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Due giorni di intenso dibattito su“Il vecchio muore ma il nuovo non può nascere”

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Il vecchio muore ma il nuovo non può nascere. Siamo ad un passaggio di fase storica?” E’ a questa domanda che ha tentato di rispondere il forum organizzato a Roma sabato e domenica 17 e 18 dicembre dalla Rete dei Comunisti, che segue quello tenutosi nel giugno scorso e intitolato “La ragione e la forza”.
Due giornate di approfondimento e di dibattito sulle caratteristiche e le contraddizioni della fase storica che ha recuperato e attualizzato la chiave di lettura utilizzata da Antonio Gramsci nel secolo scorso, nei “Quaderni dal Carcere”: “Se la classe dominante ha perduto il consenso, cioè non è più “dirigente, ma unicamente “dominante”, detentrice della pura forza coercitiva, ciò appunto significa che le grandi masse si sono staccate dalle ideologie tradizionali, non credono più a ciò in cui prima credevano ecc. La crisi appunto consiste nel fatto che il vecchio muore ma il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati”.
A incaricarsi di aprire e inquadrare il dibattito è stato Mauro Casadio, del Coordinamento Nazionale della Rete dei Comunisti, con un’introduzione che ha spiegato i motivi dell’apertura di un approfondimento analitico inaugurato dalla due giorni romana e che vedrà altre tappe di riflessione e confronto nei prossimi mesi.
In un contesto caratterizzato da un mondo multipolare animato da potenze di vario tipo e da blocchi geopolitici in competizione tra loro – situazione in evidente stallo – nel mondo occidentale le classi dominanti sono in preda ad una crisi di egemonia senza precedenti, evidenziate dall’affermazione di nuovi movimenti di contestazione che in alcuni paesi hanno caratteristiche progressiste ed in altri marcatamente di destra. La vittoria dei No nel referendum italiano, della Brexit a Londra, o prima ancora dell’Oxi nel referendum greco dimostrano una crescente perdita di controllo da parte delle classi dirigenti occidentali da relazionare, secondo Casadio, alla crisi di status e prospettive di interi pezzi delle società che per decenni avevano invece garantito la stabilità dei paesi imperialisti. “L’incepparsi delle funzioni della politica nell’occidente capitalistico è il sintomo che le tendenze della struttura economica e produttiva entrano in conflitto con la sovrastruttura politica, istituzionale ed anche culturale ereditata dalla fase precedente, vedi ad esempio i processi di accentramento decisionale per la costituzione dell’Unione Europea ed il contrarsi della democrazia rappresentativa. E’ in questo passaggio che la politica, quale snodo fondamentale dell’egemonia della borghesia – ha spiegato Casadio – manifesta i “fenomeni morbosi” ricordati da Gramsci e che oggi vediamo palesemente sotto i nostri occhi. Questa non è più il collettore tra i “dominanti” ed i “dominati”; quello che si apre è un lungo periodo di transizione dove i riferimenti politici e culturali a noi noti verranno nettamente modificati dalle forze sociali che si stanno mettendo in moto sotto la “pressa” della crisi”.  
Nella relazione Casadio ha spiegato che siamo di fronte ad una crisi politica effetto di una crisi di sovrapproduzione del capitale che si manifesta come uno stato permanente di impossibilità di crescita che produce un incrudimento del dominio di classe e un attacco senza precedenti ai salari e di un aumento esponenziale dello sfruttamento.
Questo mentre, ha fatto notare Casadio, l’emergere di nuove potenze a livello mondiale accompagna il lento declino della superpotenza statunitense, subentrata a sua volta all’imperialismo britannico e francese attraverso i tragici tornanti della prima e poi della seconda guerra mondiale. Di fronte a un cambiamento epocale come quello in corso occorre, secondo Casadio, puntare sull’approfondimento teorico e sulla sperimentazione, confermando la vigenza degli strumenti di lettura della realtà offerti dal marxismo tenendo conto però che le modalità in cui si presenta oggi lo sviluppo del capitalismo sono storicamente diverse da quelle conosciute in passato, e che i rapporti di forza non sono certo a favore delle classi sfruttate nonostante le crescenti contraddizioni di fondo del Modo di Produzione Capitalista.

 

Dopo l’introduzione si è aperta una prima sessione di dibattito sulle condizioni del Modo di Produzione Capitalista, da non confondere con il Capitalismo, cioè con la forma che il modo di produzione assume di volta in volta. Una confusione, hanno spiegato le relazioni, alla base di letture sbagliate che scambiano le contraddizioni secondarie, ovvero le specifiche manifestazioni emerse nei diversi momenti storici, con la tenuta o meno del Modo di Produzione in quanto tale.

Ad aprire la sessione di sabato mattina è stato Roberto Fineschi, allievo del compianto Alessandro Mazzone, con una relazione intitolata “Modo di Produzione Capitalistico e capitalismi. Epoca, fasi e soggetti storici”.
A seguire è intervenuto Luciano Vasapollo con una relazione intitolata “Modo di Produzione Capitalista e andamento ciclico delle crisi” supportata da numerosi grafici che dimostrano come la caduta tendenziale del saggio di profitto intuita da Marx sia ormai evidente anche empiricamente. Questo spiega perchè siano falliti i ripetuti tentativi di uscire dalla crisi capitalistica dei primi anni Settanta.

 

Il pomeriggio di sabato è stato invece dedicato ad una sessione di carattere storico, aperta da una relazione di Giorgio Gattei intitolata “La sinistra, il risparmio e l’Europa” nella quale l’economista ha preso di petto quei settori di lavoro dipendente equiparabili all’aristocrazia salariata che nei decenni scorsi hanno creduto di poter diventare proprietari attraverso forme di rendita, speculazione finanziaria o immobiliare e che oggi si trovano di fronte all’attacco al risparmio decretato dall’Unione Europea.

A seguire è intervenuto lo storico Raul Mordenti con una relazione dal titolo “Usare la nostra storia per scrivere la nuova storia”. L'intuizione gramsciana si rivela di estrema attualità, anche se rimane più facile individuare il vecchio che muore (vedi ad aesempio l'alleanza di forze e soggetti che hanno votato per il Si al referendum) piuttosto che il nuovo che non riesce a nascere.

La densa sessione pomeridiana è stata completata da un secondo intervento complementare di Luciano Vasapollo – “Critica marxiana del Modo di Produzione Capitalistico nella fase della competizione globale” – e poi dalla relazione di Mino Carchedi, dedicata a “L’esaurimento dell’attuale fase storica del capitalismo”.

Il dibattito è ripreso domenica mattina con la relazione di Francesco Piccioni dedicata alla traiettoria del movimento comunista internazionale, dal titolo “Dove e quando abbiamo perso?”. Il brusco stop subito nel 1919 nel resto d'Europa alla rottura rivoluzionaria del 1917 in Russia, ha trascinato con sé questioni irrisolte sul piano del cambiamento di modo di produzione che si sono poi trasformate in sconfitta nello scontro globale con il capitalismo. E' stata poi la volta di alcuni interventi di compagni provenienti da varie parti d’Italia (Nobile, Olivo, Vetrano) mentre nel corso dei lavori sono stati letti i contributi pervenuti da Giorgio Cremaschi, Carlo Formenti e dal Laboratorio Casamatta di Napoli.

A chiudere la due giorni di dibattito e a tirare le fila del ragionamento è stato Sergio Cararo, del Coordinamento Nazionale della Rete dei Comunisti che ha sottolineato il “metodo” seguito negli anni dalla Rete dei Comunisti per arrivare a sintesi su questioni come l'attualità dell 'imperialismo, l'inchiesta sulla composizione di classe del blocco sociale antagonista nel XXI secolo, la natura imperialista del progetto dell'Unione Europea. L'analisi teorica rimane lo strumento decisivo per una conseguente azione politica, sociale, sindacale, ideologica nel conflitto di classe. Il forum segna infatti l'inizio di un percorso di ricerca, confronto, analisi sul cambiamento di fase storica, La sintesi arriverà quando tale percorso avrà sviscerato sufficientemente tutti i dati e i nessi indispensabili attraverso un vero processo da “intellettuale collettivo”.

Alcune delle relazioni realizzate durante il forum “Il vecchio muore ma il nuovo non può nascere” sono già disponibili in formato video su www.retedeicomunisti.org e su www.contropiano.org mentre una pubblicazione cartacea ad hoc raccoglierà a breve tutti i materiali e gli interventi. 

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1 Commento


  • Elena Spadari

    Seguo con interesse il dibattito sviluppato nel Forum del 17-18 scorsi a Roma e vi chiedo:
    se il vecchio e nuovo si riferiscono al sistema di relazioni sociali e internazionali, perché dite che un nuovo sistema "non può nascere"?
    Che il vecchio stia morendo e infetti l'atmosfera è evidente, ma perchè un nuovo sistema non può nascere?

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