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	Commenti a: Deutsche Bank, uno zombie si aggira per i mercati&#8230;	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Antonio spanu		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio spanu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Mar 2023 04:10:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[finalmente un giudizio indipendente  farò una piccola offerta]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>finalmente un giudizio indipendente  farò una piccola offerta</p>
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		Di: Salvatore Michele De Marco		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Michele De Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Mar 2023 13:13:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La tendenza alla caduta della redditività bancaria 

          Se la precedente ondata di crisi di istituti di credito nel mondo era all’ombra della crisi debitoria del 2008, oggi una nuova ondata di crisi bancarie si sta abbattendo nel mondo e, a dispetto di molti che parlavano di crisi debitoria risolta, questa nuova andata di crisi bancarie continua ad alimentarsi all’ombra della crisi debitoria mai risolta e che invece si è aggravata per l’enorme e inutile liquidità che si immesso nel sistema economico globale.
        Si cercano le ragioni dei crolli delle banche commerciali, e il tutto si vuole fare passare quale occasionale, limitato nel tempo (nel caso attuale: il cedimento dell’Ict per la Silicon Valley Bank;  gli alti tassi di interesse fissati dalle banche centrali per la Suiss Credit; i derivati creditizi nella pancia delle Deutsche Bank), quando esiste una tendenza di fondo alla caduta della redditività delle banche commerciali. Essa è strutturale, soprattutto in presenza di situazioni che fanno venire meno le esili difese che l’intermediazione bancaria può mettere in atto (abbassare i costi con la scomparsa di sportelli, digitalizzazione, diminuire il personale, trasformarsi da banca commerciale in banca di investimento, stretta creditizia), in quanto è legata all’altro fenomeno altrettanto strutturale nel capitalismo che è l’indebitamento e l’insolvenza della domanda autonoma (privato, pubblico e resto del mondo) che non permette agli istituti di credito di riavere quanto prestato (la nascita di nuovi mercati, quali i mercati dei non performing loans o i mercati dei credit swap default, lo dimostrano). Per quanto poi riguarda l’indebitamento e l’insolvenza della domanda autonoma che nei decenni aumenta senza possibilità alcuna di reversibilità, la spiegazione non è semplice, dato che tocca le stesse fondamenta del capitalismo (il suo circuito economico), la quale tuttavia ho fornito nel modello elaborato a cui si rimanda (1991-2022). 
         Il sistema di intermediazione bancario italiano andrà presto a fare compagna alle altre banche commerciali in difficoltà e in maniera più devastante, in quanto, la sua tendenza alla caduta della redditività di natura strutturale come per tutte gli altri enti uguali, deve scontare anche il peso dei crediti forzati a seguito dei prestiti obbligati dal pubblico alle imprese per difficoltà legate al Covid-19 (prestiti garantiti dal pubblico che con il ritorno del rigore della finanza pubblica non verranno più rimborsati né dal privato né dal pubblico); e il peso dei crediti pubblici acquisisti in seguito all’operazione di ristrutturazione immobiliare “110” che il comparto pubblico per l’esorbitante ammontare farà fatica a rimborsare. 
          Prevenire i danni per i creditori (polverizzare i risparmi) e i premi per i debitori (ogni fallimento di istituto di credito è una cancellazione di debito) a beneficio del sistema economico, non è dunque compito del singolo banchiere (abbandonare la sua avidità) e compito dei governi (con le loro inutili regolamentazioni) e compito delle banche centrali (con i loro inutili quantitative easing o manovre sul tasso di interesse), ma implica la rivisitazione della natura e del ruolo delle banche commerciali all’interno del capitalismo, così come esposto nel libro “Il credito nell’ordine critico capitalistico” Esi, Napoli (2017). 
   
Salvatore Michele De Marco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La tendenza alla caduta della redditività bancaria </p>
<p>          Se la precedente ondata di crisi di istituti di credito nel mondo era all’ombra della crisi debitoria del 2008, oggi una nuova ondata di crisi bancarie si sta abbattendo nel mondo e, a dispetto di molti che parlavano di crisi debitoria risolta, questa nuova andata di crisi bancarie continua ad alimentarsi all’ombra della crisi debitoria mai risolta e che invece si è aggravata per l’enorme e inutile liquidità che si immesso nel sistema economico globale.<br />
        Si cercano le ragioni dei crolli delle banche commerciali, e il tutto si vuole fare passare quale occasionale, limitato nel tempo (nel caso attuale: il cedimento dell’Ict per la Silicon Valley Bank;  gli alti tassi di interesse fissati dalle banche centrali per la Suiss Credit; i derivati creditizi nella pancia delle Deutsche Bank), quando esiste una tendenza di fondo alla caduta della redditività delle banche commerciali. Essa è strutturale, soprattutto in presenza di situazioni che fanno venire meno le esili difese che l’intermediazione bancaria può mettere in atto (abbassare i costi con la scomparsa di sportelli, digitalizzazione, diminuire il personale, trasformarsi da banca commerciale in banca di investimento, stretta creditizia), in quanto è legata all’altro fenomeno altrettanto strutturale nel capitalismo che è l’indebitamento e l’insolvenza della domanda autonoma (privato, pubblico e resto del mondo) che non permette agli istituti di credito di riavere quanto prestato (la nascita di nuovi mercati, quali i mercati dei non performing loans o i mercati dei credit swap default, lo dimostrano). Per quanto poi riguarda l’indebitamento e l’insolvenza della domanda autonoma che nei decenni aumenta senza possibilità alcuna di reversibilità, la spiegazione non è semplice, dato che tocca le stesse fondamenta del capitalismo (il suo circuito economico), la quale tuttavia ho fornito nel modello elaborato a cui si rimanda (1991-2022).<br />
         Il sistema di intermediazione bancario italiano andrà presto a fare compagna alle altre banche commerciali in difficoltà e in maniera più devastante, in quanto, la sua tendenza alla caduta della redditività di natura strutturale come per tutte gli altri enti uguali, deve scontare anche il peso dei crediti forzati a seguito dei prestiti obbligati dal pubblico alle imprese per difficoltà legate al Covid-19 (prestiti garantiti dal pubblico che con il ritorno del rigore della finanza pubblica non verranno più rimborsati né dal privato né dal pubblico); e il peso dei crediti pubblici acquisisti in seguito all’operazione di ristrutturazione immobiliare “110” che il comparto pubblico per l’esorbitante ammontare farà fatica a rimborsare.<br />
          Prevenire i danni per i creditori (polverizzare i risparmi) e i premi per i debitori (ogni fallimento di istituto di credito è una cancellazione di debito) a beneficio del sistema economico, non è dunque compito del singolo banchiere (abbandonare la sua avidità) e compito dei governi (con le loro inutili regolamentazioni) e compito delle banche centrali (con i loro inutili quantitative easing o manovre sul tasso di interesse), ma implica la rivisitazione della natura e del ruolo delle banche commerciali all’interno del capitalismo, così come esposto nel libro “Il credito nell’ordine critico capitalistico” Esi, Napoli (2017). </p>
<p>Salvatore Michele De Marco</p>
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