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	Commenti a: Come è passata tramite la AI la strategia sbagliata degli USA	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Wed, 18 Mar 2026 16:54:31 +0000</lastBuildDate>
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		Di: Giorgio Griziotti		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Griziotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 16:54:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’articolo è ben documentato sul piano dell’IA e, in parte, anche nell’analisi dell’errore strategico attribuito a Donald Trump e al suo entourage. Dove invece perde consistenza è nelle costruzioni apertamente speculative: in particolare l’idea che l’intero apparato politico-militare avrebbe improvvisamente smesso di utilizzare Claude, e che questa sarebbe stata la causa principale della mancata previsione del blocco dello Stretto di Hormuz. Si tratta di un’ipotesi poco plausibile. Sistemi di questo tipo sono integrati in stack complessi, come quelli sviluppati da Palantir Technologies, e non sono sostituibili né eliminabili dall’oggi al domani senza effetti sistemici ben più ampi.
Ma soprattutto, se l&#039;l&#039;IA ha  un ruolo centrale nelle operazioni tattiche, sul piano strategico non era certo necessario alcun supporto algoritmico per prevedere i rischi legati a un’escalation in un nodo cruciale come lo Stretto di Hormuz. Il problema appare piuttosto politico: un’operazione avviata senza una visione strategica coerente aveva alte probabilità di produrre effetti destabilizzanti su larga scala.
In questo senso, il ricorso all’IA come spiegazione causale finisce per mascherare una dinamica più strutturale: la ripetizione di modalità di intervento già viste, in cui la superiorità tecnologica — ieri militare, oggi anche algoritmica — non compensa errori di valutazione politica e strategica, come già emerso in contesti storici quali la Guerra del Vietnam.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’articolo è ben documentato sul piano dell’IA e, in parte, anche nell’analisi dell’errore strategico attribuito a Donald Trump e al suo entourage. Dove invece perde consistenza è nelle costruzioni apertamente speculative: in particolare l’idea che l’intero apparato politico-militare avrebbe improvvisamente smesso di utilizzare Claude, e che questa sarebbe stata la causa principale della mancata previsione del blocco dello Stretto di Hormuz. Si tratta di un’ipotesi poco plausibile. Sistemi di questo tipo sono integrati in stack complessi, come quelli sviluppati da Palantir Technologies, e non sono sostituibili né eliminabili dall’oggi al domani senza effetti sistemici ben più ampi.<br />
Ma soprattutto, se l&#8217;l&#8217;IA ha  un ruolo centrale nelle operazioni tattiche, sul piano strategico non era certo necessario alcun supporto algoritmico per prevedere i rischi legati a un’escalation in un nodo cruciale come lo Stretto di Hormuz. Il problema appare piuttosto politico: un’operazione avviata senza una visione strategica coerente aveva alte probabilità di produrre effetti destabilizzanti su larga scala.<br />
In questo senso, il ricorso all’IA come spiegazione causale finisce per mascherare una dinamica più strutturale: la ripetizione di modalità di intervento già viste, in cui la superiorità tecnologica — ieri militare, oggi anche algoritmica — non compensa errori di valutazione politica e strategica, come già emerso in contesti storici quali la Guerra del Vietnam.</p>
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