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	Commenti a: L&#8217;Italia si dota della Legge per la guerra	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Mon, 16 Jan 2017 14:14:59 +0000</lastBuildDate>
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		<title>
		Di: Massimo Artini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Artini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jan 2017 14:14:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[
	Dispiace leggere un commento cos&#236; superficiale all&#8217;introduzione nella nostra legislazione di uno strumento, come la legge sulle missioni internazionali, che sana una delle pi&#249; grandi problematiche relativamente all&#8217;azione estera del nostro paese.



	Anzitutto non &#232; entrata in vigore in sordina, ma &#232; stata progettata per entrare in vigore alla fine dell&#8217;anno solare in cui &#232; stata approvata dai due rami del parlamento (dopo 4 legislature inefficaci) per preparare il terreno ad una buona messa in pratica della legge (nei termini di documentazione e relativi atti).



	La volont&#224; &#232; stata quella, con esplicita richiesta attraverso un ordine del giorno a mia firma, di dare al parlamento il tempo per valutare la migliore procedure attuativa, soprattutto in merito alle missioni gi&#224; operative.



	Conviene correggere subito l&#8217;imprecisione sull&#8217;articolo che riguarda il COPASIR: questa disposizione, purtroppo sana un problema politico relativamente alla composizione del COPASIR, in quanto a causa della mancata volont&#224; del Movimento 5 Stelle a rinunciare ad un membro per lasciare lo spazio a Forza Italia (non rappresentata), si &#232; trovato questo (sgangherato) compromesso aumentando di due il numero dei membri del COPASIR. La norma a cui fa riferimento l&#8217;autore (per chiarezza) &#232; stata introdotta nell&#8217;ottobre 2015 (art. 7-bis della legge di conversione del decreto missioni della fine del 2015), con la votazione senza voti contrari (sull&#8217;articolo) della Camera dei Deputati.



	Il fulcro della legge sta nel voler affrontare il problema di maggior rilievo, che viene segnalato dall&#8217;autore come una cosa di minore importanza: la mancanza di approvazione politica da parte del Parlamento rispetto ad ogni singola missione (nuova o gi&#224; in essere). Prima di questa legge il Parlamento era un mero ratificatore delle missioni, autonomamente approvate dal governo, tant&#8217;&#232; che il pi&#249; delle volte ci ritrovavamo a constatare l&#8217;attivazione di missioni mai annunciate nemmeno in fase di comunicazioni da parte del Governo. Inoltre l&#8217;approvazione delle missioni era relativa solo alla parte di copertura finanziaria con estrema difficolt&#224; di modifica del percorso politico delle stesse missioni (ossia anche di valutazione del raggiungimento degli obbiettivi prefissati, ove posti in essere). Unico caso in questa legislatura la modifica del contingente della missione TIPH 2 ad Hebron (aumentato con un mio emendamento nel decreto missioni dell&#8217;ottobre 2015), che ha comportato uno spostamento finanziario di soli 43.000&#8364; (circa).



	Cosa si introduce perci&#242; con questa nuova legge:



	
		Una chiara definizione di cosa &#232; una missione internazionale, per la volont&#224; precisa del deputato Carlo Galli, si &#232; ricercato una definizione che eviti al governo la discrezionalit&#224; sulla definizione di missione e quindi di applicazione della norma sulle missioni internazionali.
	
	
		Una nuova procedura autorizzativa, che a differenza della superficiale trattazione dell&#8217;autore, prevede la deliberazione del consiglio dei ministri (prima non prevista), la comunicazione al presidente della repubblica (prima non prevista) e l&#8217;immediata trasmissione alle camere per l&#8217;approvazione o il diniego (prima che la missione venga fatta avviare). Questo strumento, nella nostra legislazione, non &#232; mai stato introdotto: il Governo, titolare della politica Estera e di Difesa, aveva l&#8217;esclusivo titolo di decisione in merito alle missioni internazionali. Il Parlamento ha ora la possibilit&#224; di conoscere preventivamente quali missioni potrebbero essere implementate, e ha il titolo di bloccarle o autorizzarle. Tale passaggio &#232; fatto in aula e non in commissione (come ultimamente &#232; accaduto per la Libia nel 2011, per il Kurdistan nel 2014 o per la Libia nel 2016 per la missione Ippocrate e non per tutte le missioni).
	
	
		Il procedimento autorizzativo prevede, nella trasmissione alle Camere, la comunicazione di una serie precisa di dettagli della missione, tra cui gli obbiettivi, la durata, il numero medio di uomini, le risorse finanziarie a valere del fondo missioni, nonch&#233; il quadro legale in cui gli uomini opereranno (per evitare il pasticcio dei Fucilieri di Marina, Latorre e Girone). Questi dettagli arrivavano al parlamento con cadenza quadrimestrale e senza alcuni dettagli quali il framework legale applicato alla missione.
	
	
		Viene introdotto uno strumento normativo nuovo che dispone ogni anno un rapporto politico e non esclusivamente finanziario sulle missioni in corso, dove l&#8217;aula e non le commissioni saranno chiamate a discutere di ogni singola missione, e sulle quali potranno approvare risoluzioni, dando cos&#236; alle singole forze politiche la possibilit&#224; di esprimersi, anche politicamente, su materie fino ad ora non a disposizione dei rami del Parlamento.
	
	
		Oltre a tutto ci&#242; le commissioni competenti avranno anche durante l&#8217;anno il dovere di verificare i decreti finanziari emessi per l&#8217;assegnazione dei fondi alle missioni, scoprendo per la prima volta la destinazione dei finanziamenti, cosa ora sconosciuta perch&#233; interna all&#8217;amministrazione della Difesa. Di questo va ringraziato il buon lavoro del senato che ha introdotto un parere rafforzato sul testo ricevuto dalla Camera.
	



	La storia degli ultimi 25 anni &#232; stata forse cos&#236; mal gestita proprio perch&#233; erano assenti strumenti che garantiranno una trasparenza preventiva che ad oggi non si era mai vista. Per porre un esempio di questa legislatura: se la missione Active Fence, ad oggi operativa in Turchia, fosse stata attivata con la nuova legge quadro in vigore sarebbe stata portata all&#8217;attenzione dei cittadini e della politica prima della sua implementazione, che viceversa si &#232; poi sostanziata in una mera ratifica da parte del parlamento nel decreto missioni 2016. Avremmo potuto discutere prima della necessit&#224; (a mio modo di vedere errata) di mandare una batteria antiaerea/antimissili in Turchia, contro ISIS che non ha n&#233; missili n&#233; aeronautica (ovvero con lo scopo di aiutare i Turchi ad abbattere eventuali aerei russi nell&#8217;area?).



	Veniamo alla giusta richiesta di valutazione circa la costituzionalit&#224; della norma introdotta: la preparazione della legge in commissioni Difesa ed Esteri alla Camera ha passato il vaglio finale di tre costituzionalisti che hanno approvato e consigliato l&#8217;impianto attuale in quanto pienamente rispettoso del dettato costituzionale.



	Anche la superficialit&#224; della trattazione da parte dell&#8217;autore rispetto agli accordi internazionali, si imbatte sul procedimento autorizzativo che prevede espressamente il passaggio parlamentare, che fa abortire in partenza le congetture sulle pastette internazionali. Qualora anche il Governo volesse aggirare la legge con un decreto ad hoc (cosa costituzionalmente possibile) tale decreto sarebbe comunque trasmesso alle Camere.



	Rispetto all&#8217;invio di militari, l&#8217;autore dell&#8217;articolo ha dimenticato di citare il fatto che per la prima volta si introduce la possibilit&#224; di inviare i &#8220;Corpi civili di Pace&#8221;, creati grazie al lavoro del deputato Giulio Marcon nella legge di bilancio 2015.



	Questa legge &#232; stata introdotta, senza alcun voto contrario in nessuno dei due rami del parlamento, proprio per evitare le furberie che hanno portato disastri come l&#8217;Iraq e l&#8217;Afghanistan, che ancora pesano sulle nostre spalle in termini di morti (civili e militari) e di costi (solo l&#8217;Afghanistan circa 6 miliardi di euro in 13 anni), ma anche ad essere chiari su missioni come quella in Libano che &#232; un modello di missione da seguire ed esportare anche ad altri paesi.



	Compito del Parlamento ora provvedere ad una buona messa a regime della norma, controllando che la doverosa prassi che si verr&#224; a creare, sia la migliore per il nostro paese.



	Massimo Artini vice Presidente Commissione Difesa
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			<content:encoded><![CDATA[<p>	Dispiace leggere un commento cos&igrave; superficiale all&rsquo;introduzione nella nostra legislazione di uno strumento, come la legge sulle missioni internazionali, che sana una delle pi&ugrave; grandi problematiche relativamente all&rsquo;azione estera del nostro paese.</p>
<p>	Anzitutto non &egrave; entrata in vigore in sordina, ma &egrave; stata progettata per entrare in vigore alla fine dell&rsquo;anno solare in cui &egrave; stata approvata dai due rami del parlamento (dopo 4 legislature inefficaci) per preparare il terreno ad una buona messa in pratica della legge (nei termini di documentazione e relativi atti).</p>
<p>	La volont&agrave; &egrave; stata quella, con esplicita richiesta attraverso un ordine del giorno a mia firma, di dare al parlamento il tempo per valutare la migliore procedure attuativa, soprattutto in merito alle missioni gi&agrave; operative.</p>
<p>	Conviene correggere subito l&rsquo;imprecisione sull&rsquo;articolo che riguarda il COPASIR: questa disposizione, purtroppo sana un problema politico relativamente alla composizione del COPASIR, in quanto a causa della mancata volont&agrave; del Movimento 5 Stelle a rinunciare ad un membro per lasciare lo spazio a Forza Italia (non rappresentata), si &egrave; trovato questo (sgangherato) compromesso aumentando di due il numero dei membri del COPASIR. La norma a cui fa riferimento l&rsquo;autore (per chiarezza) &egrave; stata introdotta nell&rsquo;ottobre 2015 (art. 7-bis della legge di conversione del decreto missioni della fine del 2015), con la votazione senza voti contrari (sull&rsquo;articolo) della Camera dei Deputati.</p>
<p>	Il fulcro della legge sta nel voler affrontare il problema di maggior rilievo, che viene segnalato dall&rsquo;autore come una cosa di minore importanza: la mancanza di approvazione politica da parte del Parlamento rispetto ad ogni singola missione (nuova o gi&agrave; in essere). Prima di questa legge il Parlamento era un mero ratificatore delle missioni, autonomamente approvate dal governo, tant&rsquo;&egrave; che il pi&ugrave; delle volte ci ritrovavamo a constatare l&rsquo;attivazione di missioni mai annunciate nemmeno in fase di comunicazioni da parte del Governo. Inoltre l&rsquo;approvazione delle missioni era relativa solo alla parte di copertura finanziaria con estrema difficolt&agrave; di modifica del percorso politico delle stesse missioni (ossia anche di valutazione del raggiungimento degli obbiettivi prefissati, ove posti in essere). Unico caso in questa legislatura la modifica del contingente della missione TIPH 2 ad Hebron (aumentato con un mio emendamento nel decreto missioni dell&rsquo;ottobre 2015), che ha comportato uno spostamento finanziario di soli 43.000&euro; (circa).</p>
<p>	Cosa si introduce perci&ograve; con questa nuova legge:</p>
<p>		Una chiara definizione di cosa &egrave; una missione internazionale, per la volont&agrave; precisa del deputato Carlo Galli, si &egrave; ricercato una definizione che eviti al governo la discrezionalit&agrave; sulla definizione di missione e quindi di applicazione della norma sulle missioni internazionali.</p>
<p>		Una nuova procedura autorizzativa, che a differenza della superficiale trattazione dell&rsquo;autore, prevede la deliberazione del consiglio dei ministri (prima non prevista), la comunicazione al presidente della repubblica (prima non prevista) e l&rsquo;immediata trasmissione alle camere per l&rsquo;approvazione o il diniego (prima che la missione venga fatta avviare). Questo strumento, nella nostra legislazione, non &egrave; mai stato introdotto: il Governo, titolare della politica Estera e di Difesa, aveva l&rsquo;esclusivo titolo di decisione in merito alle missioni internazionali. Il Parlamento ha ora la possibilit&agrave; di conoscere preventivamente quali missioni potrebbero essere implementate, e ha il titolo di bloccarle o autorizzarle. Tale passaggio &egrave; fatto in aula e non in commissione (come ultimamente &egrave; accaduto per la Libia nel 2011, per il Kurdistan nel 2014 o per la Libia nel 2016 per la missione Ippocrate e non per tutte le missioni).</p>
<p>		Il procedimento autorizzativo prevede, nella trasmissione alle Camere, la comunicazione di una serie precisa di dettagli della missione, tra cui gli obbiettivi, la durata, il numero medio di uomini, le risorse finanziarie a valere del fondo missioni, nonch&eacute; il quadro legale in cui gli uomini opereranno (per evitare il pasticcio dei Fucilieri di Marina, Latorre e Girone). Questi dettagli arrivavano al parlamento con cadenza quadrimestrale e senza alcuni dettagli quali il framework legale applicato alla missione.</p>
<p>		Viene introdotto uno strumento normativo nuovo che dispone ogni anno un rapporto politico e non esclusivamente finanziario sulle missioni in corso, dove l&rsquo;aula e non le commissioni saranno chiamate a discutere di ogni singola missione, e sulle quali potranno approvare risoluzioni, dando cos&igrave; alle singole forze politiche la possibilit&agrave; di esprimersi, anche politicamente, su materie fino ad ora non a disposizione dei rami del Parlamento.</p>
<p>		Oltre a tutto ci&ograve; le commissioni competenti avranno anche durante l&rsquo;anno il dovere di verificare i decreti finanziari emessi per l&rsquo;assegnazione dei fondi alle missioni, scoprendo per la prima volta la destinazione dei finanziamenti, cosa ora sconosciuta perch&eacute; interna all&rsquo;amministrazione della Difesa. Di questo va ringraziato il buon lavoro del senato che ha introdotto un parere rafforzato sul testo ricevuto dalla Camera.</p>
<p>	La storia degli ultimi 25 anni &egrave; stata forse cos&igrave; mal gestita proprio perch&eacute; erano assenti strumenti che garantiranno una trasparenza preventiva che ad oggi non si era mai vista. Per porre un esempio di questa legislatura: se la missione Active Fence, ad oggi operativa in Turchia, fosse stata attivata con la nuova legge quadro in vigore sarebbe stata portata all&rsquo;attenzione dei cittadini e della politica prima della sua implementazione, che viceversa si &egrave; poi sostanziata in una mera ratifica da parte del parlamento nel decreto missioni 2016. Avremmo potuto discutere prima della necessit&agrave; (a mio modo di vedere errata) di mandare una batteria antiaerea/antimissili in Turchia, contro ISIS che non ha n&eacute; missili n&eacute; aeronautica (ovvero con lo scopo di aiutare i Turchi ad abbattere eventuali aerei russi nell&rsquo;area?).</p>
<p>	Veniamo alla giusta richiesta di valutazione circa la costituzionalit&agrave; della norma introdotta: la preparazione della legge in commissioni Difesa ed Esteri alla Camera ha passato il vaglio finale di tre costituzionalisti che hanno approvato e consigliato l&rsquo;impianto attuale in quanto pienamente rispettoso del dettato costituzionale.</p>
<p>	Anche la superficialit&agrave; della trattazione da parte dell&rsquo;autore rispetto agli accordi internazionali, si imbatte sul procedimento autorizzativo che prevede espressamente il passaggio parlamentare, che fa abortire in partenza le congetture sulle pastette internazionali. Qualora anche il Governo volesse aggirare la legge con un decreto ad hoc (cosa costituzionalmente possibile) tale decreto sarebbe comunque trasmesso alle Camere.</p>
<p>	Rispetto all&rsquo;invio di militari, l&rsquo;autore dell&rsquo;articolo ha dimenticato di citare il fatto che per la prima volta si introduce la possibilit&agrave; di inviare i &ldquo;Corpi civili di Pace&rdquo;, creati grazie al lavoro del deputato Giulio Marcon nella legge di bilancio 2015.</p>
<p>	Questa legge &egrave; stata introdotta, senza alcun voto contrario in nessuno dei due rami del parlamento, proprio per evitare le furberie che hanno portato disastri come l&rsquo;Iraq e l&rsquo;Afghanistan, che ancora pesano sulle nostre spalle in termini di morti (civili e militari) e di costi (solo l&rsquo;Afghanistan circa 6 miliardi di euro in 13 anni), ma anche ad essere chiari su missioni come quella in Libano che &egrave; un modello di missione da seguire ed esportare anche ad altri paesi.</p>
<p>	Compito del Parlamento ora provvedere ad una buona messa a regime della norma, controllando che la doverosa prassi che si verr&agrave; a creare, sia la migliore per il nostro paese.</p>
<p>	Massimo Artini vice Presidente Commissione Difesa</p>
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