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	Commenti a: Iran. Donne in rivolta contro la polizia religiosa dopo la morte di Mahsa Amini	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Sun, 02 Oct 2022 12:15:06 +0000</lastBuildDate>
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		<title>
		Di: Oigroig		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Oigroig]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Oct 2022 12:15:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie Gianni! Questo “prendere con le pinze” una rivolta contro una teocrazia in cui le persone rischiano la vita e la libertà mentre da noi si fa fatica a mobilitarsi e ci si lascia menare per il naso da elezioni e padronato e postfascisti... mi lascia alquanto sorpreso... Dovreste dare più spazio qui ai tanti paesi in rivolta senza la solita pregiudiziale autoritaria della geopolitica d’accatto... My two cents.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Gianni! Questo “prendere con le pinze” una rivolta contro una teocrazia in cui le persone rischiano la vita e la libertà mentre da noi si fa fatica a mobilitarsi e ci si lascia menare per il naso da elezioni e padronato e postfascisti&#8230; mi lascia alquanto sorpreso&#8230; Dovreste dare più spazio qui ai tanti paesi in rivolta senza la solita pregiudiziale autoritaria della geopolitica d’accatto&#8230; My two cents.</p>
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		<title>
		Di: Gianni Sartori		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianni Sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Sep 2022 20:03:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[IRAN: CHI STRUMENTALIZZA CHI?
Gianni Sartori

Ovviamente ogni rivolta, soprattutto quando configura passaggi rivoluzionari, oltre a quello - scontato - di venir sanguinosamente repressa, corre il rischio di essere strumentalizzata, incanalata, dirottata altrove.

Da qualche decennio su alcuni contenuti ineludibili delle attuali ribellioni (il femminismo, l’ecologia, l’antirazzismo, i diritti umani, la critica dell&#039;antropocentrismo…) abbiamo visto volteggiare gli avvoltoi (metafora: chiedo scusa ai simpatici volatili) delle classi dominanti e delle loro “operazioni umanitarie” (a base di bombardamenti e invasioni) imperialiste.

Questo vale anche per ciò che sta accadendo in Iran, ma senza per questo togliere una briciola di legittimità all’insurrezione nata dalla protesta per la morte di Jina Mahsa Amini, una giovane curda di 22 anni (arrestata e torturata per un velo “portato male”) il 16 settembre.

Rivolta innescata nel Rojhilat per poi estendersi all’intero paese.
In ogni caso compito dei ribelli curdi e iraniani sarà quello di vigilare per non diventare la carne da cannone di chi vuole semplicemente sostituire un potere indegno con uno magari peggiore.

E’ il caso della destra iraniana (in genere nostalgica dello scià) che - secondo alcuni osservatori curdi - starebbe cercando di “impadronirsi del movimento popolare” e che godrebbe “del sostegno di forze di destra in Occidente”.

Per questo Somayeh Rostampour, una curda iraniana, sta mettendo in guardia contro “il tentativo dei realisti (assolutamente di destra) di recuperare la contestazione in Iran”.

Per l’attivista “così come avvenne con il Khomeinismo negli anni settanta, attualmente i realisti godono dell’appoggio a livello mondiale delle forze più di destra, talvolta fasciste e in genere antifemministe”.

Si starebbe assistendo al confronto tra due opposte visioni del mondo: “la destra maschilista e la sinistra femminista”.

La prima gode del sostegno di chi possiede mezzi finanziari e li mette a disposizione, mentre l’altra è appoggiata dalle forze progressiste, dalle donne e dagli oppressi e diseredati del pianeta.

Schema troppo semplice? Forse, ma non certo privo di fondamento.

Spiega ancora Somayeh Rostampour che “se vogliamo scrivere esattamente il contrario di “Jin, Jiyan, Azadî” (Donna, Vita, Libertà, uno degli slogan più gridati in questi giorni, non solo nel Rojhilat nda) dovremmo scrivere “Uomo, Patria, Popolo”.

Ossia un “elogio del nazionalismo, del governo patriarcale e del culto del suolo basato su un modello maschile”.

Invece l’attuale movimento si distingue da quelli precedenti proprio in quanto non è “soltanto una rivoluzione politica, ma anche una rivoluzione sociale”. Rivolta a “trasformare simultaneamente le strutture sociali, politiche e storiche”.

Secondo l’attivista curda la storia del Paese è talmente mescolata al maschilismo che “non è tollerabile (per il regime ovviamente nda) assistere allo spettacolo di uno spazio autonomo femminile come quello dell’attuale rivolta per ben due settimane di seguito”.

In effetti, nel più benevolo dei giudizi, le femministe sono state definite “stravaganti”.

Quanto ai progetti di restaurazione della monarchia, rientrati in gioco infiltrando (o almeno cercando di infiltrare, infettare…) il movimento, non si tratterebbe soltanto di diffondere un visione reazionaria (tanto quanto l’islamismo), ma di un vero e proprio “progetto politico sostenuto finanziariamente e politicamente dalle forze di estrema destra in maniera coordinata e sistematica”.

Applicando in maniera perversa il concetto situazionista di “detournement”, si sta cercando di snaturare questa ribellione radicale nel suo opposto. Ossia in un movimento sì di opposizione, ma dai contenuti regressivi: sessisti, maschilisti e razzisti.

Quindi dietro la retorica di certa destra monarchica iraniana (anche o soprattutto all’estero) a base di “Uniamoci” si va profilando un progetto di opposizione all’attuale regime, ma intriso di ostilità diffidenza, esclusione nei confronti delle donne, delle minoranze sessuali, dei gruppi etnici non persiani. E di aperta ostilità (premessa di future repressioni) verso la sinistra rivoluzionaria e i dissidenti in genere.

E questi propositi di strumentalizzare l’odierna rivolta, si potrebbero coniugare con quelli abituali dell’Occidente.
Rivestire, mascherare le pulsioni neocoloniali con l’esportazione - non richiesta - del modello occidentale.

Gianni Sartori]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>IRAN: CHI STRUMENTALIZZA CHI?<br />
Gianni Sartori</p>
<p>Ovviamente ogni rivolta, soprattutto quando configura passaggi rivoluzionari, oltre a quello &#8211; scontato &#8211; di venir sanguinosamente repressa, corre il rischio di essere strumentalizzata, incanalata, dirottata altrove.</p>
<p>Da qualche decennio su alcuni contenuti ineludibili delle attuali ribellioni (il femminismo, l’ecologia, l’antirazzismo, i diritti umani, la critica dell&#8217;antropocentrismo…) abbiamo visto volteggiare gli avvoltoi (metafora: chiedo scusa ai simpatici volatili) delle classi dominanti e delle loro “operazioni umanitarie” (a base di bombardamenti e invasioni) imperialiste.</p>
<p>Questo vale anche per ciò che sta accadendo in Iran, ma senza per questo togliere una briciola di legittimità all’insurrezione nata dalla protesta per la morte di Jina Mahsa Amini, una giovane curda di 22 anni (arrestata e torturata per un velo “portato male”) il 16 settembre.</p>
<p>Rivolta innescata nel Rojhilat per poi estendersi all’intero paese.<br />
In ogni caso compito dei ribelli curdi e iraniani sarà quello di vigilare per non diventare la carne da cannone di chi vuole semplicemente sostituire un potere indegno con uno magari peggiore.</p>
<p>E’ il caso della destra iraniana (in genere nostalgica dello scià) che &#8211; secondo alcuni osservatori curdi &#8211; starebbe cercando di “impadronirsi del movimento popolare” e che godrebbe “del sostegno di forze di destra in Occidente”.</p>
<p>Per questo Somayeh Rostampour, una curda iraniana, sta mettendo in guardia contro “il tentativo dei realisti (assolutamente di destra) di recuperare la contestazione in Iran”.</p>
<p>Per l’attivista “così come avvenne con il Khomeinismo negli anni settanta, attualmente i realisti godono dell’appoggio a livello mondiale delle forze più di destra, talvolta fasciste e in genere antifemministe”.</p>
<p>Si starebbe assistendo al confronto tra due opposte visioni del mondo: “la destra maschilista e la sinistra femminista”.</p>
<p>La prima gode del sostegno di chi possiede mezzi finanziari e li mette a disposizione, mentre l’altra è appoggiata dalle forze progressiste, dalle donne e dagli oppressi e diseredati del pianeta.</p>
<p>Schema troppo semplice? Forse, ma non certo privo di fondamento.</p>
<p>Spiega ancora Somayeh Rostampour che “se vogliamo scrivere esattamente il contrario di “Jin, Jiyan, Azadî” (Donna, Vita, Libertà, uno degli slogan più gridati in questi giorni, non solo nel Rojhilat nda) dovremmo scrivere “Uomo, Patria, Popolo”.</p>
<p>Ossia un “elogio del nazionalismo, del governo patriarcale e del culto del suolo basato su un modello maschile”.</p>
<p>Invece l’attuale movimento si distingue da quelli precedenti proprio in quanto non è “soltanto una rivoluzione politica, ma anche una rivoluzione sociale”. Rivolta a “trasformare simultaneamente le strutture sociali, politiche e storiche”.</p>
<p>Secondo l’attivista curda la storia del Paese è talmente mescolata al maschilismo che “non è tollerabile (per il regime ovviamente nda) assistere allo spettacolo di uno spazio autonomo femminile come quello dell’attuale rivolta per ben due settimane di seguito”.</p>
<p>In effetti, nel più benevolo dei giudizi, le femministe sono state definite “stravaganti”.</p>
<p>Quanto ai progetti di restaurazione della monarchia, rientrati in gioco infiltrando (o almeno cercando di infiltrare, infettare…) il movimento, non si tratterebbe soltanto di diffondere un visione reazionaria (tanto quanto l’islamismo), ma di un vero e proprio “progetto politico sostenuto finanziariamente e politicamente dalle forze di estrema destra in maniera coordinata e sistematica”.</p>
<p>Applicando in maniera perversa il concetto situazionista di “detournement”, si sta cercando di snaturare questa ribellione radicale nel suo opposto. Ossia in un movimento sì di opposizione, ma dai contenuti regressivi: sessisti, maschilisti e razzisti.</p>
<p>Quindi dietro la retorica di certa destra monarchica iraniana (anche o soprattutto all’estero) a base di “Uniamoci” si va profilando un progetto di opposizione all’attuale regime, ma intriso di ostilità diffidenza, esclusione nei confronti delle donne, delle minoranze sessuali, dei gruppi etnici non persiani. E di aperta ostilità (premessa di future repressioni) verso la sinistra rivoluzionaria e i dissidenti in genere.</p>
<p>E questi propositi di strumentalizzare l’odierna rivolta, si potrebbero coniugare con quelli abituali dell’Occidente.<br />
Rivestire, mascherare le pulsioni neocoloniali con l’esportazione &#8211; non richiesta &#8211; del modello occidentale.</p>
<p>Gianni Sartori</p>
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		<title>
		Di: Gianni Sartori		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/internazionale-news/2022/09/22/iran-donne-in-rivolta-contro-la-polizia-religiosa-dopo-la-morte-di-mahsa-amini-0152799#comment-232198</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gianni Sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Sep 2022 10:25:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[LA RIVOLTA INSURREZIONALE CONTINUA IN ROJHILAT E IRAN





Gianni Sartori





Sono trascorse ormai quasi due settimane dall’inizio della rivolta per l’assassinio di Jina Mahsa Amin. Rivolta che dal Kurdistan “iraniano” (Rojhilat) si è estesa all’intero Paese, coinvolgendo ben 156 località. E il numero delle vittime - com’era prevedibile - è andato crescendo in maniera esponenziale. Alcune fonti locali ipotizzano la cifra di almeno 240 manifestanti caduti sotto i colpi della repressione. Gli arresti sarebbero oltre dodicimila (di cui buona parte nel Rojhilat).



Ma nonostante il massiccio dispiegamento di Pasdaran, milizie Bassidj e agenti non in divisa che si infiltrano nei cortei, le proteste proseguono autoalimentandosi.



Le manifestazioni e gli scontri avvengono  soprattutto nelle ore notturne, sia a Teheran che Tabriz, Machad, Chiraz, Racht e Karadj.



Soltanto nella serata del 25 settembre gli insorti si sono scontrati con i Pasdaran in una decina di zone di Teheran (Narmak, Sadeghieh, Hafthoz, Ekbatan, Sattar Khan…) e sulla superstrada Shariati. Tra gli slogan scanditi: “Abbasso Khamenei, abbasso la dittatura”. Sempre a Teheran sono stati incendiati vari cartelloni di propagande del regime e alcune moto della polizia. Così nella zona di Narmak dove altre moto e un’auto della polizia sono state date alle fiamme. Altre manifestazioni si svolgevano contemporaneamente a Pounak, Pardis e Ekbatan. Così come nelle zone universitarie. A Karadj,per rallentare le proteste, la polizia ha tolto l’elettricità. Invano.



Inoltre dal 26 settembre numerosi insegnanti e studenti universitari sono entrati in sciopero della fame per protestare contro i massicci arresti di studenti.



Ma nel frattempo, adottando la stessa strategia di Ankara, il 28 settembre Teheran ha voluto colpire nuovamente i curdi (perno dell’attuale rivolta contro il regime) anche nel nord dell’Iraq, nel Kurdistan “iracheno” (Bashur).



Nell’ultimo attacco una quindicina di persone sono state uccise e una cinquantina ferite (soprattutto donne e bambini, comunque civili) in un attacco dei Pasdaran con uso di artiglieria, missili e droni contro un campo di rifugiati curdi a Koysinjaq (a est di Erbil).



Questi attacchi durano ormai da una settimana e ufficialmente avvengono per colpire le basi della resistenza curda iraniana che fornirebbe sostegno alla rivolta in atto. In realtà ad essere colpiti sono soprattutto obiettivi e persone civili. Come a Koya dove il bombardamento di una scuola ha provocato una ventina di feriti tra i bambini.



Due delle ultime vittime appartenevano al PDK-I (Partito democratico del Kurdistan d’Iran).



Altri attacchi sono avvenuti contro presunte basi di Komala, del Partito per libertà del Kurdistan (PAK) e del Partito per una Vita Libera in Kurdistan (PJAK).



Attaccati ormai simultaneamente sia da Ankara che da Teheran così nel Kurdistan “siriano” come nel Kurdistan “iracheno”, i Curdi tuttavia non si arrendono.



Da segnalare la polemica, in realtà una legittima rivendicazione, sorta in merito all’utilizzo generalizzato da parte dei manifestanti dello slogan curdo e femminista “Jin, Jiyan, Azadi” (Donna, Vita, Libertà).



Nel primo giorno della protesta si era cominciato a sentirlo scandire nella città natale di Jina Mahsa Amini, Saqqez. Da qui poi aveva preso piede nell’intero Paese.
Tuttavia, come segnalano (citando uno scritto di Hawzhin Azeez) alcuni militanti curdi “gli iraniani e le iraniane che lo gridano spesso non ne conoscono né l’origine, né l’autentico significato. Rappresenta una lotta avviato ormai da 40 anni (dalla fondazione del PKK nda), al prezzo della vita di migliaia di donne e uomini curdi in lotta contro il colonialismo turco, persiano e arabo nel Kurdistan”.

A loro consigliano, prima di scandire ancora “Jin, Jiyan, Azadi” di informarsi e di chiedersi se in quanto appartenenti comunque a uno dei  gruppi dominanti possono legittimamente appropriarsene.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LA RIVOLTA INSURREZIONALE CONTINUA IN ROJHILAT E IRAN</p>
<p>Gianni Sartori</p>
<p>Sono trascorse ormai quasi due settimane dall’inizio della rivolta per l’assassinio di Jina Mahsa Amin. Rivolta che dal Kurdistan “iraniano” (Rojhilat) si è estesa all’intero Paese, coinvolgendo ben 156 località. E il numero delle vittime &#8211; com’era prevedibile &#8211; è andato crescendo in maniera esponenziale. Alcune fonti locali ipotizzano la cifra di almeno 240 manifestanti caduti sotto i colpi della repressione. Gli arresti sarebbero oltre dodicimila (di cui buona parte nel Rojhilat).</p>
<p>Ma nonostante il massiccio dispiegamento di Pasdaran, milizie Bassidj e agenti non in divisa che si infiltrano nei cortei, le proteste proseguono autoalimentandosi.</p>
<p>Le manifestazioni e gli scontri avvengono  soprattutto nelle ore notturne, sia a Teheran che Tabriz, Machad, Chiraz, Racht e Karadj.</p>
<p>Soltanto nella serata del 25 settembre gli insorti si sono scontrati con i Pasdaran in una decina di zone di Teheran (Narmak, Sadeghieh, Hafthoz, Ekbatan, Sattar Khan…) e sulla superstrada Shariati. Tra gli slogan scanditi: “Abbasso Khamenei, abbasso la dittatura”. Sempre a Teheran sono stati incendiati vari cartelloni di propagande del regime e alcune moto della polizia. Così nella zona di Narmak dove altre moto e un’auto della polizia sono state date alle fiamme. Altre manifestazioni si svolgevano contemporaneamente a Pounak, Pardis e Ekbatan. Così come nelle zone universitarie. A Karadj,per rallentare le proteste, la polizia ha tolto l’elettricità. Invano.</p>
<p>Inoltre dal 26 settembre numerosi insegnanti e studenti universitari sono entrati in sciopero della fame per protestare contro i massicci arresti di studenti.</p>
<p>Ma nel frattempo, adottando la stessa strategia di Ankara, il 28 settembre Teheran ha voluto colpire nuovamente i curdi (perno dell’attuale rivolta contro il regime) anche nel nord dell’Iraq, nel Kurdistan “iracheno” (Bashur).</p>
<p>Nell’ultimo attacco una quindicina di persone sono state uccise e una cinquantina ferite (soprattutto donne e bambini, comunque civili) in un attacco dei Pasdaran con uso di artiglieria, missili e droni contro un campo di rifugiati curdi a Koysinjaq (a est di Erbil).</p>
<p>Questi attacchi durano ormai da una settimana e ufficialmente avvengono per colpire le basi della resistenza curda iraniana che fornirebbe sostegno alla rivolta in atto. In realtà ad essere colpiti sono soprattutto obiettivi e persone civili. Come a Koya dove il bombardamento di una scuola ha provocato una ventina di feriti tra i bambini.</p>
<p>Due delle ultime vittime appartenevano al PDK-I (Partito democratico del Kurdistan d’Iran).</p>
<p>Altri attacchi sono avvenuti contro presunte basi di Komala, del Partito per libertà del Kurdistan (PAK) e del Partito per una Vita Libera in Kurdistan (PJAK).</p>
<p>Attaccati ormai simultaneamente sia da Ankara che da Teheran così nel Kurdistan “siriano” come nel Kurdistan “iracheno”, i Curdi tuttavia non si arrendono.</p>
<p>Da segnalare la polemica, in realtà una legittima rivendicazione, sorta in merito all’utilizzo generalizzato da parte dei manifestanti dello slogan curdo e femminista “Jin, Jiyan, Azadi” (Donna, Vita, Libertà).</p>
<p>Nel primo giorno della protesta si era cominciato a sentirlo scandire nella città natale di Jina Mahsa Amini, Saqqez. Da qui poi aveva preso piede nell’intero Paese.<br />
Tuttavia, come segnalano (citando uno scritto di Hawzhin Azeez) alcuni militanti curdi “gli iraniani e le iraniane che lo gridano spesso non ne conoscono né l’origine, né l’autentico significato. Rappresenta una lotta avviato ormai da 40 anni (dalla fondazione del PKK nda), al prezzo della vita di migliaia di donne e uomini curdi in lotta contro il colonialismo turco, persiano e arabo nel Kurdistan”.</p>
<p>A loro consigliano, prima di scandire ancora “Jin, Jiyan, Azadi” di informarsi e di chiedersi se in quanto appartenenti comunque a uno dei  gruppi dominanti possono legittimamente appropriarsene.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Felics		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/internazionale-news/2022/09/22/iran-donne-in-rivolta-contro-la-polizia-religiosa-dopo-la-morte-di-mahsa-amini-0152799#comment-232055</link>

		<dc:creator><![CDATA[Felics]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Sep 2022 13:52:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per i motivi espressi correttamente in commenti di altri qui sopra prendo decisamente con le pinze (più lunghe possibile) tutto ciò che ci viene narrato in maniera manichea dagli strumenti propagandistici (pervasivi e multiformi, spesso difficili da qualificare come tali a prima vista) del pensiero unico neoliberale. Anche perché sono numerose le fonti primarie che non dipingono l&#039;Iran come l&#039;inferno sulla terra, e spesso sono donne e non maschi bianchi eterosessuali. Ad ogni popolo andrebbe consentito il suo libero processo storico ed evolutivo, l&#039;importazione coatta e strumentale di modelli occidentali o di operazioni coperte finalizzate a cambi di regime o semplicemente a balcanizzare un area specifica non ha mai portato nulla di buono, nemmeno alle cosiddette minoranze che si pretende di difendere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per i motivi espressi correttamente in commenti di altri qui sopra prendo decisamente con le pinze (più lunghe possibile) tutto ciò che ci viene narrato in maniera manichea dagli strumenti propagandistici (pervasivi e multiformi, spesso difficili da qualificare come tali a prima vista) del pensiero unico neoliberale. Anche perché sono numerose le fonti primarie che non dipingono l&#8217;Iran come l&#8217;inferno sulla terra, e spesso sono donne e non maschi bianchi eterosessuali. Ad ogni popolo andrebbe consentito il suo libero processo storico ed evolutivo, l&#8217;importazione coatta e strumentale di modelli occidentali o di operazioni coperte finalizzate a cambi di regime o semplicemente a balcanizzare un area specifica non ha mai portato nulla di buono, nemmeno alle cosiddette minoranze che si pretende di difendere.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ali		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/internazionale-news/2022/09/22/iran-donne-in-rivolta-contro-la-polizia-religiosa-dopo-la-morte-di-mahsa-amini-0152799#comment-231970</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Sep 2022 20:35:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La cosa certa è che USA e l&#039;occidente nel loro disegno del grande medio oriente vogliono balcanizzare Iran e installare i loro regimi fantocci. La situazione attuale e le politiche interne del governo iraniano ovviamente darà alibi necessario ai nemici dell&#039;Iran e a quelli che sognano una rivoluzione colorata per Iran il che sarà tragica non solo per gli iraniani ma, visto la importanza geopolitica dell&#039;Iran, possiamo dire per intero medio oriente. Sarà il popolo iraniano a decidere per il suo futuro e rivendicare i suoi diritti senza nessuna ingerenza straniera sopratutto quella dell&#039;imperialismo americano che come dimostra la storia recente con la esportazione dei suoi &quot;valori&quot; ha causato milioni di morti e distruzione in tutti i continenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La cosa certa è che USA e l&#8217;occidente nel loro disegno del grande medio oriente vogliono balcanizzare Iran e installare i loro regimi fantocci. La situazione attuale e le politiche interne del governo iraniano ovviamente darà alibi necessario ai nemici dell&#8217;Iran e a quelli che sognano una rivoluzione colorata per Iran il che sarà tragica non solo per gli iraniani ma, visto la importanza geopolitica dell&#8217;Iran, possiamo dire per intero medio oriente. Sarà il popolo iraniano a decidere per il suo futuro e rivendicare i suoi diritti senza nessuna ingerenza straniera sopratutto quella dell&#8217;imperialismo americano che come dimostra la storia recente con la esportazione dei suoi &#8220;valori&#8221; ha causato milioni di morti e distruzione in tutti i continenti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: marco		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/internazionale-news/2022/09/22/iran-donne-in-rivolta-contro-la-polizia-religiosa-dopo-la-morte-di-mahsa-amini-0152799#comment-231898</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2022 06:18:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://contropiano.org/?p=152799#comment-231898</guid>

					<description><![CDATA[sarà....
ovviamente massimo è il supporto per le libertà civili e la parità di diritti, nonchè per uno stato laico.
Però... è curioso come questo fatto (per altro non confermato da esami autoptici) abbia scatenato un polverone in modo così coordinato in questo momento.
Cioè a ridosso del vertice SCO che potrebbe segnare la morte definitiva del petrodollaro e proprio quando i droni iraniani stanno cominciando a dare ottima prova di se sui campi di battaglia ucraini.
Inoltre senza nulla togliere alla solidarietà per la causa curda, dobbiamo con pragmatismo marxista, riconoscere che quello sventurato popolo è stato spesso negli ultimi anni vittima di errori di calcolo politico che lo hanno portato ad essere strumento (certo inconsapevole) degli interessi americani in quell&#039;area del mondo.
dall&#039;iraq, alla siria.
Insomma ci sono molteplici ragioni per prendere con le pinze gli avvenimenti attuali e analizzarli molto, molto bene, prima di concedere un entusiastico sostegno a quella che potrebbe rivelarsi l&#039;ennesima rivoluzione colorata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sarà&#8230;.<br />
ovviamente massimo è il supporto per le libertà civili e la parità di diritti, nonchè per uno stato laico.<br />
Però&#8230; è curioso come questo fatto (per altro non confermato da esami autoptici) abbia scatenato un polverone in modo così coordinato in questo momento.<br />
Cioè a ridosso del vertice SCO che potrebbe segnare la morte definitiva del petrodollaro e proprio quando i droni iraniani stanno cominciando a dare ottima prova di se sui campi di battaglia ucraini.<br />
Inoltre senza nulla togliere alla solidarietà per la causa curda, dobbiamo con pragmatismo marxista, riconoscere che quello sventurato popolo è stato spesso negli ultimi anni vittima di errori di calcolo politico che lo hanno portato ad essere strumento (certo inconsapevole) degli interessi americani in quell&#8217;area del mondo.<br />
dall&#8217;iraq, alla siria.<br />
Insomma ci sono molteplici ragioni per prendere con le pinze gli avvenimenti attuali e analizzarli molto, molto bene, prima di concedere un entusiastico sostegno a quella che potrebbe rivelarsi l&#8217;ennesima rivoluzione colorata.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Gianni Sartori		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/internazionale-news/2022/09/22/iran-donne-in-rivolta-contro-la-polizia-religiosa-dopo-la-morte-di-mahsa-amini-0152799#comment-231878</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gianni Sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2022 16:04:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“KURDISTAN, KURDISTAN OCCHI E LUCE DELL’IRAN!”






In Iran non si placano le proteste per l’assassinio diJîna Mahsa Amini






Gianni Sartori






Mentre in data 22 settembre i telegiornali parlavano ancora di “soltanto” una decina di manifestanti uccisi dalla polizia nel Rojhilat (il Kurdistan orientale sotto amministrazione iraniana), alcune agenzie ne calcolavano già una trentina.




E’ probabile che ormai le vittime siano più di cinquanta e destinate, purtroppo, ad aumentare. Per non parlare della sorte di centinaia di feriti e di migliaia di persone arrestate.




Nei primi cinque giorni (e cinque notti, come a Parma nel ’22) manifestazioni e scontri erano avvenuti soprattutto a Sine, Dehgulan, Diwandara, Mahabad, Urmia e Piranshahr.




Il 19 settembre veniva indetto dal PJAK (Partito per una vita libera nel Kurdistan) e da KODAR (Società democratica e libera dell’Est-Kurdistan) lo sciopero generale. Sciopero a cui avevano aderito i partiti affiliati al Centro di cooperazione dei partiti del Kurdistan iraniano, il Partito comunista iraniano-Kurdistan, altri partiti del Kurdistan orientale, numerose organizzazioni della società civile e vari esponenti politici.




Il 20 settembre, nel corso di una manifestazione, a Kermanshah veniva uccisa un’altra donna curda, Minoo Majidi, madre di tre bambini.




Anche lei colpita dalle pallottole (dal “fuego real”) delle unità speciali anti- sommossa, prontamente mobilitate dal regime.




Nel frattempo le proteste per l’uccisione di Jîna Mahsa Amini (deceduta per emorragia cerebrale a seguito delle torture subite) si sono allargate all’intero Paese.




In almeno una quindicina di città uomini e donne (la gran parte delle quali aveva gettato via il velo) sono scesi in strada. Non solo aTeheran, ma anche a Mashhad (nel nord-est), Tabriz (nord-ovest), Rasht (nord), Ispahan (centro) e Kish (sud). Bloccando la circolazione, incendiando i veicoli della polizia, lanciando pietre sulle forze di sicurezza e distruggendo i ritratti degli ayatollah. Oltre naturalmente a scandire slogan contro il regime. Sia quello più diffuso tra le donne curde del Bakur e del Rojava: “Jin jiyan azadi “ (La Donna, la Vita, la Libertà), sia uno di nuovo conio:




“Kurdistan, Kurdistan…occhi e luce dell’Iran”.




Particolarmente brutali gli interventi della polizia e ormai, come dicevo, i morti si contano a decine.Secondo la giornalista Ammar Goli (Erdelan) le forze di sicurezza del regime iraniano utilizzerebbero anche le ambulanze per reprimere i manifestanti, in violazione del diritto internazionale. Infatti “molte delle persone arrestate vengono portate nei centri di detenzione a bordo delle ambulanze in quanto le forze di sicurezza sanno che non verranno assalite dai manifestanti”.




E ovviamente “molti manifestanti feriti si rifiutano di recarsi negli ospedali per paura di essere arrestati”.




Dalla giornalista Behrouz Boochani un appello alla comunità internazionale affinché la voce delle donne iraniane insorte contro la dittatura islamista non rimanga inascoltata:




“Le donne dell’Iran sono fonte di ispirazione: stanno costruendo la Storia nelle strade ribellandosi alla dittatura. Non ignoratele; se siete femministe, siate la loro voce, amplificate il loro appello! Questa è una rivoluzione femminista storica”.




Gianni Sartori]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“KURDISTAN, KURDISTAN OCCHI E LUCE DELL’IRAN!”</p>
<p>In Iran non si placano le proteste per l’assassinio diJîna Mahsa Amini</p>
<p>Gianni Sartori</p>
<p>Mentre in data 22 settembre i telegiornali parlavano ancora di “soltanto” una decina di manifestanti uccisi dalla polizia nel Rojhilat (il Kurdistan orientale sotto amministrazione iraniana), alcune agenzie ne calcolavano già una trentina.</p>
<p>E’ probabile che ormai le vittime siano più di cinquanta e destinate, purtroppo, ad aumentare. Per non parlare della sorte di centinaia di feriti e di migliaia di persone arrestate.</p>
<p>Nei primi cinque giorni (e cinque notti, come a Parma nel ’22) manifestazioni e scontri erano avvenuti soprattutto a Sine, Dehgulan, Diwandara, Mahabad, Urmia e Piranshahr.</p>
<p>Il 19 settembre veniva indetto dal PJAK (Partito per una vita libera nel Kurdistan) e da KODAR (Società democratica e libera dell’Est-Kurdistan) lo sciopero generale. Sciopero a cui avevano aderito i partiti affiliati al Centro di cooperazione dei partiti del Kurdistan iraniano, il Partito comunista iraniano-Kurdistan, altri partiti del Kurdistan orientale, numerose organizzazioni della società civile e vari esponenti politici.</p>
<p>Il 20 settembre, nel corso di una manifestazione, a Kermanshah veniva uccisa un’altra donna curda, Minoo Majidi, madre di tre bambini.</p>
<p>Anche lei colpita dalle pallottole (dal “fuego real”) delle unità speciali anti- sommossa, prontamente mobilitate dal regime.</p>
<p>Nel frattempo le proteste per l’uccisione di Jîna Mahsa Amini (deceduta per emorragia cerebrale a seguito delle torture subite) si sono allargate all’intero Paese.</p>
<p>In almeno una quindicina di città uomini e donne (la gran parte delle quali aveva gettato via il velo) sono scesi in strada. Non solo aTeheran, ma anche a Mashhad (nel nord-est), Tabriz (nord-ovest), Rasht (nord), Ispahan (centro) e Kish (sud). Bloccando la circolazione, incendiando i veicoli della polizia, lanciando pietre sulle forze di sicurezza e distruggendo i ritratti degli ayatollah. Oltre naturalmente a scandire slogan contro il regime. Sia quello più diffuso tra le donne curde del Bakur e del Rojava: “Jin jiyan azadi “ (La Donna, la Vita, la Libertà), sia uno di nuovo conio:</p>
<p>“Kurdistan, Kurdistan…occhi e luce dell’Iran”.</p>
<p>Particolarmente brutali gli interventi della polizia e ormai, come dicevo, i morti si contano a decine.Secondo la giornalista Ammar Goli (Erdelan) le forze di sicurezza del regime iraniano utilizzerebbero anche le ambulanze per reprimere i manifestanti, in violazione del diritto internazionale. Infatti “molte delle persone arrestate vengono portate nei centri di detenzione a bordo delle ambulanze in quanto le forze di sicurezza sanno che non verranno assalite dai manifestanti”.</p>
<p>E ovviamente “molti manifestanti feriti si rifiutano di recarsi negli ospedali per paura di essere arrestati”.</p>
<p>Dalla giornalista Behrouz Boochani un appello alla comunità internazionale affinché la voce delle donne iraniane insorte contro la dittatura islamista non rimanga inascoltata:</p>
<p>“Le donne dell’Iran sono fonte di ispirazione: stanno costruendo la Storia nelle strade ribellandosi alla dittatura. Non ignoratele; se siete femministe, siate la loro voce, amplificate il loro appello! Questa è una rivoluzione femminista storica”.</p>
<p>Gianni Sartori</p>
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		Di: Mario Bianchi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2022 14:04:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Mauro: io sarei più cauto. Dopo tutto non bisogna essere sionisti o fan della Casa Bianca per capire che vivere in una teocrazia (specie per noi comunisti) non dev&#039;essere una cosa esaltante, detto con il massimo rispetto per l&#039;Iran e gli iraniani. Altrimenti si rischia sempre di giudicare tutto attraverso gli occhi della geopolitica. Un po&#039; come succede per la Russia d&#039;altronde.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Mauro: io sarei più cauto. Dopo tutto non bisogna essere sionisti o fan della Casa Bianca per capire che vivere in una teocrazia (specie per noi comunisti) non dev&#8217;essere una cosa esaltante, detto con il massimo rispetto per l&#8217;Iran e gli iraniani. Altrimenti si rischia sempre di giudicare tutto attraverso gli occhi della geopolitica. Un po&#8217; come succede per la Russia d&#8217;altronde.</p>
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		Di: Mauro		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2022 08:36:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[...un altra rivoluzione &#039;colorata&#039;?]]></description>
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