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Repressione del lavoro nero, la fuffa di governo

In Italia un qualsiasi governo, quando vuol far finta di risolvere un problema, fa una legge. Come se questo avesse immediatamente un effetto sulla realtà. Anche sulla piaga – e lo scandalo, specie “davanti all’Europa” – del lavoro nero il governo Letta ha procedutos condo questo schema.

In realtà, come sa praticamente ogni impresa e ogni lavoratore, se non ci sono i controlli la legge non esiste. Non bastano infatti le “sanzioni pesanti” scritte sulla carta. Se non ci sono ispettori in quantità sufficiente, preparati, col potere di entrare a sorpresa in qualsiasi posto di lavoro – e non “su appuntamento”, come spesso avviene – la “repressione del lavoro nero e dell’economia sommersa” è una pia intenzione.

L’analisi di Alessandra Cecchi, con una grande esperienza nel settore.

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Aspetti del DECRETO-LEGGE 23 dicembre 2013, n. 145

I media mainstream hanno titolato “Contro il lavoro sommerso multe su fino a 10 volte“.

In realtà per chi assume lavoratori in nero le sanzioni aumentano del 30% (passano, per ogni dipendente, da 1.500/12mila euro a 1.950/15.600 euro). Visto che gli importi precedenti erano stati fissati nel 2002, si tratta di un aumento medio annuo del 2,5 %. In pratica un aggiornamento Istat.

Ciò che decuplica sono le sanzioni amministrative inerenti alle violazioni in materia di durata massima dell’orario di lavoro. riposo settimanale e giornaliero. E’ vero che decuplicano, ma prima si trattava di cifre ridicole . Per esempio, la sanzione per la violazione delle norme in materia di riposo giornaliero partivano da 25 euro.

In più, sono norme ormai estremamente difficili da violare. Grazie al D.Lgs. 66/03 la giornata di lavoro è ormai estensibile fino a 13 ore, alla faccia dei decenni di lotte e i tanti morti per le 8 ore giornaliere.  In più i contratti collettivi possono derogare alla disciplina in materia di riposo giornaliero, pause, lavoro notturno, durata massima settimanale. Lo sanno bene i ferrovieri della Dtp di Bologna, che hanno subito per contratto una riduzione del riposo fra un turno e l’altro dalle 11 alle 8 ore. Lo sanno bene i metalmeccanici turnisti, che possono essere comandati anche per il turno successivo (8+8) se non arriva il sostituto. Lo sanno bene le ostetriche dell’ospedale di Rovereto (TN) che lavorano normalmente 12 ore di fila.(http://ferrovieri.wordpress.com/2013/05/29/ma-ci-faccia-il-piacere/)

http://www.ladige.it/articoli/2013/07/28/carenza-personale-turni-12-ore

CCNL metalmeccanici Art. 5 – Orario di Lavoro http://www.contrattometalmeccanici.it/s4_t3_a5.html)

In tutti questi casi, gli ispettori del lavoro non potrebbero erogare alcuna sanzione, perché è tutto “regolare”.

Col Decreto Legge 145 viene aumentata da 2.500,00 a 3.250,00 euro la somma necessaria ad ottenere la revoca del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale  comminato in presenza “di gravi e reiterate violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro”.  La sospensione in oggetto è un evento il cui verificarsi ha le stesse probabilità che ha la sottoscritta di essere colpita da un meteorite. E’ un provvedimento che si applica nel caso in un’azienda si accerti, per ben due volte in cinque anni, con prescrizione dell’organo di vigilanza ottemperata dal contravventore o con sentenza definitiva (fatto già di per se assai raro),  la violazione di una ristrettissima serie di norme di sicurezza.  Una casistica talmente stretta che non vi ricadrebbe nemmeno l’Ilva di Taranto, visto che gasare quotidianamente gli operai con sostanze cancerogene e mutagene non è nella rosa delle gravi violazioni.

Infine il decreto legge  prevede 250 ispettori del lavoro in più nelle regioni del nord. Una goccia nel mare, se è vero che solo a Firenze nel 2007, presso la  direzione provinciale del lavoro mancavano 93 unità su 170 (-54%). http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/02/14/uffici-statali-con-organici-groviera-in-prefettura.html).

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