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	Commenti a: Anche la Cina sbaglia, se esporta troppo	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Tue, 08 Sep 2020 07:19:21 +0000</lastBuildDate>
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		Di: T.S.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[T.S.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2020 07:19:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Seguo Kartana sempre con grande interesse, tuttavia credo che dovrebbe smorzare un po&#039; i toni partigiani, ne va dell&#039;indipendenza intellettuale (che per un comunista risponde solo agli interessi di classe) e della qualità dell&#039;analisi.

Precisato questo, non trovo nulla di cui stupirsi nei dati esposti.

Pensare che sarebbe stato sufficiente qualche giro di trattative bilaterali Cina-USA per modificare radicalmente un sistema economico-commerciale da decenni fondato sulla localizzazione produttiva concentrata in Asia da un parte e sul consumo (a credito) concentrato in Occidente e specialmente negli USA dall&#039;altra, è una leggerezza che va evitata.
Simili riassestamenti richiedono molto più tempo, soprattutto quando non si dipanano in un contesto basato sulla presa di coscienza globale - cioè da parte di ogni classe dirigente che abita questo pianeta - della necessità di cambio radicale che attanaglia l&#039;attuale modo di produzione di merci e servizi.

Più banalmente poi, va considerato il fatto che un sistema paese da 1,5 miliardi di persone, per la sua stessa dimensione non può avere l&#039;agilità per trasformarsi da fabbrica globale a consumatore globale in uno schioccare di dita. Ci sarebbe inoltre da riflettere sul fatto che questa non sia la prospettiva che l&#039;attuale classe dirigente del PCC intende seguire per il proprio Paese, e viene difficile dargli torto. La parabola statunitense del secondo dopoguerra sta li a dimostrare che si tratta di una via non percorribile se l&#039;obiettivo è quello della riduzione della povertà generale e di uno sviluppo &quot;armonioso&quot; all&#039;interno del consesso sociale e tra quest&#039;ultimo e l&#039;ambiente naturale in cui la medesima società vive e si sviluppa.

Meno amarezza, dunque, la strada è ancora troppo lunga da tracciare per scoraggiarsi dopo pochi passi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Seguo Kartana sempre con grande interesse, tuttavia credo che dovrebbe smorzare un po&#8217; i toni partigiani, ne va dell&#8217;indipendenza intellettuale (che per un comunista risponde solo agli interessi di classe) e della qualità dell&#8217;analisi.</p>
<p>Precisato questo, non trovo nulla di cui stupirsi nei dati esposti.</p>
<p>Pensare che sarebbe stato sufficiente qualche giro di trattative bilaterali Cina-USA per modificare radicalmente un sistema economico-commerciale da decenni fondato sulla localizzazione produttiva concentrata in Asia da un parte e sul consumo (a credito) concentrato in Occidente e specialmente negli USA dall&#8217;altra, è una leggerezza che va evitata.<br />
Simili riassestamenti richiedono molto più tempo, soprattutto quando non si dipanano in un contesto basato sulla presa di coscienza globale &#8211; cioè da parte di ogni classe dirigente che abita questo pianeta &#8211; della necessità di cambio radicale che attanaglia l&#8217;attuale modo di produzione di merci e servizi.</p>
<p>Più banalmente poi, va considerato il fatto che un sistema paese da 1,5 miliardi di persone, per la sua stessa dimensione non può avere l&#8217;agilità per trasformarsi da fabbrica globale a consumatore globale in uno schioccare di dita. Ci sarebbe inoltre da riflettere sul fatto che questa non sia la prospettiva che l&#8217;attuale classe dirigente del PCC intende seguire per il proprio Paese, e viene difficile dargli torto. La parabola statunitense del secondo dopoguerra sta li a dimostrare che si tratta di una via non percorribile se l&#8217;obiettivo è quello della riduzione della povertà generale e di uno sviluppo &#8220;armonioso&#8221; all&#8217;interno del consesso sociale e tra quest&#8217;ultimo e l&#8217;ambiente naturale in cui la medesima società vive e si sviluppa.</p>
<p>Meno amarezza, dunque, la strada è ancora troppo lunga da tracciare per scoraggiarsi dopo pochi passi.</p>
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		Di: Redazione Contropiano		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Contropiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2020 06:42:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giusta l&#039;analisi, non sono d&#039;accordo con la conclusione. Perché la Cina dovrebbe aiutare i paesi capitalisti che l&#039;accusano di perseguitare i ragazzi di Hong Kong, i tibetani, gli Uighur, di avere creato il virus apposta, e  arrestano la figlia di uno dei  più importanti artefici del suo sviluppo tecnologico? 
Il mondo non è più quello di dieci anni fa. C&#039;è una nuova guerra fredda (spero non diventi calda) e il win-win non funziona più nei confronti dei paesi capitalistici centrali (diverso è il caso di quelli periferici, è giustissimo ad esempio importare dal Brasile di Bolsonaro per spiazzare  gli americani e gli australiani). E ti fanno il golpe in Bolivia, e ci provano in Bielorussia, etc. I socialdemocratici,  i verdi,   e i &quot;democratici&quot;, con pochissime eccezioni, criticano Trump e la Merkel perché non sono abbastanza anticomunisti e guerrafondai. 
E&#039; un gioco a somma zero. O vinciamo noi o vincono loro. Adesso che  l&#039;Occidente sta a pezzi, si deve bastonare il cane che affoga, sia pure  in modo selettivo.  Specialmente  mosche cocchiere  particolarmente provocatorie e arroganti ma vulnerabili come l&#039;Australia, che è giusto  che la Cina cerchi di affondare facendogli una guerra commerciale senza dichiararlo. 
Peraltro, è vero che a livello di comunicazione e propaganda la Cina ha fatto passi avanti, ma ha ancora molto da imparare prima di  avvicinarsi ai livelli sublimi, ad esempio, di un Berlusconi. Ma questo e&#039; un altro discorso...
Alberto Gabriele]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giusta l&#8217;analisi, non sono d&#8217;accordo con la conclusione. Perché la Cina dovrebbe aiutare i paesi capitalisti che l&#8217;accusano di perseguitare i ragazzi di Hong Kong, i tibetani, gli Uighur, di avere creato il virus apposta, e  arrestano la figlia di uno dei  più importanti artefici del suo sviluppo tecnologico?<br />
Il mondo non è più quello di dieci anni fa. C&#8217;è una nuova guerra fredda (spero non diventi calda) e il win-win non funziona più nei confronti dei paesi capitalistici centrali (diverso è il caso di quelli periferici, è giustissimo ad esempio importare dal Brasile di Bolsonaro per spiazzare  gli americani e gli australiani). E ti fanno il golpe in Bolivia, e ci provano in Bielorussia, etc. I socialdemocratici,  i verdi,   e i &#8220;democratici&#8221;, con pochissime eccezioni, criticano Trump e la Merkel perché non sono abbastanza anticomunisti e guerrafondai.<br />
E&#8217; un gioco a somma zero. O vinciamo noi o vincono loro. Adesso che  l&#8217;Occidente sta a pezzi, si deve bastonare il cane che affoga, sia pure  in modo selettivo.  Specialmente  mosche cocchiere  particolarmente provocatorie e arroganti ma vulnerabili come l&#8217;Australia, che è giusto  che la Cina cerchi di affondare facendogli una guerra commerciale senza dichiararlo.<br />
Peraltro, è vero che a livello di comunicazione e propaganda la Cina ha fatto passi avanti, ma ha ancora molto da imparare prima di  avvicinarsi ai livelli sublimi, ad esempio, di un Berlusconi. Ma questo e&#8217; un altro discorso&#8230;<br />
Alberto Gabriele</p>
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