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	Commenti a: Lettera aperta ad Amnesty International Italia. Sul Venezuela	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Sun, 03 Mar 2019 17:23:43 +0000</lastBuildDate>
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		Di: Francesco Buffoli		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Mar 2019 17:23:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho collaborato per un anno con un gruppo di Amnesty. Nonostante la mia stima per quasi tutti i componenti, ho dovuto prendere le distanze nella misura in cui ho sentito parlare di interventismo umanitario, peace keeping e compagnia cantante. Rovistando nel carniere della storia ho scoperto altri orrori: l&#039;appoggio incondizionato all&#039;intervento in Afghanistan, il ruolo di primo piano ricoperto nel denunciare le presunte atrocità - mai dimostrate ma - utilizzate come pretesto per la prima guerra del Golfo. Davanti alle mie obiezioni, il gruppo si è trincerato dietro la linea ufficiale, il dirittumanismo (a targhe alterne, però) e si è prodotto in avvincenti arrampicate sugli specchi. In sostanza, condannare a morte un uomo è un crimine (sacrosanto, lo ribadisco con forza), ma annientarne milioni in nome della democrazia da esportare nel sangue è legittimo. Operando in questo modo si rischia di utilizzare il paravento della legalità formale per legittimare solo le violenze che arrivano dalla parte &quot;giusta&quot;, il che per me è francamente inaccettabile. Il caso Venezuela è quasi paradigmatico dell&#039;atteggiamento doppiopesista e - mi dispiace dirlo, ma non posso esimermi - ipocrita che troppe volte Amnesty ha osservato e osserva tuttora. Come l&#039;autore dell&#039;articolo, sono profondamente amareggiato, ma forse l&#039;errore a monte era mio: quando non si possiedono gli strumenti di analisi più efficaci (primo tra tutti, quello materialista, che vede le forze dell&#039;economia muoversi dietro tutti i grandi processi) e si sfoderano i diritti umani ad hoc, a seconda dell&#039;esigenza del momento, si  perde totalmente credibilità,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho collaborato per un anno con un gruppo di Amnesty. Nonostante la mia stima per quasi tutti i componenti, ho dovuto prendere le distanze nella misura in cui ho sentito parlare di interventismo umanitario, peace keeping e compagnia cantante. Rovistando nel carniere della storia ho scoperto altri orrori: l&#8217;appoggio incondizionato all&#8217;intervento in Afghanistan, il ruolo di primo piano ricoperto nel denunciare le presunte atrocità &#8211; mai dimostrate ma &#8211; utilizzate come pretesto per la prima guerra del Golfo. Davanti alle mie obiezioni, il gruppo si è trincerato dietro la linea ufficiale, il dirittumanismo (a targhe alterne, però) e si è prodotto in avvincenti arrampicate sugli specchi. In sostanza, condannare a morte un uomo è un crimine (sacrosanto, lo ribadisco con forza), ma annientarne milioni in nome della democrazia da esportare nel sangue è legittimo. Operando in questo modo si rischia di utilizzare il paravento della legalità formale per legittimare solo le violenze che arrivano dalla parte &#8220;giusta&#8221;, il che per me è francamente inaccettabile. Il caso Venezuela è quasi paradigmatico dell&#8217;atteggiamento doppiopesista e &#8211; mi dispiace dirlo, ma non posso esimermi &#8211; ipocrita che troppe volte Amnesty ha osservato e osserva tuttora. Come l&#8217;autore dell&#8217;articolo, sono profondamente amareggiato, ma forse l&#8217;errore a monte era mio: quando non si possiedono gli strumenti di analisi più efficaci (primo tra tutti, quello materialista, che vede le forze dell&#8217;economia muoversi dietro tutti i grandi processi) e si sfoderano i diritti umani ad hoc, a seconda dell&#8217;esigenza del momento, si  perde totalmente credibilità,</p>
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		Di: Mimmo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimmo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Mar 2019 15:58:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anche io ho lasciato Amnesty International da quando ho saputo di dirigenti di A. I. che nel contempo erano funzionari esecutivi (allora in carica!) del governo U.S.A.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche io ho lasciato Amnesty International da quando ho saputo di dirigenti di A. I. che nel contempo erano funzionari esecutivi (allora in carica!) del governo U.S.A.</p>
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		Di: Daniele		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Mar 2019 11:19:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Amnesty da molto, molto tempo ha assunto la fuzione di megafono della Casa Bianca e di Tel Aviv, io mi sono avvicinato solo una volta a questa organizzazione, ho ascoltato i discorsi e mi è bastato per capire che si tratta di una banda di borghesotti annoiati che fanno i buoni solo finchè gli conviene.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Amnesty da molto, molto tempo ha assunto la fuzione di megafono della Casa Bianca e di Tel Aviv, io mi sono avvicinato solo una volta a questa organizzazione, ho ascoltato i discorsi e mi è bastato per capire che si tratta di una banda di borghesotti annoiati che fanno i buoni solo finchè gli conviene.</p>
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		Di: M		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[M]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Mar 2019 09:28:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ero anch&#039;io un sostenitore di A. I.; ma col tempo ho capito che qualsiasi cosa, dico qualsiasi cosa, faccia lo Stato canaglia che si chiama Israele, A. I. non dà cenno di intervenire. Chiaramente A. I. è una filiazione dell&#039;altro Stato canaglia che si chiama USA.
Bisogna stare molto attenti alle ONG perché non so, e non lo so sul serio, se ce ne siano di oneste.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ero anch&#8217;io un sostenitore di A. I.; ma col tempo ho capito che qualsiasi cosa, dico qualsiasi cosa, faccia lo Stato canaglia che si chiama Israele, A. I. non dà cenno di intervenire. Chiaramente A. I. è una filiazione dell&#8217;altro Stato canaglia che si chiama USA.<br />
Bisogna stare molto attenti alle ONG perché non so, e non lo so sul serio, se ce ne siano di oneste.</p>
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