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Malaria, malattia endemica italiana

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Narra Erodoto che nell’antico Egitto gli abitanti della valle del Nilo, per difendersi dall’assalto delle zanzare, coprivano i loro letti con una rete a maglie strettissime. Giustino Fortunato (Rionero in Vulture, 1848-1932) individuava nella malaria un’autentica maledizione, a fianco dei terremoti e altre gravi malattie, per lo sviluppo del Meridione.

Un incremento delle aree paludose e acquitrinose, che favorì lo sviluppo di forme febbrili legate a questi luoghi, si ebbe nel Medioevo grazie alla cattive gestioni del territorio, ai disboscamenti feroci e all’abbandono delle più elementari regole di tutela idrogeologica che contribuirono a rendere insalubri vaste aree di pianura.

Mentre al Nord si attuarono con efficacia diverse opere di bonifica, nel meridione le misure furono carenti e spesso inefficaci. Va detto, tanto per fare un esempio, che la malaria era alquanto diffusa accanto ad altre malattie professionali (soprattutto patologie polmonari) tra i zolfatari siciliani che ricorrevano, prima che si radicasse l’uso del chinino, a metodi tradizionali colmi di magia e suggestione come quello di far macerare, per sette notti, delle foglie di ortica e un piccolo cocomero selvatico in aceto di vino.1)

Malattia trasmessa dalla puntura della zanzara Anophele femmina, che infetta il genere umano dopo averlo punto, la malaria è anche causa di una elevata mortalità in tutti quei paesi che definiamo in via di sviluppo. La malaria è causata da quattro specie di Plasmodium: P. falciparum; P. vivax; P. ovale; P. malariae; la forma più grave è data dal falciparum che può anche causare la morte e che in Africa rappresenta la specie dominante. Sudamerica, Sud-Est Asiatico, Africa Subsahariana rappresentano le zone più a rischio di malaria. Va specificato che recentemente si stanno valutando e studiando altri tipi di Plasmodium che possono causare malaria, e le zanzare (vettori) in causa come l’Anopheles latens e l’hackeri e hinesorum.

Nel 1882 Luigi Torelli (1810-1887), senatore del Regno d’Italia, pubblicò la prima carta geografica della diffusione in Italia della malaria, che il Senatore vedeva come un “autentica tirannia, una vera e propria malattia nazionale” e riteneva necessaria una “guerra nazionale” contro la malaria . 2-3)

In questa cartina si può capire che in quel periodo in Italia su 8362 comuni ben 3075  erano in zone infette dalle zanzare che portavano la malaria, cioè sessantasette provincie su settantanove erano in zone contaminate e in rosso venivano indicate le zone ad altissima contaminazione, in giallo le aree ad alta contaminazione: Sardegna, Puglia, Basilicata (Lucania), Campania, Calabria, Lazio, Toscana (litorale), Abruzzo, valle e delta del Po, Veneto e altre aree erano malariche.

Secondo il Regio Decreto numero 111, 30 marzo 1902: “Una zona di territorio può essere designata come malarica (…) quando concorra: 1° la manifestazione simultanea, o a brevi intervalli, di più casi di febbre malarica contratta sul luogo; 2° la presenza degli insetti aerei riconosciuti atti a trasmettere l’infezione, nonché di stagni, pozze d’acqua, o specchi di acqua stagnante, temporanei o permanenti, a maggiore o minore distanza dall’abitato, in grandi o piccole dimensioni, artificialmente creati, o naturalmente esistenti.”

Mi viene oggi da pensare alla Maremma, a Ferrara, al Delta del Po, ad Albarella – vicino a Venezia – che viene detta “finestra su Venezia”, ai suoi canali alle calli.

Uno studio scientifico nel 1995, in particolare su aree d’Italia dove la malaria era endemica (Delta del Po e Maremma nella costa occidentale), affrontava il problema delle attività enzimatiche nelle cellule rosse, per i “tecnici” carenza di EGR, ponendosi alcuni interrogativi nella protezione contro la malaria. 4)

Nel 1997 una donna che ha vissuto in zone rurali dell’Italia e non aveva mai fatto viaggi in aree malariche sviluppò una malattia malarica dovuta al Plasmodium vivax 5)

“…..questa malattia rimane un potenziale problema legato alla presenza di ex vettori, appartenenti al complesso Anopheles maculipennis. I casi di malaria presentati autoctone, recentemente riportati nei paesi europei, insieme ai cambiamenti climatici e ambientali previsti, hanno aumentato la preoccupazione delle autorità sanitarie per la possibile ripresa di questa malattia nel bacino del Mediterraneo. In Italia, per studiare la distribuzione e la biomassa delle popolazioni indigene anofeletiche e per valutare i parametri ambientali che potrebbero influenzare la loro dinamica, è stato condotto uno studio entomologico nel 2005-2006 in una zona di studio a rischio. Questa zona modello è rappresentata dalla regione geografica denominata Maremma, una pianura costiera tirrenica in Italia centrale, dove la malaria è stata iperendemica fino agli anni 50” E’ quanto sta scritto in un altro studio dove, in particolare l’Anopheles labrianchiae e maculipennis hanno dimostrato un’alta aggressività verso la specie umana 6)

Sappiamo che nella pianura Maremmana il principale vettore malarico era l’Anopheles labranchiae Falleroni ma la coltivazione del riso, effettuata più di trenta anni fa ha provocato un aumento di questa zanzara, il che ha portato a una preoccupazione per una possibile riemergenza della malaria. Poiché sono estremamente importanti i cambiamenti climatici, poiché “foci” della zanzara labranchiae sono stati ritrovati con una grande riproduzione nelle aree di coltivazione del riso, si può facilmente capire la preoccupazione per una ripresa della malaria. Bisogna dire che la Maremma 7) è stata sottoposta a una sorveglianza entomologica continua, che è stata intensificata dopo il 1997, dopo un caso di Plasmodium vivax malaria trasmesso dall’Anophele labranchiae avvenuto nella provincia di Grosseto 8).

Tengo a sottolineare che gli autori di questi studi, tutti svolti con attenzione e bravura, sono italiani. In questo paese si parla tanto, ci si riempie la bocca di difendere e salvaguardare la salute e altro, ma si tace o si fa finta di niente sugli enormi pericoli per la nostra salute, per la nostra esistenza e, nel caso della malaria, noi stiamo vivendo – in alcune aree geografiche della nostra Italia – su una autentica polveriera pronta a esplodere. Alcuni poi non si rendono conto, o fanno finta di non sapere, dell’importanza del cambiamento climatico.

Prof. Roberto Suozzi

Medico Chirurgo e Farmacologo Clinico

Suozziroberto.altervista.org

References

1) La febbre del mondo. Roberto Michele Suozzi. Il Manifesto mese 4 Aprile 1995.

2) Malaria e modernizzazione in Italia dopo l’Unità – Cnr – Issm www.issm.cnr.it/demetrapdf/boll_8…/Pagine%20da%20demetra_imp%208_tino.pdf

3) https://www.iconur.it, Storia degli uomini – Ottant’anni di lotte contro la malaria in Italia. … 1 Frank M. Snowden, storico americano autore della storia della malaria in Italia che qui si utilizza, è molto critico …

4) Am J Hum Genet. 1995 Sep;57(3):674-81. Deficiency of two red-cell flavin enzymes in a population in Sardinia: was glutathione reductase deficiency specifically selected for by malaria? Anderson BB1, Corda L, Perry GM, Pilato D, Giuberti M, Vullo C

5) Lancet. 1998 Apr 25;351(9111):1246-7. Malaria in Maremma, Italy.

Baldari M1, Tamburro A, Sabatinelli G, Romi R, Severini C, Cuccagna G, Fiorilli G, Allegri MP, Buriani C, Toti M

6) Vector Borne Zoonotic Dis. 2009 Dec;9(6):703-11. doi: 10.1089/vbz.2008.0129. A 2-year entomological study of potential malaria vectors in central Italy. 1Di Luca M, Boccolini D, Severini F, Toma L, Barbieri FM, Massa A, .Romi R

7) 2012 Jul;49(4):833-42. Impact of environmental changes and human-related factors on the potential malaria vector, Anopheles labranchiae (Diptera: Culicidae), in Maremma, Central Italy. Boccolini D1, Toma L, Di Luca M, Severini F, Cocchi M, Bella A, Massa A, Mancini Barbieri F, Bongiorno G, Angeli L, Pontuale G, Raffaelli I, Fausto AM, Tamburro A, Romi R.J Med Entomol.

8) Malar J. 2012; 11: 98. Published online 2012 Mar 30. doi:  10.1186/1475-2875-11-98 PMCID: PMC3395869 Assessment of the risk of malaria re-introduction in the Maremma plain (Central Italy) using a multi-factorial approach

Roberto Romi,1 Daniela Boccolini,1 Roberto Vallorani,2,4 Francesco Severini,1 Luciano Toma,1 Maurizio Cocchi,3 Angelo Tamburro,3 Gianni Messeri,4 Antonio Crisci,4 Luca Angeli,2 Roberto Costantini,2 Irene Raffaelli,3 Giorgio Pontuale,3 Isabelle Thiéry,5 Annie Landier,5 Gilbert Le Goff,6 Anna Maria Fausto,7 and Marco Di Luca1

 

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1 Commento


  • Peppino

    Utilissimo. Plaudo a Contropiano che va dotandosi sempre più spesso di studi scientifici seri per la sua informazione, da diffondere il più possibile

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