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	Commenti a: Protestare non è educato	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
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		Di: Oigroig		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Oigroig]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2025 12:06:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Poi il fatto di dire «la regola si rispetta» anziché «la legge si rispetta» (cosa tra l’altro opinabile) è un trucco da ciarlatani sulla linea delle acrobazie verbali di tanti esponenti della classe politica... Se «la regola si rispetta», non ci possono essere verbi irregolari, anomalie biologiche, creatività individuale, ma solo tanti regolamentari valditari...e la cultura, l’umanità, le parole non hanno senso...

«... il mondo può finire, e non tanto nel senso naturalistico di una catastrofe cosmica che può distruggere o rendere inabitabile il pianeta terra, ma proprio nel senso che l’umana civiltà può annientarsi, perdere il senso dei valori intersoggettivi della vita umana, e impiegare le stesse potenze del dominio tecnico della natura secondo una modalità che è priva di senso per eccellenza, cioè per annientare la stessa possibilità della cultura. Se dovessi individuare la nostra epoca nel suo carattere fondamentale, direi che essa vive, forse come non era mai accaduto prima nella storia, nella drammatica consapevolezza di questo “deve” e di questo “può&quot;: nell’alternativa che il mondo deve continuare ma che può finire, che la vita deve avere un senso, ma che può anche perderlo per tutti e per sempre...»

(Ernesto de Martino, 1957... non sembra che parli di oggi e di tutti i burocrati che dirigono l’Età della Grande Devastazione Universale...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poi il fatto di dire «la regola si rispetta» anziché «la legge si rispetta» (cosa tra l’altro opinabile) è un trucco da ciarlatani sulla linea delle acrobazie verbali di tanti esponenti della classe politica&#8230; Se «la regola si rispetta», non ci possono essere verbi irregolari, anomalie biologiche, creatività individuale, ma solo tanti regolamentari valditari&#8230;e la cultura, l’umanità, le parole non hanno senso&#8230;</p>
<p>«&#8230; il mondo può finire, e non tanto nel senso naturalistico di una catastrofe cosmica che può distruggere o rendere inabitabile il pianeta terra, ma proprio nel senso che l’umana civiltà può annientarsi, perdere il senso dei valori intersoggettivi della vita umana, e impiegare le stesse potenze del dominio tecnico della natura secondo una modalità che è priva di senso per eccellenza, cioè per annientare la stessa possibilità della cultura. Se dovessi individuare la nostra epoca nel suo carattere fondamentale, direi che essa vive, forse come non era mai accaduto prima nella storia, nella drammatica consapevolezza di questo “deve” e di questo “può&#8221;: nell’alternativa che il mondo deve continuare ma che può finire, che la vita deve avere un senso, ma che può anche perderlo per tutti e per sempre&#8230;»</p>
<p>(Ernesto de Martino, 1957&#8230; non sembra che parli di oggi e di tutti i burocrati che dirigono l’Età della Grande Devastazione Universale&#8230;)</p>
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