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Il nemico è in città

Chi è il nemico nelle nostre città e come lottiamo contro di esso? Su queste domande sabato pomeriggio il centro sociale Corto Circuito di Roma, ha ospitato l’incontro nazionale promosso dalla Carovana delle Periferie per confrontarsi con le altre realtà politiche e sociali che lottano dentro le contraddizioni metropolitane nel nostro paese. Nella riunione sono intervenuti compagni e attivisti da Milano, Napoli, Bologna, Livorno, Cassino, Torino. Impossibilitati a partecipare i compagni di Genova e quelli dell’assemblea popolare di Bagnoli.

L’individuazione del nemico e il come rivolgere contro di esso la rabbia e le istanze popolari, non è affatto secondario soprattutto per chi agisce sul terreno metropolitano e nelle periferie, dove la destra o i poteri forti hanno spesso gioco facile nello scaricare le frustrazioni dei settori popolari verso finti bersagli ma “a portata di mano”: migranti, rom, autisti dei mezzi pubblici, impiegati dei servizi etc. Rovesciare i fattori e portare la gente a mobilitarsi contro il vero nemico, presuppone una visione lucida dei responsabili del massacro delle esigenze e delle condizioni di vita popolari. Da un lato le amministrazioni locali subalterne e complici con i diktat privatizzatori e tagliatori che vengono dal governo e da Bruxelles o comunque ingabbiate dentro la gabbia dell’obbligo di pareggio di bilancio che ha ormai superato anche il patto di stabilità. Anche gli amministratori locali meglio intenzionati si trovano davanti a scelte non mediabili: o l’accettazione dei vincoli o la rottura con essi e la minaccia dei commissariamenti. Ci sono poi i nuovi poteri forti che stanno sussumendo e disgregando i vecchi. I palazzinari vengono cooptati o marginalizzati da società più grandi che dispongono di maggiore liquidità e dalle multinazionali. Da tempo assistiamo all’assalto capitalistico sulle città per metterle “a valore” secondo i criteri del profitto privato. I governi centrali e locali ne agevolano gli appetiti con le privatizzazioni a tappeto dei servizi pubblici e del patrimonio abitativo.

La seconda domanda posta nella discussione pone il problema di quali sono i settori sociali che si riesce a coinvolgere nel conflitto metropolitano e quali mancano. Sono note le difficoltà a mettere effettivamente insieme vertenze diverse espressione di settori sociali diversi. Occupanti di case, inquilini delle case popolari, inquilini delle case pubbliche già privatizzate, ceti medi impoveriti dai pesanti cambiamenti legislativi ed economici intervenuti in questi dieci anni, disoccupati – giovani e meno giovani – che stanno cercando la leva per avviare una movimento per il lavoro e il reddito. La Carovana delle Periferie ha provato a rispondere a questa difficoltà dandosi l’obiettivo della costruzione dell’organizzazione sociale di massa guidata da una visione “politica” – cioè complessiva e non parcellizzata – della città e delle sue contraddizioni. Una sintesi che non è un programma con duecento obiettivi diversi ma l’individuazione degli obiettivi capaci di ricomporre un blocco sociale intorno alla definizione dei propri interessi in antagonismo ad altri interessi definiti. Carovana al Corto

Quali possono essere i punti comuni a tutti coloro che lottano nelle città, ossia in quelle situazioni “particolari” che però presentano ormai contraddizioni sempre più simili? Basta pensare che l’emergenza abitativa è esplosa anche in città una volta immuni al problema. Lo hanno testimoniato gli interventi dei compagni di Milano, Bologna, Livorno. Un primo elemento comune lo ha fornito il governo con il Testo Unico sui Servizi Pubblici Locali (all’interno della legge Madia) che punta alla privatizzazione di tutti i servizi, alla reintroduzione dell’obbligo della remunerazione per le aziende private che si accaparrano i servizi e ad un sistema di sanzioni verso le amministrazioni locali che non privatizzano. C’è poi la necessità della rottura con il ricatto del debito e dell’obbligo di pareggio di bilancio come forma di sopravvivenza e possibilità di decidere dove e come destinare le risorse disponibili delle amministrazioni locali. Infine c’è il come dare alla gente la possibilità di decidere su quanto avviene nel proprio territorio – sia essa una grande opera inutile o l’installazione di un campo rom – per responsabilizzare tutti e affrontare sia le vertenze necessarie che depotenziare le strumentalizzazioni della destra.  L’esperienza delle assemblee popolari di Napoli o la proposta dei Comitati popolari di controllo, diventano materia di confronto reale e sperimentazione su questo.

La discussione e il confronto si sono aperti con grande interesse da parte di tutte le città presenti. Tra i primi appuntamenti c’è stato l’appello e la proposta di mobilitazione nelle varie città contro il Testo unico sulle privatizzazioni dei servizi locali intorno alla data del 13 giugno (anniversario della vittoria del referendum sull’acqua) e un appuntamento nazionale a fine giugno per fare il punto in previsione dell’autunno. Sullo sfondo, si affaccia la proposta dello  sciopero generale annunciato per ora dall’Usb e lo scontro frontale sul referendum/plebiscito di Renzi a ottobre. Nelle aree metropolitane di questo paese è tempo che si respiri un’aria molto diversa da quella mefitica irrorata dalle classi dominanti.

 

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