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	Commenti a: Cuba/Venezuela, due strade opposte davanti all’imperialismo	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Mon, 31 Aug 2026 13:09:03 +0000</lastBuildDate>
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		Di: antonio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 13:09:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ho letto e condiviso gli ultimi interventi di RdC e l vasapollo sulla situazione venezuelana. pero una domanda  assolutamente priva di intento polemico mi rimane sul gozzo (come si dice dalle mie parti) ovvero : per quale ragione il ruolo del partito comunista de venezuela (vabbè ammesso che ne abbia uno) viene totalmente oscurato? il PCV viene  citato  per quanto ne sappia io, solo sul sito RESISTENZE:ORG   che possano esseri divergenze e polemiche credo sia &quot;fisiologico&quot; ma l&#039;ignoranza  nel senso di ignorare deliberatamante qualche posizione &quot;difforme&quot; mi pare qualcosa di altro. saluti . PURTROPPO DOVE ABITO LA MAIL PRATICAMENTE NON FUNZIONA dinuovo saluti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ho letto e condiviso gli ultimi interventi di RdC e l vasapollo sulla situazione venezuelana. pero una domanda  assolutamente priva di intento polemico mi rimane sul gozzo (come si dice dalle mie parti) ovvero : per quale ragione il ruolo del partito comunista de venezuela (vabbè ammesso che ne abbia uno) viene totalmente oscurato? il PCV viene  citato  per quanto ne sappia io, solo sul sito RESISTENZE:ORG   che possano esseri divergenze e polemiche credo sia &#8220;fisiologico&#8221; ma l&#8217;ignoranza  nel senso di ignorare deliberatamante qualche posizione &#8220;difforme&#8221; mi pare qualcosa di altro. saluti . PURTROPPO DOVE ABITO LA MAIL PRATICAMENTE NON FUNZIONA dinuovo saluti</p>
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		Di: Anna		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 11:25:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Completamente d&#039;accordo con il compagno Vasapollo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Completamente d&#8217;accordo con il compagno Vasapollo</p>
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		Di: Marco		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 08:36:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Pur non possedendo l&#039;esperienza né le competenze del compagno Vasapollo e molti altri, fatico ancora a condividere una posizione di critica tanto severa da sconfinare in aperta accusa di tradimento nei confronti dell&#039;attuale goveno venezuelano e delle organizzazioni che lo sostengono. Penso che la situazione sia estremamente complessa e meriti più prudenza che certezze. Propongo alla riflessione alcuni dati sulla questione petrolio, dati che non sono in grado di confermare né di smentire ma che, se corretti, getterebbero una luce meno fosca sulle decisioni prese e ridimensionerebbero di molto le sparate trionfalistiche del regime yankee: quando Trump dice di &quot;possedere&quot; 65 miliardi di barili, parla al suo popolo negli Stati Uniti per ottenere voti, pressato dai problemi energetici dovuti alla situazione creata in Medio Oriente e nello Stretto di Hormuz. Ma la realtà è che la Costituzione bolivariana (Articoli 12, 302 e 303) e la Legge Organica sugli Idrocarburi chiariscono che il sottosuolo è inalienabile, non trasferibile e appartiene alla Repubblica. Gli Stati Uniti non hanno comprato nulla, hanno ottenuto solo licenze temporanee di sfruttamento sul 21,5% delle riserve certificate, che richiederebbero 60 anni di lavoro continuo per essere estratte. La sovranità è intatta. In parole povere, nessuno avrebbe regalato nulla. A differenza della Quarta Repubblica, dove le multinazionali pagavano una vergognosa royalty dell&#039;1%, questo accordo bilaterale di 25 anni su 17 giacimenti (il 5% di tutti i giacimenti venezuelani) garantisce allo Stato 209.335 milioni di dollari (calcolati a 65 dollari a barile), garantendo 19 dollari netti per ogni barile prodotto, con royalties minime del 16% e del 34% di imposta sul reddito, ovvero 100 miliardi di dollari di investimenti destinati a recuperare ciò che le sanzioni danneggiavano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pur non possedendo l&#8217;esperienza né le competenze del compagno Vasapollo e molti altri, fatico ancora a condividere una posizione di critica tanto severa da sconfinare in aperta accusa di tradimento nei confronti dell&#8217;attuale goveno venezuelano e delle organizzazioni che lo sostengono. Penso che la situazione sia estremamente complessa e meriti più prudenza che certezze. Propongo alla riflessione alcuni dati sulla questione petrolio, dati che non sono in grado di confermare né di smentire ma che, se corretti, getterebbero una luce meno fosca sulle decisioni prese e ridimensionerebbero di molto le sparate trionfalistiche del regime yankee: quando Trump dice di &#8220;possedere&#8221; 65 miliardi di barili, parla al suo popolo negli Stati Uniti per ottenere voti, pressato dai problemi energetici dovuti alla situazione creata in Medio Oriente e nello Stretto di Hormuz. Ma la realtà è che la Costituzione bolivariana (Articoli 12, 302 e 303) e la Legge Organica sugli Idrocarburi chiariscono che il sottosuolo è inalienabile, non trasferibile e appartiene alla Repubblica. Gli Stati Uniti non hanno comprato nulla, hanno ottenuto solo licenze temporanee di sfruttamento sul 21,5% delle riserve certificate, che richiederebbero 60 anni di lavoro continuo per essere estratte. La sovranità è intatta. In parole povere, nessuno avrebbe regalato nulla. A differenza della Quarta Repubblica, dove le multinazionali pagavano una vergognosa royalty dell&#8217;1%, questo accordo bilaterale di 25 anni su 17 giacimenti (il 5% di tutti i giacimenti venezuelani) garantisce allo Stato 209.335 milioni di dollari (calcolati a 65 dollari a barile), garantendo 19 dollari netti per ogni barile prodotto, con royalties minime del 16% e del 34% di imposta sul reddito, ovvero 100 miliardi di dollari di investimenti destinati a recuperare ciò che le sanzioni danneggiavano.</p>
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