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	Commenti a: Conte la dice tutta e si dimette. I due Mattei straparlano	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Tue, 20 Aug 2019 20:01:31 +0000</lastBuildDate>
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		Di: De Marco Paolo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[De Marco Paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Aug 2019 20:01:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Applaudo all&#039;accenno delle similitudini tra la « riforma costituzionale » di Renzi-Gutgeld e il « piano di rinascita nazionale » del piduista Licio Gelli. Noto che alcuni elementi cardini del programma di Casaleggio padre e figlio e del M5S sono di identica farina ed altrettanti demagogici e lesivi della Costituzione e della democrazia italiana. 

Ad esempio, la trasformazione dei partiti politici in lobbie dei poteri forti e del capitale nazionale e straniero via l&#039;apertura al finanziamento privato dei partiti politici. La questione dei fondi della Lega è solo la parte emersa dell&#039;iceberg. Idem la volontà di distruggere il ruolo dei deputati della Camera riducendone il numero. In questo caso, 1 deputata/o dovrà rappresentare oltre 160 000 elettori il che non porterà certo un miglioramento della democrazia rappresentativa. Anche se il rapporto deputati/elettori totali rimarrà più o meno lo stesso, il numero assoluto di deputati per il Sud e la Sicilia cadrà attorno a 100 deputati. In effetti, il peso della rappresentanza del Sud sarà diminuito al punto che un cosi ridotto caucus di deputati non potrà operare correttamente anche se si agevoleranno le spese per la ricerca a benefico dei parlamentari. La proposta è dunque fondamentalmente anti-democratica e penalizza fortemente il Sud. 

L&#039;evoluzione del parlamentarismo – democrazia rappresentativa borghese – condusse alla cosiddetta « tirannia dell&#039;Esecutivo ». L&#039;Esecutivo controlla l&#039;iniziativa legislativa e l&#039;agenda del Parlamento. Invece di diminuire il numero dei deputati si doveva incrementare il loro potere di iniziativa legislativa – anche in relazione con progetti di legge nati tra i gruppi di pressione – e il loro potere di controllo democratico, cioè tramite il potenziamento dei comitati parlamentari dando anche più spazio alle commissioni parlamentari per consultare la popolazione ed i gruppi politici e di pressione per raccogliere ed articolare l&#039;informazione necessaria oltre all&#039;usuale raccolta ed all&#039;articolazione fatte dalla burocrazia di Stato, anch&#039;essa in gran parte al servizio dell&#039;Esecutivo.

Poi c&#039;è la questione del tradimento frontale dello spirito e della lettera della Costituzione, di simile ispirazione, oggi conosciuta sotto il nome di autonomia differenziata. Secondo me, l&#039;ordinamento della nostra « Repubblica, una e indivisibile » non permette nessuna autonomia differenziata, cioè nessuna devolution di poteri con risorse finanziare, a parte le autonomie storicamente riconosciute. La Costituzione prevede competenze esclusive dello Stato centrale, cioè la determinazione delle norme applicabili a tutto il territorio nel rispetto dei principi costituzionali ed in particolare dell&#039;uguaglianza dei suoi cittadini tutti e competenze condivise. L&#039;autonomia finanziaria delle regioni, altre che le autonomie storiche, riguarda solo le risorse necessarie per assumere l&#039;amministrazione di queste competenze condivise, nel rispetto delle norme nazionali, e delle competenze residuali non attribuite che vanno agli Enti locali. Perciò non si può confondere autonomia amministrativa tale che prevista negli articoli 117 e 119 ed autonomia differenziata sopratutto con il cedimento del residuo fiscale senza nemmeno assicurare i Lep e il fondo perequativo. Questa autonomia amministrativa riguarda comunque sempre competenze condivise. Nessuna devolution di poteri potrebbe pretendere ad una qualsiasi costituzionalità. Nonostante la spinta regionalista europea spinelliana lesiva della nostra sovranità e dell&#039;unità del Paese. La tendenza regionalista europea che andava di pari passo con l&#039;ipercentralismo bruxelliano – ad esempio, il fallito modello di Mundell per la BCE ed il famigerato rapporto dei 5 presidenti - è ora fallita e sepolta. Un esempio tra tutti, il salvataggio nazionale delle banche in difficoltà, l&#039;Unione Bancaria Europea riguardando solo le 130 - più o meno -  grandi banche cosiddette sistemiche. Senza poi parlare del necessario ritorno alla pianificazione strategica nazionale per affrontare i mutamenti mondiali in corso e la guerra commerciale ed economica ... La crescita in Italia deve per forza passare dal rilancio socio-economico e culturale del Sud. 
 
I membri del M5S e gli elettori sopratutto nelle periferie del Nord e del Sud devono capirlo al più presto.

Aggiungo che sarebbe gran tempo per la sinistra capire che il PIL marginalista è  una narrazione nociva come pure il sentiero di consolidamento fiscale. Che nella logica della public policy neoliberale monetarista, la privatizzazione dei servizi e dei regimi pubblici – es. sanità nazionale e pensioni – aggiunge alla crescita fasulla del PIL e diminuisce il debito pubblico secondo la definizione di Maastricht, mentre si rovina l&#039;accesso universale alla salute ed i benefici dei cittadini. Oggi, in Italia, 11 milioni di cittadini rinunciano alle cure mediche …

Concludo sul peso della finanza speculativa. Questa aggiunge alla crescita fasulla del PIL marginalista mentre distrugge l&#039;economia reale. Oggi, nella UE e nei Stati Uniti, si spende oltre 60-80 miliardi di euro in buybacks solo per versare dividendi agli azionisti senza creare lavoro e senza aggiungere alla produttività reale tramite la R&#038;S o tramite una migliore organizzazione del lavoro e una pianificazione centrale almeno strategica. A cosa servirebbe allora aggiungere agli oltre 300 miliardi di euro annui di tax expenditures una disastrosa flat tax che non porterebbe un solo centesimo  ai focolari che guadagnano meno di 26 000 all&#039;anno? Tanti soldi pubblici sprecati – 80 euro in busta paga, IMU sulla prima casa che solo il terzo più ricco pagava, crediti « ecologici » e vari deducibili dall&#039;Irpef, cioè per chi ne paga ancora abbastanza, Quota 100, RDC trasformato in REI senza creare lavoro produttivo ecc. ecc. Al contrario, la RTT della « gauche plurielle » costò solo 23 miliardi annui e creò centinaia di migliaia di  posti di lavoro a tempo pieno, i quali pagavano contributi sociali e tasse dirette e indirette. Così, il buco della previdenza sociale francese era quasi interamente sparito dopo due anni e il debito pubblico era caduto a 59 % del PIL, cioè un punto sotto la soglia di Maastricht. 

Si deve ritornare ai fatti. Nessuna politica economica che non rispettasse i diritti sociali previsti dalla Costituzione – incluso l&#039;economia mista e la tutela pubblica del credito – dovrebbe essere accettata. Il tempo dei dottori forbici è passato; hanno rovinato l&#039;Italia ma siccome 5 % della nostra popolazione controlla già 90 % delle risorse, chiedono ancora un avanzo primario di 3,5 % a 4 % del PIL. Avanzo ottenuto con altri tagli lineari e con privatizzazioni incluso dei beni pubblici e del Demanio! Devono essere spazzati via, trasversalmente, prima che sia troppo tardi.
Paolo De Marco.
NB: Se mi posso permettere, per gli approfondimenti  rimando al mio sito http://rivincitasociale.altervista.org]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Applaudo all&#8217;accenno delle similitudini tra la « riforma costituzionale » di Renzi-Gutgeld e il « piano di rinascita nazionale » del piduista Licio Gelli. Noto che alcuni elementi cardini del programma di Casaleggio padre e figlio e del M5S sono di identica farina ed altrettanti demagogici e lesivi della Costituzione e della democrazia italiana. </p>
<p>Ad esempio, la trasformazione dei partiti politici in lobbie dei poteri forti e del capitale nazionale e straniero via l&#8217;apertura al finanziamento privato dei partiti politici. La questione dei fondi della Lega è solo la parte emersa dell&#8217;iceberg. Idem la volontà di distruggere il ruolo dei deputati della Camera riducendone il numero. In questo caso, 1 deputata/o dovrà rappresentare oltre 160 000 elettori il che non porterà certo un miglioramento della democrazia rappresentativa. Anche se il rapporto deputati/elettori totali rimarrà più o meno lo stesso, il numero assoluto di deputati per il Sud e la Sicilia cadrà attorno a 100 deputati. In effetti, il peso della rappresentanza del Sud sarà diminuito al punto che un cosi ridotto caucus di deputati non potrà operare correttamente anche se si agevoleranno le spese per la ricerca a benefico dei parlamentari. La proposta è dunque fondamentalmente anti-democratica e penalizza fortemente il Sud. </p>
<p>L&#8217;evoluzione del parlamentarismo – democrazia rappresentativa borghese – condusse alla cosiddetta « tirannia dell&#8217;Esecutivo ». L&#8217;Esecutivo controlla l&#8217;iniziativa legislativa e l&#8217;agenda del Parlamento. Invece di diminuire il numero dei deputati si doveva incrementare il loro potere di iniziativa legislativa – anche in relazione con progetti di legge nati tra i gruppi di pressione – e il loro potere di controllo democratico, cioè tramite il potenziamento dei comitati parlamentari dando anche più spazio alle commissioni parlamentari per consultare la popolazione ed i gruppi politici e di pressione per raccogliere ed articolare l&#8217;informazione necessaria oltre all&#8217;usuale raccolta ed all&#8217;articolazione fatte dalla burocrazia di Stato, anch&#8217;essa in gran parte al servizio dell&#8217;Esecutivo.</p>
<p>Poi c&#8217;è la questione del tradimento frontale dello spirito e della lettera della Costituzione, di simile ispirazione, oggi conosciuta sotto il nome di autonomia differenziata. Secondo me, l&#8217;ordinamento della nostra « Repubblica, una e indivisibile » non permette nessuna autonomia differenziata, cioè nessuna devolution di poteri con risorse finanziare, a parte le autonomie storicamente riconosciute. La Costituzione prevede competenze esclusive dello Stato centrale, cioè la determinazione delle norme applicabili a tutto il territorio nel rispetto dei principi costituzionali ed in particolare dell&#8217;uguaglianza dei suoi cittadini tutti e competenze condivise. L&#8217;autonomia finanziaria delle regioni, altre che le autonomie storiche, riguarda solo le risorse necessarie per assumere l&#8217;amministrazione di queste competenze condivise, nel rispetto delle norme nazionali, e delle competenze residuali non attribuite che vanno agli Enti locali. Perciò non si può confondere autonomia amministrativa tale che prevista negli articoli 117 e 119 ed autonomia differenziata sopratutto con il cedimento del residuo fiscale senza nemmeno assicurare i Lep e il fondo perequativo. Questa autonomia amministrativa riguarda comunque sempre competenze condivise. Nessuna devolution di poteri potrebbe pretendere ad una qualsiasi costituzionalità. Nonostante la spinta regionalista europea spinelliana lesiva della nostra sovranità e dell&#8217;unità del Paese. La tendenza regionalista europea che andava di pari passo con l&#8217;ipercentralismo bruxelliano – ad esempio, il fallito modello di Mundell per la BCE ed il famigerato rapporto dei 5 presidenti &#8211; è ora fallita e sepolta. Un esempio tra tutti, il salvataggio nazionale delle banche in difficoltà, l&#8217;Unione Bancaria Europea riguardando solo le 130 &#8211; più o meno &#8211;  grandi banche cosiddette sistemiche. Senza poi parlare del necessario ritorno alla pianificazione strategica nazionale per affrontare i mutamenti mondiali in corso e la guerra commerciale ed economica &#8230; La crescita in Italia deve per forza passare dal rilancio socio-economico e culturale del Sud. </p>
<p>I membri del M5S e gli elettori sopratutto nelle periferie del Nord e del Sud devono capirlo al più presto.</p>
<p>Aggiungo che sarebbe gran tempo per la sinistra capire che il PIL marginalista è  una narrazione nociva come pure il sentiero di consolidamento fiscale. Che nella logica della public policy neoliberale monetarista, la privatizzazione dei servizi e dei regimi pubblici – es. sanità nazionale e pensioni – aggiunge alla crescita fasulla del PIL e diminuisce il debito pubblico secondo la definizione di Maastricht, mentre si rovina l&#8217;accesso universale alla salute ed i benefici dei cittadini. Oggi, in Italia, 11 milioni di cittadini rinunciano alle cure mediche …</p>
<p>Concludo sul peso della finanza speculativa. Questa aggiunge alla crescita fasulla del PIL marginalista mentre distrugge l&#8217;economia reale. Oggi, nella UE e nei Stati Uniti, si spende oltre 60-80 miliardi di euro in buybacks solo per versare dividendi agli azionisti senza creare lavoro e senza aggiungere alla produttività reale tramite la R&amp;S o tramite una migliore organizzazione del lavoro e una pianificazione centrale almeno strategica. A cosa servirebbe allora aggiungere agli oltre 300 miliardi di euro annui di tax expenditures una disastrosa flat tax che non porterebbe un solo centesimo  ai focolari che guadagnano meno di 26 000 all&#8217;anno? Tanti soldi pubblici sprecati – 80 euro in busta paga, IMU sulla prima casa che solo il terzo più ricco pagava, crediti « ecologici » e vari deducibili dall&#8217;Irpef, cioè per chi ne paga ancora abbastanza, Quota 100, RDC trasformato in REI senza creare lavoro produttivo ecc. ecc. Al contrario, la RTT della « gauche plurielle » costò solo 23 miliardi annui e creò centinaia di migliaia di  posti di lavoro a tempo pieno, i quali pagavano contributi sociali e tasse dirette e indirette. Così, il buco della previdenza sociale francese era quasi interamente sparito dopo due anni e il debito pubblico era caduto a 59 % del PIL, cioè un punto sotto la soglia di Maastricht. </p>
<p>Si deve ritornare ai fatti. Nessuna politica economica che non rispettasse i diritti sociali previsti dalla Costituzione – incluso l&#8217;economia mista e la tutela pubblica del credito – dovrebbe essere accettata. Il tempo dei dottori forbici è passato; hanno rovinato l&#8217;Italia ma siccome 5 % della nostra popolazione controlla già 90 % delle risorse, chiedono ancora un avanzo primario di 3,5 % a 4 % del PIL. Avanzo ottenuto con altri tagli lineari e con privatizzazioni incluso dei beni pubblici e del Demanio! Devono essere spazzati via, trasversalmente, prima che sia troppo tardi.<br />
Paolo De Marco.<br />
NB: Se mi posso permettere, per gli approfondimenti  rimando al mio sito <a href="http://rivincitasociale.altervista.org" rel="nofollow ugc">http://rivincitasociale.altervista.org</a></p>
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