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	Commenti a: &#8220;La politica&#8221; sognata da Gabanelli &#038; co.: tecnici senza opinioni&#8230;	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Mario Galati		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Galati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2020 08:14:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie per la solita incisività di Dante Barontini, il quale, però, forse non ha sottolineato che, accanto ai tecnocrati borghesi &quot;competenti&quot; monopolisti della politica, ossia, oligarchi-mediatori degli interessi della loro classe di riferimento, la nostra classe dominante, attraverso il Gabanelli-pensiero, non poteva rinunciare a proporre anche la gestione diretta dei suoi interessi di classe.
E infatti, tra i requisiti per far parte della tecnocrazia borghese, la signora Gabanelli include: &quot;l’aver svolto con successo mansioni di alta responsabilità nel caso di reclutamento dalla società civile&quot;, ossia, essere imprenditori o &quot;managers&quot;.
Ecco onnipresente la stucchevole e rivoltante retorica classista, più che trentennale, borghese e piccolo-borghese della cosiddetta &quot;società civile&quot;, della quale però fanno parte soltanto loro, i borghesi e i piccolo-borghesi (imprenditori, professionisti, intellettuali colti o semicolti, ceti medi, insieme alle loro organizzazioni), con buona pace di Hegel, di Marx e dell&#039;origine di questo concetto.
Questa retorica della società civile è populista e classista allo stesso tempo, cioè, antidemocratica. E Barontini evidenzia bene come i Veltroni e compagnia vi stanno dentro sino al collo. 
Il conflitto tra liberali illuminati e demagoghi populisti è soltanto una messinscena. In realtà, preteso illuminismo borghese e vituperato populismo plebeo si tengono insieme: il loro denominatore comune è la distruzione della democrazia di massa e delle organizzazioni dei lavoratori.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per la solita incisività di Dante Barontini, il quale, però, forse non ha sottolineato che, accanto ai tecnocrati borghesi &#8220;competenti&#8221; monopolisti della politica, ossia, oligarchi-mediatori degli interessi della loro classe di riferimento, la nostra classe dominante, attraverso il Gabanelli-pensiero, non poteva rinunciare a proporre anche la gestione diretta dei suoi interessi di classe.<br />
E infatti, tra i requisiti per far parte della tecnocrazia borghese, la signora Gabanelli include: &#8220;l’aver svolto con successo mansioni di alta responsabilità nel caso di reclutamento dalla società civile&#8221;, ossia, essere imprenditori o &#8220;managers&#8221;.<br />
Ecco onnipresente la stucchevole e rivoltante retorica classista, più che trentennale, borghese e piccolo-borghese della cosiddetta &#8220;società civile&#8221;, della quale però fanno parte soltanto loro, i borghesi e i piccolo-borghesi (imprenditori, professionisti, intellettuali colti o semicolti, ceti medi, insieme alle loro organizzazioni), con buona pace di Hegel, di Marx e dell&#8217;origine di questo concetto.<br />
Questa retorica della società civile è populista e classista allo stesso tempo, cioè, antidemocratica. E Barontini evidenzia bene come i Veltroni e compagnia vi stanno dentro sino al collo.<br />
Il conflitto tra liberali illuminati e demagoghi populisti è soltanto una messinscena. In realtà, preteso illuminismo borghese e vituperato populismo plebeo si tengono insieme: il loro denominatore comune è la distruzione della democrazia di massa e delle organizzazioni dei lavoratori.</p>
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