, a stento si sa cos&#039;è. E spesso è l&#039; atteggiamento dei colleghi, degli insegnanti che rifiuta il confronto con posizioni sull&#039;educazione che non siano mainstream o ricevute dall&#039;alto. 
Rispetto poi all&#039;attribuzione dell&#039;inizio del tracollo della scuola in Italia, trovo che  non sia corretto farlo risalire alla riforma Berlinguer, bensì alla Buona scuola di Renzi. Ricordo che la Riforma Berlinguer , sebbene avesse introdotto il concetto nuovo di competenza, aveva in realtà un taglio ancora molto culturale. Si organizzarono convegni ai quali partecipai da giovane insegnante precaria dove si affrontavano i saperi delle discipline, e non esclusivamente questioni di metodo, come accade ora nella maggior parte dei corsi di formazione riservati ai docenti. E si parlava perfino di introdurre la filosofia in tutte le scuole, tecnici compresi. Forse se lo si fosse fatto non saremmo ridotti così ora. Il problema non sono le competenze, è ovvio che occorre avere delle competenze, bensì l&#039;idea che queste siano il fine dell&#039;educazione, e all&#039;epoca non erano intese ancora così, come invece sono state recepite nelle successive riforme. Per avere competenze occorre avere conoscenze disciplinari e una guida solida come quella che può dare un&#039;insegnante, non un semplice facilitatore. Vedo ragazzi, a scuola, che sono sorpresi e quasi ringraziano per essere &quot;miracolosamente riusciti a scrivere più di una colonna di foglio protocollo perché avevano qualcosa da dire e per le prime volte una traccia guidata da seguire. E&#039; questo che invece manca a certe concezioni delle competenze, come l&#039;esaltazione delle soft skills. Si scambia l&#039;entrare in possesso, l&quot; avere&quot;, delle competenze ad esempio di cittadinanza, con l&#039;&quot;essere&quot; cittadini responsabili, ma non è ovviamente la stessa cosa. Le competenze sono reificate, sono &quot;oggetti&quot; ritenuti misurabili in base a criteri che si presumono oggettivi, ma che sono in realtà sempre il frutto di un giudizio almeno parzialmente soggettivo dell&#039;insegnante,. Queste vengono poi certificate segnando per sempre il curriculum scolastico dei ragazzi come un marchio che si portano dietro fino alla fine. Non c&#039;è possibilità di scampo, di pensare di ricominciare da zero magari nel passaggio a  un nuovo ordine di scuola... 
Al di là di questo, vorrei anche aggiungere un&#039;altra questione, e cioè l&#039;enfasi sulle emozioni che vedo da un po&#039; di tempo. Tutti hanno riscoperto le emozioni, non che non sia un aspetto importante su cui educare, ma credo che ci sia più che altro un gran bisogno di razionalità, dove per ragionamento non intendo la razionalità formale con la quale ti &quot;tagliano le mani&quot; se non dai esattamente la risposta prevista tra quattro opzioni praticamente uguali, se non nella testa di chi ha predisposto il test (inteso ovviamente sempre come &quot;oggettivo&quot; e &quot;neutrale&quot;), ma intendo un pensiero fondato su conoscenze e contenuti, e non la chiacchiera da bar basata su due definizioni in croce. Per questo, come ho scritto, ci sarebbe un gran bisogno di un ritorno alla cosiddetta &quot;educazione orientata alla Bildung&quot;. anche se a molti fa paura questo termine arcaico apparentemente altisonante che sembra richiamare qualcosa di hegeliano ( vengo dalla tradizione della filosofia analitica, ma Hegel in realtà ha detto anche tante cose sacrosante e il riferimento alla Bildung è una di queste-  e anche tanti altri ne hanno parlato ovviamente). Non è questo il luogo dove discutere di questa nozione, mi permetto di dire solo che sulla Bildung pesa il vecchio  pregiudizio che essa rappresenti il modello di una cultura borghese eurocentrica,  ma decisamente a torto, perché non è questo il senso della Bildung. Si tratta  piuttosto dell&#039;approccio umanistico,  anche nei saperi scientifici, che vista con gli occhi di oggi, consiste sostanzialmente in questo, e cioè nel fatto che l&#039;educazione non deve essere finalizzata a produrre lavoratori obbedienti, come giustamente riporta l&#039;articolo (e come mostra il film), e aggiungo io deresponsabiizzati e ciechi di fronte a tutto quello che accade al di fuori del loro ruolo, ma piuttosto a formare persone che siano in grado di instaurare una relazione sana - non strumentale-con sé stessi nelle proprie relazioni col mondo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono un&#8217;insegnante di lettere presso un Istituto tecnico, non ho ancora visto il film, ma leggendo l&#8217;articolo mi pare che affronti criticamente la didattica per competenze, critica sulla quale sono d&#8217;accordo, tanto che ho deciso di occuparmene da circa una quindicina di anni. Gli ultimi miei libri &#8220;Epistemologia dell&#8217;educazione, pensiero critico, etica e ingiustizia epistemica&#8221; del 2020 , e l&#8217;altro &#8220;Il fallimento dell&#8217;educazione per competenze e la ricerca della  Bildung&#8221; scritto con un collega (per ora però solo in lingua inglese The failure of competence based education and the demand for Bildung, 2025), sono proprio su questo. Devo dire, tuttavia, che sebbene sia assolutamente vero &#8211; e lo dico io stessa in vari miei articoli- che, la spinta a questo approccio economicista sia nato nel mondo neoliberal anglosassone, è solo nel mondo anglosassone che almeno fino a questo momento è stato possibile un dibattito serio e critico sul tema e dove non mi sono sentita un&#8217;aliena in tutti questi anni, nel sostenere tale posizione. In Inghilterra, e anche in America. esistono dei Dipartimenti universitari di filosofia dell&#8217;educazione, mentre in Italia, in Accademia, a stento si sa cos&#8217;è. E spesso è l&#8217; atteggiamento dei colleghi, degli insegnanti che rifiuta il confronto con posizioni sull&#8217;educazione che non siano mainstream o ricevute dall&#8217;alto.<br />
Rispetto poi all&#8217;attribuzione dell&#8217;inizio del tracollo della scuola in Italia, trovo che  non sia corretto farlo risalire alla riforma Berlinguer, bensì alla Buona scuola di Renzi. Ricordo che la Riforma Berlinguer , sebbene avesse introdotto il concetto nuovo di competenza, aveva in realtà un taglio ancora molto culturale. Si organizzarono convegni ai quali partecipai da giovane insegnante precaria dove si affrontavano i saperi delle discipline, e non esclusivamente questioni di metodo, come accade ora nella maggior parte dei corsi di formazione riservati ai docenti. E si parlava perfino di introdurre la filosofia in tutte le scuole, tecnici compresi. Forse se lo si fosse fatto non saremmo ridotti così ora. Il problema non sono le competenze, è ovvio che occorre avere delle competenze, bensì l&#8217;idea che queste siano il fine dell&#8217;educazione, e all&#8217;epoca non erano intese ancora così, come invece sono state recepite nelle successive riforme. Per avere competenze occorre avere conoscenze disciplinari e una guida solida come quella che può dare un&#8217;insegnante, non un semplice facilitatore. Vedo ragazzi, a scuola, che sono sorpresi e quasi ringraziano per essere &#8220;miracolosamente riusciti a scrivere più di una colonna di foglio protocollo perché avevano qualcosa da dire e per le prime volte una traccia guidata da seguire. E&#8217; questo che invece manca a certe concezioni delle competenze, come l&#8217;esaltazione delle soft skills. Si scambia l&#8217;entrare in possesso, l&#8221; avere&#8221;, delle competenze ad esempio di cittadinanza, con l'&#8221;essere&#8221; cittadini responsabili, ma non è ovviamente la stessa cosa. Le competenze sono reificate, sono &#8220;oggetti&#8221; ritenuti misurabili in base a criteri che si presumono oggettivi, ma che sono in realtà sempre il frutto di un giudizio almeno parzialmente soggettivo dell&#8217;insegnante,. Queste vengono poi certificate segnando per sempre il curriculum scolastico dei ragazzi come un marchio che si portano dietro fino alla fine. Non c&#8217;è possibilità di scampo, di pensare di ricominciare da zero magari nel passaggio a  un nuovo ordine di scuola&#8230;<br />
Al di là di questo, vorrei anche aggiungere un&#8217;altra questione, e cioè l&#8217;enfasi sulle emozioni che vedo da un po&#8217; di tempo. Tutti hanno riscoperto le emozioni, non che non sia un aspetto importante su cui educare, ma credo che ci sia più che altro un gran bisogno di razionalità, dove per ragionamento non intendo la razionalità formale con la quale ti &#8220;tagliano le mani&#8221; se non dai esattamente la risposta prevista tra quattro opzioni praticamente uguali, se non nella testa di chi ha predisposto il test (inteso ovviamente sempre come &#8220;oggettivo&#8221; e &#8220;neutrale&#8221;), ma intendo un pensiero fondato su conoscenze e contenuti, e non la chiacchiera da bar basata su due definizioni in croce. Per questo, come ho scritto, ci sarebbe un gran bisogno di un ritorno alla cosiddetta &#8220;educazione orientata alla Bildung&#8221;. anche se a molti fa paura questo termine arcaico apparentemente altisonante che sembra richiamare qualcosa di hegeliano ( vengo dalla tradizione della filosofia analitica, ma Hegel in realtà ha detto anche tante cose sacrosante e il riferimento alla Bildung è una di queste-  e anche tanti altri ne hanno parlato ovviamente). Non è questo il luogo dove discutere di questa nozione, mi permetto di dire solo che sulla Bildung pesa il vecchio  pregiudizio che essa rappresenti il modello di una cultura borghese eurocentrica,  ma decisamente a torto, perché non è questo il senso della Bildung. Si tratta  piuttosto dell&#8217;approccio umanistico,  anche nei saperi scientifici, che vista con gli occhi di oggi, consiste sostanzialmente in questo, e cioè nel fatto che l&#8217;educazione non deve essere finalizzata a produrre lavoratori obbedienti, come giustamente riporta l&#8217;articolo (e come mostra il film), e aggiungo io deresponsabiizzati e ciechi di fronte a tutto quello che accade al di fuori del loro ruolo, ma piuttosto a formare persone che siano in grado di instaurare una relazione sana &#8211; non strumentale-con sé stessi nelle proprie relazioni col mondo</p>
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		Di: Alvaro Belardinelli		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/cultura-news/2026/02/10/distruzione-pubblica-una-polemica-con-christian-raimo-sui-peccati-della-scuola-liberal-0191780#comment-289454</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alvaro Belardinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 21:29:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono assolutamente d&#039;accordo con i contenuti e con l&#039;impostazione di questo articolo. Finalmente qualcuno lo dice che, a proposito della scuola, il re è veramente nudo. E finalmente, tra i tanti che si definiscono &quot;di sinistra&quot;, c&#039;è qualcuno che Gramsci lo ha letto.
Una sola puntualizzazione: occorrerebbe distinguere fra il liberismo e il liberalismo. Distinzione che esiste solo nella lingua italiana, ma che è molto importante e significativa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono assolutamente d&#8217;accordo con i contenuti e con l&#8217;impostazione di questo articolo. Finalmente qualcuno lo dice che, a proposito della scuola, il re è veramente nudo. E finalmente, tra i tanti che si definiscono &#8220;di sinistra&#8221;, c&#8217;è qualcuno che Gramsci lo ha letto.<br />
Una sola puntualizzazione: occorrerebbe distinguere fra il liberismo e il liberalismo. Distinzione che esiste solo nella lingua italiana, ma che è molto importante e significativa.</p>
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		<title>
		Di: Pierluigi		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/cultura-news/2026/02/10/distruzione-pubblica-una-polemica-con-christian-raimo-sui-peccati-della-scuola-liberal-0191780#comment-289446</link>

		<dc:creator><![CDATA[Pierluigi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 17:30:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il 25 febbraio il Film sarà a Pisa all&#039;ARSENALE in una proiezione gratuita promossa dai Cobas, già gli animi si stanno scaldando, il docufilm ha colpito nel segno, ha rintracciato il.cuore dei problemi che attanagliano le nostre vite, sia se  a scuola ci lavoriamo o no, sia se la frequentiamo o no, parlare di Scuola è parlare del futuro di tutti e tutte. Mi auguro che il dibattito prosegua e che possa contribuire ad un cambiamento strutturale, che è quello per cui, nel nostro piccolo, ognuno di noi può ed è chiamato a lavorare, non credete?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 25 febbraio il Film sarà a Pisa all&#8217;ARSENALE in una proiezione gratuita promossa dai Cobas, già gli animi si stanno scaldando, il docufilm ha colpito nel segno, ha rintracciato il.cuore dei problemi che attanagliano le nostre vite, sia se  a scuola ci lavoriamo o no, sia se la frequentiamo o no, parlare di Scuola è parlare del futuro di tutti e tutte. Mi auguro che il dibattito prosegua e che possa contribuire ad un cambiamento strutturale, che è quello per cui, nel nostro piccolo, ognuno di noi può ed è chiamato a lavorare, non credete?</p>
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		<title>
		Di: Filomena Ler		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Filomena Ler]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 07:05:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una boccata di ossigeno, in un&#039;aria inquinata come mai prima da circa 30 anni ci voleva proprio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una boccata di ossigeno, in un&#8217;aria inquinata come mai prima da circa 30 anni ci voleva proprio</p>
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		Di: Stefano Longagnani		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Longagnani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 00:03:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Rispondo al commento di Pietro Ratto. Il libro da cui sono trarre le principali tesi del documentario è il libro di recente tradotto in italiano da Fausto di Biase e Paolo di Remigio. Il libro è di Eric Donald Jr. Hirsch è si intitola &quot;Le scuole di cui abbiamo bisogno e perché non le abbiamo&quot;. Leggetelo, è meraviglioso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rispondo al commento di Pietro Ratto. Il libro da cui sono trarre le principali tesi del documentario è il libro di recente tradotto in italiano da Fausto di Biase e Paolo di Remigio. Il libro è di Eric Donald Jr. Hirsch è si intitola &#8220;Le scuole di cui abbiamo bisogno e perché non le abbiamo&#8221;. Leggetelo, è meraviglioso.</p>
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		<title>
		Di: Nella		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 20:05:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Oltretutto, ogni cambiamento della scuola non è stato accompagnato da un’adeguata formazione dei docenti, finendo per sfiancarli e fargli passare l’entusiasmo per tutto . Questo a dimostrazione del fatto che nessuno  ha mai creduto nel valore pedagogico di quei cambiamenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oltretutto, ogni cambiamento della scuola non è stato accompagnato da un’adeguata formazione dei docenti, finendo per sfiancarli e fargli passare l’entusiasmo per tutto . Questo a dimostrazione del fatto che nessuno  ha mai creduto nel valore pedagogico di quei cambiamenti.</p>
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		<title>
		Di: Roberto Bianchini		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/cultura-news/2026/02/10/distruzione-pubblica-una-polemica-con-christian-raimo-sui-peccati-della-scuola-liberal-0191780#comment-289384</link>

		<dc:creator><![CDATA[Roberto Bianchini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 19:34:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie per questa boccata d&#039;aria pulita nello smog  giornalistico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per questa boccata d&#8217;aria pulita nello smog  giornalistico.</p>
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		<title>
		Di: Maria Paola Fanni		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Paola Fanni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 16:34:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Affascinata dalle sirene di un certo illusorio progressivismo ho accolto, in una fase della mia vita professionale, quei cambiamenti che poi ho subìto e respinto quando ne ho verificato sul campo gli effetti scellerati. 
Questa deriva della scuola accompagna parallelamente la sinistra quando deraglia verso mete liberal e neomercantiliste sacrificando i suoi compiti tradizionali e rinunciando a rappresentare  le classi subordinate. 
Bellissima questa approfondita riflessione che rivendica alla scuola non il compito di inseguire l&#039;esistente ma di modificarlo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Affascinata dalle sirene di un certo illusorio progressivismo ho accolto, in una fase della mia vita professionale, quei cambiamenti che poi ho subìto e respinto quando ne ho verificato sul campo gli effetti scellerati.<br />
Questa deriva della scuola accompagna parallelamente la sinistra quando deraglia verso mete liberal e neomercantiliste sacrificando i suoi compiti tradizionali e rinunciando a rappresentare  le classi subordinate.<br />
Bellissima questa approfondita riflessione che rivendica alla scuola non il compito di inseguire l&#8217;esistente ma di modificarlo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Pietro Ratto		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/cultura-news/2026/02/10/distruzione-pubblica-una-polemica-con-christian-raimo-sui-peccati-della-scuola-liberal-0191780#comment-289367</link>

		<dc:creator><![CDATA[Pietro Ratto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 14:59:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì è per caso chiesto da quale libro, peraltro scrupolosamente non citato, questo film abbia &quot;preso spunto&quot;?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì è per caso chiesto da quale libro, peraltro scrupolosamente non citato, questo film abbia &#8220;preso spunto&#8221;?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Angelo Calemme		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/cultura-news/2026/02/10/distruzione-pubblica-una-polemica-con-christian-raimo-sui-peccati-della-scuola-liberal-0191780#comment-289364</link>

		<dc:creator><![CDATA[Angelo Calemme]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 14:39:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://contropiano.org/?p=191780#comment-289364</guid>

					<description><![CDATA[Ottimo articolo!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ottimo articolo!</p>
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