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	Commenti a: L’Ispra dà i numeri, ma dimentica 93 precari e 32 giorni di occupazione	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: a-precario		</title>
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					<description><![CDATA[E&#039; saltato il link al precedente commento, lo metto sotto:

http://contropiano.org/news/lavoro-conflitto-news/2017/03/27/la-stabilizzazione-un-diritto-tutti-precari-090294]]></description>
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		Di: a-precario		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[a-precario]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2017 14:15:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vi avevo lasciato un altro commento &lt;a href=&quot;http://contropiano.org/news/lavoro-conflitto-news/2017/03/27/la-stabilizzazione-un-diritto-tutti-precari-090294&quot;&gt;qui/a&#062; sulla questione. Posso solo aggiungere che è necessario andare oltre, si deve creare un albo nazionale dei ricercatori (pubblici e privati senza distinzione) nel quale includere tutte le figure che a vario titolo hanno fatto ricerca nella loro vita con delle regole per stabilire come gli iscritti vengono stipendiati. Questo albo, insieme ad altri albi per gli altri settori, deve diventare la via del reclutamento in sostituzione delle varie graduatorie come quelle per le supplenze a scuola  o quelle inesistenti nel mondo della ricerca. 

Chiedere la sola stabilizzazione, continuare col mantra del &quot;più investimenti alla ricerca&quot; significa solo muoversi all&#039;interno delle regole consentite dal sistema, questo ha il perverso effetto di legittimare il sistema stesso anche quando lo si contesta. Lo si legittima in due modi: (i) perché ne risulta che il precariato è la via giusta per accedere alla posizione di ruolo, se oggi alcuni ci riescono altri continueranno a provarci e ad aggiungersi rendendo il precariato eterno, (ii) perché il lavoro non viene considerato un diritto ma qualcosa che discenda via &quot;trickle down&quot; dall&#039;investimento nei &quot;settori indispensabili&quot; e questo farà continuare la gara di ognuno a dirsi indispensabile di fatto chiedendo che i sacrifici vengano imposti agli altri e che il proprio settore veda maggiori investimenti, aggravando la frammentazione del mondo del lavoro.

Se non si riesce infrangere questo, se non si riesce ad impedire la legittimazione del sistema anche quando lo si contesta (e per fare questo è necessario avere una proposta che abbia l&#039;inequivocabile volontà di unificare ciò che è disunito) allora vuol dire che la parola &quot;comunista&quot; non significa niente neppure per la Rete di Comunisti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi avevo lasciato un altro commento <a href="http://contropiano.org/news/lavoro-conflitto-news/2017/03/27/la-stabilizzazione-un-diritto-tutti-precari-090294">qui/a&gt; sulla questione. Posso solo aggiungere che è necessario andare oltre, si deve creare un albo nazionale dei ricercatori (pubblici e privati senza distinzione) nel quale includere tutte le figure che a vario titolo hanno fatto ricerca nella loro vita con delle regole per stabilire come gli iscritti vengono stipendiati. Questo albo, insieme ad altri albi per gli altri settori, deve diventare la via del reclutamento in sostituzione delle varie graduatorie come quelle per le supplenze a scuola  o quelle inesistenti nel mondo della ricerca. </p>
<p>Chiedere la sola stabilizzazione, continuare col mantra del &#8220;più investimenti alla ricerca&#8221; significa solo muoversi all&#8217;interno delle regole consentite dal sistema, questo ha il perverso effetto di legittimare il sistema stesso anche quando lo si contesta. Lo si legittima in due modi: (i) perché ne risulta che il precariato è la via giusta per accedere alla posizione di ruolo, se oggi alcuni ci riescono altri continueranno a provarci e ad aggiungersi rendendo il precariato eterno, (ii) perché il lavoro non viene considerato un diritto ma qualcosa che discenda via &#8220;trickle down&#8221; dall&#8217;investimento nei &#8220;settori indispensabili&#8221; e questo farà continuare la gara di ognuno a dirsi indispensabile di fatto chiedendo che i sacrifici vengano imposti agli altri e che il proprio settore veda maggiori investimenti, aggravando la frammentazione del mondo del lavoro.</p>
<p>Se non si riesce infrangere questo, se non si riesce ad impedire la legittimazione del sistema anche quando lo si contesta (e per fare questo è necessario avere una proposta che abbia l&#8217;inequivocabile volontà di unificare ciò che è disunito) allora vuol dire che la parola &#8220;comunista&#8221; non significa niente neppure per la Rete di Comunisti.</a></p>
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