La Francia ci ha dato la rivoluzione borghese, la tripartizione dei poteri, i fondamenti della democrazia liberale. Ed anche l’aver affrontato la stagione d’oro del nazifascismo senza allinearsi mai completamente, neanche durante l’occupazione tedesca, mettendo in campo un movimento di Resistenza popolare paragonabile a quello italiano, per dimensioni e composizione politica.
La Francia, peraltro, ha mantenuto per tutto il dopoguerra ben salda – nella coscienza del popolo e persino nei comportamenti della classe dirigente – la “discriminante repubblicana”. Ovvero la conventio ad excludendum nei confronti dei fascisti seguaci dei Le Pen padre e figlia, al punto che anche una sedia vuota avrebbe vinto il ballottaggio contro un fascista candidato a qualsiasi carica nazionale.
Non è più così. Anzi, quella discriminante antifascista è stata rovesciata molto rapidamente – nel corso di pochi anni, non giorni – in discriminante “anticomunista”, considerando nella definizione un po’ di tutto, da La France Insoumise di Mélénchon, al Pc strettamente inteso, gruppi più o meno radicali, “antisistema”, “autonomi”, ecc.
Il progressivo slittamento da un assetto “politicamente corretto e approvato” di stampo democratico-socialista al suo opposto liberista-fascista ha trovato nella morte di un fascista per strada l’occasione per sancire il passaggio “epocale” ad un diverso assetto ideologico nazionale.
L’episodio in sé era persino inadatto allo scopo. Quel che è accaduto a Lione è di solare chiarezza, illuminato dai video e rivendicato dai fascisti. In sintesi estrema: un gruppo nazifascista locale decide di impedire o disturbare una conferenza – in una sala, neanche in piazza – con una parlamentare europea degli Insoumises.
Prima ancora che inizi, un gruppo di “fascio-femministe” (l’ossimoro è già rivelatore…) viene mandato avanti a provocare una qualche reazione da parte degli organizzatori, mentre i maschietti – integralmente mascherati e in parte armati di bastone – attendono nascosti a un centinaio di metri di distanza.
Quando la discussione si fa più accesa partono all’assalto e vengono contrastati da un “servizio d’ordine” fatto di militanti completamente disarmati e a volto scoperto (avevano organizzato una conferenza, non un “agguato”).
Come in ogni rissa di questo tipo, i più “focosi” di entrambi gli schieramenti rischiano di restare isolati dal proprio gruppo, finendo per prenderle anziché per darle.
Quentin Deranque resta isolato, i suoi non cercano di recuperarlo, finisce a terra colpito da diversi pugni. Poi si rialza, raggiunge i suoi, continua a stare in piazza fin quando la polizia (che non aveva risposto alla richiesta preventiva dell’europarlamentare) non arriva a “ristabilire la calma”.
Solo ore dopo, quand’è ormai buio, Quentin si presenta ad un pronto soccorso per gli accertamenti del caso, ma rifiuta di farsi ricoverare. Va via con i suoi e qualche ora dopo muore. Un aggressore “sfortunato”, che ha sbagliato anche la scelta medica.
Scandalo! “Omicidio volontario”! Arrestate tutti e mettere fuorilegge La France Insoumise e tutti i comunisti!
Il sistema politico-mediatico francese, pressoché all’unisono, fa partire il tam tam che rovescia 80 anni di “discriminante repubblicana” dall’antifascismo all’anticomunismo. I “socialisti” alla Glucksmann – eletto deputato solo perché avevano formato una lista elettorale insieme ai “reprobi” – si allinea a velocità pazzesca, confermando la scelta fatta con l’appoggio “tecnico” al governo minoritario del macroniano Lecornu.
Gli stessi media che hanno definito le manifestazioni di milioni di persone a difesa delle pensioni come un movimento “debole” o “in riflusso“, che avevano denigrato le 500.000 persone che hanno manifestato lo scorso settembre nell’ambito del movimento “Blocchiamo tutto”, che hanno minimizzato le decine di migliaia di ecologisti contro i megabacini idrici, e che non parlano affatto delle manifestazioni in omaggio alle frequenti vittime della polizia, hanno offerto una tribuna inedita ai fascisti lionesi.
Il cronista della tv LCI diventa addirittura lirico: “Per la prima volta, l’estrema destra identitaria ha riunito più di 3.000 persone in Francia. Lo sconvolgimento politico continua“.
Tremila nazisti contano più di milioni contro il governo… Basterebbe questo per dare il senso e la misura dell’operazione: nazificare la sinistra, denazificare l’estrema destra, questo è l’ordine arrivato nelle redazioni.
Liberali e conservatori – la finanza e il complesso militare-industriale – hanno scelto: caduto Macron, il prossimo presidente della Republique non dovrà essere un “rosso” (Mélénchon è tuttora il più accreditato antagonista di qualsiasi altro candidato e la destra fascista per la prima volta da 80 anni è in testa a tutti i sondaggi) e quindi un fascista va benissimo.
L’ordine alle redazioni è comunque europeo, quasi centralizzato. Il giornale dell’establishment italiano – il Corsera – comincia a pubblicare pensosi editoriali in cui Le Pen padre è dipinto come “non propriamente fascista”… Anzi, “si era presentato ai capi della Resistenza nella sua Bretagna, ed era stato rimandato a casa perché troppo giovane”.
E’ vero, poi entrò nell’Oas – un’organizzazione terroristica di estrema destra contraria alla decolonizzazione dell’Algeria e che per questo cercò di uccidere Charles De Gaulle – ma neanche quella era davvero fascista. Anzi, era solo conservatrice, quasi gollista… Contraddizioni interne ai liberali, insomma…
E quindi la figlia Marine, perché gettarle quella croce addosso, accompagnamola all’Eliseo come abbiamo fatto con “Gioggia” a Palazzo Chigi. Che sarà mai, mica ci faranno marciare al passo dell’oca, no? I veri “violenti” stanno a sinistra, pretendono persino di difendersi dagli assalti… e che diamine…
Non c’è da ridere, non è solo “una cazzata particolare” di un opinionista molto ben stipendiato. E’ un ordine di scuderia. E di classe.
La crisi europea – ed euro-atlantica – appare senza via d’uscita? Blindiamo il potere, spegniamo la dialettica politica, delegittimiamo il conflitto sociale ordinario (scioperi, manifestazioni, ecc), mettiamo fuorilegge il pensiero che ci disturba (la solidarietà con i palestinesi sottoposti a genocidio è reato sia in Francia che in Germania e Gran Bretagna di fatto). Diamo il potere politico in mano ai fascisti, e diciamo che tali non sono.
L’importante è avere dei guardiani feroci a difesa dei rapporti di proprietà, della “libertà di impresa”, che ci proteggano dai “bolscevichi”. E’ vero, oggi non ci sono, ma se la crisi si aggrava potrebbero tornare. Meglio costruire argini e gabbie, militarizzare preventivamente…
Questa è l’Europa attuale, in attesa che i nazisti veri – quelli tedeschi, dell’Afd – arrivino al governo e si ritrovino a disposizione il “riarmo” deciso per “difenderci dalla Russia”.
Questo è il “giardino” dove prosperano libertà e diritti umani. Un po’ meno libertà, un po’ meno diritti, un po’ meno salario, qualche manganellata in più… E che sarà mai…
L’anticomunismo, l’insofferenza per la giustizia sociale, è la vera cifra del potere capitalistico nella crisi. Nessuno sottovaluti la serietà delle conseguenze, sia politiche che pratiche.
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