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	Commenti a: Piccola risposta ai 600 accademici preoccupati	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		<title>
		Di: Roberta		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Mar 2017 05:32:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[
	Ho trovato molto interessanti e pertinenti tutti i commenti di cui sopra, ma l&#039;ultimo mi ha lasciata basita! La disinformazione forse &#232; un altro grave problema che affligge certi docenti! Sono una maestra di scuola primaria, fiera di esserlo e senza alcun senso di colpa nei confronti del fenomeno denunciato dai 600 professori, che comunque condivido nelle tesi e nelle proposte. &#160;Noto con tristezza che anche tra le risposte che leggo qui purtroppo si annidano imbarazzanti errori ortografici. Poi non si dica che il nostro ruolo risulta antipatico...
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>	Ho trovato molto interessanti e pertinenti tutti i commenti di cui sopra, ma l&#039;ultimo mi ha lasciata basita! La disinformazione forse &egrave; un altro grave problema che affligge certi docenti! Sono una maestra di scuola primaria, fiera di esserlo e senza alcun senso di colpa nei confronti del fenomeno denunciato dai 600 professori, che comunque condivido nelle tesi e nelle proposte. &nbsp;Noto con tristezza che anche tra le risposte che leggo qui purtroppo si annidano imbarazzanti errori ortografici. Poi non si dica che il nostro ruolo risulta antipatico&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: liliana		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/politica-news/2017/02/06/piccola-risposta-ai-600-accademici-preoccupati-088601#comment-56396</link>

		<dc:creator><![CDATA[liliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2017 12:25:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[
	il livello di preparazione dei nostri studenti &#232; destinato ad abbassarsi in quanto nella scuola italiana si sta procedendo all&#039;immissione in ruolo di un esercito di &#034;maestre&#034; ,persone che in virt&#249; di un diploma magistrale conseguito qualche decennio fa e dichiarato abilitante ,saliranno in cattedra senza nessuna selezione.Visti i lunghi tempi trascorsi dal conseguimento del diploma all&#039;immissione nulla osta che tali persone siano diventate delle analfabete di ritorno
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>	il livello di preparazione dei nostri studenti &egrave; destinato ad abbassarsi in quanto nella scuola italiana si sta procedendo all&#039;immissione in ruolo di un esercito di &quot;maestre&quot; ,persone che in virt&ugrave; di un diploma magistrale conseguito qualche decennio fa e dichiarato abilitante ,saliranno in cattedra senza nessuna selezione.Visti i lunghi tempi trascorsi dal conseguimento del diploma all&#039;immissione nulla osta che tali persone siano diventate delle analfabete di ritorno</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Eros Barone		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/politica-news/2017/02/06/piccola-risposta-ai-600-accademici-preoccupati-088601#comment-56322</link>

		<dc:creator><![CDATA[Eros Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2017 20:43:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[
	Chiedo scusa per l&#039;errata trascrizione. L&#039;indirizzo &#232; il seguente:



	http://www.varesenews.it/lettera/la-regressione-linguistica-delle-nuove-generazioni-cause-e-conseguenze/
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>	Chiedo scusa per l&#039;errata trascrizione. L&#039;indirizzo &egrave; il seguente:</p>
<p>	<a href="http://www.varesenews.it/lettera/la-regressione-linguistica-delle-nuove-generazioni-cause-e-conseguenze/" rel="nofollow ugc">http://www.varesenews.it/lettera/la-regressione-linguistica-delle-nuove-generazioni-cause-e-conseguenze/</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Eros Barone		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/politica-news/2017/02/06/piccola-risposta-ai-600-accademici-preoccupati-088601#comment-56320</link>

		<dc:creator><![CDATA[Eros Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2017 20:38:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://contropiano.org/?p=88601#comment-56320</guid>

					<description><![CDATA[
	Grazie, Daniele. L&#039;intervento qui pubblicato &#232; tratto da un articolo pi&#249; ampio reperibile al seguente indirizzo:



	Grazie, Daniele. L&#039;intervento qui pubblicato &#232; tratto da un articolo pi&#249; ampio reperibile al seguente indirizzo:



	http://www.varesenews.it/lettera/la-regressione-linguistica-delle-nuove-generazioni-cause-e-conseguenze/.&#160;&#160;
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>	Grazie, Daniele. L&#039;intervento qui pubblicato &egrave; tratto da un articolo pi&ugrave; ampio reperibile al seguente indirizzo:</p>
<p>	Grazie, Daniele. L&#039;intervento qui pubblicato &egrave; tratto da un articolo pi&ugrave; ampio reperibile al seguente indirizzo:</p>
<p>	<a href="http://www.varesenews.it/lettera/la-regressione-linguistica-delle-nuove-generazioni-cause-e-conseguenze/.&nbsp;&#038;nbsp" rel="nofollow ugc">http://www.varesenews.it/lettera/la-regressione-linguistica-delle-nuove-generazioni-cause-e-conseguenze/.&nbsp;&#038;nbsp</a>;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Carlo		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/politica-news/2017/02/06/piccola-risposta-ai-600-accademici-preoccupati-088601#comment-56277</link>

		<dc:creator><![CDATA[Carlo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2017 12:51:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[
	Il documento dei 600 docenti pu&#242; indurre molti a trascinare la questione su un terreno prettamente didattico, segnalando quali metodologie meritino di essere ripristianate e quali abbandonate. Ma questo terreno di discussione mi pare sbagliato e fuorviante. In primo luogo perch&#233; si basa su dati inconsistenti. Non &#232; affatto vero che nella scuola italiana &#232; stato assimilato il metodo anglosassone. Forse a chiacchiere. Nella maggior parte delle classi della scuola primaria le crocette le hanno viste solo con i testi INVALSI, che in molti casi sono stati anche trascurati dal personale docente. Nonostante le bandiere innovative, nelle classi reali c&#039;&#232; ancora tanta tradizione. Riassunti, interrogazioni, composizioni libere e quesiti a risposta aperta ancora dominano nel panorama scolastico. Ma anche se le cose fossero diverse da quello che sono, la problematica dell&#039;impoverimento linguistico dei nostri studenti non ha strettamente a che fare con la didattica.



	Invito tutti a prendere in considerazione fattori che sono stati bellamente ignorati dai professori e che invece sono pregnanti.



	La scuola italiana &#232; ancora una scuola fortemente classista. La sua natura sociale contraddice al suo impianto costituzionale, e l&#039;unico modo in cui riesce a contenere questa contraddizione &#232; addolcendo il processi di apprendimento fino al punto di illanguidirli, rafforzando ulteriormente gli effetti classisti della cosa. Infatti, gli allievi fortemente accompagnati dalle famiglie nei processi di formazione, sono gli unici a dimostrare sicurezza e capacit&#224; d&#039;orientamento di fronte a una pagina scritta. Per tutti gli altri, non si riesce a ottenere molto.&#160;



	Questo vale anche perch&#233; ci&#242; che sulla carta dovrebbe funzionare e meriterebbe il plauso internazionale, come l&#039;inserimento nelle classi degli studenti diversamente abili, l&#039;inclusione dei BES, l&#039;integrazione degli studenti stranieri:&#160;di fatto non sono sostenuti da politiche finanziare adeguate, comportanto come risultato una confusione pedagogica che disfa ogni risultato positivo per tutti gli studenti in modo indifferenziato



	E ancora: in molte scuole mancano docenti per diverse ore al giorno. I docenti assenti non possono essere sostituiti. Si entra dopo o si esce prima. Si saltano giorni di scuola che &#232; una bellezza. Su un anno di dodici mesi, a conti fatti, ogni studente non frequente la scuola per pi&#249; di 750 ore, che significa circa 6-7 mesi effettivi per mezza giornata, cinque giorni a settimana. Cosa fa tutto il resto del tempo?



	E qui arriviamo al punto chiave: il mercato e i brand controllano i nostri processi linguistici pi&#249; di quanto noi riusciamo a percepire. Condizionano la capacit&#224; d&#039;attenzione e di riflessione. Orientano il ragionamento, le conclusioni e la consonanza cognitiva.



	Non la far&#242; lunga. Ma ecco che la lettera dei 600 docenti, concentrando l&#039;ordine dei problemi sul solo aspetto metodologico-didattico, travisa la questione evocando i bei tempi di una volta quando la scuola funzionava bene.



	Demagogico e furoviante, secondo me.



	&#160;
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>	Il documento dei 600 docenti pu&ograve; indurre molti a trascinare la questione su un terreno prettamente didattico, segnalando quali metodologie meritino di essere ripristianate e quali abbandonate. Ma questo terreno di discussione mi pare sbagliato e fuorviante. In primo luogo perch&eacute; si basa su dati inconsistenti. Non &egrave; affatto vero che nella scuola italiana &egrave; stato assimilato il metodo anglosassone. Forse a chiacchiere. Nella maggior parte delle classi della scuola primaria le crocette le hanno viste solo con i testi INVALSI, che in molti casi sono stati anche trascurati dal personale docente. Nonostante le bandiere innovative, nelle classi reali c&#039;&egrave; ancora tanta tradizione. Riassunti, interrogazioni, composizioni libere e quesiti a risposta aperta ancora dominano nel panorama scolastico. Ma anche se le cose fossero diverse da quello che sono, la problematica dell&#039;impoverimento linguistico dei nostri studenti non ha strettamente a che fare con la didattica.</p>
<p>	Invito tutti a prendere in considerazione fattori che sono stati bellamente ignorati dai professori e che invece sono pregnanti.</p>
<p>	La scuola italiana &egrave; ancora una scuola fortemente classista. La sua natura sociale contraddice al suo impianto costituzionale, e l&#039;unico modo in cui riesce a contenere questa contraddizione &egrave; addolcendo il processi di apprendimento fino al punto di illanguidirli, rafforzando ulteriormente gli effetti classisti della cosa. Infatti, gli allievi fortemente accompagnati dalle famiglie nei processi di formazione, sono gli unici a dimostrare sicurezza e capacit&agrave; d&#039;orientamento di fronte a una pagina scritta. Per tutti gli altri, non si riesce a ottenere molto.&nbsp;</p>
<p>	Questo vale anche perch&eacute; ci&ograve; che sulla carta dovrebbe funzionare e meriterebbe il plauso internazionale, come l&#039;inserimento nelle classi degli studenti diversamente abili, l&#039;inclusione dei BES, l&#039;integrazione degli studenti stranieri:&nbsp;di fatto non sono sostenuti da politiche finanziare adeguate, comportanto come risultato una confusione pedagogica che disfa ogni risultato positivo per tutti gli studenti in modo indifferenziato</p>
<p>	E ancora: in molte scuole mancano docenti per diverse ore al giorno. I docenti assenti non possono essere sostituiti. Si entra dopo o si esce prima. Si saltano giorni di scuola che &egrave; una bellezza. Su un anno di dodici mesi, a conti fatti, ogni studente non frequente la scuola per pi&ugrave; di 750 ore, che significa circa 6-7 mesi effettivi per mezza giornata, cinque giorni a settimana. Cosa fa tutto il resto del tempo?</p>
<p>	E qui arriviamo al punto chiave: il mercato e i brand controllano i nostri processi linguistici pi&ugrave; di quanto noi riusciamo a percepire. Condizionano la capacit&agrave; d&#039;attenzione e di riflessione. Orientano il ragionamento, le conclusioni e la consonanza cognitiva.</p>
<p>	Non la far&ograve; lunga. Ma ecco che la lettera dei 600 docenti, concentrando l&#039;ordine dei problemi sul solo aspetto metodologico-didattico, travisa la questione evocando i bei tempi di una volta quando la scuola funzionava bene.</p>
<p>	Demagogico e furoviante, secondo me.</p>
<p>	&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Daniele		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/politica-news/2017/02/06/piccola-risposta-ai-600-accademici-preoccupati-088601#comment-56220</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2017 22:42:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[
	Sottoscrivo quanto detto da Eros Barone e mi complimento per il commento
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>	Sottoscrivo quanto detto da Eros Barone e mi complimento per il commento</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Eros Barone		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/politica-news/2017/02/06/piccola-risposta-ai-600-accademici-preoccupati-088601#comment-56212</link>

		<dc:creator><![CDATA[Eros Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2017 21:01:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[
	L&#8217;allarme sullo stato catastrofico del rapporto tra conoscenza della lingua italiana e nuove generazioni, lanciato da 600 docenti universitari in una lettera aperta indirizzata alle istituzioni, ha giustamente occupato un posto di rilievo nelle prime pagine degli organi di comunicazione del nostro Paese. La questione sollevata tuttavia non &#232; affatto nuova, poich&#233; esiste da alcuni decenni ed &#232; andata progressivamente aggravandosi negli ultimi anni. La realt&#224; era da tempo sotto gli occhi di tutti, a cominciare da istituzioni prestigiose come l&#8217;Accademia della Crusca e da studiosi altrettanto prestigiosi come Tullio De Mauro. Alle une e agli altri va forse attribuita qualche responsabilit&#224; non solo per la passivit&#224; e l&#8217;acquiescenza dimostrate verso questo preoccupante fenomeno di regressione culturale, ma addirittura per l&#8217;ottica ottimistica con cui, in certi momenti, hanno invitato a considerare tale fenomeno. Ricordo ancora uno scritto dello studioso test&#233; citato, dal titolo &#8220;Scripta sequentur&#8221; (gli scritti seguiranno), in cui veniva tessuto l&#8217;elogio del primato del linguaggio orale sul linguaggio scritto come asse di un&#8217;educazione linguistica innovativa&#8230; Si &#232; trattato, in realt&#224;, di una forma di populismo linguistico che, insieme con la rivalutazione del dialetto, l&#8217;abolizione del latino e l&#8217;enfasi sproporzionata posta sull&#8217;inglese, ha spianato oggettivamente la strada alla deriva localista e neo-primitiva, inficiando una corretta e completa formazione linguistica delle nuove generazioni e determinando le perniciose conseguenze che sono ora oggetto di una denuncia tanto accorata quanto tardiva.&#160;in questo Paese sono completamente mancati, a parte isolate e non influenti eccezioni, un ceto politico ed un ceto intellettuale animati dalla consapevolezza che i problemi linguistici sono, nella loro essenza, problemi che coinvolgono il &#8216;logos&#8217;, il &#8216;pathos&#8217; e l&#8217;&#8216;ethos&#8217; (vale a dire il ragionamento, le emozioni e la moralit&#224;), che &#232; quanto dire la formazione dell&#8217;identit&#224; nazionale e del senso civico. Del pari, si &#232; rinunciato ad esigere dai nostri ragazzi, sul piano dell&#8217;impegno nello studio e nella conoscenza, molto di pi&#249; di quello che &#232; stato loro richiesto, abbassando sempre di pi&#249; i livelli, i contenuti e la qualit&#224; dell&#8217;insegnamento e dell&#8217;apprendimento. Non &#232; difficile quindi prevedere che nei prossimi decenni, che saranno segnati da enormi tempeste politiche, sociali e militari, e dalla poderosa avanzata di nuove potenze dotate di sistemi educativi di alto livello, ci toccher&#224; pagare un conto assai salato, come Stato nazionale, per la regressione linguistica delle nuove generazioni. Basti pensare che le misure indicate nel documento in questione (fra le altre cose, dettato ortografico, riassunto, comprensione del testo, conoscenza del lessico, analisi grammaticale e scrittura a mano, nonch&#233; verifiche nazionali periodiche di queste abilit&#224; durante gli otto anni del primo ciclo scolastico) rientrano tutte in quello che era il funzionamento ordinario della scuola dell&#8217;obbligo, prima che esso fosse investito, per un verso, dalle mutazioni epocali legate alle TIC, e mutilato e distorto, per un altro verso, dalle sciagurate politiche scolastiche di questi ultimi decenni.



	&#160;
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>	L&rsquo;allarme sullo stato catastrofico del rapporto tra conoscenza della lingua italiana e nuove generazioni, lanciato da 600 docenti universitari in una lettera aperta indirizzata alle istituzioni, ha giustamente occupato un posto di rilievo nelle prime pagine degli organi di comunicazione del nostro Paese. La questione sollevata tuttavia non &egrave; affatto nuova, poich&eacute; esiste da alcuni decenni ed &egrave; andata progressivamente aggravandosi negli ultimi anni. La realt&agrave; era da tempo sotto gli occhi di tutti, a cominciare da istituzioni prestigiose come l&rsquo;Accademia della Crusca e da studiosi altrettanto prestigiosi come Tullio De Mauro. Alle une e agli altri va forse attribuita qualche responsabilit&agrave; non solo per la passivit&agrave; e l&rsquo;acquiescenza dimostrate verso questo preoccupante fenomeno di regressione culturale, ma addirittura per l&rsquo;ottica ottimistica con cui, in certi momenti, hanno invitato a considerare tale fenomeno. Ricordo ancora uno scritto dello studioso test&eacute; citato, dal titolo &ldquo;Scripta sequentur&rdquo; (gli scritti seguiranno), in cui veniva tessuto l&rsquo;elogio del primato del linguaggio orale sul linguaggio scritto come asse di un&rsquo;educazione linguistica innovativa&hellip; Si &egrave; trattato, in realt&agrave;, di una forma di populismo linguistico che, insieme con la rivalutazione del dialetto, l&rsquo;abolizione del latino e l&rsquo;enfasi sproporzionata posta sull&rsquo;inglese, ha spianato oggettivamente la strada alla deriva localista e neo-primitiva, inficiando una corretta e completa formazione linguistica delle nuove generazioni e determinando le perniciose conseguenze che sono ora oggetto di una denuncia tanto accorata quanto tardiva.&nbsp;in questo Paese sono completamente mancati, a parte isolate e non influenti eccezioni, un ceto politico ed un ceto intellettuale animati dalla consapevolezza che i problemi linguistici sono, nella loro essenza, problemi che coinvolgono il &lsquo;logos&rsquo;, il &lsquo;pathos&rsquo; e l&rsquo;&lsquo;ethos&rsquo; (vale a dire il ragionamento, le emozioni e la moralit&agrave;), che &egrave; quanto dire la formazione dell&rsquo;identit&agrave; nazionale e del senso civico. Del pari, si &egrave; rinunciato ad esigere dai nostri ragazzi, sul piano dell&rsquo;impegno nello studio e nella conoscenza, molto di pi&ugrave; di quello che &egrave; stato loro richiesto, abbassando sempre di pi&ugrave; i livelli, i contenuti e la qualit&agrave; dell&rsquo;insegnamento e dell&rsquo;apprendimento. Non &egrave; difficile quindi prevedere che nei prossimi decenni, che saranno segnati da enormi tempeste politiche, sociali e militari, e dalla poderosa avanzata di nuove potenze dotate di sistemi educativi di alto livello, ci toccher&agrave; pagare un conto assai salato, come Stato nazionale, per la regressione linguistica delle nuove generazioni. Basti pensare che le misure indicate nel documento in questione (fra le altre cose, dettato ortografico, riassunto, comprensione del testo, conoscenza del lessico, analisi grammaticale e scrittura a mano, nonch&eacute; verifiche nazionali periodiche di queste abilit&agrave; durante gli otto anni del primo ciclo scolastico) rientrano tutte in quello che era il funzionamento ordinario della scuola dell&rsquo;obbligo, prima che esso fosse investito, per un verso, dalle mutazioni epocali legate alle TIC, e mutilato e distorto, per un altro verso, dalle sciagurate politiche scolastiche di questi ultimi decenni.</p>
<p>	&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giovanni		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/politica-news/2017/02/06/piccola-risposta-ai-600-accademici-preoccupati-088601#comment-56193</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giovanni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2017 17:24:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[
	ringrazio per la risposta, sottoscrivo tutto quanto di ahp68, vedo i ragazzi interessati solo al risultato, la concezione utilitaristica...
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>	ringrazio per la risposta, sottoscrivo tutto quanto di ahp68, vedo i ragazzi interessati solo al risultato, la concezione utilitaristica&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ahp68		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/politica-news/2017/02/06/piccola-risposta-ai-600-accademici-preoccupati-088601#comment-56190</link>

		<dc:creator><![CDATA[ahp68]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2017 16:40:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[
	mi pare, semplicemente, che si sia arrivati a quel cul-de-sac in cui si &#232; infilato il sistema formativo/educativo italiano, dalle riforma de mauro in poi.



	questi sono i ragazzi a cui fin dalle elementari insegnamo: prima di parlare, pensate, elaborate, selezionate, ponderate, e solo dopo esponete il vostro pensiero. poi succede che invece vengano valutati nei test a crocette, con il cronometro che scatta come il timer di una bomba, e ticchettando inesorabile suggerisce, nel dubbio, di mettere una risposta a caso o quella intuitivamente pi&#249; plausibile. Per superare una prova INVALSI &#232; meglio memorizzare un assieme eterogeneo di nozioni, piuttosto che preoccuparsi di elaborare un pensiero consapevole e compiuto.



	ecco quindi che la scuola non &#232; pi&#249; scuola di saperi e conoscenze, ma di intuito e competenze. in tutto questo non &#232; che l&#039;universit&#224; non abbia colpe: non hanno pensato, questi 600 docenti, che l&#039;introduzione del numero chiuso, con esecuzione di un test d&#039;ingresso, avrebbe selezionato laureandi poco pi&#249; che analfabeti di ritorno? evidentemente gli atenei preferiscono avere in aula e in laboratorio studenti che sanno cosa c&#039;&#232; marcato sul bordo di una moneta da due euro, piuttosto che cittadini dotati di cultura e capaci di scrivere un elaborato in italiano corretto.
	
	e le cose non possono che andare peggio con l&#039;introduzione nel percorso scolastico dell&#039;alternanza scuola-lavoro - che rappresenta un cedimento franoso della conoscenza, a scapito di una mera concezione utilitaristica dell&#039;educazione. ricordo che dal prossimo esame, la valutazione dei tutor nell&#039;ambito dell&#039;attivit&#224; lavorativa, avr&#224; un peso nella formazione del voto di maturit&#224;.
	
	quindi, cari docenti universitari: gli studenti sono esattamente nel punto dove noi educatori volevamo che fossero. nel caso, prendiamocela con noi stessi, lasciamo perdere il resto.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>	mi pare, semplicemente, che si sia arrivati a quel cul-de-sac in cui si &egrave; infilato il sistema formativo/educativo italiano, dalle riforma de mauro in poi.</p>
<p>	questi sono i ragazzi a cui fin dalle elementari insegnamo: prima di parlare, pensate, elaborate, selezionate, ponderate, e solo dopo esponete il vostro pensiero. poi succede che invece vengano valutati nei test a crocette, con il cronometro che scatta come il timer di una bomba, e ticchettando inesorabile suggerisce, nel dubbio, di mettere una risposta a caso o quella intuitivamente pi&ugrave; plausibile. Per superare una prova INVALSI &egrave; meglio memorizzare un assieme eterogeneo di nozioni, piuttosto che preoccuparsi di elaborare un pensiero consapevole e compiuto.</p>
<p>	ecco quindi che la scuola non &egrave; pi&ugrave; scuola di saperi e conoscenze, ma di intuito e competenze. in tutto questo non &egrave; che l&#039;universit&agrave; non abbia colpe: non hanno pensato, questi 600 docenti, che l&#039;introduzione del numero chiuso, con esecuzione di un test d&#039;ingresso, avrebbe selezionato laureandi poco pi&ugrave; che analfabeti di ritorno? evidentemente gli atenei preferiscono avere in aula e in laboratorio studenti che sanno cosa c&#039;&egrave; marcato sul bordo di una moneta da due euro, piuttosto che cittadini dotati di cultura e capaci di scrivere un elaborato in italiano corretto.</p>
<p>	e le cose non possono che andare peggio con l&#039;introduzione nel percorso scolastico dell&#039;alternanza scuola-lavoro &#8211; che rappresenta un cedimento franoso della conoscenza, a scapito di una mera concezione utilitaristica dell&#039;educazione. ricordo che dal prossimo esame, la valutazione dei tutor nell&#039;ambito dell&#039;attivit&agrave; lavorativa, avr&agrave; un peso nella formazione del voto di maturit&agrave;.</p>
<p>	quindi, cari docenti universitari: gli studenti sono esattamente nel punto dove noi educatori volevamo che fossero. nel caso, prendiamocela con noi stessi, lasciamo perdere il resto.</p>
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		Di: Carlo		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/politica-news/2017/02/06/piccola-risposta-ai-600-accademici-preoccupati-088601#comment-56175</link>

		<dc:creator><![CDATA[Carlo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2017 14:26:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[
	Non sostengo affato che le fragilit&#224; nella preparazione dipendono da poca selettivit&#224;, dico invece che i docenti universitari con questo appello criticano la scuola proprio per le larghe maglie nella valutazione degli studenti (in altri termini, dicono che la scuola non controlla gli apprendimenti e &#034;regala&#034; i titoli di studio), e proprio gli accademici a mio avviso&#160;devono rispondere in prima persona di una generale reductio del processo formativo. Tale banalizzazione dei percorsi formativi ha ragioni molto diverse nei vari gradi di istruzione, ma di certo l&#039;universit&#224; non pu&#242; chiamarsene fuori.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>	Non sostengo affato che le fragilit&agrave; nella preparazione dipendono da poca selettivit&agrave;, dico invece che i docenti universitari con questo appello criticano la scuola proprio per le larghe maglie nella valutazione degli studenti (in altri termini, dicono che la scuola non controlla gli apprendimenti e &quot;regala&quot; i titoli di studio), e proprio gli accademici a mio avviso&nbsp;devono rispondere in prima persona di una generale reductio del processo formativo. Tale banalizzazione dei percorsi formativi ha ragioni molto diverse nei vari gradi di istruzione, ma di certo l&#039;universit&agrave; non pu&ograve; chiamarsene fuori.</p>
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