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	Commenti a: Che succede al manifesto? Un po&#8217; di chiarezza	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Sun, 04 Nov 2012 17:01:29 +0000</lastBuildDate>
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		Di: almanzor		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[almanzor]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Nov 2012 17:01:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questa lettera collettiva getta una luce desolante e umanamente squallida sulla vicenda: un homo homini lupus che si ammanta strumentalmente di pretese &#039;politiche&#039;. 

Ridicole sono le fregole &#039;rottamatrici&#039; della direzione che nascondono solo la voglia di cannibalizzare le vecchie glorie per una, peraltro improbabile, mera sopravvivenza aziendale (sembrano i &#039;sopravvissuti delle Ande&#039; di 40 anni fa ...).

Come penoso e gratuito è il paventare discipline da caserma quando &#039;grande Pci&#039;, partiti &#039;armati&#039;, Nuove Sinistre, autonomie e avanguardie assortite, tutte, ormai, dormono sulla collina. 

Che non esistano più forze politiche egemoni (o persone di dalla mente sana che vanno in giro con la verità in tasca) dovrebbe, fugando certi timori, favorire la ricerca di una visione più generale e convincente della realtà.

Purtroppo anche i &#039;grandi vecchi&#039; sono parte del problema: ricordate Rossanda che, tirando le somme di una vita non solo politica, auspica le &#039;Brigate Internazionali&#039; contro Gheddafi? O il recente Parlato che difende Napolitano come baluardo costituzionale? O, infine, il &#039;collaboratore&#039; Asor Rosa che auspica un golpe democratico contro Berlusconi dei Carabinieri? Anche i seniores firmatari sono contrapposti su questioni fondamentali e come loro stessi possano esprimere un &#039;punto di vista forte e contro corrente&#039; rimane un mistero.

Ma alla giusta e comprensibile protesta dei &#039;rottamandi&#039;, al richiamo sacrosanto ai &#039;contenuti&#039;, difetta, secondo me, la cognizione di quanto i giochi siano ormai fatti. Il Manifesto non deve più &#039;limitarsi a rappresentare la sinistra plurale&#039;, essi scrivono. Ma si dovrebbe avere il coraggio di dichiarare che la &#039;sinistra plurale&#039; ha fatto da tempo bancarotta, politica e culturale. Forse questo è ancora più difficile che emanciparsi da finanziamenti pubblici e rimborsi elettorali, ma va fatto perché salvare questo o quell&#039;orticello di per sé non interessa davvero più a nessuno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa lettera collettiva getta una luce desolante e umanamente squallida sulla vicenda: un homo homini lupus che si ammanta strumentalmente di pretese &#8216;politiche&#8217;. </p>
<p>Ridicole sono le fregole &#8216;rottamatrici&#8217; della direzione che nascondono solo la voglia di cannibalizzare le vecchie glorie per una, peraltro improbabile, mera sopravvivenza aziendale (sembrano i &#8216;sopravvissuti delle Ande&#8217; di 40 anni fa &#8230;).</p>
<p>Come penoso e gratuito è il paventare discipline da caserma quando &#8216;grande Pci&#8217;, partiti &#8216;armati&#8217;, Nuove Sinistre, autonomie e avanguardie assortite, tutte, ormai, dormono sulla collina. </p>
<p>Che non esistano più forze politiche egemoni (o persone di dalla mente sana che vanno in giro con la verità in tasca) dovrebbe, fugando certi timori, favorire la ricerca di una visione più generale e convincente della realtà.</p>
<p>Purtroppo anche i &#8216;grandi vecchi&#8217; sono parte del problema: ricordate Rossanda che, tirando le somme di una vita non solo politica, auspica le &#8216;Brigate Internazionali&#8217; contro Gheddafi? O il recente Parlato che difende Napolitano come baluardo costituzionale? O, infine, il &#8216;collaboratore&#8217; Asor Rosa che auspica un golpe democratico contro Berlusconi dei Carabinieri? Anche i seniores firmatari sono contrapposti su questioni fondamentali e come loro stessi possano esprimere un &#8216;punto di vista forte e contro corrente&#8217; rimane un mistero.</p>
<p>Ma alla giusta e comprensibile protesta dei &#8216;rottamandi&#8217;, al richiamo sacrosanto ai &#8216;contenuti&#8217;, difetta, secondo me, la cognizione di quanto i giochi siano ormai fatti. Il Manifesto non deve più &#8216;limitarsi a rappresentare la sinistra plurale&#8217;, essi scrivono. Ma si dovrebbe avere il coraggio di dichiarare che la &#8216;sinistra plurale&#8217; ha fatto da tempo bancarotta, politica e culturale. Forse questo è ancora più difficile che emanciparsi da finanziamenti pubblici e rimborsi elettorali, ma va fatto perché salvare questo o quell&#8217;orticello di per sé non interessa davvero più a nessuno.</p>
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		Di: luciano		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Nov 2012 14:07:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma la &quot;sinistra plurale&quot;,tanto evocata dall&#039;attuale direzione del giornale,non è la stessa che quando era al governo privatizzava e svendeva(regalava), pezzi di industria strategica al solo scopo di indebolire e poi,come s&#039;è visto,cancellare  la forza contrattuale dei lavoratori ?E&#039; in quel passaggio fondamentale che si sono poste le basi del lento regredire del conflitto di classe che ha avuto momenti in cui sembrava che &quot;la fine della storia&quot;sovrastasse ogni legittima ripulsa all&#039;ordine economico/sociale che si stava instaurando.In quel contesto,lo ricordo bene, il Manifesto invece di contribuire alla costruzione di un fronte anticapitalista capace di raccogliere le tante soggettività che abbandonavano il cosiddetto governo &quot;amico&quot;,continuava ad intervistare esponenti di quei governi,dando così legittimità a programmi ferocemente antipopolari.Di più,gli editoriali,quindi la linea politica era tutta incentrata sull&#039;assioma &quot;centrosinistra al governo uguale spazi di agibilità maggiori per le masse&quot;.Come si evince dagli sviluppi seguenti,sono stati proprio quei governi a soffocare e annichilire una spinta alla contestazione del sistema che era ancora viva. Se la direzione attuale ripropone, come sembra , la strategia della non rottura con il cardine principale del montismo rappresentato dal partito di Bersani,allora è auspicabile che il quotidiano fondato da Pintor e Rossanda getti la spugna;non sapremmo che farcene di uno strumento non più utilizzabile dalla classe(se mai lo è stato!).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma la &#8220;sinistra plurale&#8221;,tanto evocata dall&#8217;attuale direzione del giornale,non è la stessa che quando era al governo privatizzava e svendeva(regalava), pezzi di industria strategica al solo scopo di indebolire e poi,come s&#8217;è visto,cancellare  la forza contrattuale dei lavoratori ?E&#8217; in quel passaggio fondamentale che si sono poste le basi del lento regredire del conflitto di classe che ha avuto momenti in cui sembrava che &#8220;la fine della storia&#8221;sovrastasse ogni legittima ripulsa all&#8217;ordine economico/sociale che si stava instaurando.In quel contesto,lo ricordo bene, il Manifesto invece di contribuire alla costruzione di un fronte anticapitalista capace di raccogliere le tante soggettività che abbandonavano il cosiddetto governo &#8220;amico&#8221;,continuava ad intervistare esponenti di quei governi,dando così legittimità a programmi ferocemente antipopolari.Di più,gli editoriali,quindi la linea politica era tutta incentrata sull&#8217;assioma &#8220;centrosinistra al governo uguale spazi di agibilità maggiori per le masse&#8221;.Come si evince dagli sviluppi seguenti,sono stati proprio quei governi a soffocare e annichilire una spinta alla contestazione del sistema che era ancora viva. Se la direzione attuale ripropone, come sembra , la strategia della non rottura con il cardine principale del montismo rappresentato dal partito di Bersani,allora è auspicabile che il quotidiano fondato da Pintor e Rossanda getti la spugna;non sapremmo che farcene di uno strumento non più utilizzabile dalla classe(se mai lo è stato!).</p>
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