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	Commenti a: Alle comunali vince chi non vota	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Eros Barone		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eros Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jun 2022 16:42:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nell&#039;articolo viene commesso un errore di grammatica politica, poiché l&#039;astensionismo viene identificato con l&#039;astensione (e viceversa). Il problema che si pone al movimento di classe è invece proprio quello di distinguere i due fenomeni e di agire per trasformare l&#039;astensione (o almeno quella sua parte che è per i comunisti politicamente significativa) in astensionismo. Tale azione implica però una critica radicale e irreversibile (quindi senza illusioni costituzionali di alcun tipo) della democrazia imperialista e del correlativo processo di fascistizzazione. Cercare di utilizzare la tribuna parlamentare o le tribunette regionali e comunali in un paese come l&#039;Italia degli anni Venti del XXI secolo, non ha senso, perché non esiste ancora un partito rivoluzionario con i suoi quadri e l&#039;attuale corso della lotta di classe restringe ai minimi termini sia il lavoro sul fronte strategico della lotta per la conquista del potere politico sia la mobilitazione di massa. Del resto, quando il corso della lotta di classe si surriscalderà e perciò si sbloccherà il fronte strategico, il conflitto sociale e politico assumerà aspetti così dirompenti che non ci saranno più margini per il lavoro legale, come l&#039;esperienza della rivoluzione russa dopo l&#039;Ottobre ha chiaramente dimostrato. In questa prospettiva l&#039;astensionismo è una scelta che non nasce soltanto da un giudizio negativo sulle attuali possibilità di utilizzazione rivoluzionaria della tribuna parlamentare e delle tribunette locali da parte di un&#039;organizzazione comunista, ma implica altresì un rifiuto radicale del &quot;fronte unico&quot; con le forze opportuniste &#039;di sinistra&#039;. Il baricentro dell&#039;azione comunista va pertanto spostato in altre direzioni (formazione e lavoro culturale, organizzazione, lavoro sindacale, lavoro sul territorio ecc.), senza sprecare tempo ed energie nella partecipazione velleitaria e infeconda a campagne elettorali che coinvolgono ormai, non solo tendenzialmente, un terzo degli aventi diritto  al voto, laddove le masse, con i loro variegati livelli di coscienza, dimostrano, comunque, di essere più avanti delle cosiddette &#039;avanguardie&#039;.]]></description>
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