1 La cura non può mai prescindere da una richiesta.
È questa a connettere anamnesi, diagnosi, interventi e lavoro sul senso.
2 Ogni cura, sociale, familiare, fisica e psicologica che sia, è speculare al tempo e allo spazio in cui è inserita.
3 Ogni cura è un atto politico. Attraverso di essa si definisce, si consolida e talora si trasforma una visione del mondo.
4 La cura è connessa ai bisogni.
In parte dipende da pregresse gerarchie, in altra le ridefinisce.
5 La cura dipende dalla percezione che si ha dei propri bisogni, che spesso rappresenta un primo passaggio di comprensione e trasformazione, propedeutico per quelli successivi.
6 L’asimmetria nella cura deve essere regolamentata da un’etica integrata, che muove dal riconoscimento dell’altro come alterità irriducibile; comprende il limite, il fallimento e il danno, e contempla il rifiuto.
7 L’ascolto, la dialettica, la falsificabilità, la partecipazione al campo sono i pilastri di ogni cura.
8 I confini della e nella cura sono oggetto di osservazione e di intervento.
Cambiano nel tempo e nello spazio, sono causa ed effetto insieme, e nel tempo riorganizzeranno spazi esteriori ed interiori.
9 La cura avrà sempre a che fare con parti ignote, a cui dare forma.
10 La cura dovrebbe tendere a garantire un’autocura tutte le volte che strumenti e capacità si rivelano disponibili, e deve adoperarsi affinché lo siano quanto più possibile.
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