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	Commenti a: Brexit: l’esultanza della sinistra anti-Ue	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Redazione Contropiano		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Contropiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jun 2016 07:47:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[il commento di Maurizio è epigrammatico e brillante, ma riflette un equivoco logico e teorico piuttosto diffuso (sempre meno, bisogna dire) nel pensiero della sinistra italiana defli ultimi 30 anni (grosso modo da quando abbiamo cominciato a prenderle un giorno sì e l&#039;altro pure); ovvero l&#039;idea che l&#039;Unione Europea fosse e sia ancora un passo avanti verso l&#039;unità internazionalista della classe.
Potevano giustificare questo strabismo le condizioni comatose della sinistra locale, il progressivo disancoramento dalle concentrazioni di classe, e soprattutto il resistibile avanzare del berlusconismo, rispetto al quale l&#039;Europa unita appariva quasi un paradiso della virtù. Liberal-borghese, ma virtù.
Nel 2016 dovrebbe esser chiaro - ma comunque siamo qui per discuterne in ogni momento - che l&#039;Unione Europea ha diviso totalmente il proletariato del vecchio continente, lo ha frammentato accompagnando legislativamente al millesimo di secondo le ristrutturazioni del capitale (delocalizzazione, precarizzazione, privatizzazione, nuove tecnologie labour saving, ecc). L&#039;Unione Europea non è dunque il luogo in cui &quot;ricomporre l&#039;internazionalismo proletario&quot; sia diventato più facile rispetto alla separazione nazionale. Anche perché l&#039;unità della classe si fa contro l&#039;avversario che c&#039;è, non quello astratto. E se un tempo era lo stato-nazione il cuore del potere politico, oggi quel baricentro (quello che fa le leggi di bilancio e impone le coperture finanziarie e la riduzione del debito anche a costo di ammazzare tutta la popolazione, come al tempo della &quot;tassa sul macinato&quot;) è a Bruxelles. 
Certo, nella battaglia per rompere l&#039;Unione Europea ci sono anche molte pulsioni di destra, nazionalistiche, che provano anche a radicarsi nella classe. Ragione di più per non lasciare alla destra il tema dei temi: la condizione di vita dei lavoratori che viene continuamente peggiorata dalla gestione della crisi che stanno facendo i poteri multinazionali e sovranazionali.
La mappa del voto inglese - come quello delle amministrative italiane . conrtappone direttamente zone a maggioranza benestante e zone a maggioranza di poveri rovinati da quelle politiche; le seconde sonotutte  prevalentemente anti-Ue e anti-establishment (qui da noi, anti-Pd). Una ragione c&#039;è; basta vederla e farla propria, respingendo i fascionazionalist e ifascioleghisti nelle fogna da cui provengono. 
Altrimenti ci si riduce a fare il tifo per la Merkel, Hollande, Cameron, Renzi, pregando che facciano prima o poi qualcosa per alleviare la condizione dei lavoratori. Mentre stanno lì per fare l&#039;esatto opposto....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>il commento di Maurizio è epigrammatico e brillante, ma riflette un equivoco logico e teorico piuttosto diffuso (sempre meno, bisogna dire) nel pensiero della sinistra italiana defli ultimi 30 anni (grosso modo da quando abbiamo cominciato a prenderle un giorno sì e l&#8217;altro pure); ovvero l&#8217;idea che l&#8217;Unione Europea fosse e sia ancora un passo avanti verso l&#8217;unità internazionalista della classe.<br />
Potevano giustificare questo strabismo le condizioni comatose della sinistra locale, il progressivo disancoramento dalle concentrazioni di classe, e soprattutto il resistibile avanzare del berlusconismo, rispetto al quale l&#8217;Europa unita appariva quasi un paradiso della virtù. Liberal-borghese, ma virtù.<br />
Nel 2016 dovrebbe esser chiaro &#8211; ma comunque siamo qui per discuterne in ogni momento &#8211; che l&#8217;Unione Europea ha diviso totalmente il proletariato del vecchio continente, lo ha frammentato accompagnando legislativamente al millesimo di secondo le ristrutturazioni del capitale (delocalizzazione, precarizzazione, privatizzazione, nuove tecnologie labour saving, ecc). L&#8217;Unione Europea non è dunque il luogo in cui &#8220;ricomporre l&#8217;internazionalismo proletario&#8221; sia diventato più facile rispetto alla separazione nazionale. Anche perché l&#8217;unità della classe si fa contro l&#8217;avversario che c&#8217;è, non quello astratto. E se un tempo era lo stato-nazione il cuore del potere politico, oggi quel baricentro (quello che fa le leggi di bilancio e impone le coperture finanziarie e la riduzione del debito anche a costo di ammazzare tutta la popolazione, come al tempo della &#8220;tassa sul macinato&#8221;) è a Bruxelles.<br />
Certo, nella battaglia per rompere l&#8217;Unione Europea ci sono anche molte pulsioni di destra, nazionalistiche, che provano anche a radicarsi nella classe. Ragione di più per non lasciare alla destra il tema dei temi: la condizione di vita dei lavoratori che viene continuamente peggiorata dalla gestione della crisi che stanno facendo i poteri multinazionali e sovranazionali.<br />
La mappa del voto inglese &#8211; come quello delle amministrative italiane . conrtappone direttamente zone a maggioranza benestante e zone a maggioranza di poveri rovinati da quelle politiche; le seconde sonotutte  prevalentemente anti-Ue e anti-establishment (qui da noi, anti-Pd). Una ragione c&#8217;è; basta vederla e farla propria, respingendo i fascionazionalist e ifascioleghisti nelle fogna da cui provengono.<br />
Altrimenti ci si riduce a fare il tifo per la Merkel, Hollande, Cameron, Renzi, pregando che facciano prima o poi qualcosa per alleviare la condizione dei lavoratori. Mentre stanno lì per fare l&#8217;esatto opposto&#8230;.</p>
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		Di: Maurizio Pistone		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Pistone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2016 14:59:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Proletari di tutti i paesi, dividetevi!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proletari di tutti i paesi, dividetevi!</p>
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