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Usa in picchiata, “mercantilismo” europeo senza sbocchi

Allora, questa notte Jerome Powell ha dichiarato che l’economia americana potrebbe subire un calo dal 20 al 30%, con il 25% di tasso di disoccupazione e che per la ripresa, forse, bisogna attendere la fine del 2021.

Inoltre dichiara che la crisi sanitaria ha colpito i redditi bassi del settore dei servizi, come i minijob in Germania.

Per due anni il mercantilismo europeo, e in special modo quello tedesco – ma non scherza nemmeno quello italiano – potrebbe non trovare la sua primaria fonte di sbocco.

L’Europa dovrebbe cambiare prospettiva e mobilitare l’immenso surplus delle partite correnti verso i suoi mercati interni. Dovrebbe, dunque, cambiare i Trattati – cosa praticamente impossibile – così come far diventare la Bce prestatrice di ultima istanza.

Appunto per questo è vocata alla cannibalizzazione delle economia periferiche. Mes e Recovery Fund servono a questo, e alla dissoluzione. Tertium non datur.

L’Italia, che da 30 anni adotta anch’essa il mercantilismo con focalizzazione dell’apparato produttivo del Nord, con stipendi miseri per gli stessi lavoratori del Nord, dovrebbe cambiare registro e svolgere lo sguardo verso Sud, verso il Mediterraneo e verso l’Asia.

Ciò presuppone che organizzazioni tipo Confindustria si spacchino, visto che sono rette da decenni da mercantilisti e deflazionisti, oppure che lo Stato – ma non ne ha la forza – diriga l’apparato produttivo, mediante diplomazia economica e destinando grande risorse al Mezzogiorno, verso questi mercati.

Non c’è tempo da perdere. Che si prenda coscienza.

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