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Arnaldo Otegi: “la sinistra non può avere dubbi sul referendum catalano”

Lo scorso fine settimana Arnaldo Otegi, il lider di Euskal Herria Bildu, ha animato la conferenza organizzata dal centro culturale Euskal Etxea di Barcelona e ha rilasciato un’intervista a TV3, la televisione nazionale catalana, proponendo un’interessante analisi sia su Catalunya che sullo stato di salute delle sinistre europee.

Alla domanda sulla situazione attuale a Catalunya, Otegi ha risposto con una riflessione che prende le mosse dal referendum greco: “all’epoca vedevamo con un certo stupore come le sinistre in Europa guardavano a quella battaglia come se fosse lontana, una battaglia dei greci contro la troika. E dicevamo: quello che sta succedendo in Grecia si ripercuoterà sui diritti sociali del lavoratori europei, ma la sinistra sta a guardare come se fosse una battaglia che non la riguarda. Abbiamo l’impressione che quello che accade a Catalunya sia qualcosa di simile sul terreno delle libertà nazionali. E credo che questa battaglia non riguardi solo Catalunya bensì metta in discussione tutto il regime del ’78 e il modello territoriale dello stato”.

Qui entra in gioco il comportamento della sinistra: “è molto triste osservare il ruolo di certe sinistre dello stato spagnolo. Non capire che il processo catalano è una mozione di censura al regime del ’78 significa non capire niente”. Alludendo evidentemente a Podemos, Otegi prosegue: “questa nuova sinistra aveva detto che riconosceva il diritto a decidere però, ora che è arrivato il momento, se ne disinteressano. Quando la Guardia Civil perquisisce le tipografie, quando Mariano Rajoy e il Fiscal General minacciano il paese e tutta la baracca mediatica pubblica spropositi, quando la segreteria e il Presidente del Parlamento possono essere condannati alla prigione o interdetti dai pubblici uffici, dubitare se consentire o no il ricorso alle urne significa non sapere dove siamo o non volerlo dire. Qui la maggioranza vuole votare e lo stato non lo permette. Qui c’è una rivoluzione democratica nazionale che ha già una data, l’1 ottobre. Davanti a tutto ciò, devono scegliere. Chi si definisce marxista e repubblicano non può avere dubbi. Non si può tenere il piede su due staffe. E dopo che hai scelto, se il Partido Popular e Ciutadans ti applaudono vai verso il suicidio. Il dramma di questa sinistra è che sostiene i processi d’autodeterminazione in funzione della loro distanza da Madrid”.

Alludendo alla perquisizione che qualche giorno fa la polizia spagnola ha svolto in una tipografia, sospettata di stampare le schede elettorali del referendum, Otegi ha affermato che “cercano di spaventare la gente. E sanno come fare. Due secoli fa la chiesa perseguiva le tipografie perché mettevano in discussione il monopolio della verità e ora, nel 2017, la Guardia Civil si incarica di controllarle di nuovo”. L’ex prigioniero politico basco prosegue: “sabato ho visto i cittadini cantare e ballare davanti alla Guardia Civil che perquisiva una tipografia. State sicuri che se il popolo risponde, lo stato ha perduto. Questa è l’unica strategia. Le istituzioni hanno fatto un passo avanti, hanno approvato la legge del Referendum e quella di Transizione, ora è il momento della gente”.

E secondo Otegi, la gente si è ormai disconnessa emotivamente e politicamente dallo stato spagnolo. Per più di un secolo Catalunya ha cercato di riformare lo stato spagnolo per potersi sentire riconosciuta al suo interno, assieme alle altre nazioni della penisola. Ma questo progetto di riforma non ha avuto successo e dopo diversi naufragi è oggi completamente archiviato. A partire da una riflessione più ampia, il lider basco spiega perché il processo che porta all’autodeterminazione ha raccolto sempre maggiori consensi nella società catalana: “il capitalismo dei nostri giorni è un sistema che si basa sulla paura. In particolare le nuove generazioni, alle quali avevano detto che studiare significava avere un buon impiego, ora si trovano davanti a uno scenario del tutto differente. La crisi finanziaria ha aumentato la paura di perdere il lavoro, la casa, la possibilità di studiare… e il capitalismo ha imposto il suo potere con la paura e l’incertezza. Il progetto di costruzione della Repubblica catalana ha invece dato una certa sicurezza e per molta gente ha significato che la realtà può essere diversa, che le cose si possono fare in una maniera differente. Anche perciò la nuova Repubblica ha attratto così tanta gente”.

 L’intervista integrale di Otegi a TV3 si può vedere alla pagina web http://www.ccma.cat/tv3/alacarta/preguntes-frequents/preguntes-frequents/video/5687373/ mentre una sintesi della conferenza al CCCB si può leggere alla pagina https://www.racocatala.cat/noticia/42475/otegi-si-poble-respon-lestat-espanyol-ho-te-perdut e a https://www.vilaweb.cat/noticies/1-o-otegi-lesquerra-no-es-pot-posar-de-perfil-davant-registres-policials/

da https://catalunyasenzarticolo.wordpress.com/?ref=spelling

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1 Commento


  • Eros Barone

    Il governo Rajoy rappresenta oggi la continuità del progetto politico della vecchia Spagna, consistente nel tentativo di unificare i diversi popoli e le diverse nazioni. Questo tentativo di unificazione è stato però realizzato attraverso l’imposizione e la violenza. Il governo del Partido Popular si è infatti rivelato incapace di superare l’attuale conflitto con il governo della Catalogna operando sul terreno della mediazione politica e ricorre all’uso strumentale degli apparati statali e all’intervento repressivo delle forze di polizia. D’altra parte, il processo che si svolge in Catalogna è il frutto della crescente pressione di un vasto settore della borghesia catalana, il cui obiettivo è quello di ottenere una posizione più vantaggiosa nella catena imperialistica. La borghesia catalana è entrata ancora una volta in conflitto con l’oligarchia spagnola. Il conflitto ha la sua base materiale nell’esistenza di un quadro specifico di accumulazione capitalistica in Catalogna, che il capitalismo spagnolo, pur avendo provato, non è mai riuscito ad integrare nel quadro generale dell’accumulazione capitalistica in Ispagna. Non si tratta quindi di un processo di liberazione nazionale avente base popolare, anche se utilizza i sentimenti nazionali storicamente radicati nella regione per ottenere una legittimazione di massa alla sua particolare strategia. Ci troviamo di fronte, in sostanza, a un processo di ristrutturazione capitalistica, basato sulla continuità della proprietà privata e sullo sfruttamento della classe operaia e delle masse popolari da parte della borghesia.
    La corretta risposta di classe al referendum del 1 ° ottobre, indicata dalle forze comuniste, è pertanto l’annullamento del voto quale espressione politica del rifiuto di un progetto della borghesia catalana che non solo è organicamente inserito nell’alleanza imperialistica dell’UE e della NATO, ma si propone anche di dare continuità all’attuale sfruttamento della classe operaia catalana in nuove forme.

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