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	Commenti a: Francia e Italia. La “sindrome degli Interni”	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Fri, 05 May 2023 17:20:25 +0000</lastBuildDate>
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		Di: Eros Barone		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eros Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 May 2023 17:20:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La ragione dell’attuale crisi migratoria è semplice: l’Europa è un continente ricco, che sta vivendo un lungo “inverno demografico” (questa è la definizione usata dagli studiosi del problema) e la cui popolazione è sempre più anziana e stagnante. Al contrario, l’Africa, il Vicino Oriente e l’Asia del Sud sono aree più giovani e povere, la cui popolazione cresce velocemente. E però le cifre e le percentuali sono più eloquenti degli infiammati discorsi sulla “sostituzione etnica” o sulla incapacità di questo a quel governo nel gestire l&#039;emergenza immigrati: discorsi che rivelano, al di là così come al di qua delle Alpi, la natura organicamente reazionaria dei governi, dei relativi ministri degli Interni e dei rispettivi paesi. Sennonché al culmine dell’ascesa del primo imperialismo, nel 1900, i paesi europei rappresentavano il 25% della popolazione mondiale; oggi, gli europei sono circa 500 milioni e rappresentano attorno al 7% degli abitanti del pianeta. In Africa, al contrario, ci sono ora più di un miliardo di persone e, secondo l’ONU, diventeranno 2,5 miliardi nel 2050. Tanto per fare alcuni esempi, la popolazione dell’Egitto è raddoppiata dal 1975, raggiungendo gli oltre 80 milioni di oggi; la Nigeria, dal canto suo, aveva 50 milioni di abitanti nel 1960, che ora sono cresciuti a 180 milioni e nel 2050 saranno oltre 400. Anche se l’insegnamento della geografia è stato oggetto nel nostro sistema scolastico di riforme sostanzialmente soppressive, basta munirsi di un mappamondo e dare un’occhiata all’Europa. C’è il caso che si scopra che essa, a differenza dell’Australia e del Giappone, nazioni insulari, è una modesta penisola del continente euroasiatico, che solo un breve recinto di acqua marina separa dall’Africa e dall’Asia… La politica dei blocchi navali e del “cordone sanitario”, un misto di arroganza, di inanità e di respingimento, può pagare nell’immediato, soprattutto in termini di consenso presso i ceti vecchi, patrimonializzati, impauriti e incattiviti che di tale politica sono i committenti elettorali, ma, se si tiene conto della lezione della storia e dei dati reali, relativi non solo al contesto mondiale ma anche a quello europeo e italiano, è una lotta vana contro il carattere irreversibile dei processi e contro l’ordine di grandezza delle cifre. Noi europei possiamo respingere gli immigrati, alzare tutte le barriere artificiali che vogliamo seguendo l’esempio degli Stati Uniti verso l’immigrazione proveniente dal Messico, ma non possiamo sfuggire alle leggi dello sviluppo capitalistico e della composizione demografica: non possiamo evitare che decine di migliaia di africani vengano, ogni anno, a turbare i nostri sonni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La ragione dell’attuale crisi migratoria è semplice: l’Europa è un continente ricco, che sta vivendo un lungo “inverno demografico” (questa è la definizione usata dagli studiosi del problema) e la cui popolazione è sempre più anziana e stagnante. Al contrario, l’Africa, il Vicino Oriente e l’Asia del Sud sono aree più giovani e povere, la cui popolazione cresce velocemente. E però le cifre e le percentuali sono più eloquenti degli infiammati discorsi sulla “sostituzione etnica” o sulla incapacità di questo a quel governo nel gestire l&#8217;emergenza immigrati: discorsi che rivelano, al di là così come al di qua delle Alpi, la natura organicamente reazionaria dei governi, dei relativi ministri degli Interni e dei rispettivi paesi. Sennonché al culmine dell’ascesa del primo imperialismo, nel 1900, i paesi europei rappresentavano il 25% della popolazione mondiale; oggi, gli europei sono circa 500 milioni e rappresentano attorno al 7% degli abitanti del pianeta. In Africa, al contrario, ci sono ora più di un miliardo di persone e, secondo l’ONU, diventeranno 2,5 miliardi nel 2050. Tanto per fare alcuni esempi, la popolazione dell’Egitto è raddoppiata dal 1975, raggiungendo gli oltre 80 milioni di oggi; la Nigeria, dal canto suo, aveva 50 milioni di abitanti nel 1960, che ora sono cresciuti a 180 milioni e nel 2050 saranno oltre 400. Anche se l’insegnamento della geografia è stato oggetto nel nostro sistema scolastico di riforme sostanzialmente soppressive, basta munirsi di un mappamondo e dare un’occhiata all’Europa. C’è il caso che si scopra che essa, a differenza dell’Australia e del Giappone, nazioni insulari, è una modesta penisola del continente euroasiatico, che solo un breve recinto di acqua marina separa dall’Africa e dall’Asia… La politica dei blocchi navali e del “cordone sanitario”, un misto di arroganza, di inanità e di respingimento, può pagare nell’immediato, soprattutto in termini di consenso presso i ceti vecchi, patrimonializzati, impauriti e incattiviti che di tale politica sono i committenti elettorali, ma, se si tiene conto della lezione della storia e dei dati reali, relativi non solo al contesto mondiale ma anche a quello europeo e italiano, è una lotta vana contro il carattere irreversibile dei processi e contro l’ordine di grandezza delle cifre. Noi europei possiamo respingere gli immigrati, alzare tutte le barriere artificiali che vogliamo seguendo l’esempio degli Stati Uniti verso l’immigrazione proveniente dal Messico, ma non possiamo sfuggire alle leggi dello sviluppo capitalistico e della composizione demografica: non possiamo evitare che decine di migliaia di africani vengano, ogni anno, a turbare i nostri sonni.</p>
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