In Parlamento inizia la discussione sul Disegno di legge Delrio. A Roma Mercoledi 28 gennaio, manifestazione alle ore 17.00 Piazza Capranica (Montecitorio).

Negli ultimi mesi assistiamo a un’escalation sempre più evidente di repressione politica: una strategia che punta a impedire le manifestazioni, a intimidire chi scende in piazza e a criminalizzare il movimento di solidarietà con il popolo palestinese.
È in corso una vera e propria guerra psicologica per scoraggiare la partecipazione, colpire il dissenso e limitare il diritto costituzionale alla libertà di espressione e di manifestazione.
Le mobilitazioni degli ultimi due anni — in particolare quelle di settembre e ottobre — hanno dimostrato la forza di questo movimento: scioperi generali, manifestazioni oceaniche, culminate il 4 ottobre a Roma con oltre un milione di persone in piazza per la Palestina. Un numero che ha spaventato il governo.
Non è un caso che proprio in quella fase arriva il cosiddetto “piano di pace” di trump: un piano che di pace non ha nulla, un progetto apertamente colonialista, che punta alla cancellazione di gaza, alla sua “ricostruzione” sulle macerie e all’espulsione del popolo palestinese.
Parallelamente, da destra alla cosiddetta sinistra, avanza un attacco legislativo senza precedenti.
Sono sette i disegni di legge attualmente all’esame della commissione: quelli presentati da Massimiliano Romeo (Lega), Maurizio Gasparri (forza italia), Ivan Scalfarotto (italia viva) e, già dal novembre scorso, anche da Graziano Delrio (partito democratico), a cui si sono aggiunti i testi di Fratelli d’Italia, movimento 5 stelle e noi moderati.
È particolarmente grave il ruolo di Delrio e dei firmatari del suo disegno di legge, che ritenendo “insufficiente” il ddl Gasparri 1627, hanno scelto di superarlo a destra, presentando il ddl 1722, che rafforza ulteriormente l’equiparazione tra antisionismo e antisemitismo.
Un salto di qualità repressivo che chiarisce l’obiettivo politico: mettere un vero e proprio bavaglio sulla Palestina, colpire il movimento, rendere rischioso e perseguibile esprimere solidarietà al popolo palestinese e denunciare i crimini dello stato di Israele.
In questo quadro si adotta la definizione ihra di antisemitismo, secondo la quale:
“L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei.
Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o le loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto.”
Una definizione che viene strumentalizzata per confondere deliberatamente la critica politica allo stato di Israele con l’odio antiebraico, aprendo la strada alla repressione delle piazze, alla censura e alla criminalizzazione del dissenso.
Noi lo diciamo con forza: il movimento per la Palestina non è antisemita.
L’antisemitismo è odio verso gli ebrei in quanto tali, e noi questo odio non lo abbiamo.
Esistono in tutto il mondo ebrei antisionisti, che rifiutano che la propria identità venga usata per giustificare occupazione, apartheid e genocidio.
Opporsi al progetto sionista e criticare lo stato di Israele non solo è legittimo, è doveroso.
Benjamin Netanyahu, responsabile politico dello sterminio in corso a gaza, dovrebbe essere arrestato per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, come affermato dalla corte penale internazionale.
Questo dimostra chiaramente chi è il vero criminale e chi, invece, viene colpito per aver denunciato l’ingiustizia.
Il fatto che in Italia si tenti di imporre per legge il silenzio sulla Palestina e sulle responsabilità di Israele dimostra come gli apparati politici e ideologici israeliani stiano imponendo i propri diktat anche qui, esportando un modello repressivo che punta a normalizzare guerra, occupazione e apartheid.
È in atto un processo di israelizzazione della società, sostenuto dalla stretta repressiva in italia, in cui chi denuncia un genocidio viene perseguito, mentre chi lo commette viene protetto.
Siamo orgogliosamente antisionisti e non permetteremo che decreti repressivi e leggi liberticide ci zittiscano.
Per questo scendiamo di nuovo in piazza.
mercoledì 28 gennaio
ore 17:00
Roma – Piazza Capranica (Montecitorio)
Non ci faremo zittire.
Non ci faremo intimidire.
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