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	Commenti a: La stabilizzazione è un diritto di tutti i precari	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: a-precario		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[a-precario]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2017 18:57:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[
	Nelle lotte occorre per&#242; indicare una prospettiva e non chiedere una mera stabilizzazione nella speranza che venga concessa.



	Io ho 45 anni e sono stato precario della ricerca quasi ininterrottamente per 17 anni fra borse, dottorato (senza borsa), assegni e contratti vari. Non sono certo bruscolini, &#232; tutta la vita. Ora sono disoccupato da due anni e ho iniziato da poco il terzo anno di disoccupazione, senza alcuna prospettiva futura.



	Cosa si chiede? La stabilizzazione una tantum dei soli precari in essere? O magari di quelli, sempre una tantum, che negli ultimi 5 anni ne hanno almeno 3? Beh, io sono gi&#224; fuori da entrambe e buonanotte. Diciassette anni di vita buttati via per due di disoccupazione.



	La prospettiva minima, anche per una sola rivendicazione di categoria, &#232; la creazione di strutture organizzative apposite per censire prima e gestire poi TUTTE le posizioni frammentate. La struttura deve diventare poi permanente nel gestire reclutamento per impedire che il problema riprenda da capo.



	Questa prospettiva minima non ha nessuna possibilit&#224; di successo se non esce dalla mera rivendicazione di categoria per saldarsi con altre rivendicazioni di tutti i settori del mondo del lavoro dipendente e dei piccoli commercianti colpiti dalla crisi. Ovvero se non avviene dentro una progetto pi&#249; grande che si propone un organizzazione in grado di governare anche le altre sofferenze al di fuori del pubblico impiego.



	Chiss&#224; perch&#233; ma ho la sensazione non verr&#224; proposto nulla che vagamente somigli a questo, ma magari mi sbaglio.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>	Nelle lotte occorre per&ograve; indicare una prospettiva e non chiedere una mera stabilizzazione nella speranza che venga concessa.</p>
<p>	Io ho 45 anni e sono stato precario della ricerca quasi ininterrottamente per 17 anni fra borse, dottorato (senza borsa), assegni e contratti vari. Non sono certo bruscolini, &egrave; tutta la vita. Ora sono disoccupato da due anni e ho iniziato da poco il terzo anno di disoccupazione, senza alcuna prospettiva futura.</p>
<p>	Cosa si chiede? La stabilizzazione una tantum dei soli precari in essere? O magari di quelli, sempre una tantum, che negli ultimi 5 anni ne hanno almeno 3? Beh, io sono gi&agrave; fuori da entrambe e buonanotte. Diciassette anni di vita buttati via per due di disoccupazione.</p>
<p>	La prospettiva minima, anche per una sola rivendicazione di categoria, &egrave; la creazione di strutture organizzative apposite per censire prima e gestire poi TUTTE le posizioni frammentate. La struttura deve diventare poi permanente nel gestire reclutamento per impedire che il problema riprenda da capo.</p>
<p>	Questa prospettiva minima non ha nessuna possibilit&agrave; di successo se non esce dalla mera rivendicazione di categoria per saldarsi con altre rivendicazioni di tutti i settori del mondo del lavoro dipendente e dei piccoli commercianti colpiti dalla crisi. Ovvero se non avviene dentro una progetto pi&ugrave; grande che si propone un organizzazione in grado di governare anche le altre sofferenze al di fuori del pubblico impiego.</p>
<p>	Chiss&agrave; perch&eacute; ma ho la sensazione non verr&agrave; proposto nulla che vagamente somigli a questo, ma magari mi sbaglio.</p>
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