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	Commenti a: Germania in recessione: per l&#8217;Unione è l&#8217;Anno zero	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Sun, 15 Sep 2019 15:05:05 +0000</lastBuildDate>
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		Di: Andrea BO		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea BO]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Sep 2019 15:05:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Attenzione.
Registra (giustamente) Salerno Aletta che &quot;in Germania la percentuale di produzione energetica da fonti fossili, tra cui il carbone, è ancora molto alta e richiederà sforzi assai consistenti per realizzare la transizione verso le fonti rinnovabili ed il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2&quot;.
Va ricordato che la Germania è uno dei paesi che molto più di altri ha puntato sulle produzioni eoliche industriali e sulle &quot;rinnovabili&quot; in generale, la cui capacità di coprire il fabbisogno elettrico si è però rivelata fallimentare, sia in termini assoluti, vale a dire come rendimento di energia prodotta riferita alla potenza installata, sia per la discontinuità e non programmabilità della produzione stessa.
Parlando beninteso di energia elettrica di rete (non di energia per i trasporti e per il riscaldamento), se un massiccio ricorso alle &quot;rinnovabili&quot; NON è stato affatto sufficiente a ridimensionare significativamente la percentuale del ricorso alle fonti fossili, occorre chiedersi davvero se, durante la transizione (forzatamente lunga e difficile) verso la &quot;decarbonizzazione&quot;, sia davvero il caso di buttare via la possibilità di preferire il gas naturale (cioè il metano, più o meno) agli altri combustibili fossili (carbone in primis), la cui resa è molto peggiore, sia in termini di inquinamento che di produzione.
Ripeto, parliamo del transitorio, e della produzione elettrica, che è solo una parte della produzione di energia.
E cerchiamo di essere realisti, cioè di fare politica, con concretezza, ché di facile propaganda si campa poco. 
E di Grete da copertina, in giro, ce ne sono anche troppe.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Attenzione.<br />
Registra (giustamente) Salerno Aletta che &#8220;in Germania la percentuale di produzione energetica da fonti fossili, tra cui il carbone, è ancora molto alta e richiederà sforzi assai consistenti per realizzare la transizione verso le fonti rinnovabili ed il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2&#8221;.<br />
Va ricordato che la Germania è uno dei paesi che molto più di altri ha puntato sulle produzioni eoliche industriali e sulle &#8220;rinnovabili&#8221; in generale, la cui capacità di coprire il fabbisogno elettrico si è però rivelata fallimentare, sia in termini assoluti, vale a dire come rendimento di energia prodotta riferita alla potenza installata, sia per la discontinuità e non programmabilità della produzione stessa.<br />
Parlando beninteso di energia elettrica di rete (non di energia per i trasporti e per il riscaldamento), se un massiccio ricorso alle &#8220;rinnovabili&#8221; NON è stato affatto sufficiente a ridimensionare significativamente la percentuale del ricorso alle fonti fossili, occorre chiedersi davvero se, durante la transizione (forzatamente lunga e difficile) verso la &#8220;decarbonizzazione&#8221;, sia davvero il caso di buttare via la possibilità di preferire il gas naturale (cioè il metano, più o meno) agli altri combustibili fossili (carbone in primis), la cui resa è molto peggiore, sia in termini di inquinamento che di produzione.<br />
Ripeto, parliamo del transitorio, e della produzione elettrica, che è solo una parte della produzione di energia.<br />
E cerchiamo di essere realisti, cioè di fare politica, con concretezza, ché di facile propaganda si campa poco.<br />
E di Grete da copertina, in giro, ce ne sono anche troppe.</p>
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