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	Commenti a: Teoria marxista della conoscenza e lavoro intellettuale	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Thu, 10 Aug 2017 19:32:47 +0000</lastBuildDate>
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		<title>
		Di: Italo Nobile		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Italo Nobile]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Aug 2017 19:32:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sia lei che il mio precedente interlocutore credo stiate facendo delle osservazioni che non concernono quanto detto da me. Io ho semplicemente asserito che due operazioni fatte ognuna con un diverso sistema di numerazione possono essere equivalenti tra loro e dunque non sono rilevanti per stabilire la questione della verità degli enunciati matematici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sia lei che il mio precedente interlocutore credo stiate facendo delle osservazioni che non concernono quanto detto da me. Io ho semplicemente asserito che due operazioni fatte ognuna con un diverso sistema di numerazione possono essere equivalenti tra loro e dunque non sono rilevanti per stabilire la questione della verità degli enunciati matematici.</p>
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		<title>
		Di: De Marco		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[De Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Aug 2017 07:44:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vorrei menzionare l&#039;«Introduzione metodologica » nella sezione livres-books del sito www.la-commune-paraclet.com 
Paolo De Marco

NB: Se 2 e 2 fanno 4 o 22 allora la questione riguarda la confusione sull&#039;operatore non del tutto chiarito – o formalizzato – rispetto al oggetto di studio. Questa era già una delle lezioni maggiori della « Repubblica » di Platone con i colpi di scena logici di Socrate. Questo, prendendo atto di una mancata conclusione della catena logica, ricominciava l&#039;investigazione da un altro angolo. Kant e Marx dopo di lui fanno una distinzione cruciale tra investigazione e esposizione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei menzionare l&#8217;«Introduzione metodologica » nella sezione livres-books del sito <a href="http://www.la-commune-paraclet.com" rel="nofollow ugc">http://www.la-commune-paraclet.com</a><br />
Paolo De Marco</p>
<p>NB: Se 2 e 2 fanno 4 o 22 allora la questione riguarda la confusione sull&#8217;operatore non del tutto chiarito – o formalizzato – rispetto al oggetto di studio. Questa era già una delle lezioni maggiori della « Repubblica » di Platone con i colpi di scena logici di Socrate. Questo, prendendo atto di una mancata conclusione della catena logica, ricominciava l&#8217;investigazione da un altro angolo. Kant e Marx dopo di lui fanno una distinzione cruciale tra investigazione e esposizione.</p>
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		<title>
		Di: Italo Nobile		</title>
		<link>https://contropiano.org/fattore-k/2017/08/03/teoria-marxista-della-conoscenza-lavoro-intellettuale-094464#comment-83060</link>

		<dc:creator><![CDATA[Italo Nobile]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2017 08:27:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Volendo sintetizzare io ho parlato del relativismo e ho proposto alcune ipotesi. Poi ho semplicemente detto che l&#039;esistenza di diversi sistemi di numerazione ha poco a che vedere con il relativismo. Infine ho detto che alcune ipotesi sono considerate vere anche dopo il passaggio da un modo di produzione ad un altro. Non credo ci aver confuso i presunti due livelli (quello della legittimazione e quello della validità). Non credo che questa distinzione sia condivisa universalmente. Credo che esso non possa essere considerata rigidamente e che a livello scientifico e filosofico si possa e si debba discutere e si discuta anche del livello normativo. Gli assiomi di un sistema di logica e di matematica non vengono discussi fino a che si lavora con gli enunciati di quel sistema. Tuttavia il matematico può chiedersi (e lo fa) se in quel sistema non ci sia una contraddizione che metterebbe in questione almeno uno degli assiomi
Infine considerare secundum lege anche le scelte che non sono dedotte dalla legge è un errore logico. Se io rispettando un divieto stradale debbo scegliere tra più itinerari, questa seconda scelta non è né secondo norme né è scelta di norme a meno che non diventi poi una consuetudine (in questo caso retrospettivamente mi si potrebbe attribuire una scelta di norme e quelli  che verrebbero dopo di me farebbero una scelta secondo norme ma penso che stiamo comunque forzando il ragionamento)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Volendo sintetizzare io ho parlato del relativismo e ho proposto alcune ipotesi. Poi ho semplicemente detto che l&#8217;esistenza di diversi sistemi di numerazione ha poco a che vedere con il relativismo. Infine ho detto che alcune ipotesi sono considerate vere anche dopo il passaggio da un modo di produzione ad un altro. Non credo ci aver confuso i presunti due livelli (quello della legittimazione e quello della validità). Non credo che questa distinzione sia condivisa universalmente. Credo che esso non possa essere considerata rigidamente e che a livello scientifico e filosofico si possa e si debba discutere e si discuta anche del livello normativo. Gli assiomi di un sistema di logica e di matematica non vengono discussi fino a che si lavora con gli enunciati di quel sistema. Tuttavia il matematico può chiedersi (e lo fa) se in quel sistema non ci sia una contraddizione che metterebbe in questione almeno uno degli assiomi<br />
Infine considerare secundum lege anche le scelte che non sono dedotte dalla legge è un errore logico. Se io rispettando un divieto stradale debbo scegliere tra più itinerari, questa seconda scelta non è né secondo norme né è scelta di norme a meno che non diventi poi una consuetudine (in questo caso retrospettivamente mi si potrebbe attribuire una scelta di norme e quelli  che verrebbero dopo di me farebbero una scelta secondo norme ma penso che stiamo comunque forzando il ragionamento)</p>
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		<title>
		Di: Italo Nobile		</title>
		<link>https://contropiano.org/fattore-k/2017/08/03/teoria-marxista-della-conoscenza-lavoro-intellettuale-094464#comment-83049</link>

		<dc:creator><![CDATA[Italo Nobile]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2017 21:36:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Eros Barone opera una distinzione tra legittimità e validità che è a mio parere interna all&#039;uso che egli (o la comunità filosofica a cui fa riferimento) fa dei termini &quot;legittimità&quot; e &quot;validità&quot;, stante il fatto che il primo termine ha una valenza quasi giuridico-politica (si pensi a Weber) che il secondo termine ha perso (semmai lo avesse in origine). E&#039; per questo che ritengo indispensabile un chiarimento di natura linguistica. Non c&#039;è niente di singolare. La risposta apre più problemi di quanti ne risolva. Essa sembra presupporre che la presenza di dati anteriori alla problematica della ricerca consista di una mera interpretazione della ricerca, ma tale presupposizione erroneamente considera chiuso il dibattito sul realismo. Inoltre mette insieme oggetti, fatti e protocolli non chiedendosi per quale motivo in ognuno dei casi questi sono considerati dati e non chiedendosi se effettivamente lo sperimentatore non rifletta sulla sua attività e non immagini protocolli più rigorosi, fatti meglio accertati, oggetti realmente sussistenti. Non vorrei si confondesse il fatto che dati certi assiomi si proceda alla dimostrazione di determinati teoremi e il fatto che questi assiomi vengano messi in questione se nello sviluppo del sistema si incorre in contraddizioni (altro sono gli assiomi e altre sono le regole per cui se le regole sono convenzionalmente accettate gli assiomi lo sono sempre che lo sviluppo del sistema assiomatico non porti a contraddizioni) Insomma, ho qualche dubbio che il linguaggio normativo ci aiuti a chiarire meglio il metodo scientifico (anzi l&#039;istanza metaforica di questo tipo di discorso rischia a mio parere di aumentare la confusione). E credo che nelle osservazioni di Barone si considerino chiusi dibattiti che invece saranno ancora per molto tempo aperti.
Quanto alla questione della verità come approssimazione (ripresa in altra maniera anche da Popper) il problema a mio parere rimane quello per cui senza verità non è facile stabilire un criterio di approssimazione per cui alla fine questo secondo problema lo si cerca di risolvere facendo appello a criteri pragmatisticamente condivisi (per quanto a volte elevati aulicamente all&#039;apriori o nebulizzati in un convenzionalismo a cui non conviene più nessuno)
Infine ci sono scelte fatte all&#039;interno dei limiti stabiliti da norme che non sono scelte di norme ma non sono nemmeno scelte secondo norme. All&#039;interno cioè di scelte obbligate ci sono più possibilità che la norma non regola
Ultima osservazione: questo dibattito va un poco oltre le questioni toccate dall&#039;articolo. Ho già spiegato cosa intendevo fare quando parlavo delle regole di calcolo e non mi sembra che la discussione in atto stia approfondendo questo punto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eros Barone opera una distinzione tra legittimità e validità che è a mio parere interna all&#8217;uso che egli (o la comunità filosofica a cui fa riferimento) fa dei termini &#8220;legittimità&#8221; e &#8220;validità&#8221;, stante il fatto che il primo termine ha una valenza quasi giuridico-politica (si pensi a Weber) che il secondo termine ha perso (semmai lo avesse in origine). E&#8217; per questo che ritengo indispensabile un chiarimento di natura linguistica. Non c&#8217;è niente di singolare. La risposta apre più problemi di quanti ne risolva. Essa sembra presupporre che la presenza di dati anteriori alla problematica della ricerca consista di una mera interpretazione della ricerca, ma tale presupposizione erroneamente considera chiuso il dibattito sul realismo. Inoltre mette insieme oggetti, fatti e protocolli non chiedendosi per quale motivo in ognuno dei casi questi sono considerati dati e non chiedendosi se effettivamente lo sperimentatore non rifletta sulla sua attività e non immagini protocolli più rigorosi, fatti meglio accertati, oggetti realmente sussistenti. Non vorrei si confondesse il fatto che dati certi assiomi si proceda alla dimostrazione di determinati teoremi e il fatto che questi assiomi vengano messi in questione se nello sviluppo del sistema si incorre in contraddizioni (altro sono gli assiomi e altre sono le regole per cui se le regole sono convenzionalmente accettate gli assiomi lo sono sempre che lo sviluppo del sistema assiomatico non porti a contraddizioni) Insomma, ho qualche dubbio che il linguaggio normativo ci aiuti a chiarire meglio il metodo scientifico (anzi l&#8217;istanza metaforica di questo tipo di discorso rischia a mio parere di aumentare la confusione). E credo che nelle osservazioni di Barone si considerino chiusi dibattiti che invece saranno ancora per molto tempo aperti.<br />
Quanto alla questione della verità come approssimazione (ripresa in altra maniera anche da Popper) il problema a mio parere rimane quello per cui senza verità non è facile stabilire un criterio di approssimazione per cui alla fine questo secondo problema lo si cerca di risolvere facendo appello a criteri pragmatisticamente condivisi (per quanto a volte elevati aulicamente all&#8217;apriori o nebulizzati in un convenzionalismo a cui non conviene più nessuno)<br />
Infine ci sono scelte fatte all&#8217;interno dei limiti stabiliti da norme che non sono scelte di norme ma non sono nemmeno scelte secondo norme. All&#8217;interno cioè di scelte obbligate ci sono più possibilità che la norma non regola<br />
Ultima osservazione: questo dibattito va un poco oltre le questioni toccate dall&#8217;articolo. Ho già spiegato cosa intendevo fare quando parlavo delle regole di calcolo e non mi sembra che la discussione in atto stia approfondendo questo punto</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Redazione Contropiano		</title>
		<link>https://contropiano.org/fattore-k/2017/08/03/teoria-marxista-della-conoscenza-lavoro-intellettuale-094464#comment-83027</link>

		<dc:creator><![CDATA[Redazione Contropiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2017 08:26:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://contropiano.org/fattore-k/2017/08/03/teoria-marxista-della-conoscenza-lavoro-intellettuale-094464#comment-82873&quot;&gt;Italo Nobile&lt;/a&gt;.

La replica di Eros Barone, che si era persa nei meandri dell&#039;informatica:

È singolare che Nobile mi chieda di precisare la distinzione tra il concetto di legittimità e il concetto di validità. Tuttavia, per facilitarne la comprensione, procederò alla ‘explicatio terminorum’ che mi viene sollecitata attraverso un esempio concernente quella norma che è lo sperimentalismo (‘quaestio juris’), laddove, proprio perché lo sperimentatore non si pone il problema della legittimità di tale norma (e a tal punto in certi casi trascura di riconoscerne il carattere normativo, che considera la presenza ‘hic et nunc’ di oggetti di esperienza o di fatti o di protocolli come un dato anteriore alla problematica della ricerca, senza rendersi conto che è sempre una interpretazione dell’esperienza secondo certi criteri e mediante certi schemi e princìpi di concettualizzazione), egli confonde spesso l’efficacia e la fecondità del cosiddetto metodo sperimentale con la sua legittimità, la verità di una ipotesi con il fatto della sua conferma o della sua verifica (‘quaestio facti’). Più vigile è la consapevolezza critica di logici e matematici, che riconoscono la natura normativa delle premesse metalinguistiche dei sistemi formali di logica o di matematica: proprio per questo essi distinguono la verità o, meglio, la dimostrabilità dei teoremi dalla convenzionalità delle norme o delle regole mediante le quali possono essere costruiti sistemi nel contesto dei quali la verità di quei teoremi è dimostrabile secondo quelle norme o regole. Lei converrà che a nessun matematico o logico verrebbe in mente, oggi, di porsi il problema della verità degli assiomi di un sistema di logica o di matematica. Per quanto concerne la critica circa il relativismo, osservo: a) che il filosofo della scienza Ludovico Geymonat, insieme con altri, riconosce che nel processo conoscitivo che si svolge secondo il ritmo dell’approssimazione successiva la verità relativa è, entro certi limiti, anche una verità oggettiva, quindi una conoscenza controllabile ancorché parziale; b) che è propria delle scienze la consapevolezza della provvisorietà e storicità delle loro premesse, dei loro criteri e metodi, e delle conclusioni dei loro discorsi e delle loro indagini. D’altra parte, tengo a sottolineare che non sono vittima del pregiudizio di coloro per cui razionale è sinonimo di scientifico. La razionalità è un certo modo di procedere nel giustificare quel che pensiamo e facciamo, capace di mettere alla prova la validità dei nostri progetti e il valore delle nostre opere, e di autocorreggersi. Di fatto, le scienze sono, almeno finora, le sole forme di attività dell’uomo che siano riuscite a razionalizzare le loro scelte e le loro procedure. Si tratta perciò di sapere in che cosa propriamente consista la razionalità delle scienze di realtà e di esperienza (fra le quali, non solo virtualmente, vanno annoverati la critica dell’economia politica e lo stesso socialismo scientifico) e di stabilire se e in qual senso altre forme di attività possano diventare altrettanto razionali. Infine, gradirei sapere da Lei quali altre opzioni esistano oltre allo scegliere norme e allo scegliere secondo norme.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://contropiano.org/fattore-k/2017/08/03/teoria-marxista-della-conoscenza-lavoro-intellettuale-094464#comment-82873">Italo Nobile</a>.</p>
<p>La replica di Eros Barone, che si era persa nei meandri dell&#8217;informatica:</p>
<p>È singolare che Nobile mi chieda di precisare la distinzione tra il concetto di legittimità e il concetto di validità. Tuttavia, per facilitarne la comprensione, procederò alla ‘explicatio terminorum’ che mi viene sollecitata attraverso un esempio concernente quella norma che è lo sperimentalismo (‘quaestio juris’), laddove, proprio perché lo sperimentatore non si pone il problema della legittimità di tale norma (e a tal punto in certi casi trascura di riconoscerne il carattere normativo, che considera la presenza ‘hic et nunc’ di oggetti di esperienza o di fatti o di protocolli come un dato anteriore alla problematica della ricerca, senza rendersi conto che è sempre una interpretazione dell’esperienza secondo certi criteri e mediante certi schemi e princìpi di concettualizzazione), egli confonde spesso l’efficacia e la fecondità del cosiddetto metodo sperimentale con la sua legittimità, la verità di una ipotesi con il fatto della sua conferma o della sua verifica (‘quaestio facti’). Più vigile è la consapevolezza critica di logici e matematici, che riconoscono la natura normativa delle premesse metalinguistiche dei sistemi formali di logica o di matematica: proprio per questo essi distinguono la verità o, meglio, la dimostrabilità dei teoremi dalla convenzionalità delle norme o delle regole mediante le quali possono essere costruiti sistemi nel contesto dei quali la verità di quei teoremi è dimostrabile secondo quelle norme o regole. Lei converrà che a nessun matematico o logico verrebbe in mente, oggi, di porsi il problema della verità degli assiomi di un sistema di logica o di matematica. Per quanto concerne la critica circa il relativismo, osservo: a) che il filosofo della scienza Ludovico Geymonat, insieme con altri, riconosce che nel processo conoscitivo che si svolge secondo il ritmo dell’approssimazione successiva la verità relativa è, entro certi limiti, anche una verità oggettiva, quindi una conoscenza controllabile ancorché parziale; b) che è propria delle scienze la consapevolezza della provvisorietà e storicità delle loro premesse, dei loro criteri e metodi, e delle conclusioni dei loro discorsi e delle loro indagini. D’altra parte, tengo a sottolineare che non sono vittima del pregiudizio di coloro per cui razionale è sinonimo di scientifico. La razionalità è un certo modo di procedere nel giustificare quel che pensiamo e facciamo, capace di mettere alla prova la validità dei nostri progetti e il valore delle nostre opere, e di autocorreggersi. Di fatto, le scienze sono, almeno finora, le sole forme di attività dell’uomo che siano riuscite a razionalizzare le loro scelte e le loro procedure. Si tratta perciò di sapere in che cosa propriamente consista la razionalità delle scienze di realtà e di esperienza (fra le quali, non solo virtualmente, vanno annoverati la critica dell’economia politica e lo stesso socialismo scientifico) e di stabilire se e in qual senso altre forme di attività possano diventare altrettanto razionali. Infine, gradirei sapere da Lei quali altre opzioni esistano oltre allo scegliere norme e allo scegliere secondo norme.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: antonio		</title>
		<link>https://contropiano.org/fattore-k/2017/08/03/teoria-marxista-della-conoscenza-lavoro-intellettuale-094464#comment-82877</link>

		<dc:creator><![CDATA[antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2017 17:18:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a teoria del riflesso è quanto di più borghese che ci sia. E&#039; del primo illuminismo, il catechismo del capitalismo. Che metteva la natura prima dell&#039;uomo (oggettivo). Un uomo a-sociale &quot;soggettivo&quot;. Una scienza a-storica alla ricerca di verità assolute. Ma è tutta roba vecchia e inutile.
&quot;2+2=4 ..Ciò va spiegato nel senso che ci sono contenuti compatibili con più contesti (o più compatibili con l’evoluzione sociale) e dunque posti a livelli di conoscenza più profonda..&quot;. guardare prima: https://it.wikipedia.org/.../Teoremi_di_incompletezza_di...
Teoremi di incompletezza di Gödel - Wikipedia
2+2= 4, sono frutti di assiomi, ossia di concetti presupposti, e questi concetti presupposti NON sono fondati su NESSUNA verità, sono CONVENZIONI sociali!! NESSUNA CONOSCENZA PROFONDA!!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a teoria del riflesso è quanto di più borghese che ci sia. E&#8217; del primo illuminismo, il catechismo del capitalismo. Che metteva la natura prima dell&#8217;uomo (oggettivo). Un uomo a-sociale &#8220;soggettivo&#8221;. Una scienza a-storica alla ricerca di verità assolute. Ma è tutta roba vecchia e inutile.<br />
&#8220;2+2=4 ..Ciò va spiegato nel senso che ci sono contenuti compatibili con più contesti (o più compatibili con l’evoluzione sociale) e dunque posti a livelli di conoscenza più profonda..&#8221;. guardare prima: <a href="https://it.wikipedia.org/" rel="nofollow ugc">https://it.wikipedia.org/</a>&#8230;/Teoremi_di_incompletezza_di&#8230;<br />
Teoremi di incompletezza di Gödel &#8211; Wikipedia<br />
2+2= 4, sono frutti di assiomi, ossia di concetti presupposti, e questi concetti presupposti NON sono fondati su NESSUNA verità, sono CONVENZIONI sociali!! NESSUNA CONOSCENZA PROFONDA!!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Italo Nobile		</title>
		<link>https://contropiano.org/fattore-k/2017/08/03/teoria-marxista-della-conoscenza-lavoro-intellettuale-094464#comment-82873</link>

		<dc:creator><![CDATA[Italo Nobile]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2017 15:21:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sulla problematicità del rapporto tra la tendenza realistica e quella relativistica entrambe interne al materialismo storico-dialettico non si è mai fatto mistero nell’articolo. Non sono del tutto d’accordo con l’identificazione completa dello storicismo e del relativismo, dal momento che il primo, nella peggiore delle ipotesi, è una variante del secondo e le tesi specifiche che introduce possono anche porre limiti al relativismo stesso. Nell’articolo ho accennato (con poche pretese) a due possibili vie d’uscita.
Quanto alla questione della legittimità o della validità varrebbe la pena di un approfondimento. In primo luogo sull’uso dei termini, soprattutto quando i termini sono quelli presi dal linguaggio che a mio parere a torto viene chiamato “naturale”.  Inoltre l’introduzione all’interno di un contesto conoscitivo di una terminologia normativa sia pure supportata da una certa tradizione filosofico-scientifica rischia di generare equivoci. Che s’intende per “legittimità” e cosa si intende per “validità”  perché questi termini si contrappongano in questo contesto?  Va detto che la distinzione tra criteri (o norme) e asserzioni non viene accettata da tutte le tradizioni filosofiche, dal momento che l’esigenza di esprimere i criteri tende a problematizzare la distinzione stessa.
Quello che si è semplicemente fatto nell’articolo è stato negare che diversi sistemi di numerazione siano tra loro incommensurabili e affermare che c’è un piano in cui essi risultano equivalenti.  E questo a prescindere dal fatto che il loro uso nel corso della storia sia stato tale che l’uno escludesse (almeno in parte) l’altro. Il rischio per chi scrive è solo che la possibilità di usare diversi sistemi di numerazione venga interpretata come una  sorta di argomento per il relativismo o per una più misteriosa dialettica.
Infine non credo che la scelta sia solo scelta di norme, dal momento che le norme lasciano una libertà di scelta (anche se la scelta non è in questo caso “secondo norme” ma tra lo scegliere norme e lo scegliere secondo norme ci sono altre opzioni) e non credo che Marx accennasse ad una cosa del genere nella seconda Tesi. Ma approfondire questo tema ermeneutico andrebbe ben oltre il fine che l’articolo si poneva]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla problematicità del rapporto tra la tendenza realistica e quella relativistica entrambe interne al materialismo storico-dialettico non si è mai fatto mistero nell’articolo. Non sono del tutto d’accordo con l’identificazione completa dello storicismo e del relativismo, dal momento che il primo, nella peggiore delle ipotesi, è una variante del secondo e le tesi specifiche che introduce possono anche porre limiti al relativismo stesso. Nell’articolo ho accennato (con poche pretese) a due possibili vie d’uscita.<br />
Quanto alla questione della legittimità o della validità varrebbe la pena di un approfondimento. In primo luogo sull’uso dei termini, soprattutto quando i termini sono quelli presi dal linguaggio che a mio parere a torto viene chiamato “naturale”.  Inoltre l’introduzione all’interno di un contesto conoscitivo di una terminologia normativa sia pure supportata da una certa tradizione filosofico-scientifica rischia di generare equivoci. Che s’intende per “legittimità” e cosa si intende per “validità”  perché questi termini si contrappongano in questo contesto?  Va detto che la distinzione tra criteri (o norme) e asserzioni non viene accettata da tutte le tradizioni filosofiche, dal momento che l’esigenza di esprimere i criteri tende a problematizzare la distinzione stessa.<br />
Quello che si è semplicemente fatto nell’articolo è stato negare che diversi sistemi di numerazione siano tra loro incommensurabili e affermare che c’è un piano in cui essi risultano equivalenti.  E questo a prescindere dal fatto che il loro uso nel corso della storia sia stato tale che l’uno escludesse (almeno in parte) l’altro. Il rischio per chi scrive è solo che la possibilità di usare diversi sistemi di numerazione venga interpretata come una  sorta di argomento per il relativismo o per una più misteriosa dialettica.<br />
Infine non credo che la scelta sia solo scelta di norme, dal momento che le norme lasciano una libertà di scelta (anche se la scelta non è in questo caso “secondo norme” ma tra lo scegliere norme e lo scegliere secondo norme ci sono altre opzioni) e non credo che Marx accennasse ad una cosa del genere nella seconda Tesi. Ma approfondire questo tema ermeneutico andrebbe ben oltre il fine che l’articolo si poneva</p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: Eros Barone		</title>
		<link>https://contropiano.org/fattore-k/2017/08/03/teoria-marxista-della-conoscenza-lavoro-intellettuale-094464#comment-82867</link>

		<dc:creator><![CDATA[Eros Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2017 10:53:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nella teoria (non marxista ma) materialista della conoscenza, su cui disserta l&#039;autore  di questo articolo, in realtà è quanto mai complessa la conciliazione di due tendenze, o esigenze, che sono compresenti ed operanti nel materialismo storico-dialettico: quella del realismo e quella dello storicismo. Insistere, come è giusto che facciano gli assertori del materialismo storico-dialettico, sul principio del radicarsi nella &#039;humus&#039; della storia di qualsiasi forma e iniziativa della prassi umana, e, in particolare, sulla storicità delle scienze e della filosofia, dei loro criteri e metodi d&#039;indagine e di discorso, e delle procedure delle quali si valgono per decidere del valore di verità  delle loro ipotesi e teorie, rischia di essere interpretato come  espressione di un relativismo e di compromettere l&#039;universalità e la necessità del sapere. Per quanto riguarda il valore della conoscenza matematica (23+2=25 e/o 23+2=1), l&#039;errore in cui cade l&#039;autore è quello di ritenere che la legittimità di un criterio di calcolo sia sinonimo della sua validità: in tal caso, infatti, si confonde la natura di una norma con quella di un&#039;asserzione o, meglio, la norma di una valutazione con la valutazione secondo quella norma. In un errore del genere non si cade, invece, se il giustificare la scelta di criteri e di metodi, di princìpi e di concetti di un&#039;indagine e di un discorso è interpretato come l&#039;accertarsi se si diano condizioni necessarie o sufficienti di legittimità. Non vi sarebbero problemi di scelta se si potessero stabilire le condizioni necessarie e sufficienti della sua legittimità; ne esistono, invece, proprio perché le sole condizioni che possiamo stabilire della legittimità di quel che pensiamo e facciamo sono &#039;o&#039; quelle necessarie &#039;o&#039; quelle sufficienti, non mai quelle necessarie &#039;e&#039; sufficienti. Questa è la ragione per cui tutti i tentativi di proporre condizioni necessarie e sufficienti della legittimità delle scelte si risolvono nel disconoscimento della natura propria dello scegliere, che non è scegliere secondo norme, ma è uno scegliere norme. Marx afferma implicitamente questo principio nelle sue &quot;Tesi su Feuerbach&quot;, in particolare nella seconda di esse.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella teoria (non marxista ma) materialista della conoscenza, su cui disserta l&#8217;autore  di questo articolo, in realtà è quanto mai complessa la conciliazione di due tendenze, o esigenze, che sono compresenti ed operanti nel materialismo storico-dialettico: quella del realismo e quella dello storicismo. Insistere, come è giusto che facciano gli assertori del materialismo storico-dialettico, sul principio del radicarsi nella &#8216;humus&#8217; della storia di qualsiasi forma e iniziativa della prassi umana, e, in particolare, sulla storicità delle scienze e della filosofia, dei loro criteri e metodi d&#8217;indagine e di discorso, e delle procedure delle quali si valgono per decidere del valore di verità  delle loro ipotesi e teorie, rischia di essere interpretato come  espressione di un relativismo e di compromettere l&#8217;universalità e la necessità del sapere. Per quanto riguarda il valore della conoscenza matematica (23+2=25 e/o 23+2=1), l&#8217;errore in cui cade l&#8217;autore è quello di ritenere che la legittimità di un criterio di calcolo sia sinonimo della sua validità: in tal caso, infatti, si confonde la natura di una norma con quella di un&#8217;asserzione o, meglio, la norma di una valutazione con la valutazione secondo quella norma. In un errore del genere non si cade, invece, se il giustificare la scelta di criteri e di metodi, di princìpi e di concetti di un&#8217;indagine e di un discorso è interpretato come l&#8217;accertarsi se si diano condizioni necessarie o sufficienti di legittimità. Non vi sarebbero problemi di scelta se si potessero stabilire le condizioni necessarie e sufficienti della sua legittimità; ne esistono, invece, proprio perché le sole condizioni che possiamo stabilire della legittimità di quel che pensiamo e facciamo sono &#8216;o&#8217; quelle necessarie &#8216;o&#8217; quelle sufficienti, non mai quelle necessarie &#8216;e&#8217; sufficienti. Questa è la ragione per cui tutti i tentativi di proporre condizioni necessarie e sufficienti della legittimità delle scelte si risolvono nel disconoscimento della natura propria dello scegliere, che non è scegliere secondo norme, ma è uno scegliere norme. Marx afferma implicitamente questo principio nelle sue &#8220;Tesi su Feuerbach&#8221;, in particolare nella seconda di esse.</p>
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