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Silvio Rodríguez: la voce della nostra Rivoluzione

È un mito della grande canzone latinoamericana che torna in questi tempi bui a far sentire in tutto il mondo la sua voce di libertà, di speranza e lotta dalla sua amata Cuba: Silvio Rodriguez, di San António de los Baños, Cuba, 29 novembre 1946.

«Fusil contra fusil», una delle sue prime canzoni (1968), celebrava il Che, il Comandante Guevara, assassinato solo l’anno prima: «e invece di versare lagrime ∕ piangeranno piombo ∕ innalzeranno l’uomo dalla tomba al sole ∕ ne condivideranno il nome: fucile contro fucile».

Il 20 marzo scorso, dopo che aveva dichiarato di essere pronto a impugnare le armi per difendere la patria dalla nuova aggressione imperialista, Silvio ha ricevuto in dono proprio un fucile AKM dal Ministero delle Forze Armate Rivoluzionarie, presente il presidente Diaz-Canel.

Quando l’esercito ribelle di Castro abbatté il regime di Batista l’1 gennaio 1959, Silvio era un adolescente con molto talento musicale, affascinato dalla letteratura e con una passione politica che lo portò presto nelle associazioni giovanili riunite dalla Rivoluzione.

Negli anni del servizio militare scoprì la chitarra e compose le prime canzoni. Ospite in televisione nel 1967, si ritrovò in breve conduttore di un programma tutto suo. Già scriveva canzoni «di protesta» e l’anno dopo avrebbe partecipato al Festival internazionale dedicato alla «Canción protesta» dalla Casa de las Américas di Haydée Santamaría.

Nel 1969 entrò nel Gruppo di sperimentazione sonora diretto dal compositore Leo Brouwer con cui collaborò per qualche anno e che segnerà la sua vita artistica, mentre realizzava i suoi primi lavori discografici. Si esibì per la prima volta all’estero nel 1972, a Berlino Est, Mosca e nel Cile di Allende. Nel 1974 lanciò il suo primo album ufficiale

«Días y flores», seguito da un’altra ventina in studio ed alcuni dal vivo, oltre a partecipazioni in produzioni di∕con altri artisti, cubani e internazionali, come Chucho Valdés, Irakere, Isabel Parra o León Gieco. La passione rivoluzionaria lo portò nel 1976 sul fronte angolano in lotta contro l’esercito dell’apartheid sudafricano e dal 1983 fu per ben 15 anni deputato dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare di Cuba.

La Rivoluzione non è solo un tema di alcune sue canzoni o un episodio nella sua biografia. È l’amore di una vita e di questo amore sono figli l’impegno e la politica, la poesia il cuore vivo. Perciò l’impegno delle canzoni di Silvio parla la lingua di ogni vera passione d’amore: «Ti do una canzone ∕ e dico “Patria” ∕ e continuo a parlarti. ∕ Ti do una canzone ∕ come uno sparo, come un libro; ∕ una parola, una guerriglia ∕ come do l’amore» Te doy una canción», 1978). Definirlo musicista impegnato è poco.

Silvio torna in tour dal vivo tra le tenebre di questo 2026 in un’America Latina minacciata ancora dall’imperialismo più aggressivo, dove una ‘destra’ senza pietà riesce a posizionarsi in un modo o nell’altro nei posti di comando di più paesi del continente, a volte complice la debolezza di certe sinistre, ma soprattutto con il sostegno degli usa, che strangolano Cuba con l’embargo ormai da decenni, a fare da spauracchio.

È andato ad incontrarlo recentemente a casa sua un altro grande vecchio della musica latinoamericana, cantore e poeta come lui, il brasiliano Chico Buarque de Hollanda, che conobbe personalmente la brutalità della dittatura in patria quando negli anni Sessanta fu costretto all’esilio in Italia!

All’Avana, dopo 34 anni, di nuovo insieme hanno registrato il 9 aprile una vecchia canzone di Silvio, «Sueño con serpientes» (1974), introdotta da parole di Brecht: «Ci sono uomini che lottano per un giorno e sono buoni ∕ […] ∕ poi ci sono quelli che lottano tutta la vita ∕ e sono imprescindibili».

È un’amicizia, quella tra Chico e Silvio, che si rinnova in nome di comuni radici ideologiche, artistiche e umane, sin da quando Cuba rappresenta uno dei pochi fari di resistenza in un continente schiacciato dalle strategie imperialiste, in Brasile dagli anni Sessanta, in Cile dopo il 1973 e in Argentina dal 1976, così come in molti altri paesi della regione, ai tempi di quel «Piano Condor» volto a reprimere o annientare ogni forma di opposizione al potere capitalista e imperialista.

La canzone d’autore, armata di voce e chitarra, fu la vera anima della protesta in America Latina, tra contatti e connessioni con movimenti dello stesso genere in America del Nord e in Europa, con la Nueva Canción cilena e il Nuevo Cancionero argentino, con quella che a Cuba si chiamò la Nueva Trova, di cui Silvio e Pablo Milanés sono le figure di riferimento, o con il Samba de participação e la Canção de protesto in Brasile.

Nella tradizione della Trova popolare (da cui i trovadores) si fondano le radici della Nueva Trova cubana, emersa in quelle Casas aperte dal 1966 in varie città dell’isola come Santiago, Camagüey e nella capitale, e insieme nell’ispirazione della canzone d’autore cilena, argentina, catalana, o anche in quella nordamericana di Bob Dylan e Joan Báez e soprattutto in molta poesia, un po’ il suo «unicorno azzurro»: «Il mio unicorno e io, abbiamo fatto amicizia ∕ un po’ con amore ∕ un po’ con verità ∕ con il suo corno d’azzurro ∕ pescava una canzone: ∕ saperla condivividere ∕ era la sua vocazione» («Unicornio», 1982).

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