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	Commenti a: Siria. I giornalisti cominciano a raccontare una realtà diversa	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Diego Caserio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Diego Caserio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 14:25:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Il regime ha capito che chiudere il paese ai giornalisti stranieri era un boomerang che ha favorito i contras e l&#039;informazione mainstream&quot;

Da persona che è rimasta a lungo in Siria durante gli eventi, lavorando come giornalista in clandestinità, trovo estremamente ingenuo dare credito a un convoglio di giornalisti scortato dalle forze di sicurezza. Non si tratta di informazione mainstream, si tratta di logica: un regime che ha chiuso le porte alla stampa internazionale ha interesse a nascondere quanto è stato mostrato dagli attivisti. A nessun reporter con un visto ufficiale da giornalista è stato permesso di farsi un&#039;idea obiettiva di quanto stesse succedendo. Ho assistito diverse volte alle manifestazioni pacifiche, a cui partecipavano donne e bambini, in diversi quartieri di Damasco e ho visto con i miei occhi la gente cercare riparo dai proiettili delle forze di sicurezza. Ho anche assistito a una manifestazione nel pieno centro di Damasco: un nugolo di ragazzi disarmati, dispersi con la violenza dai lealisti. Davanti a tutti i passanti, uno degli squadristi si è dato all&#039;inseguimento dei ragazzi dissidenti con una vera e propria sciabola. Questa non è informazione mainstream, si chiama verifica indipendente dei fatti (per maggiori informazioni www.syrianstruggle.blogspot.com). I contras esistono e sono sempre esistiti, delegittimare una protesta popolare in nome di ideologie fossilizzate è un altro discorso. E giusto per prevenire eventuali supposizioni sulle mie simpatie sioniste-saudite-americane, chi scrive si è occupato in passato di Hizbullah e di legittimare il suo uso della violenza politica contro Israele.

«Certo, noi curiamo tutti. Ma in questo momento in ospedale non ce ne sono»

Ah beh...che coincidenza: una delegazione si reca in un ospedale di Homs, chiede se vi siano anche manifestanti dell&#039;opposizione feriti e le viene detto che &quot;al momento&quot; non ci sono! Sono mesi che i manifestanti denunciano le uccisioni all&#039;interno degli ospedali governativi. Per essere un minimo credibile, lo stato siriano poteva almeno fare parlare i giornalisti con un dissidente in una città in cui ne sono morti così tanti, no?

&quot;I familiari vogliono spiegare ai giornalisti che i loro figli e fratelli camminavano tranquillamente per strada quando sono stati raggiunti dai colpi.&quot;

Abbiamo visto tutti i video in cui Homs viene letteralmente bombardata, ne ho ricevuti io stesso molti da un residente di Homs: l&#039;immagine che qui si cerca di fornire è forse che vi siano zone in cui si &quot;cammina tranquillamente&quot; e le vittime cadano in seguito ad imboscate? I video sono tutti fotomontaggi? è vero che si parla da tempo di rappresaglie tra un quartiere e l&#039;altro, spesso e putroppo di carattere confessionale, ma presentare la situazione senza far riferimento all&#039;assedio militare, di cui è vittima la città, mi sembra francamente ridicolo.

Al Hadava Street, una via commerciale di Homs tappezzata dalle bandiere siriane e dalle immagini del presidente Assad. «Questa zona è più sicura», dicono i responsabili locali che accompagnano il gruppo, «ce ne sono altre più pericolose, ma è meglio non andarci, per motivi di sicurezza». 

Quindi nei quartieri &quot;caldi&quot; non ce li hanno nemmeno portati? E questa è informazione alternativa? E&#039; la stessa credibilità con cui il regime pretende di scortare la missione della Lega Araba? Perchè non hanno fatto fare un giro ai giornalisti a Bab &#039;Amro, Bab as-Sabaa&#039; o a Khaldiyeh? Per ragioni di sicurezza?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il regime ha capito che chiudere il paese ai giornalisti stranieri era un boomerang che ha favorito i contras e l&#8217;informazione mainstream&#8221;</p>
<p>Da persona che è rimasta a lungo in Siria durante gli eventi, lavorando come giornalista in clandestinità, trovo estremamente ingenuo dare credito a un convoglio di giornalisti scortato dalle forze di sicurezza. Non si tratta di informazione mainstream, si tratta di logica: un regime che ha chiuso le porte alla stampa internazionale ha interesse a nascondere quanto è stato mostrato dagli attivisti. A nessun reporter con un visto ufficiale da giornalista è stato permesso di farsi un&#8217;idea obiettiva di quanto stesse succedendo. Ho assistito diverse volte alle manifestazioni pacifiche, a cui partecipavano donne e bambini, in diversi quartieri di Damasco e ho visto con i miei occhi la gente cercare riparo dai proiettili delle forze di sicurezza. Ho anche assistito a una manifestazione nel pieno centro di Damasco: un nugolo di ragazzi disarmati, dispersi con la violenza dai lealisti. Davanti a tutti i passanti, uno degli squadristi si è dato all&#8217;inseguimento dei ragazzi dissidenti con una vera e propria sciabola. Questa non è informazione mainstream, si chiama verifica indipendente dei fatti (per maggiori informazioni <a href="http://www.syrianstruggle.blogspot.com" rel="nofollow ugc">http://www.syrianstruggle.blogspot.com</a>). I contras esistono e sono sempre esistiti, delegittimare una protesta popolare in nome di ideologie fossilizzate è un altro discorso. E giusto per prevenire eventuali supposizioni sulle mie simpatie sioniste-saudite-americane, chi scrive si è occupato in passato di Hizbullah e di legittimare il suo uso della violenza politica contro Israele.</p>
<p>«Certo, noi curiamo tutti. Ma in questo momento in ospedale non ce ne sono»</p>
<p>Ah beh&#8230;che coincidenza: una delegazione si reca in un ospedale di Homs, chiede se vi siano anche manifestanti dell&#8217;opposizione feriti e le viene detto che &#8220;al momento&#8221; non ci sono! Sono mesi che i manifestanti denunciano le uccisioni all&#8217;interno degli ospedali governativi. Per essere un minimo credibile, lo stato siriano poteva almeno fare parlare i giornalisti con un dissidente in una città in cui ne sono morti così tanti, no?</p>
<p>&#8220;I familiari vogliono spiegare ai giornalisti che i loro figli e fratelli camminavano tranquillamente per strada quando sono stati raggiunti dai colpi.&#8221;</p>
<p>Abbiamo visto tutti i video in cui Homs viene letteralmente bombardata, ne ho ricevuti io stesso molti da un residente di Homs: l&#8217;immagine che qui si cerca di fornire è forse che vi siano zone in cui si &#8220;cammina tranquillamente&#8221; e le vittime cadano in seguito ad imboscate? I video sono tutti fotomontaggi? è vero che si parla da tempo di rappresaglie tra un quartiere e l&#8217;altro, spesso e putroppo di carattere confessionale, ma presentare la situazione senza far riferimento all&#8217;assedio militare, di cui è vittima la città, mi sembra francamente ridicolo.</p>
<p>Al Hadava Street, una via commerciale di Homs tappezzata dalle bandiere siriane e dalle immagini del presidente Assad. «Questa zona è più sicura», dicono i responsabili locali che accompagnano il gruppo, «ce ne sono altre più pericolose, ma è meglio non andarci, per motivi di sicurezza». </p>
<p>Quindi nei quartieri &#8220;caldi&#8221; non ce li hanno nemmeno portati? E questa è informazione alternativa? E&#8217; la stessa credibilità con cui il regime pretende di scortare la missione della Lega Araba? Perchè non hanno fatto fare un giro ai giornalisti a Bab &#8216;Amro, Bab as-Sabaa&#8217; o a Khaldiyeh? Per ragioni di sicurezza?</p>
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