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	Commenti a: Numeri dalla Liguria	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Enea Bontempi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enea Bontempi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Oct 2024 21:37:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’alta percentuale di astensioni (parlare di astensionismo, come fa l&#039;autore dell&#039;articolo, è del tutto erroneo), che si è registrata in questa tornata elettorale, non significa di per sé che le masse abbiano superato politicamente il parlamentarismo, delegittimandolo. Nel nostro paese chi non va a votare di solito esprime un disinteresse, un rifiuto per la politica in generale, un’avversione dovuta alla ripulsa verso la corruzione dei parlamentari borghesi, verso l’assoluta omogeneità dei loro programmi ecc. Rifiuto e avversione che non sono sintomo di presa di coscienza, ma spesso sfociano nell’individualismo e nel qualunquismo di stampo piccolo-borghese. Si tratta allora di definire, dal punto di vista del marxismo, la differenza che intercorre tra il “boicottaggio” (possibile e realizzabile solo in una situazione prerivoluzionaria o rivoluzionaria, con rapporti di forza tra le classi favorevoli al proletariato), l&#039;“astensionismo” (rifiuto di principio verso la partecipazione alle elezioni borghesi, tipico degli anarchici e dei bordighisti) e l&#039;“astensione” (comportamento di massa passivo e non caratterizzato, o assai poco caratterizzato, politicamente), ragione per cui un rigoroso approfondimento lessicale e teorico di queste pratiche sociali (boicottaggio, astensionismo e astensione, per l’appunto), nonché delle fasi storiche in cui vanno applicate, sarebbe sommamente utile (cfr., come concreto esempio storico, l’atteggiamento dei bolscevichi verso la prima e la seconda Duma ecc.) e servirebbe a prevenire, oltre agli errori terminologici, gli errori politici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’alta percentuale di astensioni (parlare di astensionismo, come fa l&#8217;autore dell&#8217;articolo, è del tutto erroneo), che si è registrata in questa tornata elettorale, non significa di per sé che le masse abbiano superato politicamente il parlamentarismo, delegittimandolo. Nel nostro paese chi non va a votare di solito esprime un disinteresse, un rifiuto per la politica in generale, un’avversione dovuta alla ripulsa verso la corruzione dei parlamentari borghesi, verso l’assoluta omogeneità dei loro programmi ecc. Rifiuto e avversione che non sono sintomo di presa di coscienza, ma spesso sfociano nell’individualismo e nel qualunquismo di stampo piccolo-borghese. Si tratta allora di definire, dal punto di vista del marxismo, la differenza che intercorre tra il “boicottaggio” (possibile e realizzabile solo in una situazione prerivoluzionaria o rivoluzionaria, con rapporti di forza tra le classi favorevoli al proletariato), l&#8217;“astensionismo” (rifiuto di principio verso la partecipazione alle elezioni borghesi, tipico degli anarchici e dei bordighisti) e l&#8217;“astensione” (comportamento di massa passivo e non caratterizzato, o assai poco caratterizzato, politicamente), ragione per cui un rigoroso approfondimento lessicale e teorico di queste pratiche sociali (boicottaggio, astensionismo e astensione, per l’appunto), nonché delle fasi storiche in cui vanno applicate, sarebbe sommamente utile (cfr., come concreto esempio storico, l’atteggiamento dei bolscevichi verso la prima e la seconda Duma ecc.) e servirebbe a prevenire, oltre agli errori terminologici, gli errori politici.</p>
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