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Com’è profondo il male…

Ok.

È vero che le sardine tolgono spazi pubblici agli altrimenti onnipresenti Salvini e Meloni.

È giusto non prendersela con loro perché non hanno ancora abolito la proprietà privata e collettivizzato i mezzi di produzione.

È doveroso non chiedere loro di risolvere i pluridecennali problemi della sinistra e del paese in dieci giorni o poco più.

È comprensibile sostenere che si tratti di popolo che si autorappresenta in attesa di una rappresentanza politica.

Epperò.

I sei punti politici presentati a Roma sono un po’ una cazzata o, quando va bene, delle grandi banalità, tipo la richiesta di un’informazione corretta (ciao belli!).

L’unica cosa sensata è l’abrogazione dei decreti sicurezza, il resto è da pazzi o da ragazzini “con la faccia di chi a scuola non vuole fare l’occupazione perché è illegale” (cit.).

Poi c’è un punto strano, un po’ stupido e un po’ (involontariamente) comico: l’equiparazione della violenza verbale a quella fisica. A pensarci bene, si tratta di un bel favore per un futuro regime: pensate a quanti arresti per una parola fuori posto…

Vale comunque anche il contrario: con la certezza che mandare affanculo Salvini sia uguale a dargli una bastonata, voi cosa fareste?

* La foto è di Patrizia Cortellessa

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

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2 Commenti


  • yakoviev

    I “punti” sono un “programma” reazionario. Se n’è accorta addirittura Barbara Spinelli (vedi articolo sul Fatto), ma voi ancora no. Mi raccomando, accorrete numerosi a fare la claque al PD e surrogati


  • Pasquale

    Il movimento delle sardine, nato qualche mese fa in Italia sta emergendo in tutta la sua forza espressiva e presenza fisica. Da un probabile stratagemma immaginato da quattro amici, presumibilmente per sostenere, in Emilia Romagna, la candidatura alle elezioni regionali di Stefano Bonaccini, si è trasformato rapidamente in un fenomeno di massa che ha riempito le piazze di tutta Italia. La caratteristica principale, ufficialmente, è quella di combattere l’odio diffuso che la destra ha contribuito a creare negli ultimi tempi e modificare i toni e il linguaggio in uso nella comunicazione in politica, nonché riempire i vuoti che la politica stessa ha prodotto. Una politica diventata cialtrona e becera per cui le sardine chiedono a gran voce una inversione di tendenza. Ma sappiamo bene che i problemi reali del paese non possono ricondursi a una semplice connessione con l’estetica, al contrario sono tematiche concrete, perché reali sono gli oppressi, i deboli e tutti i poveri che più degli altri pagano il prezzo della crisi e le conseguenze di un capitalismo disumano e spietato. Di sicuro e reale c’è la fisicità delle piazze, finalmente si scende di nuovo nell’arena, una spinta dal basso che fa ben sperare. Piazza San Giovanni è stata un bel colpo d’occhio, l’auspicio è che questo movimento non faccia la fine di tanti altri, girotondi, popolo viola, popolo arancione etc…ma che col tempo diventi la nuova sinistra, una vera sinistra che riesca a compattarsi per fare argine alla destra reazionaria che avanza. Un errore, però, non bisogna commettere. Demonizzare i Comunisti, quelli veri, come si è fatto con alcuni militanti a Firenze che stavano facendo semplice opera di volantinaggio, mezzo storico di comunicazione dei comunisti, o ammonendo qualcuno perché ancora, bontà sua, ha il coraggio di sventolare la bandiera rossa con la falce e martello, dimenticando che i comunisti non s’infilano nelle piazze, i comunisti nelle piazze, storicamente ci sono sempre stati. Per portare idee di uguaglianza sociale, libertà e lotta per i diritti. Come stanno facendo le sardine del resto. E’ un enorme abbaglio accodarsi al teorema della UE che equipara il comunismo al nazismo, è una disonestà oscurantista, una operazione di revisionismo storico. E’ solo superficialità, dice Thomas Mann e chi lo fa è solo apparentemente un democratico, ma nel profondo del suo cuore è già fascista e riserva tutto il proprio odio al comunismo. Questa ondata di rinnovamento crescerà e si espanderà, ci vorrà tutto il tempo che le sardine hanno bisogno, ma quanto prima si troveranno nella condizione di dover scegliere la loro collocazione politica come è naturale che sia. Combattere il capitale e tutto ciò che ne consegue in termini di precariato e sfruttamento oppure continuare a sostenere i governi borghesi dei quali anche ‘certa sinistra’ è stata parte integrante o addirittura, come nel governo attuale, protagonista. E’ inutile girarci intorno, non ci può essere impegno politico a sinistra prescindendo dalla lotta di classe. Ilva, Whirlpool e molte altre crisi aziendali sono lì a confermarlo. Bisogna sentire dal profondo ogni ingiustizia e stare davvero al fianco degli sfruttati, degli emarginati, dei migranti e di tutti i poveri per battersi e unificare la lotta contro le forze del male, contro la destra reazionaria, contro i poteri forti di una Unione Europea che ci vuole servi, e contro un sistema capitalistico che schiaccia sempre più la dignità dei lavoratori producendo impoverimento e rimarcando lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Una lotta senza se e senza ma, così come insegnano le rivoluzioni latinoamericane, per l’uguaglianza, i diritti e la Libertà e per costruire concretamente e realmente le basi per un mondo migliore.
    Pasquale Aiello

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