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	Commenti a: Il 60° anniversario della morte di Palmiro Togliatti	</title>
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	<description>Giornale comunista online</description>
	<lastBuildDate>Fri, 30 Aug 2024 17:20:36 +0000</lastBuildDate>
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		Di: Redazione Contropiano		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Contropiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Aug 2024 17:20:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://contropiano.org/interventi/2024/08/29/il-60-anniversario-della-morte-di-palmiro-togliatti-0175166#comment-257466&quot;&gt;Roberto&lt;/a&gt;.

Per quanto riguarda il processo teorico, ideologico, politico e culturale in cui consiste il revisionismo, si tratta di chiarirne il fondamento filosofico, che è costituito dallo storicismo inteso (non come riconoscimento di una storicità correlata alla dinamica differenziale dei modi di produzione e della lotta fra le classi ma) come forma di relativizzazione e liquidazione dei princìpi teorici del marxismo-leninismo. 
La versione ormai classica di questo storicismo, la cui origine risale al famoso saggio di Vincenzo Cuoco sulla rivoluzione partenopea del 1799, è quella che Togliatti ha elaborato nel nostro paese, dando vita ad una variante sofisticata (ma pur sempre controrivoluzionaria) di revisionismo, i cui amari frutti (istituzionali, politici e culturali) abbiamo ‘gustato’, come militanti della sinistra di classe, durante alcuni decenni. 
Sennonché nella mia periodizzazione del pensiero e dell’azione di Togliatti la “svolta di Salerno” è ovviamente inclusa nella fase marxista-leninista, laddove fu invece revisionista la gestione successiva di questa svolta, come Scoccimarro e Secchia, fra pochi altri, non mancarono, sia pure con un linguaggio esopico, di sottolineare. 
La “svolta di Salerno” e l’accantonamento della questione istituzionale, concordati da Stalin con Togliatti (e non viceversa, poiché Togliatti si dimostrò a lungo indeciso e contraddittorio nel lasso di tempo intercorso tra l’8 settembre 1943 e il gennaio del 1944), si inquadravano nella strategia dei fronti nazionali antifascisti elaborata dal Comintern come linea di azione dei comunisti nei paesi occupati dalla Germania. La svolta era in sintonia con gli interessi dell’Unione Sovietica, come era logico e giusto che fosse in quel frangente, e servì anche a contrastare i piani degli imperialisti, specie quelli inglesi, che volevano l’Italia più debole per controllare tutto il Mediterraneo, ma fu anche funzionale, in un momento di stallo della situazione politica, alla prosecuzione della lotta contro il nazismo e il fascismo in Italia. 
Non fu dunque la “svolta di Salerno”, necessaria in quella congiuntura storica, la radice di tutti gli opportunismi e della degenerazione revisionista. 
Ciò nondimeno, l’incapacità di comprendere i fondamenti stessi della tattica leninista nel suo legame indissolubile con la strategia rivoluzionaria, ha fatto sì che siano stati messi nello stesso sacco, recante l’etichetta “svolta di Salerno”, l’ingresso del Pci nel governo Badoglio, l’elaborazione da parte del gruppo dirigente togliattiano di una nuova strategia non più rivoluzionaria, la costruzione del “partito nuovo” portatore di tale linea ecc. 
È tipico dell’ideologia revisionista fare un sol fascio di tutte queste erbe, ma l’analisi storica e politica condotta con metodo materialista deve saper distinguere, per usare il linguaggio metaforico dei comunisti cinesi, tra i ‘fiori profumati’ e le ‘erbe velenose’: la “svolta di Salerno” fu una tattica giusta in quella determinata congiuntura, le altre invece, lungi dall’esserne le conseguenze, furono posizioni sbagliate e da combattere, sostanzialmente antitetiche alla linea indicata dal Comintern nel suo VII congresso (1935). 
Quella elaborata da Togliatti e denominata “democrazia progressiva” era un’altra linea, che non derivava dalla “svolta di Salerno” ma dall’abbandono di ogni obiettivo rivoluzionario e di classe, dal mutamento della natura del Partito comunista, dalla fine dell’internazionalismo proletario e dall’emergere di un nazionalismo di tipo socialdemocratico. La “democrazia progressiva” era, in buona sostanza, il nome della “società intermedia” configurata nella Carta, dal cui seno, nella visione irenistica di Togliatti, sarebbe dovuta sbocciare, senza rotture traumatiche di carattere rivoluzionario, in modo graduale e attraverso la costituzionalizzazione del predominio ideologico della Chiesa cattolica, la “società democratica e socialista”. 
Non fu Stalin a scambiare la tattica con la strategia rivoluzionaria né fu la “svolta di Salerno” ad innescare la deriva opportunista. Fu invece la concreta prassi seguìta in quel periodo cruciale da Togliatti e dal gruppo dirigente del Pci, che in quella situazione scelsero di imboccare una linea di destra, revisionista, di cui si erano manifestati alcuni sintomi nei periodi precedenti (si provi a leggere, partendo dall’indice dei primi volumi della “Storia del partito comunista” di Paolo Spriano, tutti i riferimenti a Manuilskij, il dirigente del Comintern incaricato di seguire le questioni italiane, e si scoprirà che questi fu, in molte occasioni, un critico implacabile delle tendenze opportuniste, di destra e di sinistra, presenti nel Pci durante i suoi primi venti anni di esistenza). 
La linea togliattiana esprimeva, in conclusione, da un lato la sfiducia nelle capacità e nelle possibilità rivoluzionarie del proletariato e dei suoi alleati, e dall’altro la scelta di rimanere sul terreno preferito dalla borghesia abbandonando quello più favorevole al proletariato, dove era possibile con la lotta rivoluzionaria di massa spostare in avanti i rapporti di forza e creare le condizioni della vittoria della rivoluzione socialista.

 Eros Barone]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://contropiano.org/interventi/2024/08/29/il-60-anniversario-della-morte-di-palmiro-togliatti-0175166#comment-257466">Roberto</a>.</p>
<p>Per quanto riguarda il processo teorico, ideologico, politico e culturale in cui consiste il revisionismo, si tratta di chiarirne il fondamento filosofico, che è costituito dallo storicismo inteso (non come riconoscimento di una storicità correlata alla dinamica differenziale dei modi di produzione e della lotta fra le classi ma) come forma di relativizzazione e liquidazione dei princìpi teorici del marxismo-leninismo.<br />
La versione ormai classica di questo storicismo, la cui origine risale al famoso saggio di Vincenzo Cuoco sulla rivoluzione partenopea del 1799, è quella che Togliatti ha elaborato nel nostro paese, dando vita ad una variante sofisticata (ma pur sempre controrivoluzionaria) di revisionismo, i cui amari frutti (istituzionali, politici e culturali) abbiamo ‘gustato’, come militanti della sinistra di classe, durante alcuni decenni.<br />
Sennonché nella mia periodizzazione del pensiero e dell’azione di Togliatti la “svolta di Salerno” è ovviamente inclusa nella fase marxista-leninista, laddove fu invece revisionista la gestione successiva di questa svolta, come Scoccimarro e Secchia, fra pochi altri, non mancarono, sia pure con un linguaggio esopico, di sottolineare.<br />
La “svolta di Salerno” e l’accantonamento della questione istituzionale, concordati da Stalin con Togliatti (e non viceversa, poiché Togliatti si dimostrò a lungo indeciso e contraddittorio nel lasso di tempo intercorso tra l’8 settembre 1943 e il gennaio del 1944), si inquadravano nella strategia dei fronti nazionali antifascisti elaborata dal Comintern come linea di azione dei comunisti nei paesi occupati dalla Germania. La svolta era in sintonia con gli interessi dell’Unione Sovietica, come era logico e giusto che fosse in quel frangente, e servì anche a contrastare i piani degli imperialisti, specie quelli inglesi, che volevano l’Italia più debole per controllare tutto il Mediterraneo, ma fu anche funzionale, in un momento di stallo della situazione politica, alla prosecuzione della lotta contro il nazismo e il fascismo in Italia.<br />
Non fu dunque la “svolta di Salerno”, necessaria in quella congiuntura storica, la radice di tutti gli opportunismi e della degenerazione revisionista.<br />
Ciò nondimeno, l’incapacità di comprendere i fondamenti stessi della tattica leninista nel suo legame indissolubile con la strategia rivoluzionaria, ha fatto sì che siano stati messi nello stesso sacco, recante l’etichetta “svolta di Salerno”, l’ingresso del Pci nel governo Badoglio, l’elaborazione da parte del gruppo dirigente togliattiano di una nuova strategia non più rivoluzionaria, la costruzione del “partito nuovo” portatore di tale linea ecc.<br />
È tipico dell’ideologia revisionista fare un sol fascio di tutte queste erbe, ma l’analisi storica e politica condotta con metodo materialista deve saper distinguere, per usare il linguaggio metaforico dei comunisti cinesi, tra i ‘fiori profumati’ e le ‘erbe velenose’: la “svolta di Salerno” fu una tattica giusta in quella determinata congiuntura, le altre invece, lungi dall’esserne le conseguenze, furono posizioni sbagliate e da combattere, sostanzialmente antitetiche alla linea indicata dal Comintern nel suo VII congresso (1935).<br />
Quella elaborata da Togliatti e denominata “democrazia progressiva” era un’altra linea, che non derivava dalla “svolta di Salerno” ma dall’abbandono di ogni obiettivo rivoluzionario e di classe, dal mutamento della natura del Partito comunista, dalla fine dell’internazionalismo proletario e dall’emergere di un nazionalismo di tipo socialdemocratico. La “democrazia progressiva” era, in buona sostanza, il nome della “società intermedia” configurata nella Carta, dal cui seno, nella visione irenistica di Togliatti, sarebbe dovuta sbocciare, senza rotture traumatiche di carattere rivoluzionario, in modo graduale e attraverso la costituzionalizzazione del predominio ideologico della Chiesa cattolica, la “società democratica e socialista”.<br />
Non fu Stalin a scambiare la tattica con la strategia rivoluzionaria né fu la “svolta di Salerno” ad innescare la deriva opportunista. Fu invece la concreta prassi seguìta in quel periodo cruciale da Togliatti e dal gruppo dirigente del Pci, che in quella situazione scelsero di imboccare una linea di destra, revisionista, di cui si erano manifestati alcuni sintomi nei periodi precedenti (si provi a leggere, partendo dall’indice dei primi volumi della “Storia del partito comunista” di Paolo Spriano, tutti i riferimenti a Manuilskij, il dirigente del Comintern incaricato di seguire le questioni italiane, e si scoprirà che questi fu, in molte occasioni, un critico implacabile delle tendenze opportuniste, di destra e di sinistra, presenti nel Pci durante i suoi primi venti anni di esistenza).<br />
La linea togliattiana esprimeva, in conclusione, da un lato la sfiducia nelle capacità e nelle possibilità rivoluzionarie del proletariato e dei suoi alleati, e dall’altro la scelta di rimanere sul terreno preferito dalla borghesia abbandonando quello più favorevole al proletariato, dove era possibile con la lotta rivoluzionaria di massa spostare in avanti i rapporti di forza e creare le condizioni della vittoria della rivoluzione socialista.</p>
<p> Eros Barone</p>
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		<title>
		Di: Roberto		</title>
		<link>https://contropiano.org/interventi/2024/08/29/il-60-anniversario-della-morte-di-palmiro-togliatti-0175166#comment-257466</link>

		<dc:creator><![CDATA[Roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Aug 2024 17:25:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusate, mi sono spiegato male per tema di essere prolisso e vorrei chiarire. Quando parlavo di &quot;beatificazione&quot; non alludevo all&#039;articolo di Eros Barone, che trovo assai equilibrato (tranne la riserva di cui dirò da ultimo), ma alle tante posizioni che vedo nella sinistra anche per parte di rispettabilissimi studiosi, che, quando non lo beatificano, parlano di Togliatti in termini, per me, insopportabilmente reverenziali e giustificazionisti.

Faccio un esempio: lo stesso professor Luigi Canfora le cui doti intellettuali e culturali sono indiscutibili, pare stizzirsi a fronte di quelle che ritiene le abusate critiche sull&#039;iniziativa amnistiale di Togliatti e replica che gli effetti nefasti furono colpa dell&#039;applicazione pratica di essa, aggiungendo che a una guerra civile bisogna pur dare un termine (dimenticando che lo Stato italiano non ha ancora dato termine a quella contro il terrorismo rosso degli anni &#039;70).

Ma chi applicò quell&#039;amnistia, se non quella magistratura imbelle e servile che arrivava tutta integra (salvo qualche mosca bianca) dal fascismo? E cosa ci si poteva aspettare da quella corporazione, a sua volta integrata in un&#039;organizzazione statuale rimasta ugualmente immutata? E Togliatti, così consapevole della propria statura politica e intellettuale, non si era immaginato quale sarebbe stata la messa in opera di quella legge? Vogliamo dunque dedurre che sia stato un povero sprovveduto? E cos&#039;ha fatto, dopo, per denunciare e contrastare quella deriva applicativa, del tutto prevedibile, di massima indulgenza nei confronti di chi ci ha trascinato in una guerra al fianco di Hitler e di durezza estrema nei confronti di chi ci ha liberato?

E che bisogno c&#039;era di asservire la Nazione al Vaticano? Qui non è nemmeno il caso di tirar fuori l&#039;altra tipica pezza dei giustificazionisti del &quot;Migliore&quot;: la possibile reazione degli Angloamericani, a cui non poteva fregare di meno dei preti (avremmo fatto la fine della Grecia, dicono..., dimenticando che l&#039;Italia non è la Grecia e che, come dice anche Eros Barone, &quot;finora non si sono conosciute rivoluzioni munite di permesso e garantite da ogni pericolo&quot;; ammesso che si da considerarsi rivoluzione, l&#039;affrancarsi dal papato).

E che bisogno c&#039;era di tenersi al fianco l&#039;ex presidente del Tribunale della Razza? Non avevamo altri giuristi di vaglia, nella patria del diritto, che potessero sostituire una tale losca e infame figura? Un&#039;imperdonabile leggerezza o, più probabilmente, una scelta elitistica motivata da un sentimento di intima solidarietà e affinità con un altro intellettuale reputato al proprio livello (tutto molto comunista, vero)?

Quindi, alla fine e tornando all&#039;articolo, il problema, secondo me, è questo: giusto discutere di passaggio dal comunismo (se mai c&#039;è stato) al revisionismo in un personaggio come Togliatti, ma esiziale lasciare aperta all&#039;infinito la questione, perdendosi in intellettualismi, senza tirare le fila e dare al personaggio un giudizio storico definitivo (e negativo) che sia di guida al futuro, specie se a pagare il suo disastroso gradualismo è tutt&#039;ora la sinistra; perché è imperdonabile non aver capito che scendere a patti (per di più vergognosi) col più forte, significa fare la fine dell&#039;agnello nella favola in cui s&#039;abbeverava col lupo.

Nel &#039;68 francese si diceva &quot;CEDER UN PEU C&#039;EST CAPITULER BEAUCOUP&quot;, niente di meno togliattiano, ma niente di più valido oggi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate, mi sono spiegato male per tema di essere prolisso e vorrei chiarire. Quando parlavo di &#8220;beatificazione&#8221; non alludevo all&#8217;articolo di Eros Barone, che trovo assai equilibrato (tranne la riserva di cui dirò da ultimo), ma alle tante posizioni che vedo nella sinistra anche per parte di rispettabilissimi studiosi, che, quando non lo beatificano, parlano di Togliatti in termini, per me, insopportabilmente reverenziali e giustificazionisti.</p>
<p>Faccio un esempio: lo stesso professor Luigi Canfora le cui doti intellettuali e culturali sono indiscutibili, pare stizzirsi a fronte di quelle che ritiene le abusate critiche sull&#8217;iniziativa amnistiale di Togliatti e replica che gli effetti nefasti furono colpa dell&#8217;applicazione pratica di essa, aggiungendo che a una guerra civile bisogna pur dare un termine (dimenticando che lo Stato italiano non ha ancora dato termine a quella contro il terrorismo rosso degli anni &#8217;70).</p>
<p>Ma chi applicò quell&#8217;amnistia, se non quella magistratura imbelle e servile che arrivava tutta integra (salvo qualche mosca bianca) dal fascismo? E cosa ci si poteva aspettare da quella corporazione, a sua volta integrata in un&#8217;organizzazione statuale rimasta ugualmente immutata? E Togliatti, così consapevole della propria statura politica e intellettuale, non si era immaginato quale sarebbe stata la messa in opera di quella legge? Vogliamo dunque dedurre che sia stato un povero sprovveduto? E cos&#8217;ha fatto, dopo, per denunciare e contrastare quella deriva applicativa, del tutto prevedibile, di massima indulgenza nei confronti di chi ci ha trascinato in una guerra al fianco di Hitler e di durezza estrema nei confronti di chi ci ha liberato?</p>
<p>E che bisogno c&#8217;era di asservire la Nazione al Vaticano? Qui non è nemmeno il caso di tirar fuori l&#8217;altra tipica pezza dei giustificazionisti del &#8220;Migliore&#8221;: la possibile reazione degli Angloamericani, a cui non poteva fregare di meno dei preti (avremmo fatto la fine della Grecia, dicono&#8230;, dimenticando che l&#8217;Italia non è la Grecia e che, come dice anche Eros Barone, &#8220;finora non si sono conosciute rivoluzioni munite di permesso e garantite da ogni pericolo&#8221;; ammesso che si da considerarsi rivoluzione, l&#8217;affrancarsi dal papato).</p>
<p>E che bisogno c&#8217;era di tenersi al fianco l&#8217;ex presidente del Tribunale della Razza? Non avevamo altri giuristi di vaglia, nella patria del diritto, che potessero sostituire una tale losca e infame figura? Un&#8217;imperdonabile leggerezza o, più probabilmente, una scelta elitistica motivata da un sentimento di intima solidarietà e affinità con un altro intellettuale reputato al proprio livello (tutto molto comunista, vero)?</p>
<p>Quindi, alla fine e tornando all&#8217;articolo, il problema, secondo me, è questo: giusto discutere di passaggio dal comunismo (se mai c&#8217;è stato) al revisionismo in un personaggio come Togliatti, ma esiziale lasciare aperta all&#8217;infinito la questione, perdendosi in intellettualismi, senza tirare le fila e dare al personaggio un giudizio storico definitivo (e negativo) che sia di guida al futuro, specie se a pagare il suo disastroso gradualismo è tutt&#8217;ora la sinistra; perché è imperdonabile non aver capito che scendere a patti (per di più vergognosi) col più forte, significa fare la fine dell&#8217;agnello nella favola in cui s&#8217;abbeverava col lupo.</p>
<p>Nel &#8217;68 francese si diceva &#8220;CEDER UN PEU C&#8217;EST CAPITULER BEAUCOUP&#8221;, niente di meno togliattiano, ma niente di più valido oggi.</p>
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		<title>
		Di: Redazione Contropiano		</title>
		<link>https://contropiano.org/interventi/2024/08/29/il-60-anniversario-della-morte-di-palmiro-togliatti-0175166#comment-257442</link>

		<dc:creator><![CDATA[Redazione Contropiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Aug 2024 09:22:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://contropiano.org/interventi/2024/08/29/il-60-anniversario-della-morte-di-palmiro-togliatti-0175166#comment-257441&quot;&gt;Roberto&lt;/a&gt;.

Forse una seconda lettura ti aiuterebbe a capire che Eros Barone - di cui abbiamo ospitato l&#039;intervento - non propone nessuna &quot;beatificazione&quot;. Anche il passaggio dal comunismo al revisionismo, in un personaggio del genere, va studiato...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://contropiano.org/interventi/2024/08/29/il-60-anniversario-della-morte-di-palmiro-togliatti-0175166#comment-257441">Roberto</a>.</p>
<p>Forse una seconda lettura ti aiuterebbe a capire che Eros Barone &#8211; di cui abbiamo ospitato l&#8217;intervento &#8211; non propone nessuna &#8220;beatificazione&#8221;. Anche il passaggio dal comunismo al revisionismo, in un personaggio del genere, va studiato&#8230;</p>
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		<title>
		Di: Roberto		</title>
		<link>https://contropiano.org/interventi/2024/08/29/il-60-anniversario-della-morte-di-palmiro-togliatti-0175166#comment-257441</link>

		<dc:creator><![CDATA[Roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Aug 2024 09:00:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io di Togliatti, oltre alla nota spocchia e ai b8zantinismi, conosco tre fatti:
1) l&#039;amnistia, che prende il nome da lui, grazie alla quale i fascisti che occupavano la magistratura, pubblica amministrazione, servizi segreti, polizia e tutti gli altri gangli vitali dello stato sono transitati indenni nella Repubblica, mentre d&#039;altro canto I processi contro i partigiani sono andati avanti fino agli anni settanta;
2) in perfetta coerenza con quanto sopra, la nomina, a proprio consigliere giuridico, dell&#039;ex presidente del fascistissimo Tribunale della Razza, Gaetano Azzariti, poi addirittura  presidente della Corte Costituzionale;
3) L&#039;aver permesso, con un vile voltafaccia a sorpresa attuato alla Costituente, la futura e perpetua ingerenza del Vaticano nello Stato italiano, con il decisivo voto all&#039;articolo 7 della Costituzione &quot;laica e antifascista&quot;, creando l&#039;obbrobrio storico e giuridico di una legge con forza costituzionale, emanata &quot;In nome della santissima Trinità&quot; e suggellata dalla firma di Benito Mussolini.
Quando leggo la beatificazione di quello che ha che ha posto le premesse storiche e culturali del disastro dell&#039;attuale sinistra, mi viene il voltastomaco. E qua, invece di approfondire anche il suo eventuale ruolo nell&#039;affossare la verità su Portella delle Ginestre, si discetta di Hegel...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io di Togliatti, oltre alla nota spocchia e ai b8zantinismi, conosco tre fatti:<br />
1) l&#8217;amnistia, che prende il nome da lui, grazie alla quale i fascisti che occupavano la magistratura, pubblica amministrazione, servizi segreti, polizia e tutti gli altri gangli vitali dello stato sono transitati indenni nella Repubblica, mentre d&#8217;altro canto I processi contro i partigiani sono andati avanti fino agli anni settanta;<br />
2) in perfetta coerenza con quanto sopra, la nomina, a proprio consigliere giuridico, dell&#8217;ex presidente del fascistissimo Tribunale della Razza, Gaetano Azzariti, poi addirittura  presidente della Corte Costituzionale;<br />
3) L&#8217;aver permesso, con un vile voltafaccia a sorpresa attuato alla Costituente, la futura e perpetua ingerenza del Vaticano nello Stato italiano, con il decisivo voto all&#8217;articolo 7 della Costituzione &#8220;laica e antifascista&#8221;, creando l&#8217;obbrobrio storico e giuridico di una legge con forza costituzionale, emanata &#8220;In nome della santissima Trinità&#8221; e suggellata dalla firma di Benito Mussolini.<br />
Quando leggo la beatificazione di quello che ha che ha posto le premesse storiche e culturali del disastro dell&#8217;attuale sinistra, mi viene il voltastomaco. E qua, invece di approfondire anche il suo eventuale ruolo nell&#8217;affossare la verità su Portella delle Ginestre, si discetta di Hegel&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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