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	Commenti a: Il racket dell’informazione	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		<title>
		Di: Serena Mercurio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Serena Mercurio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Feb 2018 22:13:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ah ah ah ah! Il refuso l&#039;ho fatto io lol]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ah ah ah ah! Il refuso l&#8217;ho fatto io lol</p>
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		Di: Serena Mercurio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Serena Mercurio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Feb 2018 22:12:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Articolo supremo! Molto bello, complimenti, cari compagni. Noto un grandissimo moglioramento anche nell&#039;assenza di refusi, per i quali ero usa fracassarvi i maroni :D Venceremos]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Articolo supremo! Molto bello, complimenti, cari compagni. Noto un grandissimo moglioramento anche nell&#8217;assenza di refusi, per i quali ero usa fracassarvi i maroni 😀 Venceremos</p>
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		Di: Orazio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Feb 2018 20:47:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I discorsi sul pluralismo politico-televisivo, filtrati attraverso le tabelle dell’Agcom, così come ci vengono ammanniti in tutte le salse dai ‘media’ spostano il fuoco del problema dai contenuti al contesto. 
Proprio perché valutare il pluralismo è cosa ben diversa dalla mera contabilità dei tempi, sarebbe opportuno non tanto enumerare, a mò di resoconto, i tempi televisivi dedicati ad ogni forza politica per evidenziare quanta parzialità o meno si annidi nella loro distribuzione, quanto, e molto più importante, subordinare lo studio all’analisi, ben più complessa, dei modi con cui queste trasmissioni vengono gestite e coordinate col resto dei palinsesti, come ben sappiamo, tutti univocamente orientati. Perché è là che si gioca la partita decisiva, molto più delle tante finte e svianti ‘par condicio’.

Allora con un po’ di impegno si potrebbe, a mio avviso, scoprire che chi governa la percezione nel nostro paese, irresponsabilmente incurante delle aberrazioni cui si sta giungendo e in cui si sta sprofondando, non sono i politic(anti) di turno che si prestano al gioco delle parti nelle oscene rappresentazioni televisive, alla spasmodica ricerca del finto/vero consenso per i loro squallidi giochetti post-elettorali. 
Sono quasi tutti i cosiddetti pseudo-conduttori che con ben altre, e più importanti mire, ora alteri ora proni, fra pseudo-accanimenti e pseudo-blandizie, dosate nella direzione di una pseudo-imparzialità, attraverso cui affrancarsi nei momenti di difficoltà (esemplare la virata a 180 gradi nei confronti del renzismo successiva al tracollo nel referendum costituzionale - e nessuno che abbia potuto metterli di fronte alle proprie responsabilità), agiscono, quasi unanimemente, nella consueta duplice direzione di sempre. E quasi tutte le trasmissioni, del resto, di qualsiasi tipo e genere, sono immesse sulla stessa scia.

Perché la partita che sta a cuore al nostro sistema mediatico, sempre a mio avviso, è quella dell’ingovernabilità politica dell’Italia, cui sostituire la governabilità tecnocratico-finanziaria (es. Monti), stella polare della sua attività.
E queste si ottengono: 
a) pigiando il pedale della disaffezione alle urne, ad esempio, al di là delle loro affermazioni verbali, enfatizzando slogan del tipo “i politici giocano a chi la spara più grossa”, che è vero, ma organizzato a ‘tormentone’ in tutte le ore, in tutte le salse, e in tutte le tv, ottiene facilmente e rapidamente lo scopo.
b) giocando sapientemente sulle tre (o più) componenti (ah, la sinfonia dei sondaggi!) soprattutto nell’arco della campagna elettorale (ma non solo) al fine di ottenere un risultato simile a quello del 2013.
Altro che squilibrata: paradossalmente la somma delle parzialità risulterà, allora, estremamente equilibrata e simmetrica.

Cosa fare, dunque? Restituire le frequenze al popolo, sottraendole a questa consorteria privata e finto-pubblica. 
Utopistico, si dirà. Bene. Ma ogni progetto di democrazia in cui gli essenziali strumenti di (in)formazione decisivi per la formazione del consenso non vengano gestiti dalla collettività nel suo complesso, risulterà, sempre, ancor più utopistico della proprietà pubblica dell’etere. 
Perché  l’etere, nel contesto tecnologico odierno – non di ieri, non di domani, che sono altre storie – è altrettanto importante quanto l’aria e l’acqua. Quanto, poi, al pompaggio del binomio social/libertà è pure ideologico e mistificatorio: i social sono, al momento, sostanzialmente solo la cassa di risonanza del tam-tam televisivo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I discorsi sul pluralismo politico-televisivo, filtrati attraverso le tabelle dell’Agcom, così come ci vengono ammanniti in tutte le salse dai ‘media’ spostano il fuoco del problema dai contenuti al contesto.<br />
Proprio perché valutare il pluralismo è cosa ben diversa dalla mera contabilità dei tempi, sarebbe opportuno non tanto enumerare, a mò di resoconto, i tempi televisivi dedicati ad ogni forza politica per evidenziare quanta parzialità o meno si annidi nella loro distribuzione, quanto, e molto più importante, subordinare lo studio all’analisi, ben più complessa, dei modi con cui queste trasmissioni vengono gestite e coordinate col resto dei palinsesti, come ben sappiamo, tutti univocamente orientati. Perché è là che si gioca la partita decisiva, molto più delle tante finte e svianti ‘par condicio’.</p>
<p>Allora con un po’ di impegno si potrebbe, a mio avviso, scoprire che chi governa la percezione nel nostro paese, irresponsabilmente incurante delle aberrazioni cui si sta giungendo e in cui si sta sprofondando, non sono i politic(anti) di turno che si prestano al gioco delle parti nelle oscene rappresentazioni televisive, alla spasmodica ricerca del finto/vero consenso per i loro squallidi giochetti post-elettorali.<br />
Sono quasi tutti i cosiddetti pseudo-conduttori che con ben altre, e più importanti mire, ora alteri ora proni, fra pseudo-accanimenti e pseudo-blandizie, dosate nella direzione di una pseudo-imparzialità, attraverso cui affrancarsi nei momenti di difficoltà (esemplare la virata a 180 gradi nei confronti del renzismo successiva al tracollo nel referendum costituzionale &#8211; e nessuno che abbia potuto metterli di fronte alle proprie responsabilità), agiscono, quasi unanimemente, nella consueta duplice direzione di sempre. E quasi tutte le trasmissioni, del resto, di qualsiasi tipo e genere, sono immesse sulla stessa scia.</p>
<p>Perché la partita che sta a cuore al nostro sistema mediatico, sempre a mio avviso, è quella dell’ingovernabilità politica dell’Italia, cui sostituire la governabilità tecnocratico-finanziaria (es. Monti), stella polare della sua attività.<br />
E queste si ottengono:<br />
a) pigiando il pedale della disaffezione alle urne, ad esempio, al di là delle loro affermazioni verbali, enfatizzando slogan del tipo “i politici giocano a chi la spara più grossa”, che è vero, ma organizzato a ‘tormentone’ in tutte le ore, in tutte le salse, e in tutte le tv, ottiene facilmente e rapidamente lo scopo.<br />
b) giocando sapientemente sulle tre (o più) componenti (ah, la sinfonia dei sondaggi!) soprattutto nell’arco della campagna elettorale (ma non solo) al fine di ottenere un risultato simile a quello del 2013.<br />
Altro che squilibrata: paradossalmente la somma delle parzialità risulterà, allora, estremamente equilibrata e simmetrica.</p>
<p>Cosa fare, dunque? Restituire le frequenze al popolo, sottraendole a questa consorteria privata e finto-pubblica.<br />
Utopistico, si dirà. Bene. Ma ogni progetto di democrazia in cui gli essenziali strumenti di (in)formazione decisivi per la formazione del consenso non vengano gestiti dalla collettività nel suo complesso, risulterà, sempre, ancor più utopistico della proprietà pubblica dell’etere.<br />
Perché  l’etere, nel contesto tecnologico odierno – non di ieri, non di domani, che sono altre storie – è altrettanto importante quanto l’aria e l’acqua. Quanto, poi, al pompaggio del binomio social/libertà è pure ideologico e mistificatorio: i social sono, al momento, sostanzialmente solo la cassa di risonanza del tam-tam televisivo.</p>
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		<title>
		Di: Flavio Baù		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/politica-news/2018/02/07/il-racket-dellinformazione-0100544#comment-97268</link>

		<dc:creator><![CDATA[Flavio Baù]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Feb 2018 23:53:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Flavio Baù - Ruberò per una volta una sola parola a Sgarbi per dire alla Bianca e ai 4 maschi che hanno accettato il loro posto preordinato per loro dalla B. tutti in buon primo piano, facendo così che Viola rimanesse per molto e molto tempo in ombra e per pochissimo in primo piano, tagliandole pure anche il tempo di completare a dovere il proprio dire... ed ecco perchè rubo a Sgarbi la parola che però non vul essere un&#039;offessa, ma solo un giudizio politico: &quot;capara, capra e capra!!!&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Flavio Baù &#8211; Ruberò per una volta una sola parola a Sgarbi per dire alla Bianca e ai 4 maschi che hanno accettato il loro posto preordinato per loro dalla B. tutti in buon primo piano, facendo così che Viola rimanesse per molto e molto tempo in ombra e per pochissimo in primo piano, tagliandole pure anche il tempo di completare a dovere il proprio dire&#8230; ed ecco perchè rubo a Sgarbi la parola che però non vul essere un&#8217;offessa, ma solo un giudizio politico: &#8220;capara, capra e capra!!!&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Francisco		</title>
		<link>https://contropiano.org/news/politica-news/2018/02/07/il-racket-dellinformazione-0100544#comment-97234</link>

		<dc:creator><![CDATA[Francisco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Feb 2018 13:28:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ottimo!
Aggiungo che nella trasmissione al buon vecchio inqualificabile navigato Quagliariello è scappata una battuta che gli procurerà più di qualche ceffone da parte dell&#039;enstablishement, cioè che nell&#039;astensionismo la sinistra è maggioritaria.
E&#039; una circostanza che proditoriamente nei media viene nascosta ma che noi tutti sappiamo esiste, ed è l&#039;unica vera svolta di cui hanno paura: il ritorno al voto di realtà che continuano a definire &quot;delusi dalla politica&quot;, ben sapendo che proprio POLITICA è ciò che vogliamo e dobbiamo fare.
Se andremo in massa per Potere al Popolo si presenterà finalmente l&#039;occasione per ribaltare il tavolo, e questo andrà fatto senza sottomettersi alle lusinghe di chi già siede e ritornerà in Parlamento, furbi e opportunisti sono sempre in agguato, il veleno che stanno propagando ora lo tramuteranno in miele se col saremo in Parlamento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ottimo!<br />
Aggiungo che nella trasmissione al buon vecchio inqualificabile navigato Quagliariello è scappata una battuta che gli procurerà più di qualche ceffone da parte dell&#8217;enstablishement, cioè che nell&#8217;astensionismo la sinistra è maggioritaria.<br />
E&#8217; una circostanza che proditoriamente nei media viene nascosta ma che noi tutti sappiamo esiste, ed è l&#8217;unica vera svolta di cui hanno paura: il ritorno al voto di realtà che continuano a definire &#8220;delusi dalla politica&#8221;, ben sapendo che proprio POLITICA è ciò che vogliamo e dobbiamo fare.<br />
Se andremo in massa per Potere al Popolo si presenterà finalmente l&#8217;occasione per ribaltare il tavolo, e questo andrà fatto senza sottomettersi alle lusinghe di chi già siede e ritornerà in Parlamento, furbi e opportunisti sono sempre in agguato, il veleno che stanno propagando ora lo tramuteranno in miele se col saremo in Parlamento.</p>
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